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    Predefinito Tragedia sul lavoro a Motta

    Giuseppe Virgillito, 35 anni, e Fortunato Calabrese, 58, dipendenti delle Ferrovie, l'uno prossimo alle nozze, l'altro vicino alla pensione, indossavano le cuffie antirumore e non avrebbero sentito i fischi del regionale in arrivo che li ha investiti mortalmente





    MOTTA S. ANASTASIA (CATANIA) - Due operai delle Ferrovie sono morti in un incidente sul lavoro avvenuto sulla tratta Catania-Palermo, nei pressi della stazione di Motta Sant'Anastasia.

    Secondo i primi rilievi le due vittime, Giuseppe Virgillito, di 35 anni, e Fortunato Calabrese, di 58, indossavano le cuffie antirumore e non avrebbero sentito i fischi del treno regionale in arrivo che li ha travolti.

    I due operai erano al lavoro sulla linea ferrata e utilizzavano dei martelletti a compressione. Per questo indossavano le cuffie anti rumore e non avrebbero sentito i fischi di avviso del treno che era in arrivo.

    Secondo quanto si è appreso il macchinista si sarebbe accorto della presenza dei due operai sui binari e avrebbe attivato il freno di emergenza, ma senza riuscire ad evitare l'impatto. Virgillito e Calabrese, che aveva 58 anni e non 55 come si era appreso subito dopo l'incidente, il primo originario di Motta S. Anastasia e il secondo di Catania, sono morti sul colpo.

    Fortunato Calabrese sarebbe andato in pensione tra poco più di sei mesi. Era prossima alle nozze, invece, l'altra vittima: Giuseppe Virgillito, 35 anni, infatti, si sarebbe dovuto sposare e aveva già organizzato il suo matrimonio.

    La Procura della Repubblica di Catania ha aperto un'inchiesta sull'accaduto coordinata dal procuratore aggiunto Vincenzo Serpotta e dal sostituto Danilo De Simone.

    01/09/2008
    http://www.lasicilia.it/index.php

    Condoglianze ai familiari di questi ' nuovi ' caduti sul lavoro.
    Mi chiedo se il dare in appalto i lavori a ditte esterne, e la politica del risparmio non possano essere la causa di tragedie come queste

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  2. #2
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    Predefinito

    Le reazioni: durissimi Prc e Pdci






    ROMA - "La morte dei due lavoratori delle Fs avvenuta oggi nei pressi della stazione di Motta Sant'Anastasia, tra Catania e Palermo, è una vera vergogna nazionale": Lo afferma Paolo Ferrero, segretario del Prc.

    "Al magistrato che indagherà su come si sono svolti i fatti - prosegue - consigliamo di rivedere un vecchio film del regista inglese Ken Loach, 'Paul, Mick e gli altri', che racconta di quante morti, tragedie, disperazione,drammi umani e sociali, hanno causato l'esternalizzazione delle Ferrovie e le privatizzazioni selvagge, in Gran Bretagna come in Italia. È una vera vergogna inoltre che le stesse Fs che licenziano il ferroviere Dante De Angelis, la cui unica colpa è stata quella di denunciare gli incidenti e i rischi dei tagli e dell'alta velocità nel sistema ferroviario italiano, non sappiano fare altro che risparmiare sui costi, esternalizzando servizi essenziali e mettendo a rischio la vita dei loro stessi dipendenti".

    "Il ripetersi di questi drammatici eventi risulta davvero inaccettabile": è quanto scrive il Presidente del Senato, Renato Schifani, nel messaggio inviato al prefetto di Catania, dopo aver appreso - "con immenso dolore" - la notizia della tragica morte degli operai Giuseppe Virgillito e Fortunato Calabrese. "Intendo ribadire ancora una volta - aggiunge il Presidente Schifani - che le istituzioni e tutte le forze sociali del paese hanno il dovere morale, ancor prima che civile, di continuare ad agire con determinazione ed energia per vincere una volta per tutte la piaga delle morti sul lavoro".

    "Quello che è accaduto a Catania dimostra che le morti bianche non sono un problema statistico, non una fatalità ma una strage quotidiana". Lo afferma il parlamentare dell'Italia dei valori Giuseppe Giulietti. "Si continua a morire nei cantieri, nelle fabbriche. Da Roncadelle, a Brescia e oggi di nuovo a Catania - aggiunge l'esponente dell'Idv - e con la ripresa dell'attività è ripresa la cronaca degli infortuni mortali. Nessuno pensi di cavarsela modificando le statistiche nè tanto meno con facili battute. Sono anche queste le ragioni - osserva Giulietti - per cui Articolo21 promuove la carovana per il lavoro sicuro che toccherà le principali città che sono state teatro di incidenti sul lavoro e che partirà da Venezia venerdì prossimo alle 11, all'interno della 65a Biennale del Cinema che proprio al tema delle morti bianche ha voluto dedicare una proiezione speciale in collaborazione con Articolo21".

    "Colpevole" della morte dei due operati delle Fs "è il padrone del vapore, cioè l'a.d. delle Ferrovie, che portando avanti una politica del massimo risparmio taglia in primo luogo sulla sicurezza: manutenzione, controlli, squadre di lavoro ridotte": così Dino Tibaldi responsabile lavoro del Pdci. "Due morti evitabili - sottolinea - infatti era sufficiente che la squadra fosse composta, oltre che dai due operai che indossavano le cuffie antirumore, da altri due che presiedessero ai lavori, così come previsto dalla normativa vigente. Non si tratta di un incidente, di una tragica fatalità ma la morte di Giuseppe Virgillito e Fortunato Calabrese ha un colpevole". "La dirigenza delle Fs - conclude - dovrebbe affrontare questi problemi invece di accanirsi nel perseguitare e licenziare lavoratori ed Rls".

    "Due operai sono morti travolti da un treno a Motta Sant'Anastasia. La Uil ammaina le proprie
    bandiere in segno di lutto e, intanto, denuncia un nuovo, gravissimo incidente sul lavoro in provincia di Catania". Lo afferma Angelo Mattone, segretario provinciale del sindacato. Il sindacalista chiede "il rigoroso accertamento delle cause di un episodio tanto tragico quanto inspiegabile che avrebbe potuto avere ben altre dimensioni se fosse stata presente al completo la squadra dell'Armamento ferroviario solitamente composta da quattro operai". "Alle Ferrovie dello Stato, oltre che alle istituzioni pubbliche - conclude Mattone - chiediamo subito iniziative a favore delle famiglie dei due operai, la cui morte allunga la inquietante lista dei caduti catanesi sul lavoro".

    "Esprimo le mie condoglianze personali e quelle del governo regionale alle famiglie di Giuseppe Virgilito e Fortunato Calabrese e invito tutte le forze politiche e le istituzioni a un intervento deciso, determinato e definitivo per mettere la parole fine a questa carneficina. Siamo di fronte a una vera emergenza", ha detto il vicepresidente della Regione Siciliana, Titti Bufardeci. "Siamo sconvolti per quanto accaduto - ha concluso Bufardeci - ed è impossibile restare in silenzio di fronte a quello che accade. Servono misure drastiche. Sono certo che il governo regionale si farà portatore di questa battaglia civile per la sicurezza sul lavoro".


    01/09/2008
    http://www.lasicilia.it/index.php?id=9830

  3. #3
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    Quel treno in orario, come la morte -Loris Campetti
    Fortunato e Giuseppe stavano costruendo il loro futuro: mancavano sei mesi alla pensione a Fortunato, mentre Giuseppe preparava le nozze. Ma per i lavoratori dipendenti italiani del doman non v'è certezza, ma parafrasando il poeta, c'è poco da esser lieti. L'unica sicurezza di cui dispongono i salariati è che non solo la loro busta paga, ma addirittura la loro vita è messa a repentaglio quotidianamente. L'uccisione dei due operai siciliani sulla linea ferroviaria a cui stavano lavorando è una drammatica metafora della realtà italiana all'inizio del terzo millennio. Come per tutti gli omicidi «bianchi», parlare di infortunio sarebbe - è - un imbroglio, una provocazione, l'ultima violenza ai danni di chi è stato ucciso. Il killer non è il macchinista alla guida del treno che ha travolto Fortunato e Giuseppe, anzi anche il macchinista è vittima dello stesso sistema criminale. Ci raccontava un amico ferroviere - oggi licenziato perché rompe le scatole all'azienda pretendendo più sicurezza per chi lavora e per chi viaggia, più controlli, in sostanza più umanità e meno liberismo - il dramma di chi guida un treno e vede in lontananza un operaio sui binari con le cuffie alle orecchie per difendersi dal rumore del compressore: «Quell'operaio è un uomo morto, non può sentire alcun fischio, e io so che non riuscirò a fermare in tempo il treno. So che lo ucciderò», ci diceva Dante De Angelis. Non c'entra il destino, non c'entra la distrazione. C'entra il risparmio di tempo e di soldi garantito dall'abolizione di un uomo a monte e uno a valle che dovrebbero avvisare chi lavora sulla linea dell'arrivo del treno. Due stipendi in meno sono un bel risparmio, e grazie a questo risparmio oggi abbiamo due uomini in meno. Normalmente le vittime sulle linee ferroviarie sono dipendenti di ditte appaltatrici, il che consente a chi dovrebbe assumersi la responsabilità dell'intera filiera di prendere le distanze, della serie «non sono nostri operai». Ma questa volta la cronaca non lascia spazio ad alibi miserabili: sia Fortunato che Giuseppe erano dipendenti delle Ferrovie. p.s. Dalle agenzie di stampa: il treno che ha travolto i due operai viaggiava in orario.
    Manifesto – 2.9.08

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    Citazione Originariamente Scritto da Neva Visualizza Messaggio
    Quel treno in orario, come la morte -Loris Campetti
    Fortunato e Giuseppe stavano costruendo il loro futuro: mancavano sei mesi alla pensione a Fortunato, mentre Giuseppe preparava le nozze. Ma per i lavoratori dipendenti italiani del doman non v'è certezza, ma parafrasando il poeta, c'è poco da esser lieti. L'unica sicurezza di cui dispongono i salariati è che non solo la loro busta paga, ma addirittura la loro vita è messa a repentaglio quotidianamente. L'uccisione dei due operai siciliani sulla linea ferroviaria a cui stavano lavorando è una drammatica metafora della realtà italiana all'inizio del terzo millennio. Come per tutti gli omicidi «bianchi», parlare di infortunio sarebbe - è - un imbroglio, una provocazione, l'ultima violenza ai danni di chi è stato ucciso. Il killer non è il macchinista alla guida del treno che ha travolto Fortunato e Giuseppe, anzi anche il macchinista è vittima dello stesso sistema criminale. Ci raccontava un amico ferroviere - oggi licenziato perché rompe le scatole all'azienda pretendendo più sicurezza per chi lavora e per chi viaggia, più controlli, in sostanza più umanità e meno liberismo - il dramma di chi guida un treno e vede in lontananza un operaio sui binari con le cuffie alle orecchie per difendersi dal rumore del compressore: «Quell'operaio è un uomo morto, non può sentire alcun fischio, e io so che non riuscirò a fermare in tempo il treno. So che lo ucciderò», ci diceva Dante De Angelis. Non c'entra il destino, non c'entra la distrazione. C'entra il risparmio di tempo e di soldi garantito dall'abolizione di un uomo a monte e uno a valle che dovrebbero avvisare chi lavora sulla linea dell'arrivo del treno. Due stipendi in meno sono un bel risparmio, e grazie a questo risparmio oggi abbiamo due uomini in meno. Normalmente le vittime sulle linee ferroviarie sono dipendenti di ditte appaltatrici, il che consente a chi dovrebbe assumersi la responsabilità dell'intera filiera di prendere le distanze, della serie «non sono nostri operai». Ma questa volta la cronaca non lascia spazio ad alibi miserabili: sia Fortunato che Giuseppe erano dipendenti delle Ferrovie. p.s. Dalle agenzie di stampa: il treno che ha travolto i due operai viaggiava in orario.
    Manifesto – 2.9.08
    Altre due famiglie siciliane distrutte dall'aviditá e dalla noncuranza di pochi. Uccisi per far guadagnare di piú un dirigente.
    Uccisi! Assassinati!
    Le mie condoglianze alle famiglie e un pensiero al povero macchinista che non ha potuto evitare di investire i suoi colleghi e tutta la mia rabbia a questo stato e a questo sistema disumano!

 

 

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