Scritto in origine da
victorino
I napoletani etnicamente sono ciò che sono. Però secondo me sono peggio di ciò che potrebbero essere. Napoli è un mondo a parte anche rispetto al resto del Sud. Il motto degli stessi salernitani è "54 km possono bastare per non doversi mai vergognare". A Salerno "napoletano" è l'insulto più diffuso e viene apostrofato in questo modo chi rovista nella spazzatura. Lo stesso avviene a Roma dove l'insulto peggiore tra la gente comune è "napoletano". L'insofferenza verso i napoletani è difusissima anche negli abruzzi e in puglia. Gli stessi neri e extra-comunitari hanno una cattiva opinione dei napoletani.
La crisi che vivono i napoletani per la loro inadeguatezza, inciviltà molto superiore anche rispetto a coloro etcnicamente simili a loro assume i contorni di una delle più drammatiche del mondo. Questo sicuramente non mi fa piacere. La condizione dei napoletani è un argomento taboo in italia ma è conosciuta e viene trattata in tutto il mondo. I napoletani fanno pena per come sono ridotti. Ritengo questo un argomento drammatico.
Finalmente un'argomentazione sensata. Tutto vero, la situazione è molto più che drammatica, è catastrofica.
Se con l'unità d'Italia il sud è stato distrutto, la città di Napoli con tutti i suoi abitanti, è stata completamente assassinata.
Da capitale di un ricco, civile e glorioso regno, è stata ridotta dal livore e dall'invidia dei suoi nemici, al livello di Cuneo, di un qualunque banale capoluogo di provincia.
I nemeci del sud hanno lavorato finemente, e continuano incessantemente ancora oggi, per mettere gli stessi cittadini meridionali contro la propria capitale. Sempre nell'ottica del divide et impera, perchè una nazione senza la sua testa non esiste, può solo morire lentamente.
Quello a cui stiamo assistendo è la lenta agonia di Napoli e dei Napoletani, progettata scientificamente un secolo e mezzo fa.
Non ci sarà nessuna possibilità di rinascita finchè Napoli non tornerà al suo ruolo naturale, quello di capitale dell'omonimo regno. Questo è l'obiettivo che si pongono le nuiove generazioni, la dignità si conquista con l'autogoverno.