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    Predefinito Ernesto Galli della Loggia sul Corriere: Il silenzio del sud

    Scuola e opinione pubblica

    Il silenzio del sud


    di Ernesto Galli Della Loggia



    «Esiste una questione meridional e nella scuola italiana? Temo proprio di sì (…). L'Europa non boccia l'Italia e i suoi quindicenni (…) ma boccia il Sud e le Isole, assai indietro rispetto alla media europea mente il Centronord la supera nettamente. (…) Le fredde statistiche rivelano un fenomeno inedito: un abbassamento della complessiva qualità scolastica nel Sud. Nel passato, in piena "questione meridionale" generale, un liceo o una scuola elementare di Napoli aveva in genere un livello analogo alle consorelle milanesi. Oggi non è più così». A parlare in questo modo non è il ministro Gelmini, il ministro della «solita destra italiana». No. E' un esponente di antica data della sinistra come Luigi Berlinguer, tra l'altro un ex ministro dell'Istruzione, in un articolo di rara onestà intellettuale pubblicato sull'Unità del 29 agosto scorso. Articolo che però, abbastanza sorprendentemente, non ha provocato neppure la più blanda protesta da parte di quella legione di politici, professori e intellettuali che invece solo pochi giorni prima si erano stracciati le vesti per le cose più o meno analoghe dette dal responsabile attuale dell'Istruzione, il ministro Gelmini di cui sopra, seppellita sotto una valanga di vituperi per il suo supposto razzismo antimeridionale.

    Il fatto è che dovremmo prendere atto tutti, una buona volta, di alcuni dati di fatto. Non solo di quelli ormai notissimi delle rilevazioni Ocse-Pisa, ma anche, per esempio, della circostanza, che negli ultimi 7-8 anni i migliori piazzamenti nelle varie olimpiadi di matematica, informatica, fisica o nei certami di latino, ecc. organizzati internazionalmente, li hanno ottenuti quasi sempre studenti dell'Italia settentrionale. Così come dovremmo chiederci perché mai, di fronte a questi risultati, accade però che la maggiore concentrazione dei 100 e lode all'esame di maturità delle scuole italiane si abbia proprio in Calabria e in Puglia, o che le più alte percentuali di punteggi massimi si registrino in una scuola di Crotone (ben 34 «100 e lode »!) di Reggio Calabria (28) e di Cosenza (21), mentre i Licei Mamiani e Tasso di Roma si devono accontentare di appena due, e rispettivamente un solo, 100 e lode. Geni in erba a Crotone e geni incompresi a Friburgo o ad Amsterdam? Andiamo! E forse dovremmo pure chiederci come mai il Friuli, regione che pure fa segnare la percentuale di 100 e lode più bassa fra tutte le regioni d'Italia, veda invece poi i suoi studenti, nell'ultimo quinquennio, fare incetta di premi nelle più varie competizioni.

    E' fin troppo evidente che questo insieme di dati tira pesantemente in ballo non solo la realtà scolastica ma l'intera realtà sociale del Mezzogiorno. Ne parla del resto, senza peli sulla lingua, lo stesso Berlinguer nell'articolo citato: «Gli enti locali nel Centro- nord hanno fatto in questi decenni cose straordinarie per la scuola, egli scrive (…), nel Sud tutto questo o è episodico o non c'è. Nel Centro-nord la scuola è tema che influenza le scelte dell'elettorato locale, che stimola così gli amministratori. Al Sud o è episodico o non c'è». Insomma la società meridionale presta scarsa o nulla attenzione alla sua scuola, alla qualità dell'insegnamento, perché evidentemente non le considera cose molto importanti.

    Le famiglie, più che alla sostanza sembrano guardare all'apparenza dei «bei voti» comunque ottenuti. E quando la verità comincia a venir fuori — com'è per l'appunto accaduto con la sacrosanta denuncia del ministro Gelmini — allora la reazione generalizzata è quella del perbenismo indignato, del ridicolissimo «ma come!? noi che abbiamo avuto Croce e Pirandello!»: nella sostanza, cioè, è il fingere di non vedere, di non capire. E' il silenzio.

    Un sostanziale silenzio sulle condizioni del proprio sistema scolastico che appare come un aspetto del più generale silenzio del Mezzogiorno. Un Mezzogiorno che ormai da anni ha cessato di parlare di se stesso e dei suoi mali, che da anni ha messo volontariamente in soffitta la «questione meridionale», che sembra ormai rassegnato a fingere una normalità da cui invece è sempre più lontano. E così la spazzatura copre Napoli, la scuola del Sud è quella che abbiamo visto, intere regioni sono sotto il dominio della delinquenza, in molti centri l'acqua ancor oggi viene erogata poche ore al giorno, i servizi pubblici (a cominciare dai treni) sono in condizioni pietose, il sistema sanitario è quasi sempre allo stremo e di pessima qualità, ma il Sud resta muto, non ha più una voce che dica di lui. Unica e isolata risuona la nota dissonante di un pugno di scrittori e di saggisti coraggiosi come Mario Desiati, Marco Demarco, Gaetano Cappelli, Adolfo Scotto di Luzio di cui sta per uscire il bellissimo «Napoli dai molti tradimenti». Sì, l'opinione pubblica meridionale, specie quella del Mezzogiorno continentale, nel suo complesso latita, è assente. Mai che essa metta sotto esame, e poi se del caso sotto accusa, i suoi gruppi dirigenti locali di destra o di sinistra che siano; mai che crei movimenti, associazioni, giornali, che agitino i temi della propria condizione negativa; mai che da essa vengano analisi sincere, e magari (perché no?) autocritiche, dello stato delle cose e dei motivi perché esse stanno al modo come stanno.

    Soprattutto sorprendente e significativo (eppure si trattava della scuola, dell'istruzione, santo iddio!) è apparso nei giorni scorsi il silenzio — o, peggio, l'adesione alla protesta perbenistico-sciovinista — da parte di tanti intellettuali. E' stata la conferma di un dato da tempo sotto gli occhi di tutti: che proprio la cultura meridionale, ormai, non si sente più tenuta a rappresentare quella coscienza polemicamente e analiticamente esploratrice della propria società, a svolgere quella funzione critica, che pure dall'Unità in avanti avevano costituito un tratto decisivo della sua identità. In questo silenzio e con questo silenzio degli intellettuali la «questione meridionale» mette davvero fine alla sua storia. Abituati a essere portatori di istanze di critica e di cambiamento, abituati cioè a svolgere un ruolo socio-culturale oggettivamente di opposizione, e dunque, almeno in questo dopoguerra, orientati tradizionalmente a sinistra, gli intellettuali meridionali si direbbe che siano rimasti vittime della rivoluzione politica verificatasi nel Mezzogiorno negli ultimi vent'anni. La vittoria della sinistra in tanti comuni e in tante regioni, infatti, se per alcuni di essi ha voluto dire l'arruolamento in questo o quell'organismo pubblico, e dunque l'assorbimento puro e semplice nel potere, per molti di più, per la stragrande maggioranza, ha significato essere privati di una potenzialità alternativa essenziale, di una sponda decisiva per il proprio ragionare e il proprio dire d'opposizione.
    Dopo la vittoria della sinistra essere «contro» ha rischiato di significare qualcosa di ben diverso che per il passato: ed è stato un rischio che quasi nessuno si è sentito di correre.

    Peccato però che evitare i rischi non significa in alcun modo esorcizzare i pericoli: a cominciare, in questo caso, dal pericolo di un declino inarrestabile di cui sono testimonianza proprio le brillantissime pagelle degli studenti del Mezzogiorno.
    14 settembre 2008
    http://www.corriere.it/editoriali/08...4f02aabc.shtml

    Prima tutti a strumentalizzare le parole della Gelmini; ora arriva questo bellissimo articolo di Galli Della Loggia (e le affermazioni di un importnate esponente della sinistra come Berlinguer) a chiarire la situazione per quella che è.

  2. #2
    a.k.a. tolomeo
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    Maestro unico: ha ragione la Gelmini

    La decisione di cessare l'esperimento dei tre maestri per due classi è giustissima per tre ragioni: la prima è che obbliga a rivedere completamente i dissennati programmi di studio di cui si sono infarcite le elementari, un po' per dare lavoro ai suddetti maestri, un po' per una demenziale mania didatticistica. Le elementari devono servire per imparare i fondamenti dell'italiano e della matematica, per imparare a scrivere e a far di conto. Oggi chi esce dall'università non sa scrivere (60% di bocciati a Roma agli esami per avvocato per gravi problemi di grammatica) e non sa nulla di matematica. Unica materia da affiancare, se mai, è la musica, come nei paesi nordici.
    La seconda ragione è didattica. Ilmaestro triplo deresponsabilizza docenti e allievi. Il maestro unico è invece una figura chiaramente sostitutiva dell'autorità dei genitori, del loro ruolo e soprattutto è responsabile in toto, senza alibi, dei risultati complessivi della classe. (Si guardi a don Milani e a Barbiana e si capirà cosa intendiamo)
    La terza ragione, va detto, è il risparmio, la fine della scuola come ammortizzatore sociale.
    Tanto basta per dare ragione alla Gelmini e consigliare, pacatamente, i suoi avversari a ripensare criticamente gli ultime trenta anni di deriva scolastica italiana

    http://www.carlopanella.it/web/dett-edi.asp?ID=583
    .

    A fool and his money can throw one hell of a party.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da tolomeo Visualizza Messaggio
    Maestro unico: ha ragione la Gelmini

    La decisione di cessare l'esperimento dei tre maestri per due classi è giustissima per tre ragioni: la prima è che obbliga a rivedere completamente i dissennati programmi di studio di cui si sono infarcite le elementari, un po' per dare lavoro ai suddetti maestri, un po' per una demenziale mania didatticistica. Le elementari devono servire per imparare i fondamenti dell'italiano e della matematica, per imparare a scrivere e a far di conto. Oggi chi esce dall'università non sa scrivere (60% di cocciati a Roma agli esami per avvocato per gravi problemi di grammatica) e non sa nulla di matematica. Unica materia da affiancare, se mai, è la musica, come nei paesi nordici.
    La seconda ragione è didattica. Ilmaestro triplo deresponsabilizza docenti e allievi. Il maestro unico è invece una figura chiaramente sostitutiva dell'autorità dei genitori, del loro ruolo e soprattutto è responsabile in toto, senza alibi, dei risultati complessivi della classe. (Si guardi a don Milani e a Barbiana e si capirà cosa intendiamo)
    La terza ragione, va detto, è il risparmio, la fine della scuola come ammortizzatore sociale.
    Tanto basta per dare ragione alla Gelmini e consigliare, pacatamente, i suoi avversari a ripensare criticamente gli ultime trenta anni di deriva scolastica italiana

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    Vangelo.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da tolomeo Visualizza Messaggio
    Maestro unico: ha ragione la Gelmini

    La decisione di cessare l'esperimento dei tre maestri per due classi è giustissima per tre ragioni: la prima è che obbliga a rivedere completamente i dissennati programmi di studio di cui si sono infarcite le elementari, un po' per dare lavoro ai suddetti maestri, un po' per una demenziale mania didatticistica. Le elementari devono servire per imparare i fondamenti dell'italiano e della matematica, per imparare a scrivere e a far di conto. Oggi chi esce dall'università non sa scrivere (60% di cocciati a Roma agli esami per avvocato per gravi problemi di grammatica) e non sa nulla di matematica. Unica materia da affiancare, se mai, è la musica, come nei paesi nordici.
    La seconda ragione è didattica. Ilmaestro triplo deresponsabilizza docenti e allievi. Il maestro unico è invece una figura chiaramente sostitutiva dell'autorità dei genitori, del loro ruolo e soprattutto è responsabile in toto, senza alibi, dei risultati complessivi della classe. (Si guardi a don Milani e a Barbiana e si capirà cosa intendiamo)
    La terza ragione, va detto, è il risparmio, la fine della scuola come ammortizzatore sociale.
    Tanto basta per dare ragione alla Gelmini e consigliare, pacatamente, i suoi avversari a ripensare criticamente gli ultime trenta anni di deriva scolastica italiana

    http://www.carlopanella.it/web/dett-edi.asp?ID=583
    Credo che i Cocciati a Roma per gravi problemi di grammatica (come tu hai scritto ) siano un problema generale della scuola italiana e non derivati dalle tre maestre alle elementari, comunque va detto che i problemi sono semmai alle scuole medie e superiori dove il programma della ministra prevede una diminuzione da 32 a 29 ore settimnali, anche ammesso che (speriamo) possano essere quelle di Religione , sicuramente questo non aiuta la preparazione in italiano, matematica e lingua straniera .... dove unanimamente si è visto che le lacune italiane sono maggiori....

    Se si volevano fare i risparmi c'erano (e ci sono) mille altre voci di spesa che non l'istruzione, l'Università e la ricerca.....

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da heint Visualizza Messaggio

    Se si volevano fare i risparmi c'erano (e ci sono) mille altre voci di spesa che non l'istruzione, l'Università e la ricerca.....
    Purtroppo nessun governo sinora si è comportato così.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Nicola Parente Visualizza Messaggio
    Purtroppo nessun governo sinora si è comportato così.
    Lo so ... ma questo mi pare che stia facendo anche di peggio .... grembiulino e .... taglio delle ore .... (ovviamente l'aiuto alle scuole private non centra assolutamente nulla in tutto cio' )

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Generale gothic Visualizza Messaggio
    Vangelo.
    Cazzate, perchè andare a toccare l'unico ramo dell'istruzione che funzionava a dovere solo per pagare i debiti Alitalia... permettimi...

    Piuttosto cosa ne pensa Della Loggia della riduzione delle ore alle scuole medie? Anche quella è per motivi "didattici"?

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Nicola Parente Visualizza Messaggio
    Purtroppo nessun governo sinora si è comportato così.
    Il che significa che l'attuale governo fa almeno tanto schifo quanto i precedenti. Sono felice che sia ormai fatto acclarato.

    IT: Non ho proprio tempo di leggere il lungo articolo di EGL. Spiega da qualche parte come pensa che il ministro Gelmini risolverà il problema di quei diversi milioni di famiglie che si avvalgono del tempo pieno, e che non sapranno dove lasciare il bambino al pomeriggio?

    Per altro: sono a favore di una riduzione delle ore di scuola, ma alle superiori. Proporrei l'eliminazione di latino, storia dell'arte, educazione fisica al liceo scientifico, e un consistente taglio delle ore di italiano, per cominciare.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Keiros Visualizza Messaggio
    I
    IT: Non ho proprio tempo di leggere il lungo articolo di EGL. Spiega da qualche parte come pensa che il ministro Gelmini risolverà il problema di quei diversi milioni di famiglie che si avvalgono del tempo pieno, e che non sapranno dove lasciare il bambino al pomeriggio?
    Ovviamente no...

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da heint Visualizza Messaggio
    Lo so ... ma questo mi pare che stia facendo anche di peggio .... grembiulino e .... taglio delle ore .... (ovviamente l'aiuto alle scuole private non centra assolutamente nulla in tutto cio' )
    Intanto, è stato certificato lo stato di dissesto della scuola, sopratutto nel Sud. E' già qualcosa. Ora si dovrà intervenire, ma viviamo purtroppo in tempi di vacche magre.
    L'istruzione in Italia è alla deriva da oltre un quarantennio.

 

 
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