VELTRONI PRONTO A LASCIARE IL COMITATO del MUSEO PER LA SHOAH
Fascismo, Alemanno corregge il tiro
La Russa rilancia: omaggio ai soldati Rsi
Il sindaco: «Condanno l'esito liberticida di quel regime». Il ministro: «Un torto non ricordare quei militari»
Gianni Alemanno (Lapresse)
Gianni Alemanno (Lapresse)
ROMA - Sul fascismo (definito nei giorni scorsi «un fenomeno complesso, molti vi aderirono in buona fede») e sulle leggi razziali («Quelle sì che furono il male assoluto, un cedimento al nazismo») Gianni Alemanno corregge il tiro. Ma il ministro della Difesa Ignazio La Russa in un certo modo rilancia. Il sindaco di Roma approfitta del discorso in ricordo dei caduti per la Difesa di Roma durante la Resistenza, pronunciato nel corso delle celebrazioni del 65esimo anniversario della Difesa di Roma e dell'inizio della guerra di Liberazione. «Per il sottoscritto comprendere la complessità storica del fenomeno totalitario in Italia e rendere omaggio a quanti si batterono e morirono su quel fronte in buona fede, non significa non condannare senza esitazione l'esito liberticida e antidemocratico di quel regime» ha spiegato Alemanno.
LA RUSSA - Ma, intervenendo alla stessa cerimonia e parlando davanti al Capo dello Stato (che ha invitato tutti i cittadini a rafforzare la memoria della Resistenza) il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha reso omaggio anche ai militari dell'esercito della Repubblica Sociale Italiana che, «dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della Patria». «Farei un torto alla mia coscienza - ha detto La Russa - se non ricordassi che altri militari in divisa, come quelli della Nembo dell'esercito della Rsi, soggettivamente, dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani e meritando quindi il rispetto, pur nella differenza di posizioni, di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d'Italia».
POLEMICHE - La polemica scatenata dalle frasi di Alemanno è destinata dunque a restare accesa. La comunità ebraica ha chiesto al sindaco di Roma di chiarire il significato delle sue frasi. E il segretario del Partito Democratico e ex primo cittadino della Capitale Walter Veltroni si dimetterà in giornata, a quanto si apprende, dal comitato per il museo della Shoah, proprio in rottura con le affermazioni del sindaco sul fascismo. Veltroni spiegherà le motivazioni del suo gesto in una lettera al comitato del museo. Il leader del Pd era stato da sindaco tra i promotori del comitato del museo romano e, dopo le sue dimissioni da primo cittadino gli era stato chiesto di rimanere, ma per Veltroni sarebbe inaccettabile restare in un organismo in cui siede chi non condanna in modo inequivocabile il fascismo e le leggi razziali.
«SOLO POLEMICA GIORNALISTICA» - Prima del discorso ufficiale lo stesso Gianni Alemanno era tornato sulla vicenda: «La polemica che si è generata in questi giorni è stata basata più sui titoli giornalistici che sulla realtà delle mie affermazioni. Quindi, farà fede ciò che dirò adesso nel discorso ufficiale» aveva annunciato il sindaco di Roma, che ora si augura che Veltroni torni sui suoi passi. «Spero ci ripensi» ha detto appena appresa la notizia che probabilmente il leader del Pd Walter Veltroni uscirà dal comitato del Museo della Shoah di Roma, in polemica con le sue dichiarazioni.




Rispondi Citando



