La Russa: sì alla riforma
Ma servono correttivi e risorse per le aree deboli
Caro Direttore,
il disegno di legge in materia di federalismo fiscale di cui è prevista 1'approvazione da parte del Consiglio dei ministri rappresenta per Alleanza nazionale una pagina positiva ed innovativa della nostra storia repubblicana. Il disegno di legge che affronta un tema lungamente atteso e dibattuto, è sicuramente condivisibile nel suo impianto generale. Si caratterizza positivamente soprattutto perché segna il passaggio da un sistema di finanza derivata, basato sul criterio della «spesa storica» (quella cioè riferibile a quanto si era speso negli anni precedenti) che, è servito a foraggiare a piè di lista le amministrazioni inefficienti, ad un nuovo sistema che dovrà far leva, sul cosi detto «costo standard», vale a dire sulla corretta ed effettiva quantificazione della spesa degli enti territoriali per i servizi offerti ai cittadini. In tal modo sarà più agevole perseguire l'obiettivo di riduzione della pressione fiscale e di ridurre gli inutili eccessi di spesa. Meno sprechi e meno tasse. Questo il nostro obiettivo.
Ci sono tuttavia aspetti da approfondire ulteriormente per assicurare una migliore funzionalità del nuovo sistema. Rilevante appare ad esempio, anche dal punto di vista strettamente costituzionale, la questione relativa al finanziamento delle «competenze residuali», quelle cioè che il 117 comma 4 della Costituzione attribuisce alle Regioni in quanto «materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato». Tali competenze, poiché sono determinate per esclusione, non possono essere del tutto previamente classificate. Non appare quindi possibile prevedere a priori, come invece fa il disegno di legge, la loro copertura finanziaria che invece potrà essere assicurata solo all'occorrenza. Questo è un problema da risolvere. Con riferimento invece ai meccanismi di perequazione prescelti per garantire la copertura delle spese riconducibili alle prestazioni essenziali connesse all'attuazione dei diritti civili e sociali, nonché a quelle relative all'esercizio delle funzioni fondamentali degli Enti Locali, sarà opportuno individuare un momento di sintesi nella corretta gestione procedurale in capo ad un organismo terzo di natura statuale. In questo modo pur con il concorso dell'organismo paritetico previsto dalla bozza, si determinerà un obiettivo e imparziale momento di sintesi nelle procedure di riequilibrio tra le Regioni più ricche e quelle con minori risorse. Per essere più chiari, ad esempio, l'accertamento della "capacità fiscale per abitante" rilevante ai fini dell'istituzione del fondo perequativo a favore delle Regioni più deboli, potrà essere fatta, solo dagli uffici dello Stato in quanto quelli regionali potrebbero essere portatori di interessi di parte: le Regioni a più basso reddito per ottenere maggiori contribuzioni e quelle ad alto reddito per diminuire i versamenti a loro carico.
C'è poi una questione che sicuramente ci troverà d'accordo con chi si batte per un reale federalismo. Mi riferisco alla necessità di realizzare anche un «federalismo delle risorse pubbliche». Infatti il potere effettivo di accertamento degli enti locali in materia tributaria necessita di adeguate risorse umane. In particolare, il modello da imitare è quello tedesco dove solo l'11% del personale pubblico è concentrato a livello centrale, mentre la maggior parte delle risorse è distribuita tra i Laender e gli Enti locali. Al riguardo occorre predisporre adeguate politiche tendenti a favorire, soprattutto su base volontaria, la mobilità nel settore pubblico, dal centro alla periferia. Affinché il federalismo fiscale abbia il successo che anche noi auspichiamo e non sia invece virtuale, è indispensabile, infine che si tenga conto delle esigenze di tutta la Nazione e in particolare anche del Mezzogiorno che, come è noto, soffre di ritardi storici. An ritiene giusto che occorra reperire le risorse necessarie per realizzare le infrastrutture e la riqualificazione del capitale umano necessarie per altro per ottenere dall'Europa il via libera all'adozione di una fiscalità di sostegno (la c.d. fiscalità di vantaggio) che potrebbe risultare un volano decisivo per le Regioni meno ricche. E perciò indispensabile che venga predisposto un piano straordinario di investimenti, a carico della fiscalità generale, per le infrastrutture e il miglioramento del livello professionale delle risorse umane. Si tratterebbe di un intervento speciale da parte dello Stato così come previsto dall'art. 119 comma S della Costituzione. Si avvia così un percorso storico al quale vogliamo dare un contributo significativo affinché il federalismo fiscale sia effettivo strumento di crescita per l'intera Nazione, dal Nord al Sud dalle città metropolitane ai Comuni più piccoli.
Ignazio La Russa
Reggente di An
11 settembre 2008
http://www.corriere.it/politica/08_s...4f02aabc.shtml




Rispondi Citando