



dorotei all'orizzonte?!![]()




http://www.partitosocialista.it/Port...2008-09-02.pdf
Intervista a Di Lello
e
una petizione popolare che verrà lanciata a partire dal seminario:
Riccardo Nencini, promotore del seminario sulla Giustizia in programma oggi e domani a Roma, espone le proposte dei socialisti. Ieri lungo colloquio con Giuliano Vassalli
Giustizia. Socialisti, petizione popolare su riforma della giustizia
martedì 2 settembre 2008
Una riforma organica della giustizia italiana, i cui punti fondanti saranno sottoposti al vaglio dei cittadini sotto forma di petizione. Ad annunciarla è Riccardo Nencini, segretario nazionale del Partito Socialista, anticipando i temi che saranno affrontati a partire da oggi nel corso del seminario "Giustizia: tutto da rifare?" in programma a Roma (St. Regis Grand Hotel, via Vittorio Emanuele Orlando 3). Il convegno, che sarà a porte aperte, è nato nei mesi scorsi proprio da un'idea dei socialisti ed ha trovato fin da subito la convergenza di altre forze politiche, in primis l'Udc di Pierferdinando Casini. Ad aprire i lavori, oggi alle 15, sarà Giuliano Vassalli, presidente emerito della Corte Costituzionale, con il quale Nencini ha avuto ieri un lungo colloquio telefonico in cui ha esposto gli aspetti principali della riforma dei socialisti. «Le nostre idee – spiega Nencini – sono sostanzialmente le idee di Giovanni Falcone ed il nostro compito sarà quello di portarle in giro per tutta l'Italia e rafforzarle attraverso l'avallo dei cittadini con una petizione popolare, in modo da sostenere da fuori le istituzioni chi, come l'Udc, avrà il compito di portare dentro il Parlamento una riforma di cui il Paese ha estremo bisogno».
Nel corso del seminario di studi e nelle conclusioni di Nencini, previste per domani, saranno evidenziati i punti salienti della riforma Ps, messi a punto dal coordinatore della segreteria Marco Di Lello: rigida separazione delle carriere tra pm e giudici e sì al pm eletto dal popolo; giustizia più veloce, con obbligo di almeno quattro udienze settimanali; responsabilità civile dei giudici per colpe gravi e negligenze; valutazione delle carriere basata non solo sull'anzianità ma anche sul merito; riforma del Csm sullo schema previsto per la Consulta; maggiore efficacia della pena con revisione di alcuni aspetti della legge Gozzini.
http://www.partitosocialista.it/site...giustizia.aspx


Pubblichiamo un'ampia sintesi dell'intervento svolto al convegno sulla giustizia,organizzato da Liberal e Mondoperaio, dal Coordinatore della Segreteria nazionale del partito.
Per una giustizia giusta, rapida ed efficace.
di Marco Di Lello
Assunta come condivisa l’indifferibilità di una riforma dell’ordinamento giudiziario, in riferimento allo status del Pubblico ministero, la soluzione proposta dai socialisti, che consegue la stessa divisione dei poteri senza rafforzare troppo l’esecutivo, è quella dell’elezione del Pm da parte del popolo, che gli conferirebbe una legittimazione ed una corrispondente autonomia adeguate all’enormità del suo compito: se è in nome del popolo italiano che si esercita la giustizia forse prevedere sul modello statunitense un procuratore eletto dal popolo che si avvale della collaborazione di funzionari dell’amministrazione statale è meno eversivo di un procuratore alle dirette dipendenze dell’esecutivo, che potrebbe, in questo modo, arrivare all’assurdo di garantirsi l’impunità o, peggio ancora, usare il potere giudiziario come strumento di lotta politica. E’ altrettanto evidente, però, che in tal caso il Procuratore eletto dovrebbe essere accompagnato dall’obbligo di esercizio penale delle fattispecie preventivamente individuate dal Parlamento, per evitare che ci si possa scegliere i processi da portare avanti ed evitare quelli magari più spinosi che potrebbero compromettere ambizioni politiche del rappresentante dell’Accusa eletto dal popolo, che anzi, dovrebbe essere per legge impossibilitato a candidarsi a cariche amministrative per un lungo periodo successivo al termine del mandato”. ”La separazione di carriere e non solo di funzioni tra accusa e giudicante si accompagna al superamento dell’obbligatorietà dell’azione penale, un dogma che in questi anni non si è avuto il coraggio di mettere in discussione, ingolfando, di conseguenza, i nostri tribunali di micro processi aventi ad oggetto comportamenti di alcuna rilevanza sul piano dell’allarme sociale, fornendo nel contempo uno straordinario alibi a giudici e pubblici ministeri sui ritardi nella celebrazione e conclusione dei processi e nel deposito delle sentenze”. “Tale svolta potrebbe anche essere accompagnata, ma non sostituita, come propone l’ANM, da una significativa depenalizzazione dei reati minori, in presenza di fattispecie forse più utilmente perseguite attraverso l’irrogazione di pesanti sanzioni pecuniarie sul piano amministrativo. Un giustizia efficace e dalla parte dei cittadini si pone l’obiettivo di ridurre drasticamente la lunghissima sospensione feriale dei termini, 45 giorni che nella prassi diventano 60, e di prevedere un numero minimo di 4 udienze settimanali per ciascun giudice, lasciandogli comunque il tempo, nei restanti 2 gg lavorativi e nelle ore pomeridiane, per scrivere i provvedimenti, sentenze, ordinanze etc, a cui pure sono obbligati per le funzioni”. “La riforma del CSM non può non essere affrontata in una sede che si propone di discutere di “autogoverno della magistratura”: la proposta in ultimo avanzata dal presidente Violante, elezione dei componenti seguendo lo schema che la Costituzione prevede per la Consulta, e cioè un terzo di magistrati eletti, magari senza liste e con preferenza unica, un terzo di personalità elette dal Parlamento ed un terzo nominati dal Presidente della Repubblica ci appare convincente almeno sul piano della limitazione delle scelte correntizie e dello spirito corporativo. Un CSM che, coerentemente con quanto innanzi illustrato, non avrebbe invece competenza sui rappresentanti della Pubblica Accusa” “Una riforma dell’istituto della sospensione condizionale della pena, fondata più su esclusioni oggettive che sul mero dato della quantificazione della pena irrogata, una limitazione in sede applicativa della continuazione del reato e la esclusione dai benefici della Gozzini per una serie di reati oltreché una effettiva verifica della redenzione del reo, in luogo dell’attuale automatismo appaiono accorgimenti utili per sancire una più giusta espiazione della pena”.
Assunta come condivisa l’indifferibilità di una riforma dell’ordinamento giudiziario, in riferimento allo status del Pubblico ministero, la soluzione proposta dai socialisti, che consegue la stessa divisione dei poteri senza rafforzare troppo l’esecutivo, è quella dell’elezione del Pm da parte del popolo, che gli conferirebbe una legittimazione ed una corrispondente autonomia adeguate all’enormità del suo compito: se è in nome del popolo italiano che si esercita la giustizia forse prevedere sul modello statunitense un procuratore eletto dal popolo che si avvale della collaborazione di funzionari dell’amministrazione statale è meno eversivo di un procuratore alle dirette dipendenze dell’esecutivo, che potrebbe, in questo modo, arrivare all’assurdo di garantirsi l’impunità o, peggio ancora, usare il potere giudiziario come strumento di lotta politica. E’ altrettanto evidente, però, che in tal caso il Procuratore eletto dovrebbe essere accompagnato dall’obbligo di esercizio penale delle fattispecie preventivamente individuate dal Parlamento, per evitare che ci si possa scegliere i processi da portare avanti ed evitare quelli magari più spinosi che potrebbero compromettere ambizioni politiche del rappresentante dell’Accusa eletto dal popolo, che anzi, dovrebbe essere per legge impossibilitato a candidarsi a cariche amministrative per un lungo periodo successivo al termine del mandato”. ”La separazione di carriere e non solo di funzioni tra accusa e giudicante si accompagna al superamento dell’obbligatorietà dell’azione penale, un dogma che in questi anni non si è avuto il coraggio di mettere in discussione, ingolfando, di conseguenza, i nostri tribunali di micro processi aventi ad oggetto comportamenti di alcuna rilevanza sul piano dell’allarme sociale, fornendo nel contempo uno straordinario alibi a giudici e pubblici ministeri sui ritardi nella celebrazione e conclusione dei processi e nel deposito delle sentenze”. “Tale svolta potrebbe anche essere accompagnata, ma non sostituita, come propone l’ANM, da una significativa depenalizzazione dei reati minori, in presenza di fattispecie forse più utilmente perseguite attraverso l’irrogazione di pesanti sanzioni pecuniarie sul piano amministrativo. Un giustizia efficace e dalla parte dei cittadini si pone l’obiettivo di ridurre drasticamente la lunghissima sospensione feriale dei termini, 45 giorni che nella prassi diventano 60, e di prevedere un numero minimo di 4 udienze settimanali per ciascun giudice, lasciandogli comunque il tempo, nei restanti 2 gg lavorativi e nelle ore pomeridiane, per scrivere i provvedimenti, sentenze, ordinanze etc, a cui pure sono obbligati per le funzioni”. “La riforma del CSM non può non essere affrontata in una sede che si propone di discutere di “autogoverno della magistratura”: la proposta in ultimo avanzata dal presidente Violante, elezione dei componenti seguendo lo schema che la Costituzione prevede per la Consulta, e cioè un terzo di magistrati eletti, magari senza liste e con preferenza unica, un terzo di personalità elette dal Parlamento ed un terzo nominati dal Presidente della Repubblica ci appare convincente almeno sul piano della limitazione delle scelte correntizie e dello spirito corporativo. Un CSM che, coerentemente con quanto innanzi illustrato, non avrebbe invece competenza sui rappresentanti della Pubblica Accusa” “Una riforma dell’istituto della sospensione condizionale della pena, fondata più su esclusioni oggettive che sul mero dato della quantificazione della pena irrogata, una limitazione in sede applicativa della continuazione del reato e la esclusione dai benefici della Gozzini per una serie di reati oltreché una effettiva verifica della redenzione del reo, in luogo dell’attuale automatismo appaiono accorgimenti utili per sancire una più giusta espiazione della pena”.


'indulto un provvedimento sbagliato. Occorre adottare misure concrete per risolvere i problemi delle carceri
Giustizia; Nencini: piu' giusta e piu' veloce, vera responsabilizzazione dei magistrati
03/09/2008 -
Velocizzazione della giustizia civile e garanzia di una parità effettiva tra accusa e difesa con una reale responsabilizzazione dei magistrati. È stato questo il punto centrale dell'intervento di ieri di Riccardo Nencini, segretario nazionale del Partito Socialista, nel corso del seminario di studi promosso dall'Istituto Luigi Sturzo, dalla Fondazione Liberal e da Mondoperaio in programma ieri e oggi a Roma. Nencini, tra i primi promotori del convegno, ha sottolineato che «lo scontro permanente tra poteri dello Stato e la crisi della giustizia civile e penale richiedono un intervento urgente», parlando di una vera «questione sociale nazionale». Tra i punti fondanti della riforma proposta dai socialisti, che a partire dai prossimi giorni verrà portata in giro per l'Italia e sottoposta al vaglio dei cittadini sotto forma di petizione: abolizione della obbligatorietà dell'azione penale, separazione delle carriere dei magistrati con modalità tali da garantire l'indipendenza assoluta del giudice, riduzione della lunghissima sospensione feriale (45 giorni, nella prassi almeno 60), responsabilizzazione del Pubblico Ministero nell'osservanza delle priorità fissate, potenziamento delle risorse e delle strutture e promozione di una moderna tecnologia degli uffici giudiziari, riforma del Csm sullo schema previsto per la Consulta, valutazioni per merito e competenza nel corso della carriera del magistrato, revisione della 'Legge Gozzini' per le tipologie di reato più gravi. Nencini, parlando con i giornalisti a margine del seminario, è intervenuto anche sul tema delle intercettazioni telefoniche, sostenendo la necessità di introdurre il «divieto di pubblicazione – con responsabilità diretta del magistrato 'tutore' – di notizie non attinenti le indagini in corso e di notizie che il magistrato tiene riservate nell'interesse dell'inchiesta». Quanto all' indulto "è stato un provvedimento sbagliato, c'è al contrario la necessità di adottare misure concrete per risolvere i gravi problemi di ordine sociale che investono le carceri italiane. Il più urgente - ha concluso il leader socialista - a nostro avviso- riguarda la creazione delle condizioni per un ricongiungimento stabile ed effettivo tra le madri carcerate ed i loro figli».
http://www.partitosocialista.it/site...agistrati.aspx
A parte il punto sull'indulto, molto bene, direi !