OMNIA SUNT COMMUNIA
IMPERIA · Alla Talpa e l'Orologio, a rischio di sgombero imminente, una serata di teatro-musica e mobilitazione
La satira di Andrea Rivera in difesa del centro sociale
Geraldina Colotti
Sarà la satira di Andrea Rivera a inaugurare, oggi alle 21 a Imperia (Viale Matteotti, 23), il primo momento di mobilitazione in difesa del centro sociale la Talpa e l'orologio, che è a rischio di sgombero imminente. Il secondo appuntamento avrà luogo il 5 (dalle 17, al Parco Olimpia di San Bartolomeo al mare): mostre e dibattiti per ricordare la storica battaglia di Montegrande della resistenza imperiese contro il nazifascismo. E poi, dal 10, presidio permanente alla Talpa. La satira contro i poteri forti che aspettano di mettere la mano su un «bene comune» spazio concerti, centro di documentazione internazionale, bottega del commercio equosolidale - di cui l'«altra Imperia» usufruisce da 18 anni.
«L'amministrazione di questa città, in cui le opposizioni politiche non sono tollerate - scrivono i ragazzi della Talpa - desidera incasellare il centro sociale nella griglia dei luoghi immolati alla proprietà privata e all'abuso edilizio, facendo così convergere l'intero quadro urbano sul modello di sviluppo sempre più insostenibile legato al porto turistico e spazzando via in pochi anni ogni forma di cultura alternativa radicata sul territorio». La satira, dunque, contro la speculazione nel Ponente ligure e contro il «pessimo gusto di qualcuno» che - denuncia la Talpa - ha deciso di procedere allo sgombero proprio l'11 settembre alle 11, e ha mandato in fumo ogni tentativo di dialogo perseguito dall'arco di associazioni che sostiene il centro sociale. «La satira non cambia le regole del gioco - dice al manifesto Andrea Rivera - ma può aiutare a riflettere quelli che vanno a votare, o che tirano le coltellate». Come le teste rasate che a Roma hanno aggredito due attivisti di Acrobax dopo un suo spettacolo? «Ho scelto di fare teatro-musica in strada - afferma il comico - anche per quei ragazzi senza prospettive.
C'è solo la strada su cui puoi contare, come diceva Gaber. Sono un gandiano, le mie armi sono la chitarra e l'ironia». Rivera si definisce «un Pasquino che ci mette la faccia non solo i vernacoli», e a Imperia porterà lo spettacolo «Uscite di insicurezza». Uno sberleffo contro «l'eutanasia del pensiero» e i «polli d'allevamento». Perché - dice - «le condizioni materiali sono gravi, ma quelle mentali lo sono altrettanto». E racconta «sono stato operaio macchinista al teatro dell'opera: si parlava solo di donne, calcio e motori. Io leggevo Sandro Penna e mi chiedevano se ero frocio. Oltre ai buoni pasti, bisognerebbe dare buoni libri, far prendere coscienza per non scoprire troppo tardi che Forza Italia è il primo partito e la Lega la votano i lavoratori». Rivera, romano di Montesacro («il quartiere dov'è nato Rino Gaetano») non ha patito la fame, però ha «sentito l'odore della povertà» faticando con gli operai rumeni «che pippavano coca per lavorare e lavoravano per comprarsela perché scaricare i camion alle 3 di notte, è dura». E definisce la sua arte «un comizio d'amore pasoliniano che interpreta la voce ignorante del popolo». Anche la voce di quel popolo che chiede la forca, di cui si fa interprete Antonio Di Pietro? Risponde: «Di Pietro, io non lo capisco: vuole giustizia, un parlamento pulito, ma poi non si batte per una polizia pulita, e difende i torturatori di Bolzaneto». Una risata, li seppellirà? «Magari! - risponde Rivera - oggi è come nella canzone di Enzo Jannacci: "sempre allegri bisogna stare che il nostro pianger fa male al re, fa male al ricco e al cardinale, diventan tristi se noi piangiam". È finito il tempo della satira appaiata ai movimenti. Adesso dobbiamo dire: una risata ci seppellirà... Per questo serve la Talpa, che scava nel buio. Sono figlio di un geologo, ho ereditato la passione per il sottosuolo, a Imperia mi troverò bene».
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