Usa 2008/ Obama sfida McCain: Dopo otto anni, ora basta!-Punto
Chiude convention Denver all'attacco, 84.000 in tripudio
Denver, 29 ago. (Apcom) - Barack Obama, da questa notte ufficialmente il candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti, il primo afroamericano.
Con una grinta che fino ad ora aveva celato, Obama nel suo discorso ha ribadito con insistenza il leitmotiv della convention di Denver: il rivale repubblicano John McCain, cioè, è un sosia del presidente George W Bush e di Bush gli americani ne hanno fin sopra i capelli.
"Ora basta!"
ha detto Obama,
alzando la voce e lasciando cadere la frase nel vuoto, per effetto scenico, sollevando un boato da stadio. "Agli americani, ai democratici, ai repubblicani e agli indipendenti di questo grande Paese, questa notte dico basta!".
Il suo appello a cambiare l'America è durato 35 minuti, pronunciato di fronte a 84 mila persone, su un palco costruito nel bel mezzo di uno stadio da football, il leggendario Mile High, con una coreografia un po' kitsch fra il Giardino delle Rose della Casa Bianca, il monumento dedicato a Lincoln a Washington, e un goffo tempio greco. I repubblicani hanno colto l'occasione per attaccare Obama "sceso dall'Olimpo", pieno di parole ma privo di contenuti.
Ma nel suo discorso ai delegati e ai colleghi di partito Obama ha risposto colpo su colpo.
Bush, McCain, Bush, McCain. "America, siamo migliori degli ultimi otto anni - ha detto ai sostenitori e ai milioni di spettatori che lo ascoltavano in diretta tv - "siamo un paese migliore di questo".
Il lavoro, la casa, la benzina, la sanità, l'istruzione.
Il cahier des doleances è un lungo elenco di errori di Bush o di guai che Bush non ha saputo risolvere, lasciando al prossimo presidente un'America a pezzi.
La promessa di Obama è quella di ripararla, rispondendo "con immensa gratitudine e grande umiltà" al mandato che i democratici gli hanno affidato con la storica nomination.
Parla nel quarantacinquesimo anniversario del discorso del "sogno" di uguaglianza di Martin Luther King, ma Obama non cita mai il suo colore della pelle.
Che si tratta di un "giorno storico" ci ha pensato il suo avversario a dirlo: McCain con abile mossa ha annunciato una tregua di un giorno nella campagna contro Obama, in segno di rispetto.
Obama non ha restituito il favore:
"Se McCain vuole avere un dibattito sul temperamento e sul giudizio che servono al prossimo comandante delle forze armate - ha detto - non vedo l'ora di cominciare".
Il senatore dell'Arizona, secondo Obama, "Non è sordo ai problemi del Paese, semplicemente non è in grado di capirli".
Altrimenti non voterebbe nove volte su dieci come vuole il presidente Bush:
"Non so cosa ne pensate voi - ha detto il senatore di Chicago alla platea della convention - ma per me una possibilità su dieci che le cose cambino è troppo poca".
E poi, con lo sguardo alla convention repubblicana di St. Paul e Minneapolis:
"La settimana prossima in Minnesota lo stesso partito che vi ha regalato George Bush e Dick Cheney, chiederà un terzo mandato. Siamo qui per dire che amiamo troppo questo Paese per consentire che i prossimi quattro anni siano uguali agli ultimi otto. Il 4 novembre dobbiamo alzare la testa e dire chiaro: 'otto anni bastano'".
L'economia è al centro dell'intervento, e non è un caso che ad introdurre Obama siano stati gli interventi di americani qualunque (scelti rigorosamente in "swing states" come l'Ohio e la Florida).
"La forza dell'economia non si misura con il numero dei miliardario o dai profitti del Fortune 500", un'economia è forte "se premia la dignità di chi lavora".
Sembrano parole di Hillary Clinton e anche la grinta del senatore ricorda quella dell'ex first lady; e di Clinton è anche il target del discorso: i colletti blu, le donne dell'America profonda, i bianchi degli Appalachi e del Midwest, che decideranno il voto del 4 novembre.
http://notizie.alice.it/notizie/este...,15882127.html




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