Asif Ali Zardari: il ‘padrino’ come nuovo presidente del Pakistan
di Tariq Ali
8 Settembre 2008
L’elezione di Asif Ali Zardari a nuovo presidente del Pakistan, al posto del dimissionario Musharraf, è la peggiore scelta possibile per il paese – sostiene il noto giornalista pakistano Tariq Ali. Il Pakistan ha urgente bisogno di un presidente che sia una figura di riferimento ed una autorità morale per il paese, ma il marito della defunta Benazir Bhutto – afferma Ali – non possiede alcuna di queste caratteristiche
Asif Ali Zardari – scelto dal destino perché diventasse il marito di Benazir Bhutto e che, di conseguenza, fece tutto ciò che era in suo potere per evitare di tornare nell’oscurità – si appresta a diventare il nuovo presidente del Pakistan. Untuosi parassiti, che non mancano mai in Pakistan, organizzeranno qualche celebrazione, e le pronte lingue dei vecchi ‘amici’ (alcuni dei quali or ora nominati ambasciatori presso le capitali occidentali) parleranno di come la democrazia è stata rafforzata. La ristretta cerchia di amici di Zardari, con i quali egli condivise i profitti del potere e che sono rimasti leali, rifiutando tutti gli incitamenti a ribaltare lo stato delle prove nei casi di corruzione contro di lui, sarà anch’essa ben felice. C’è poco da stupirsi, dunque, se le definizioni di democrazia in Pakistan differiscono da persona a persona.
Non vi sarà alcuna manifestazione di gioia nelle strade per accompagnare il passaggio dei poteri da un generale in rovina ad un politico decrepito. L’affetto che in alcuni quartieri viene provato per la famiglia Bhutto non è trasferibile. Se Benazir fosse ancora viva, Zardari non avrebbe ottenuto alcuna carica ufficiale. Lei avrebbe preso in considerazione altri politici di lungo corso per la presidenza. Se fosse stata maggiormente incline alla democrazia, non avrebbe mai trattato il suo partito politico in maniera così sprezzante, riducendolo alla condizione di un cimelio di famiglia, trasmesso in eredità a suo figlio, con il marito in qualità di reggente fino a quando il ragazzo non avrà l’età necessaria.
Questo, solo questo, ha aiutato l’ascesa di Zardari. Egli fu detestato da molti dei più accesi sostenitori di sua moglie all’interno del Partito del Popolo Pakistano (PPP) (o il partito della famiglia Bhutto, come viene chiamato dai suoi membri disamorati), anche quando lei era ancora in vita. Essi incolparono l’avidità di Zardari ed il suo atteggiamento da ‘padrino’ per spiegare la perdita del potere da parte della Bhutto in due precedenti occasioni, cosa che ho sempre ritenuto leggermente ingiusta. Lei lo sapeva. Era una joint venture. Benazir non fu mai una persona che considerava la politica come l’unica e totalizzante passione della sua vita, ed aveva sempre invidiato lo stile di vita e la condotta sociale delle persone estremamente ricche. E lui era spudorato nei suoi sforzi di ottenere quello status.
Oggi, Zardari è la seconda persona più ricca del paese, con proprietà e conti bancari disseminati in svariati continenti, inclusa una dimora signorile nel Surrey del valore di diversi milioni. Molti esponenti della più stretta cerchia di Benazir, emarginati dal nuovo boss, lo odiavano realmente.
Lo zio di Benazir, Mumtaz Bhutto (il leader del clan), lo ha duramente accusato. Alcuni addirittura incoraggiano la grottesca visione secondo cui egli sarebbe in qualche modo responsabile della morte di Benazir. Ma queste sono sciocchezze. Lui sta solo cercando di portare a compimento l’eredità di sua moglie. Fu certamente accusato di aver ordinato l’assassinio di suo cognato Murtaza Bhutto quando Benazir era primo ministro, ma l’accusa non fu mai provata. Tipicamente, uno dei primi atti di Zardari dopo la vittoria del suo partito alle elezioni di febbraio, fu quello di promuovere Shoaib Suddle, l’alto responsabile di polizia connesso con l’agguato e l’uccisione di Murtaza Bhutto, a capo della Federal Intelligence Agency (il servizio investigativo che fa capo alla polizia pakistana (N.d.T.) ). La lealtà viene sempre ripagata in pieno.
In generale nel paese, la sua popolarità, che è sempre stata scarsa, è precipitata ulteriormente. La maggioranza dei 190 milioni di cittadini del Pakistan potrà essere povera, analfabeta o semi-alfabetizzata, ma l’istinto dei pakistani generalmente non fallisce. Un sondaggio realizzato dalla New America Foundation alcuni mesi fa ha rivelato che gli indici di gradimento di Zardari hanno raggiunto livelli bassissimi – meno del 14%. Questi dati confermano l’opinione che egli rappresenti la parte peggiore della fragile nazione pakistana. Il popolo non ha avuto alcuna voce in capitolo nella sua elezione. Personalmente, non prendo troppo sul serio la recente rivelazione secondo cui uno psichiatra aveva dichiarato che egli soffrirebbe di una grave forma di disordine mentale, al punto di essere incapace di riconoscere i propri figli a causa di una cronica perdita di memoria. So che tutto questo era stato progettato per il tribunale di Londra o di Ginevra, dove egli era accusato di riciclaggio di denaro su larga scala e di corruzione. Tutto ciò è stato messo da parte adesso, visto che è stato innalzato a personaggio cruciale nell’ambito della ‘guerra al terrore’.
Ma un piccolo mistero rimane. Perché gli Stati Uniti hanno improvvisamente ritirato il loro appoggio al Generale Musharraf? Una risposta è stata fornita il 26 agosto da Helene Cooper e Mark Mazzetti sul New York Times. Il Dipartimento di Stato, secondo questo reportage, non era favorevole ad un allontanamento di Musharraf eccessivamente frettoloso e senza dignità, ma a sua insaputa una fazione neocon intransigente guidata da Zalmay Khalilzad, l’ambasciatore americano presso il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, era impegnata a consigliare Asif Zardari in segreto e ad aiutarlo a pianificare la campagna per soppiantare il generale.
Khalilzad è un fazioso inveterato ed un maestro di intrighi. Dopo aver impiantato Hamid Karzai a Kabul (con orribili risultati, come molti a Washington ormai ammettono), era furibondo con Musharraf perché quest’ultimo si era rifiutato di dare pieno appoggio al suo protetto afghano. Khalilzad ora ha intravisto l’opportunità di punire Musharraf ed allo stesso tempo di creare un equivalente pakistano di Karzai.
Zardari faceva al caso suo. Egli è completamente adatto ad essere una perfetta creatura di Washington. Il governo svizzero ha utilmente deciso di sbloccare milioni di dollari dai conti bancari di Zardari che fino ad ora erano stati congelati a causa delle accuse di corruzione pendenti nei suoi confronti. Come la sua defunta moglie, anche Zardari ora viene riciclato, proprio come il denaro di cui egli si era impossessato nell’ultima occasione in cui era stato in carica come ministro degli investimenti. Questa sua debolezza lo renderà un presidente del Pakistan facile da influenzare.
La maggioranza della popolazione è profondamente ostile alla presenza USA/NATO in Afghanistan. Quasi l’80% è favorevole ad una soluzione negoziata e ad un ritiro di tutte le truppe straniere. Quattro giorni fa, alcuni commando americani sono entrati in Pakistan ‘in cerca di terroristi’ e 20 innocenti sono stati uccisi. Zardari è stato messo alla prova. Ma se egli permetterà alle truppe americane di entrare nella provincia di confine in missioni ‘cerca e distruggi’, la sua carriera avrà vita breve ed i militari pakistani torneranno in qualche modo al potere. L’Alto Comando dell’esercito pakistano non può permettersi di ignorare la crescente collera che si sta diffondendo nei suoi ranghi più giovani per il fatto di essere costretti ad uccidere la loro stessa gente.
Il presidente del Pakistan fu concepito dalla costituzione del 1972 come una figura puramente simbolica. I dittatori militari hanno poi sovvertito ed alterato la costituzione a loro vantaggio. Zardari tornerà alla costituzione di suo suocero (Zulfikar Ali Bhutto, padre di Benazir, che fu presidente dal 1971 al 1973, e poi primo ministro dal 1973 al 1977 (N.d.T.) ) o deciderà di conservare i suoi attuali poteri?
Il paese ha disperatamente bisogno di un presidente in grado di esercitare una qualche autorità morale e di rappresentare la coscienza del paese. Il deposto presidente della Corte Suprema, Iftikhar Chaudhry, viene subito alla mente, così come le personalità di Imran Khan e I.A. Rehman (il presidente della Commissione dei Diritti Umani), ma l’elite di governo ed i suoi egoisti sostenitori a Washington sono sempre stati sordi ai reali bisogni di questo paese. Tuttavia, essi dovrebbero fare attenzione. Le scintille provenienti dal confine afghano potrebbero scatenare un incendio difficile da controllare.
Tariq Ali è un noto scrittore, analista politico ed attivista anglo-pakistano; è stato una figura di spicco della sinistra internazionalista sin dagli anni ’60; è fra gli editori della rivista ‘New Left Review’
http://www.arabnews.it/2008/09/08/as...-del-pakistan/




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