Dalla sfida per le amministrative la Sinistra per l’Italia
Sulle pagine nazionali de l’Unità del 30 agosto, Paolo Fontanelli, responsabile Enti Locali del Pd, dichiara: “Cerchiamo l’accordo con l’Idv e l’Udc: l’anno prossimo potremmo perdere 30 Province”. Più avanti aggiunge: “Bisogna creare alleanze su programmi credibili in grado di garantire la governabilità. Il fallimento della grande alleanza dell’Unione era proprio in un programma non chiaro. Costruire la vocazione maggioritaria significa dare vita a un’alleanza coerente in grado di tenere le sfide del governo”.
Poco prima, sempre nella stessa intervista, dichiara: “Anziché lavorare per mantenere fermo e intatto il quadro di riferimento dell’alleanza di centrosinistra che si era presentata agli elettori, mi pare che Di Pietro sia più preoccupato di avere un ruolo autonomo. Non è un modo che aiuta un confronto sereno”. Infine, concede: “Certo c’è un’articolazione. Da diverse parti d’Italia, ad esempio, Sd si pone nell’ottica di un confronto costruttivo. E la stessa Rifondazione, dove pure ha prevalso la maggioranza di Ferrero che sembrava impostata all’idea di “mai più alleanze con il Pd”, non è contraria ad un confronto sui programmi per le amministrative”.
Ricapitolando, sembra che il responsabile Enti Locali del Pd, in sintonia con le dichiarazioni di questi giorni di diversi esponenti del suo partito, abbia in mente una strategia verso le elezioni amministrative che, dopo il voto nelle Province di Trento e Bolzano il 26 ottobre e in Abruzzo il 30 novembre, vedrà nella prossima primavera il grande turno amministrativo in cui votano più di 4300 Comuni, 63 province e la Regione Sardegna. La strategia consiste nella ricerca di un accordo organico con Idv e Udc, a prescindere dalle coerenze programmatiche, e volta a volta scegliere l’occasionale accordo con qualche forza di sinistra in base all’utilità locale. In caso di mancato accordo, in questo caso, si agiterà sempre la clava della irresponsabilità ed inaffidabilità programmatica della sinistra. Cosa che, a quanto pare, non vale per le due forze centriste tanto evocate e corteggiate.
Sempre su l’Unità, ma nelle pagine regionali dell’Emilia-Romagna, Salvatore Caronna, segretario del Pd dell’Emilia-Romagna, traccia il calendario politico da qui alla fine dell’anno: “Entro la fine dell’anno i Comuni e le Province avranno il loro candidato a sindaco o a presidente (ndr: tutti del Pd, s’intende!) che sarà offerto a tutte le forze che vorranno costruire con noi un’alleanza di governo per i prossimi anni”.
Bene, ora forse comincia ad essere sempre più chiara quella che sembrò una scelta sciagurata e poco meditata da parte di Veltroni di andare al voto, il 13 e 14 aprile, da soli e invocando il voto utile. Quella scelta, il silenzio assordante che oggi accompagna da parte del Pd la proposta governativa di riforma elettorale in occasione delle Europee, evidenzia la volontà del gruppo dirigente intorno a Veltroni di farla finita una volta per tutte con il pungolo fastidioso della sinistra che rischierebbe di mettere quotidianamente in evidenza la debolezza e la deriva politica e, a volte, anche morale del Pd. Non si vuole che la sinistra possa essere protagonista, seppure nella consapevolezza delle sue forze e dei suoi problemi, di un processo costituente di una nuova alleanza di centrosinistra in grado di tornare ad essere vincente nel Paese. Prova ne è che localmente, come nazionalmente, si chiude all’ipotesi di accordi organici con la sinistra ma, paradossalmente, si interloquisce preferenzialmente con quella Rifondazione comunista che al congresso ha compiuto una scelta di radicalità e di rottura nei confronti di una prospettiva del genere e si è completamente indifferenti, quando non ostici, al tentativo di quanti, noi di SD per primi, stanno lavorando alla difficile prospettiva di costruzione di una sinistra unita che si confronta responsabilmente sul terreno del governo a partire da una sua autonomia politica e culturale. E’ il solito giochino di utilizzare le pedine e muoverle a proprio piacimento, le une contro le altre, per massimizzare il proprio beneficio di partito.
Credo che sia venuto il momento, da parte nostra, se vogliamo spuntare questa scellerata strategia, di agire con rapidità e determinazione con un’offensiva unitaria da sviluppare in due direzioni.
La prima è la messa in campo di un percorso che entro settembre definisca un processo aggregativo, in vista delle elezioni amministrative del 2009, di quanti – non solo colonnelli senza eserciti ma pezzi di società, elettori... – stufi delle alchimia delle forze della sinistra e delusi dalle aspettative annunciate e tradite dal Pd, vogliono partecipare alla ricostruzione della sinistra a partire dai temi e dai problemi del territorio. Ce lo siamo più volte detto, anche con un po’ di stucchevole retorica: “dobbiamo ripartire dal territorio!”. Quale migliore occasione che la formazione delle liste locali per le elezioni amministrative? Non vertici nazionali o locali di partitini con ormai scarsa o nessuna rappresentatività reale. Ogni territorio ha una sua specificità, una sua storia di individui e di collettivi. Si aggreghi a partire dal territorio con l’obiettivo di far confluire entro l’inizio dell’anno prossimo le centinaia o migliaia di affluenti nel fiume di una “costituente” nazionale. Un progetto unitario nazionale, una “Sinistra per l’Italia” fondata su una piattaforma programmatica chiara e di governo, frutto del concorso di tanti soggetti locali che hanno cominciato a sperimentare, nel concreto della formazione delle liste e dei loro programmi, l’unità.
Questo servirà, e siamo alla seconda direzione di marcia, a lanciare un’offensiva pubblica, fuori dalle pastoie burocratiche, tesa a misurare, da una parte, la reale volontà di quanti, anche nelle altre forze politiche della sinistra, vogliono misurarsi con un progetto unitario e non di vertice e, dall’altra, a sfidare lo stesso Pd sul terreno organizzativo, politico e programmatico della ricostruzione organica di un nuovo centrosinistra.
Infine, sempre in questa direzione, io credo che insieme a quanti vorranno accogliere questo invito, dobbiamo rapidamente costruire una piattaforma unitaria della sinistra sulla base della quale sfidare pubblicamente Veltroni a trasformare la manifestazione indetta dal solo PD per il 25 ottobre in una mobilitazione di tutta l’opposizione al governo Berlusconi. Dobbiamo essere, pur nella modestia delle nostre forze, il motore coerente dell’unità delle forze d’opposizione perché un domani possano essere unite al governo del Paese. E dobbiamo snidare l’attuale gruppo dirigente del Pd dalla sua velleitaria autosufficienza, più o meno dichiarata, costringendolo alla responsabilità di prendere continuamente e pubblicamente posizione rispetto alle richieste di unità. Abbiamo più volte detto: mai più separazioni consensuali! Allora, agiamo di conseguenza e rapidamente indicando ai tanti, militanti e non, che guardano a noi con attesa e speranza una prospettiva, una direzione di marcia che faccia intendere che c’è un’idea per la quale vale la pena rimboccarsi le maniche e rimettersi insieme in cammino.
*del Coordinamento nazionale Sd
http://www.sinistra-democratica.it/d...istra-l-italia




Sulle pagine nazionali de l’Unità del 30 agosto, Paolo Fontanelli, responsabile Enti Locali del Pd, dichiara: “Cerchiamo l’accordo con l’Idv e l’Udc: l’anno prossimo potremmo perdere 30 Province”. Più avanti aggiunge: “Bisogna creare alleanze su programmi credibili in grado di garantire la governabilità. Il fallimento della grande alleanza dell’Unione era proprio in un programma non chiaro. Costruire la vocazione maggioritaria significa dare vita a un’alleanza coerente in grado di tenere le sfide del governo”.
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