Il Tibet ha diritto alla secessione dalla Repubblica Popolare Cinese?


Il Tibet ha diritto alla secessione dalla Repubblica Popolare Cinese?


Si.


Autonomia si,secessione no!
Son tutti della stessa razza...


Per parlare di diritto bisognerebbe sapere in base a quale principio?
Poi il principio non sempre coincide con l'interesse, e non sempre l'interesse coincide con la forza.


No. Se vogliono l'indipendenza, facciano la guerra civile.








Il Tibet, secondo l'Atlante Storico Garzanti, faceva parte del Celeste Impero dal 1724. Cmq io non riconosco il principio di autodeterminazione dei popoli. Sostengo il principio della Civiltà, come ho scritto nel thread sulla Cecenia. Quindi voto no. Questo non vuol dire che concordi con la violazione dello statuto di autonomia del Tibet, e dell'immigrazione massiccia della popolazione di etnia han da parte del governo di Pechino.
abbastanza vero...ti faccio un copia incolla di un mio breve riassunto di storia da un'altra discussione:
La storia conosciuta inizia con il re Songtsen Gampo, che regnò dal 618 al 649.
Egli unì le tribù tibetane perennemente in guerra tra loro, accrebbe ulteriormente le sue conquiste territoriali ed effettuò matrimoni di alleanza;oltre alle sue mogli tibetane, sposò due principesse di religione buddista, una cinese e una nepalese
La principessa cinese introdusse nel paese il baco da seta, il mulino da macina, il vetro, l’alcool di riso, la carta e l’inchiostro. Le due spose di Songtsen Ganpo sono tuttora venerate come coloro che per prime introdussero il buddismo in Tibet e per i devoti tibetani esse furono una manifestazione terrena di Tara verde e Tara bianca, divinità protettrici del paese.
Il re Tritson Detsen (765 – 804) suo successore, decise di dare un ulteriore forte impulso alla diffusione degli insegnamenti buddisti......
nel monastero di Samye si svolse un celebre dibattito dove venne deciso l’indirizzo filosofico che avrebbe preso il buddismo tibetano, quando si incontrarono per un confronto i monaci cinesi rappresentanti del Chan guidati da Heshang Mahayana e i monaci indiani guidati dal maestro Kamalashila, discepolo di Santaraksita, rappresentanti della visione Madyamika (la via di mezzo). La scuola indiana fu quella prescelta, e da quel momento gli insegnamenti della Madyamika sono diventati la fonte d’ispirazione che ha plasmato la cultura del Tibet fino ad essere così profondamente assimilati da diventarne la vera essenza.
NOTARE SIN DALLE ORIGINI L'AFFINITA' CON L'INDIA
Il successore di Trisong Detsen, Ralpa Chen (817 – 863), continuò l’opera di diffusione del buddismo, fece costruire molti monasteri e proseguì l’opera di traduzione dei testi indiani.
Da Atisha (979 – 1053) nacque la scuola Kadam, fondata dal suo discepolo Domtönpa (1005 – 1064), che fece edificare il monastero di Reting vicino a Lhasa.
Il buddismo divenne quindi la religione di tutto il popolo tibetano.
SALTIAMO QUALCOSA.....
...................... gli invasori mussulmani effettuavano le prime scorrerie nell’India settentrionale che portarono nel corso di due secoli alla distruzione delle grandi università monastiche, dei monasteri e dei templi distruggendo di fatto la cultura buddista.
I tibetani restarono quindi i soli depositari degli insegnamenti del Buddha delle tradizioni delle antiche scuole indiane e conservarono i testi che erano stati tradotti con grande zelo e fedeltà.
All'inizio del XIII secolo i mongoli irrompono nella storia del Tibet.
TANTO PER DIRE CHE POSSONO AVERE PIU' PRETESE I MONGOLI SUL TIBET CHE NON I CINESI…….
L’imperatore Gengis Khan (1155 – 1227), convocò alla sua corte i rappresentanti di tutte le maggiori religioni e di tutte le diverse confessioni (confuciani, taoisti, mussulmani, cristiani e buddisti )
Si racconta che egli abbia proclamato vincitori del primo congresso interreligioso della storia i maestri tibetani e che lui stesso si convertì al buddismo Vajrayana.
Nel 1234, Godan Khan sottomise militarmente il Tibet, ma Sakya Pandita, capo della scuola Sakyapa, salvò il paese dalle devastazioni grazie alla sua autorità spirituale.
Chogyal Pakpa (1235-1280), nipote di Sakya Pandita, divenne maestro spirituale di Kublai Khan che, nel 1253, gli affidò il governo di tre province del Tibet.
......SEMPRE I MONGOLI.......
I Lama sakyapa governarono il Tibet per 105 anni fino al 1358 quando il potere fu assunto da Jangchub Gyaltsen della scuola Kagyü, insignito dall’imperatore della Cina del titolo onorifico di Tai Situ e dal 1369 al 1652 i Karmapa, capi spirituali della scuola Karma Kagyü, assunsero il potere temporale del Tibet.
ANCORA I MONGOLI
Mongoli e tibetani fondarono una sorta di patto sacerdotale in base al quale, mentre i tibetani si prendevano cura del benessere spirituale, i mongoli garantivano al Tibet la sicurezza temporale. Tuttavia la mancanza di un’effettiva autorità centrale riconosciuta da tutti era causa di interminabili conflitti tra le diverse famiglie aristocratiche che spesso nascondevano i loro interessi dietro questioni dal sapore religioso.
Tra il XV ed il XVII secolo nelle diverse scuole si svilupparono da un lato una ricca e profonda esperienza spirituale, ma dall’altro anche discordie e conflitti tra diverse fazioni in lotta per il potere, in quanto di fatto il potere temporale dei monasteri legava il successo di diversi gruppi di aristocratici alla predominanza di una scuola. In modo particolare la lotta tra le scuole Kagyü e Gelug sfociò a volte in vere ostilità militari, soprattutto a Lhasa.
QUESTO E' STATO IL PERIODO DELLE DISPUTE...
Durante il XVI secolo il potere della scuola Ghelug crebbe notevolmente: su invito di Altan Khan, nel 1578, la terza incarnazione di Gedun Drub, Sonam Gyatzo (1543 – 1588) consolidò il futuro politico tibetano divenendo maestro dell’imperatore mongolo e, poiché aveva condotto quel popolo verso il buddismo, gli fu conferito il titolo di Dalai Lama che in mongolo significa “Oceano di saggezza”. La scuola Ghelug si assicurò così l’alleanza dei mongoli, che esercitavano ancora un forte potere politico in Tibet. Il quarto Dalai Lama si rivelò essere uno dei pronipoti di Altan Khan; il suo tutore, l’incarnazione di Kedup Djè, fu nominato Panchen Lama o Grande insegnante, destinato al secondo grado d’importanza come Maestro spirituale del Tibet; la sua sede fu il monastero di Tashilhunpo.
INSOMMA A BEN VEDERE IL TIBET DOVREBBE FAR PARTE DELLA MONGOLIA
Nel 1642 l’esercito di Gushri Khan intervenne in Tibet ed impose ai tibetani il governo temporale del Dalai Lama, allora già alla quinta incarnazione e considerato un’emanazione di Avalokitesvara, la divinità della compassione universale che protegge il Tibet.
Il V Dalai Lama, Lobsang Gyatso (1617 –1682), conosciuto come "Il Grande quinto", unificò le fazioni feudali e cercò di raggiungere un equilibrio tra le scuole limitando i privilegi dei Ghelugpa. Diffuse nel paese cure mediche ed istruzione, viaggiò, insegnò molto e diede una costituzione all’organizzazione religiosa. Il grandioso palazzo del Potala fu costruito durante il suo regno ed è il simbolo della potenza del Tibet di allora, quando Lhasa era il fulcro della civiltà del buddismo Mahayana Vajrayana ed i monaci di tutte le regioni aspiravano ad essere ammessi alle sue tre famose università. Nel 1652 il V Dalai Lama fu accolto a Pechino su invito dell’imperatore della Cina che lo accolse come suo pari.
Il V Dalai Lama era così venerato dai tibetani che i reggenti ne tennero nascosta la morte per 15 anni temendo un ritorno alle guerre civili. Così il VI Dalai Lama era già un adolescente quando salì al trono. Tra la sorpresa generale, il VI Dalai Lama rifiutò l’ordinazione monastica ed insegnò seduto tra la gente. Di animo estremamente sensibile fu autore di numerose poesie d’amore che appartengono alla letteratura poetica del Tibet. I suoi scritti possono essere interpretati sia come sonetti dedicati all’amata che come esperienze di estasi spirituale. Tuttavia, senza un abile capo politico, Lhasa divenne preda contesa tra Cina e Mongolia. La Cina instaurò il suo protettorato sul Tibet.
LA CINA SI E' APPROFITTATA DEL DALAI LAMA BUONO E POETICO
Il VII (1708-1757) e l’VIII (1758 –1804) Dalai Lama furono eminenti eruditi ed autori di testi filosofici di grande valore, ma si dedicarono esclusivamente alle pratiche spirituali lasciando l’amministrazione politica nelle mani dei politici laici. I loro successori dal IX al XII vissero pochissimo, non più di 21 anni, e la figura del reggente assunse un ruolo di sempre maggior rilievo.
Quando nacque il XIII Dalai Lama, nel 1876, il Tibet era un paese a rischio; da una parte gli amministratori britannici, coinvolti negli intrighi di potere in tutta l’Asia centrale, cercavano di assumere il controllo anche del mercato tibetano, dall’altra i cinesi esercitavano una politica espansionistica.
Nel 1903 gli inglesi forzarono le frontiere ed invasero il Tibet mentre il XIII Dalai Lama, che allora aveva 28 anni, stava completando in solitudine un ritiro di meditazione di tre anni. Il governo tibetano si rivolse a Nechung, l’oracolo di stato, che pronosticò l’entrata delle forze britanniche a Lhasa, ma anche la fine della loro occupazione militare. Il Dalai Lama si rifugiò in Mongolia, l’alleato tradizionale del Tibet, poi si recò in Cina dove assistette all’incoronazione dell’ultimo imperatore. Dopo cinque anni di occupazione militare, gli inglesi giunsero ad un accordo con i tibetani ed abbandonarono Lhasa. Tuttavia, dopo due mesi dal suo ritorno in patria, il XIII Dalai Lama era di nuovo in fuga. Questa volta il Tibet era minacciato dalle truppe cinesi che entrarono a Lhasa sparando nelle strade. Il Dalai Lama questa volta riparò in India, dominata dagli inglesi; in nove giorni percorse un tratto di 430 chilometri tra i monti che normalmente si percorrevano in tre settimane di cavallo. L’esilio in India permise al XIII Dalai Lama di venire in contatto con nuove idee che lo convinsero ad apportare profondi cambiamenti all’interno del Tibet. Intanto gli invasori cinesi trucidavano i tibetani, distruggevano i monasteri e fondevano le statue per fabbricare armi.
Nell’ottobre 1911 la dinastia cinese venne rovesciata dai repubblicani di Sun Yat Sen ed i tibetani iniziarono una lotta di liberazione contro gli invasori cinesi. Nel 1912 Lhasa fu liberata dai soldati cinesi ed il XIII Dalai Lama vi fu accolto trionfalmente
Nel 1913, alla presenza dei rappresentanti dei governi cinese, britannico e indiano cercò di stabilire ufficialmente i suoi confini. Fu redatto un trattato a Shimla e firmato un accordo, ma la Cina non lo ratificò. Negli ultimi anni della sua vita il XIII Dalai Lama operò intensamente per introdurre nel suo paese importanti riforme sociali.
IL RESTO E’ NOTO…