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    Predefinito La Banda Di Piazza Navona Torna In Scena Ma I Media Spengono I Riflettori


    1 - FLORES: REGIME STILE PUTIN. COLPA ANCHE DELL’OPPOSIZIONE…
    Lorenzo Salvia per il “Corriere della Sera” - « Famiglia Cristiana ha parlato di ritorno al fascismo. Noi di Micromega, che siamo più moderati, parliamo invece di Italia con un regime putiniano. Dove le elezioni ci sono, dove sei vuoi fondare un partito lo puoi fare. Ma dove, alla fine, il grande capo decide tutto». E' Paolo Flores D'Arcais ad aprire il dibattito per la presentazione di «Bavaglio», l'ultimo libro di Marco Travaglio, Peter Gomez e Marco Lillo, che al Teatro Vittoria di Roma, ospite anche l'ex direttore dell'Unità Antonio Padellaro, ha raccolto il popolo dei girotondi.



    Critiche a Berlusconi ma anche al centrosinistra: «Tutto ciò avviene — dice Flores D'Arcais — pure grazie ad un'opposizione che opposizione non è». Un passaggio molto applaudito e ripreso da Marco Travaglio: «Nessuno dice a Matteo Colaninno che si deve togliere dai coglioni. E' il ministro ombra del Partito democratico e dovrebbe denunciare le porcate che fa il padre con Berlusconi su Alitalia».

    Sabina Guzzanti, invece, torna sulle parole pronunciate due mesi fa alla manifestazione «no Cav» di piazza Navona. Parole, quelle contro Mara Carfagna e il Papa, che non ripete ma che rivendica: «Quel discorso mi ha molto ringalluzzito. Ho detto meno di quello che si doveva dire e con una libertà maggiore di quella consentita in Italia, specie in questo periodo».

    2 - SABINA A D'ALEMA DOVE PRENDI I SOLDI?...
    Stefano Cappellini per “Il Riformista”

    La compagnia itinerante di piazza Navona è tornata in scena. E stavolta, più congruamente, si è esibita su un palco teatrale, quello del Vittoria di Roma, al Testaccio, dove l'altra sera alla presentazione dell'ultimo libro di Marco Travaglio, firmato a sei mani con Peter Gomez e Marco Lillo per i tipi di Chiarelettere (editore che sta al girotondismo come l'economica Feltrinelli degli anni Sessanta stava alla guerriglia tupamaros), si sono esibiti anche Paolo Flores d'Arcais e Sabina Guzzanti. Mancava in cartellone solo Tonino Di Pietro, ma l'assenza di uno dei mattatori più acclamati non ha scoraggiato i fan della compagnia, che già mezz'ora prima dell'inizio dello spettacolo esauriscono platea e galleria, posti a sedere e posti in piedi.

    Gli organizzatori sono costretti a minacciare la chiamata al 113 per scoraggiare le proteste degli avventori rimasti fuori dal teatro. Ma nemmeno l'ipotesi del ricorso all'autorità di polizia - prassi che di solito fa vibrare d'emozione la claque girotondina - placa i furibondi spettatori in esubero. Condannati a non ascoltare Flores che annuncia la sua scesa in campo, Travaglio che suggerisce agli elettori del Pd come esprimere la «vergogna» e lo «schifo» verso i propri eletti, e Guzzanti interrogarsi non più sulle fortune del ministro Carfagna bensì sulla provenienza dei soldi con cui D'Alema finanzia le sue iniziative.

    Dentro il Vittoria fa un caldo infernale. L'aria condizionata è rotta. Il pubblico suda come in sauna, si soffia in viso come può e il colpo d'occhio è suggestivo: pare di essere al Santiago Bernabeu quando il pubblico madridista inscena la pañolada, lo sventolio di fazzoletti bianchi che di solito serve a chiedere la testa dell'allenatore. Qui l'esonero invocato è quello di Walter Veltroni.

    Anzi, di Veltroni, D'Alema, Franceschini e del Pd tutto, magazziniere e centralisti compresi. «Basta con il ricatto del male minore», arringa Flores citando Hannah Arendt. Il Pd non merita più un solo voto. E guai a chi pensa di protestare disertando le urne, o coltivando pomodori, «l'unico avviso che questi capiscono è il calo percentuale. È ora di riprendere in mano il destino dell'opposizione», conclude il direttore di Micromega annunciando di fatto la presentazione di una lista giustizialista, o comunque di candidati della "società civile" (ospiti nelle liste di Tonino, naturalmente), alle prossime tornate elettorali.




    L'uditorio - a prevalenza femminile, un mix di studentesse, intellettuali in erba, giovani coppie e signore agées con filo di perla - applaude e si spella le mani quando Travaglio annuncia la presenza in sala dell'ex direttore dell'Unità Antonio Padellaro e di «quasi tutta la redazione di Annozero». Sull'annunciata legge contro l'abuso e la pubblicazione indiscriminata delle intercettazioni se ne sentono di tutti colori. Viene ribattezzata «legge salva-Falchi», perché «per giustificarne l'introduzione - dice Gomez - i favorevoli citano sempre la pubblicazione dell'sms d'amore tra lei a Ricucci. Ma la Falchi si è incazzata solo perché non ha potuto dire "buongiorno amore" al marito facendosi pagare l'esclusiva da un rotocalco». Ecco perché.

    Travaglio suggerisce allo Stato di comprare le attrezzature per le intercettazioni, oggi noleggiate a caro prezzo da aziende specializzate, «perché in sei mesi si ammortizza l'investimento», o al peggio invoca la concessione di «una tariffa "you and me" pm-intercettati». Non è una battuta: chiede davvero allo Stato di imporre a Telecom e le altre compagnie prezzi stracciati per l'ascolto parallelo, minacciando in caso contrario il ritiro delle concessioni pubbliche. Così nessuno potrà più dire che intercettare costa caro ai contribuenti.

    «Vogliono tenervi all'oscuro», è il refrain di ogni intervento. «La gente non sa», ripetono come un mantra le penne pulite sul palco, il che nelle loro teste spiega perché da quasi vent'anni l'Italia è in maggioranza berlusconiana. Forse Forza Italia non esisterebbe già più se Travaglio dirigesse il Tg1, ma invece lo dirige Riotta e, assicura Travaglio stesso, «il Tg1 fa schifo, fa vomitare».

    Uno dei bersagli privilegiati è Nicola Latorre, per via delle famose telefonate con Consorte ai tempi della scalata di Unipol a Bnl. Travaglio parla del vicecapogruppo del Pd al Senato avendo già affidato il suo pensiero in materia («Si faccia indagare») alla rubrica sull'Unità che i fan del Vittoria avrebbero però letto solo la mattina dopo, cioè ieri. Dal vivo, il giornalista commenta il caso così: «Latorre vuole aprire un dialogo sulla giustizia col centrrodestra perché è la magistratura che sta aprendo lui». Travaglio intende dire che i pm stanno facendosi largo giusto là dove, secondo un altro suo celebre motto, i dalemiani avevano le «pezze» prima di entrare a palazzo Chigi. E Violante? «Pur di assicurarsi un posto alla Consulta sta cercando di far dimenticare quel poco di buono che ha fatto nella vita».

    Stiamo entrando nella fase clou. Come già alla manifestazione di piazza Navona del luglio scorso, più si va avanti più si alzano i toni. Tocca a Colaninno junior: «Nessuno - attacca Travaglio - che gli dica "levati dai coglioni". Fa il ministro ombra del Pd e dovrebbe denunciare le porcate che fa il padre con Berlusconi su Alitalia». Poi, dopo aver denunciato di esser stato bandito da tutte le feste dell'Unità del regno, il rubrichista del giornale fondato da Antonio Gramsci spiega come i suoi fan possono vendicarlo: «Voi che alle feste ci potete entrare, salite sul palco, prendete la parola e ditelo ai rappresentanti che avete eletto, fate schifo, io mi vergogno di avervi votato».

    In due ore di spettacolo non c'è articolo di codice penale che non sia citato, fattispecie di reato che non venga sviscerata. È quasi mezzanotte quando prende il microfono Guzzanti per il gran finale. La «figlia del parlamentare di Forza Italia», come la definiva il comunicato con cui il ministro per le Pari opportunità annunciava querela nei suoi confronti, si rallegra dell'effetto provocato dal suo ultimo show di piazza. Si compiace della ritrovata «forza delle parole», anche se «ho detto meno di quello che si doveva dire».

    E forse per cercare di rimediare al non detto regala agli astanti un'ultima variazione girotondina sul sempreverde tema del magna-magna: «Ho visto che D'Alema e Veltroni vogliono fare queste tv ridicole... Tra fondazioni, riviste, televisioni io mi chiedo: ma D'Alema dove li prende i soldi per fare tutte queste cose? Perché di solito quando le aziende hanno un sacco di soldi di cui non si capisce bene la provenienza, per carità non sarà il caso di D'Alema, sono soldi rubati». Per carità.


    Dagospia 05 Settembre 2008

    http://dagospia.excite.it/esclusivo.html

  2. #2
    Io sto con il Papa
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    Citazione Originariamente Scritto da ywc08 Visualizza Messaggio

    1 - FLORES: REGIME STILE PUTIN. COLPA ANCHE DELL’OPPOSIZIONE…
    Lorenzo Salvia per il “Corriere della Sera” - « Famiglia Cristiana ha parlato di ritorno al fascismo. Noi di Micromega, che siamo più moderati, parliamo invece di Italia con un regime putiniano. Dove le elezioni ci sono, dove sei vuoi fondare un partito lo puoi fare. Ma dove, alla fine, il grande capo decide tutto». E' Paolo Flores D'Arcais ad aprire il dibattito per la presentazione di «Bavaglio», l'ultimo libro di Marco Travaglio, Peter Gomez e Marco Lillo, che al Teatro Vittoria di Roma, ospite anche l'ex direttore dell'Unità Antonio Padellaro, ha raccolto il popolo dei girotondi.



    Critiche a Berlusconi ma anche al centrosinistra: «Tutto ciò avviene — dice Flores D'Arcais — pure grazie ad un'opposizione che opposizione non è». Un passaggio molto applaudito e ripreso da Marco Travaglio: «Nessuno dice a Matteo Colaninno che si deve togliere dai coglioni. E' il ministro ombra del Partito democratico e dovrebbe denunciare le porcate che fa il padre con Berlusconi su Alitalia».

    Sabina Guzzanti, invece, torna sulle parole pronunciate due mesi fa alla manifestazione «no Cav» di piazza Navona. Parole, quelle contro Mara Carfagna e il Papa, che non ripete ma che rivendica: «Quel discorso mi ha molto ringalluzzito. Ho detto meno di quello che si doveva dire e con una libertà maggiore di quella consentita in Italia, specie in questo periodo».

    2 - SABINA A D'ALEMA DOVE PRENDI I SOLDI?...
    Stefano Cappellini per “Il Riformista”

    La compagnia itinerante di piazza Navona è tornata in scena. E stavolta, più congruamente, si è esibita su un palco teatrale, quello del Vittoria di Roma, al Testaccio, dove l'altra sera alla presentazione dell'ultimo libro di Marco Travaglio, firmato a sei mani con Peter Gomez e Marco Lillo per i tipi di Chiarelettere (editore che sta al girotondismo come l'economica Feltrinelli degli anni Sessanta stava alla guerriglia tupamaros), si sono esibiti anche Paolo Flores d'Arcais e Sabina Guzzanti. Mancava in cartellone solo Tonino Di Pietro, ma l'assenza di uno dei mattatori più acclamati non ha scoraggiato i fan della compagnia, che già mezz'ora prima dell'inizio dello spettacolo esauriscono platea e galleria, posti a sedere e posti in piedi.

    Gli organizzatori sono costretti a minacciare la chiamata al 113 per scoraggiare le proteste degli avventori rimasti fuori dal teatro. Ma nemmeno l'ipotesi del ricorso all'autorità di polizia - prassi che di solito fa vibrare d'emozione la claque girotondina - placa i furibondi spettatori in esubero. Condannati a non ascoltare Flores che annuncia la sua scesa in campo, Travaglio che suggerisce agli elettori del Pd come esprimere la «vergogna» e lo «schifo» verso i propri eletti, e Guzzanti interrogarsi non più sulle fortune del ministro Carfagna bensì sulla provenienza dei soldi con cui D'Alema finanzia le sue iniziative.

    Dentro il Vittoria fa un caldo infernale. L'aria condizionata è rotta. Il pubblico suda come in sauna, si soffia in viso come può e il colpo d'occhio è suggestivo: pare di essere al Santiago Bernabeu quando il pubblico madridista inscena la pañolada, lo sventolio di fazzoletti bianchi che di solito serve a chiedere la testa dell'allenatore. Qui l'esonero invocato è quello di Walter Veltroni.

    Anzi, di Veltroni, D'Alema, Franceschini e del Pd tutto, magazziniere e centralisti compresi. «Basta con il ricatto del male minore», arringa Flores citando Hannah Arendt. Il Pd non merita più un solo voto. E guai a chi pensa di protestare disertando le urne, o coltivando pomodori, «l'unico avviso che questi capiscono è il calo percentuale. È ora di riprendere in mano il destino dell'opposizione», conclude il direttore di Micromega annunciando di fatto la presentazione di una lista giustizialista, o comunque di candidati della "società civile" (ospiti nelle liste di Tonino, naturalmente), alle prossime tornate elettorali.




    L'uditorio - a prevalenza femminile, un mix di studentesse, intellettuali in erba, giovani coppie e signore agées con filo di perla - applaude e si spella le mani quando Travaglio annuncia la presenza in sala dell'ex direttore dell'Unità Antonio Padellaro e di «quasi tutta la redazione di Annozero». Sull'annunciata legge contro l'abuso e la pubblicazione indiscriminata delle intercettazioni se ne sentono di tutti colori. Viene ribattezzata «legge salva-Falchi», perché «per giustificarne l'introduzione - dice Gomez - i favorevoli citano sempre la pubblicazione dell'sms d'amore tra lei a Ricucci. Ma la Falchi si è incazzata solo perché non ha potuto dire "buongiorno amore" al marito facendosi pagare l'esclusiva da un rotocalco». Ecco perché.

    Travaglio suggerisce allo Stato di comprare le attrezzature per le intercettazioni, oggi noleggiate a caro prezzo da aziende specializzate, «perché in sei mesi si ammortizza l'investimento», o al peggio invoca la concessione di «una tariffa "you and me" pm-intercettati». Non è una battuta: chiede davvero allo Stato di imporre a Telecom e le altre compagnie prezzi stracciati per l'ascolto parallelo, minacciando in caso contrario il ritiro delle concessioni pubbliche. Così nessuno potrà più dire che intercettare costa caro ai contribuenti.

    «Vogliono tenervi all'oscuro», è il refrain di ogni intervento. «La gente non sa», ripetono come un mantra le penne pulite sul palco, il che nelle loro teste spiega perché da quasi vent'anni l'Italia è in maggioranza berlusconiana. Forse Forza Italia non esisterebbe già più se Travaglio dirigesse il Tg1, ma invece lo dirige Riotta e, assicura Travaglio stesso, «il Tg1 fa schifo, fa vomitare».

    Uno dei bersagli privilegiati è Nicola Latorre, per via delle famose telefonate con Consorte ai tempi della scalata di Unipol a Bnl. Travaglio parla del vicecapogruppo del Pd al Senato avendo già affidato il suo pensiero in materia («Si faccia indagare») alla rubrica sull'Unità che i fan del Vittoria avrebbero però letto solo la mattina dopo, cioè ieri. Dal vivo, il giornalista commenta il caso così: «Latorre vuole aprire un dialogo sulla giustizia col centrrodestra perché è la magistratura che sta aprendo lui». Travaglio intende dire che i pm stanno facendosi largo giusto là dove, secondo un altro suo celebre motto, i dalemiani avevano le «pezze» prima di entrare a palazzo Chigi. E Violante? «Pur di assicurarsi un posto alla Consulta sta cercando di far dimenticare quel poco di buono che ha fatto nella vita».

    Stiamo entrando nella fase clou. Come già alla manifestazione di piazza Navona del luglio scorso, più si va avanti più si alzano i toni. Tocca a Colaninno junior: «Nessuno - attacca Travaglio - che gli dica "levati dai coglioni". Fa il ministro ombra del Pd e dovrebbe denunciare le porcate che fa il padre con Berlusconi su Alitalia». Poi, dopo aver denunciato di esser stato bandito da tutte le feste dell'Unità del regno, il rubrichista del giornale fondato da Antonio Gramsci spiega come i suoi fan possono vendicarlo: «Voi che alle feste ci potete entrare, salite sul palco, prendete la parola e ditelo ai rappresentanti che avete eletto, fate schifo, io mi vergogno di avervi votato».

    In due ore di spettacolo non c'è articolo di codice penale che non sia citato, fattispecie di reato che non venga sviscerata. È quasi mezzanotte quando prende il microfono Guzzanti per il gran finale. La «figlia del parlamentare di Forza Italia», come la definiva il comunicato con cui il ministro per le Pari opportunità annunciava querela nei suoi confronti, si rallegra dell'effetto provocato dal suo ultimo show di piazza. Si compiace della ritrovata «forza delle parole», anche se «ho detto meno di quello che si doveva dire».

    E forse per cercare di rimediare al non detto regala agli astanti un'ultima variazione girotondina sul sempreverde tema del magna-magna: «Ho visto che D'Alema e Veltroni vogliono fare queste tv ridicole... Tra fondazioni, riviste, televisioni io mi chiedo: ma D'Alema dove li prende i soldi per fare tutte queste cose? Perché di solito quando le aziende hanno un sacco di soldi di cui non si capisce bene la provenienza, per carità non sarà il caso di D'Alema, sono soldi rubati». Per carità.


    Dagospia 05 Settembre 2008

    http://dagospia.excite.it/esclusivo.html
    ma quale regime, ma gli dovranno mica fare pure la pubblicità?

  3. #3
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    hanno tutta la mia solidarietà, il mio affetto, il mio appoggio!!

 

 

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