Milano, sabato scorso, ha segnato nuovamente un orizzonte politico che oramai è decisamente tramontato. L'antifascismo non è più pratica e sentore popolare, ma è stata delegata ad un manipolo di professionisti dell'argomento.
E come tutti i professionisti, sono altamente specializzati (guardare ad esempio le mappature) ma poco poco numerosi.
Forse è ora di cambiare registro e passare ad una cosa che a Milano è estremamente urgente (e correlata con l'argomento in questione): la ricostruzione del movimento.
Alcuni compagni si sono domandati, giustamente, quanto fosse machiavellicamente preparato il piano di sistematica disintegrazione del movimento milanese, movimento che per certi versi è stato avanguardia di una tipologia di attività politica per tutta Italia. Anche perché Milano è cantiere e laboratorio di pratiche sociali.
Alcuni passaggi storici alla veloce:
1) Tutto parte, a parere mio, con la morte di Dax. Dax muore in seguito ad un o scontro che definisco di "fascismo sociale diffuso", ovvero i soliti delinquenti che si inventano un'identità fascista come copertura di tutta una serie di sfighe sociali che sono costretti a sucarsi tutti i giorni.
2) In seguito alla morte di Dax scatta la repressione in ospedale, al San Paolo. Una bella operazione di mattanza stile cileno.
3) Il movimento italiano è scosso e si da appuntamento a Milano. Gli occhi sono puntati sulla città: polizia e fascisti vogliono capire quanto potenziale può dispiegare il movimento milanese a fronte di una situazione così calda.
La risposta diventa terreno di analisi di questi due soggetti che, a parere mio, parallelamente e disgiuntamente, arrivano alla conclusione che è possibile forzare la situazione.
4) Con la scusa di una scaramuccia su un treno, vengono arrestati 4 compagni di Milano e detenuti per un bel po': il movimento non è in grado di mobilitarsi a sufficienza per scarcerarli. Altro test repressivo.
5) Intanto i fascisti iniziano a farsi sentire con aggressioni sempre più diffuse e tollerate dalla polizia: Bergamo, Navigli, il centro di Milano...per un annetto gli aggressori rimangono impuniti anche se erano chiaramente individuabili. Ovviamente questi iniziano a credere di essere davvero super bravi esagerando un paio di volte. Risultato che, finito il periodo di utilità, finiscono dentro (tra l'altro beccato uno, questo si cantò i nomi di tutti gli altri, a riprova che non erano poi sta gran banda di paramilitari).
6) Allo stadio aggiustamenti sul filo della criminalità estromettono dalla curva lo storico gruppo della Fossa. A questo punto un altro pezzo di agibilità prende il largo.
7) Colpo di coda finale l'11 marzo con la quarantina di arresti per gli scontri. Passano capi di accusa che creano precedenti molto pericolosi in termini di repressione prossima futura.
E con questo il quadro è chiuso: il movimento milanese, stritolato tra delinquenti, repressione e criminalità diffusa (non ultimo l'esplosione totale della cocaina in città), implode e si frantuma.
Ovviamente le cause non sono solo esterne, ma anche interne. Io non le conosco bene ma posso parlare sicuramente di concause, tra cui la frammentazione leaderistica e il tentativo di riaggregazione collettiva sotto il profilo comune dell'antifascismo.
Quest'ultimo tentativo non ha funzionato minimamente, e sarebbe ora di comprenderlo.
Ora, anche la destra milanese (che ricordo è un intreccio molto folto di vari interessi e che prende in vario modo pezzi di AN con giri molto più radicali) si è accorta che i rapporti di forza sono a favore e si è data da fare.
Ha ripulito immagine (sganciandosi dall'immaginario ghettizzante skinhead e prendendo il largo verso una forma distorta all'italiana del casualismo britannico) e agito in maniera furba.
Denunciare questo ha utilità quasi nulla in una città dai ritmi vertiginosi, scossa a un'immigrazione sommersa e dall'utilizzo pressoché totale (e trasversale anche agli schieramenti politici) della cocaina.
Ripartiamo da altro, che non sia la denuncia ma che non sia manco l'antifascismo militante o di importazione tedesca.
Il lavoro è tantissimo, e si può partire dove si vuole: la città è talmente ampia che è semplice costruire un'alternativa sociale senza incorrere nei soliti trabocchetti repressivi (aggressione-controaggressione-arresti).
La gente di Milano non aspetta altro.




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