di Pietro Di Giorgio (LibertyFirst)

Nel campo della politica monetaria, il moral hazard non è più solo una conseguenza indesiderata, ma sta diventando un mezzo usato intenzionalmente per contrastare l’instabilità finanziaria. Ma un comportamento del genere non può portare a nulla di buono.

Il rischio morale (moral hazard) è un fenomeno che si ha quando una persona non paga le conseguenze delle sue scelte. Ad esempio, se esistesse un’assicurazione totale contro la disoccupazione, il lavoratore non avrebbe incentivo a lavorare: si assenterebbe molto e produrrebbe poco (come nel pubblico impiego). L’assicuratore dovrebbe quindi pagare il salario a chi non produce nulla, fallendo. In breve, i rischi la cui probabilità dipende dall’assicurato non sono mai completamente assicurabili. Normalmente il rischio morale è considerato un problema: nella terminologia degli economisti, un fallimento di mercato. Il che fa pensare ad un problema del mercato, ma la cosa è da intendersi in senso tecnico: un fallimento di mercato è ogni allontanamento della realtà dal modello di equilibrio generale competitivo. Il rischio morale è un fallimento di mercato esattamente come l’attrito è un fallimento della meccanica.

FALLIMENTI INTENZIONALI - Non è una novità che fallimenti di mercato vengano creati dal governo: ad esempio, un governo indebitato può adottare politiche che danneggiano gli investitori stranieri, tagliando fuori il paese dal mercato internazionale dei capitali, con gravi danni per la popolazione. Il “fallimento di mercato” consiste in questo caso nel fatto che gli investitori non sono in grado di incentivare i governi a comportarsi in maniera efficiente: politicamente, è ovviamente un fallimento della democrazia. E’ interessante notare che il rischio morale sta diventando, nel campo della politica monetaria, uno strumento di politica economica. Non più solo un difetto del mercato, non più solo una conseguenza non intenzionale di certe politiche, ma un vero e proprio strumento per condurre la politica monetaria: le banche centrali creano fallimenti di mercato appositamente, per combattere l’instabilità finanziaria.

LA TERM AUCTION FACILITY - Consideriamo, come suggerisce l’Economist, la politica della Fed della “term auction facility”: questo strumento serve per finanziare le banche in difficoltà senza far sapere al mercato che la banca che lo usa è in difficoltà. Si tratta di creare un’imperfezione informativa per permettere alla banca di finanziarsi senza soffrire una perdita di reputazione. La raison d’etre è che, se la banca non scaricasse su terzi i propri rischi, non accederebbe alla finestra di rifinanziamento. Questo sembra essere solo un esempio di una cosa già nota: ogni politica monetaria che salva sistematicamente le banche crea azzardo morale. Ma qui non abbiamo una conseguenza indesiderata di un salvataggio, ma una strategia deliberata per evitare la crisi. Se si ha paura di comportarsi in maniera irresponsabile, perché i mercati forniscono incentivi corretti, questi incentivi vanno eliminati, perché soltanto attraverso un comportamento irresponsabile da parte degli attori economici è possibile evitare il collasso del sistema finanziario.

IRRESPONSABILITÀ - La follia è l’ultima spiaggia della finanza internazionale: la prossima mossa sarà imporre agli istituti finanziari, tramite regolamentazioni, di assumere soltanto personalità maniacali. Perché ci siamo ridotti così? Perché a furia di incentivare, attraverso politiche monetarie lassiste, comportamenti irresponsabili (si pensi all’eccessivo leverage finanziario, alla valanga di strumenti strutturati, ai bassi coefficienti di riserva, al duration mismatch di molti investimenti), si è scoperto che solo perpetuando questi comportamenti è possibile posticipare il redde rationem. Insomma, l’anno scorso il sistema finanziario era ad un passo dal precipizio: nell’ultimo anno abbiamo fatto alcuni passi avanti. Parrebbe che anche alla BCE stiano usando una strategia simile. A meno di non credere che non si accorgano di farsi rifilare strumenti strutturati di pessima qualità.

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