Italia-Libia: la strada è aperta?
di Mustapha Hammouche
Testata: Liberte
03/09/2008
L’accordo siglato fra Italia e Libia per il risarcimento dei danni legati al periodo coloniale costituisce un importante precedente che non è passato inosservato nel mondo arabo, soprattutto in Algeria, il cui contenzioso con l’ex potenza coloniale francese è tuttora aperto
Quello che in realtà è un accordo tra la Libia e l’Italia viene presentato come “il gesto dell’Italia”. Non è il pagamento di 5 miliardi di dollari distribuiti in venticinque anni che rovinerà l’Italia o che ricostruirà la Libia, ma il gesto pone un precedente che non mancherà di lasciare la sua impronta nel seguito del dibattito sulla fase post-coloniale.
È forse per questo che l’accordo non dovrebbe essere ridotto al suo aspetto finanziario, e che ci si dovrebbe invece concentrare sul fatto che tale accordo stabilisce il principio di ‘riparazione’ e, dunque, quello del carattere dannoso della colonizzazione.
La Gran Bretagna, il Portogallo, la Francia e la Spagna, in particolare, che hanno a lungo occupato territori in Africa ed in Oriente, non potranno ignorare il precedente italo-libico quando le questioni del ‘pentimento’ e della ‘riparazione’ torneranno nuovamente ad essere poste.
Silvio Berlusconi, firmando con Muammar Gheddafi “un accordo d’amicizia, di partenariato e di cooperazione”, ha inaugurato il primo atto di riconciliazione tra una colonia ed una ex potenza coloniale; e, proclamando che “come capo del governo (…) il mio dovere era di esprimervi in nome del popolo italiano il nostro rammarico e le nostre scuse per le ferite profonde che vi abbiamo causato”, esprime la prima dichiarazione di pentimento da parte di un dirigente dell’antica ‘madrepatria’ coloniale.
Se da un lato le relazioni tra i due stati hanno attraversato momenti di crisi acuta prima di arrivare a questo risultato, dall’altro sembra che l’accordo abbia permesso di aprire nuove prospettive di cooperazione tra i due paesi.
Da parte del dirigente libico è stata necessaria una certa costanza nel rivendicare una riparazione ai crimini della colonizzazione italiana, per far sì che essa si realizzasse. Ha concorso a ciò, da parte italiana, la volontà profonda di garantirsi una cooperazione energetica consolidata e duratura. Ha contribuito soprattutto la pressione della marea migratoria, e la necessità di garantirsi la collaborazione del paese d’imbarco nella lotta contro i network dell’immigrazione clandestina.
Il tema della riparazione è una costante della diplomazia libica, anche quando Gheddafi riceveva il suo “amico Silvio”. Nulla a che vedere con il percorso caotico che lo stesso tema ha seguito tra l’Algeria e la Francia, un percorso che va dall’omissione compiacente in circostanze di euforia ‘mediatico-sentimentale’ alla crisi polemica nei momenti di dissenso aperto.
Tra il 2003 ed il 2007, avevamo pazientemente atteso un “trattato d’amicizia” solennemente annunciato, che stava assumendo misteriosamente forma all’interno dei consigli presidenziali, prima di apprendere che ad esso mancava la condizione preliminare del ‘pentimento’. Sul fronte francese, si è atteso che la rifondazione delle relazioni franco-algerine fosse all’ordine del giorno per promuovere una legge che prescrive l’insegnamento degli “effetti positivi della colonizzazione” (a tale proposito si può consultare l’articolo “Establishment”, apparso sul quotidiano algerino Liberte dell’8 maggio 2007 a firma di Salim Tamani (N.d.T.) ).
L’incostanza algerina ha reso indecifrabile il ruolo della questione del ‘pentimento’ all’interno del suo rapporto con la vecchia potenza coloniale, mentre l’incoerenza francese riduceva a semplice aneddoto gli sforzi encomiabili di due ambasciatori accreditati ad Algeri.
La Libia e l’Italia hanno appena mostrato qual è la strada da percorrere?
Mustapha Hammouche è un editorialista algerino




Rispondi Citando
