L'estate ormai è finita, e fortunatamente si spengono tutte le voci e le fantasticherie circa un rientro all'ovile dell'UDC e del suo leader Casini, dopo un breve periodo di opposizione al Governo in Parlamento.
"Pierfurby" ha fatto una scelta, puntando tutto sull'instabilità politica e la parità di seggi per recitare il ruolo del protagonista indispensabile e ago della bilancia, per determinare insomma gli equilibri politici e addirittura aspirare alla carica di Premier.
Puroppo per lui, gli italiani hanno dato una schiacciante maggioranza al Popolo della Libertà e agli alleati di centrodestra, che oggi governano rispettando le promesse e con un consenso maggioritario, a tratti con punte eccezionalmente elevate.
L'UDC, invece, rimane immobile e in solitudine, quasi in attesa delle mosse di PD e PDL, per uscire da un isolamento che comporta tanti svantaggi. Il partito, infatti, appare superfluo, in preda a divisioni sempre più pericolose per l'unità (c'è chi guarda al centrosinistra e mantiene l'ostilità nei confronti di Berlusconi, e chi invece intende ricomporre l'unità del centrodestra).
La scelta per il PD causerebbe la probabile fuoriuscita dell'infuente corrente siciliana, e lo svuotamento elettorale (buona parte degli elettori del partito non si fida del Cavaliere, ma neppure intende andare a braccetto coi democratici). La scelta per il PDL provocherebbe la probabile uscita della corrente capeggiata da Tabacci e Pezzotta.
L'isolamento perpetuo porterebbe solo ad una lenta, inevitabile agonia.
Casini è nei guai: il tempo scorre, le Europee si avvicinano, la soglia di sbarramento forse verrà alzata, e basta poco per scendere sotto il 5 o il 4%.
Berlusconi, invece, può "succhiare" l'elettorato dell'UDC passo dopo passo, con pazienza, e può denunciare eventuali alleanze locali fra casiniani e partiti di centrosinistra.
Ad ogni modo, è un bene lasciar fuori l'UDC dalla maggioranza.
Il PDL deve crescere da solo, senza confusione, e soprattutto senza assumersi l'incarico di mediare fra Lega e post-democristiani (l'esperienza fra 2001 e 2006 ha insegnato parecchio).
Casini si è assunto la responsabilità di andare da solo: continui su questa strada, va bene così. Il Cavaliere e il centrodestra hanno solo da guadagnarci: meno liti, meno caos, più chiarezza di ruoli.




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