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Risultati da 1 a 7 di 7

Discussione: Ancora su Cina e Tibet

  1. #1
    Μάρκος Βαφειάδης
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    Predefinito Ancora su Cina e Tibet

    Il Dalai Lama è un moderato?


    È questa la fama che egli ha saputo costruirsi con consumata abilità politica e mediatica. E, tuttavia, gli osservatori più attenti non si lasciano ingannare. Su “Die Zeit” del 15 Maggio l’ex cancelliere tedesco Helmut Schmidt ha pubblicato un articolo che contiene alcuni passaggi particolarmente significativi: “anche il Dalai Lama ha commesso errori. Nei suoi libri ha rappresentato cartograficamente come parti del Tibet i territori abitati da piccole minoranze tibetane delle province di Gansu, Quinghai, Yunnan e Sichuan. È un materiale infiammabile di cui non c’era bisogno”. Non c’è dubbio, è difficile interpretare come espressione di moderazione e di volontà di conciliazione il progetto espansionista del Grande Tibet! Ad agitare questa parola d’ordine, che di fatto evoca lo smembramento della Cina (un sogno perseguito dal colonialismo e dall’imperialismo sin dall’Ottocento), può essere solo un incendiario.
    Ci vorrebbe - prosegue Schimdt - un compromesso: “I suoi elementi di fondo sono chiari. Da un lato la Cina dovrebbe riconoscere l’autonomia religiosa dei Tibetani ed accogliere i Dalai Lama come un capo religioso. Dall’altro il Dalai Lama e tutte le sette lamaiste dovrebbero riconoscere il governo e le leggi della Cina come valide anche per il Tibet”. Disgraziatamente - aggiungo io - questa separazione tra sfera politica e sfera religiosa è assolutamente inaccettabile per i fondamentalisti. La “Costituzione” varata dalla reazione tibetana in esilio si conclude con una “risoluzione speciale”, approvata nel 1991, in cui si proclama l’obbligo politico-religioso della “fede” e dell’“obbedienza” nei confronti di “Sua Santità il Dalai Lama”, chiamato a “restare con noi per sempre quale nostro supremo capo spirituale e temporale”. La voce dell’ex cancelliere tedesco non è isolata. Sull’“International Herald Tribune” del 19 Maggio è apparso un articolo che traccia una breve storia dell’intransigenza del presunto campione della moderazione e della ragionevolezza: “Il Dalai Lama non ha saputo cogliere una serie di opportunità: non ha preso in considerazione la mano tesa del Segretario generale Hu Yaobang nel 1981; ha respinto un invito in Cina nel 1989; ha annunciato la scelta del Panchen Lama in un modo percepito come insultante dalla Cina. Quando il Dalai Lama e la cerchia attorno a lui parlano di “genocidio” e rivendicano in quanto Tibet pressoché un quarto della Cina, essi colpiscono i cinesi moderati”.
    Quali conclusioni si possono trarre? Voler comprendere la “questione tibetana” a partire dalle dichiarazioni del Dalai Lama e dei suoi seguaci sarebbe come voler ricostruire la rivoluzione francese affidandosi alle “analisi” della reazione nobiliare a suo tempo rifugiatasi all’estero e incline a riporre tutte le sue speranze nelle baionette delle potenze controrivoluzionarie. Un atteggiamento analogo caratterizza tuttora la reazione tibetana in esilio. Essa continua a sperare di realizzare i suoi progetti espansionisti e fondamentalisti sull’onda di uno smembramento della Cina simile a quello verificatosi in Unione Sovietica e in Jugoslavia. Essa sogna che, come Belgrado nel 1999, un giorno anche Pechino possa essere sistematicamente colpita dai bombardamenti “umanitari” degli Usa e della Nato ed essere costretta alla resa. La campagna di diffamazioni e d’odio in corso è un aspetto essenziale della preparazione ideologica della guerra su cui puntano questi circoli. Per la reazione tibetana è di buon auspicio che nella Belgrado del 1999 ad essere colpita fu anche l’ambasciata cinese. E, tuttavia, l’impetuoso sviluppo del grande paese asiatico rende sempre più evidente il carattere irrealistico e folle di questo progetto criminale.
    Almeno il Dalai Lama dà segni di resipiscenza? Mentre il popolo cinese osservava in modo solenne e corale tre giorni di lutto per il terribile terremoto che l’ha colpito, in Germania Sua Santità promuoveva sorridente rumorose manifestazioni di piazza, agitando le consuete parole d’ordine. La linea della provocazione continua.

    Domenico Losurdo
    http://www.ilbriganterosso.info/dblog/storico.asp

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  2. #2
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    ottimo come sempre, losurdo, sulla questione tibetana.

  3. #3
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    Quello che più mi sta sul cazzo del monaco miliardario è che mi vuole prendere per il culo. Dice che ormai nel Tibet i cinesi sono maggioranza e devono andarsene. Gioca sulla nostra ignoranza. Per lui il Tibet non è la regione autonoma del Tibet ma un quarto della Cina dove è verissimo che i cinesi sono in maggioranza. In Cina infatti i cinesi sono in maggioranza!!! Quello che il marrano non dice è che in Cina i cinesi sono sempre stati in maggioranza. Anche nelle regioni che rivendica dove i tibetani sono spesso il 5%. Ma è sempre stato così. Anzi per la verità sono i tibetani che sono calati a valle dalle loro inospitali montagne mentre lì i cinesi (soprattutto Han e mussulmani Hui) ci sono sempre stati. Praticamente il Dalai Lama predica la pulizia etnica,m in una zona dove i tibetani sono sempre stati minoranza e dove sono arrivati per ultimi!!!

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Red Shadow Visualizza Messaggio
    Quello che più mi sta sul cazzo del monaco miliardario è che mi vuole prendere per il culo. Dice che ormai nel Tibet i cinesi sono maggioranza e devono andarsene. Gioca sulla nostra ignoranza. Per lui il Tibet non è la regione autonoma del Tibet ma un quarto della Cina dove è verissimo che i cinesi sono in maggioranza. In Cina infatti i cinesi sono in maggioranza!!! Quello che il marrano non dice è che in Cina i cinesi sono sempre stati in maggioranza. Anche nelle regioni che rivendica dove i tibetani sono spesso il 5%. Ma è sempre stato così. Anzi per la verità sono i tibetani che sono calati a valle dalle loro inospitali montagne mentre lì i cinesi (soprattutto Han e mussulmani Hui) ci sono sempre stati. Praticamente il Dalai Lama predica la pulizia etnica!!!
    Non era colpa della ferrovia?

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da catartica Visualizza Messaggio
    Non era colpa della ferrovia?
    Vuoi mettere quando si andava a cavallo dele capre???
    Comunque una cosa è davvero imperdonabile. I comunisti, questi senza Dio, hanno addirittura introdotto la ruota!!! Introduci la ruota oggi, la bicicletta domani poi dato che hanno la bicicletta vogliono anche pedalare. In poche parole gli schiavi non sono più quelli di una volta, battono la fiacca e ora che riescono a mettere insieme il pranzo con la cena si sono trasformati in masse dalla vita dissoluta. I tibetani non sono più spirtualisti in compenso sono diventati spiritosi: gli piace prendere per il culo il monaco hollywoodiano.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Red Shadow Visualizza Messaggio
    Vuoi mettere quando si andava a cavallo dele capre???
    Comunque una cosa è davvero imperdonabile. I comunisti, questi senza Dio, hanno addirittura introdotto la ruota!!! Introduci la ruota oggi, la bicicletta domani poi dato che hanno la bicicletta vogliono anche pedalare. In poche parole gli schiavi non sono più quelli di una volta, battono la fiacca e ora che riescono a mettere insieme il pranzo con la cena si sono trasformati in masse dalla vita dissoluta. I tibetani non sono più spirtualisti in compenso sono diventati spiritosi: gli piace prendere per il culo il monaco hollywoodiano.

  7. #7
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    La crociata dei seguaci del Dalai Lama (per altro non appoggiata dal DL stesso) contro la prima linea ferroviaria tibetana ha davvero la capacità di mettere di buon umore. Quale orrore se poi sapessero anche che le prime due strade furono iniziate dai comunisti nel 1950 e terminate cinque anni dopo. Una di queste attraversava 14 passi di montagna per 1.500 milia da Ya’an nel Sichuan a Lhasa. Questo terrore per il treno ricorda la crociata di Gregorio XVI contro il treno, impersonificazione del demonio. Il Papa si rivolse al cardinale inglese Welly che, orrore!, aveva autorizzato il passaggio di un treno dalle sue terre: “Ma non capite che le ferrovie sono un’invenzione del demonio per sconvolgere l’ordine della Divina Provvidenza, che volle tenere divisi gli uomini per renderli più docili verso i depositarî dell’autorità?”. Ben si addicie la poesia di Carducci che identifica il treno, equiparato alla ribellione e alla forza vendicatrice della ragione, con Satana che alfine trionfa su monaci e sacerdoti.

    Un bello e orribile/Mostro si sferra,
    Corre gli oceani,/Corre la terra:
    Corusco e fumido /Come i vulcani,
    I monti supera,/Divora i piani;
    Sorvola i baratri;/Poi si nasconde
    Per antri incogniti,/Per vie profonde;
    Ed esce; e indomito/Di lido in lido
    Come di turbine /Manda il suo grido,
    Come di turbine/L'alito spande:
    Ei passa, o popoli,/Satana il grande.
    Passa benefico/Di loco in loco
    Su l'infrenabile/Carro del foco.
    Salute, o Satana/O ribellione
    O forza vindice /De la ragione!
    Sacri a te salgano/Gl'incensi e i voti!
    Hai vinto il Geova/De i sacerdoti.

    Giosuè Caducci (A Satana)

 

 

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