Sveglia marchigiani! Abbiamo fatto della nostra bella terra un giardino meraviglioso, non consentiamo che vengano a fare i prepotenti a casa nostra.


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Clan dei Casalesi, rischio di infiltrazioni


LORENZO FURLANI

PESARO - E’ la componente più aggressiva e pericolosa della camorra, quella che negli ultimi vent’anni ha ridisegnato la mappa del potere della criminalità organizzata campana affermando il dominio delle famiglie di Casal di Principe.

C’è un rischio di infiltrazione mafiosa nella provincia pesarese da parte del clan dei casalesi, un rischio contro il quale la Questura sta già sviluppando una mirata attività di prevenzione.

Lo ha rivelato lo stesso questore Benedetto Pansini a margine del dibattito sulla sicurezza ospitato lunedì sera nell’ambito della Festa Pesaro.

“Riguardo alle possibili infiltrazioni nella provincia pesarese - ha affermato Benedetto Pansini subito dopo l’incontro - non mi preoccupano tanto la mafia siciliana, la ’ndrangheta calabrese o la tradizionale camorra napoletana. Mi preoccupa il clan dei casalesi, perché adotta modalità sudbole e si può insinuare nel territorio con attività che sembrano legali. Mi riferisco all’azione di soggetti che svolgono all’apparenza lavori modesti, si fanno assumere come dipendenti od operai e poi adottano un comportamento estorsivo. Contro questo rischio stiamo facendo prevenzione, proprio in questo periodo”.

Gli investigatori della Questura hanno sviluppato un’attività di analisi sulle presenze nel territorio di soggetti, che hanno una determinata provenienza regionale, noti per episodi di criminalità comune e potenzialmente collegabili alla criminalità organizzata, in questo caso al clan dei casalesi (una concentrazione si segnala nel Fanese).

Le paventate estorsioni - secondo le tradizionali modalità di esportazione delle mafie - verrebbero compiute nei confronti di imprenditori corregionali, più sensibili alle minacce del clan mafioso perché capaci di valutarne la pericolosità e portati a tacere per il timore di ritorsioni sui parenti rimasti nei paesi di origine. Attualmente però non ci sono denunce né si nutre un sospetto circostanziato che simili reati siano stati già commessi.

La riflessione del questore ha preso lo spunto dal pericolo costituito - per un territorio ricco di attività imprenditoriali - dalla criminalità organizzata, radicata nelle sue varie forme nel Sud del Paese, ramificata in varie regioni del Nord e dallo sviluppo ormai globale. Una simile offensiva criminale fu portata già negli anni Novanta da esponenti collegati alla camorra e alla mafia russa ma venne contrastata efficacemente dall’azione della magistratura e delle forze dell’ordine. A Fano, in particolare - come ha ricordato il procuratore della Repubblica Massimo Di Patria - fu arrestato Monya Elson, numero due della mafia russa a New York. Allora, in collaborazione con la magistratura statunitense e con il procuratore di Firenze Luigi Vigna, fu impedito che quella cosca - che si occupava di riciclaggio di denaro sporco - attecchisse non solo in provincia ma in Italia (venne compiuto un blitz a Madonna di Campiglio con 11 arresti).

Attualmente non ci sono infiltrazioni mafiose acclarate ma la provincia pesarese più che un’isola felice sembra un guscio in un mare in tempesta. A Nord, infatti, la mafia è presente (la ’ndrangheta cura i suoi affari a Rimini e San Marino) e anche a Sud il territorio non sarebbe immune visto che il procuratore Di Patria ha garantito l’assenza di infiltrazioni solo fino al fiume Cesano.