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    Predefinito Georgia:ha perso Israele.

    Georgia: ha perso Israele.

    Nei giorni scorsi la Moskva, accompagnata dalla corvetta Smetlivy sono state spostate nell’area orientale del Mar Nero, davanti alla Georgia, con il dichiarato scopo di assistere gli osseti in fuga davanti all’invasione georgiana del loro territorio: almeno 30 mila persone su 70 mila, terrorizzati dalle atrocità di cui sono stati testimoni.

    Nei loro racconti, parlano di bombe a mano tirate dai soldati georgiani nelle cantine dove gli abitanti si erano rifugiati dai bombardamenti, di soldati russi della forza d’interposizione feriti, catturati e giustiziati sommariamente, di un inizio di pulizia etnica (il presidente Medvedev ha parlato di genocidio). Le oltre duemila vittime civili paiono confermare: non si è cercato di fare un’operazione militarmente «pulita», bensì di spargere il terrore con massacri, per spingere alla fuga la popolazione.

    Ancora una volta, è la scuola israeliana all’opera: il «trattamento Deir Yasin». E la Francia del Sarko-katz partecipa all’avventura con un sommergibile atomico. Visto che Berlusconi è spesso al telefono con Sarko, che è pure presidente semestrale della UE, non potrebbe chiedergli ragione di tanto impegno? E magari una telefonata di richiesta di chiarimenti «all’amico Bush» su quei negri ammazzati e catturati in territorio altrui? Invece no: chiede moderazione solo all’«amico Putin».

    Le grandi manovre giudaico-cristiane («Brimstone» nell’Atlantico, e «Immediate Response» in Georgia, entrambe finite il 31 luglio, a ridosso dell’attacco di Kartulia agli osseti) fanno pensare che Saakashvili, dopotutto, non abbia agito di testa sua; l’attacco deliberato pare iscriversi in un più vasto piano concertato di provocazione ed affermazione di potenza, per il dominio totale delle fonti petrolifere. Una strategia alla Brzezinsky, sul «grande scacchiere» geopolitico, contro i nemici storici reali, Russia e Cina.

    Se è così, mai nome fu più adatto ad una esercitazione: «Operazione Zolfo» ha l’intento di incendiare definitivamente l’area del petrolio del Golfo. In qualche modo, la strategia Us-raeliana sembra quella di reagire alle proprie sconfitte aumentando la posta. Ci sono brandelli di informazioni, che non troverete sui nostri media alla Riotta, e che paiono confermare questa volontà di escalation.

    • Il ministero degli Esteri ucraino ha dichiarato che l’Ucraina si riserva il diritto di impedire il ritorno della flotta russa del Mar Nero, ora impegnata al largo della Georgia, nei porti ucraini (4). In base ad un accordo firmato fra i due Paesi, la flotta bellica russa ha il diritto di usare i porti ucraini fino al 2017. Evidentemente la «democrazia» ucraina, che deve la sua esistenza a Washington non meno della «democrazia» in Kartulia, arde dalla voglia di impicciarsi nel conflitto, troppo «limitato» secondo i gusti del suo padrone a Washington. Bisogna ampliarlo, e l’Ucraina si presta.
    • Gli americani si apprestano a trasportare, con ponte aereo, metà del contingente di Kartulia che è impegnato in Iraq, e che ne fa il terzo dei contingenti alleati, dopo americani e britannici. Mille uomini subito «entro 96 ore», gli altri mille al più presto, ha detto il colonnello Bondo Maisuradze: «Gli USA ci forniranno il trasporto» (5). Dunque il Pentagono, mentre chiede il cessate il fuoco a Putin, prepara il suo satellite georgiano ad un qualche contrattacco. E in ogni caso, il ponte aereo dell’USAF espone gli aerei americani al contatto con le armi russe: una provocazione aperta, magari alla ricerca di un «incidente».
    • Nel lontano Kirghizistan, in una casa di Bishkeh (la capitale) affittata a cittadini americani con passaporto diplomatico, la polizia locale - allertata dai vicini - ha trovato un vero arsenale: 53 armi da fuoco anche «di grosso calibo» oltre a «lanciagranate, fucili mitragliatori, pistole, carabine da cecchino e 15 mila proiettili». I cittadini americani che sorvegliavano le armi sono «due dipendenti dell’Ambasciata USA e dieci militari americani nel Paese, dicono loro, per addestrare le forze speciali kirghize». Un dettaglio che il ministro degli Interni kirghizo, Temirkan Subanov, e il ministero della Difesa, negano con forza. C’è un accordo con gli USA, dicono, per addestrare gli agenti anti-droga (l’oppio afghano passa di lì), ma l’addestramento non richiede nè contempla armamento pesante. L’ambasciata USA ha emesso un comunicato in cui insiste: l’arsenale era lì con il permesso e su richiesta del governo kirghizo (6).

    Insomma l’America sta rimestando attivamente nel torbido, incitando i suoi satelliti e provocando, in tutta la vasta area d’influenza russa. L’Europa - tramite le sue cosche non-elette - è della partita, all’insaputa dei suoi cittadini.

    I nostri media non ci informano del fatto che siamo già schierati nella guerra di aggressione più inaudita della storia, a provocare il nostro massimo e più affidabile fornitore di prodotti energetici. Al contrario, titolano «Putin piega la Georgia» (Repubblica), «Mosca cieca» (Il Manifesto), ed evocando l’invasione sovietica a Praga nel 1968.

    Quanto al Papa, invoca la pace in nome delle «comuni radici cristiane», come se il cristianesimo c’entrasse qualcosa: che analisi fanno, in Vaticano? Hanno delle informazioni proprie? Che ideologia sposano? La giudaizzazione della Chiesa la porta alla rovina mentale.

    Si vede che siamo sotto protettorato di Katz, con direttori di TG del Katz, e giornali di sinistra molto del Katz.

    NOTE:

    1) «Did mercenaries help Georgia?», Russia Today, 10 agosto 2008. Con foto di corpi dei misteriosi combattenti, che portano mimetiche NATO. il sito Russia Today è stato oscurato per diverse ore, non certo da Mosca.
    2) «Israel backs Georgia in Caspian Oil Pipeline Battle with Russia», Debka File, 8 agosto 2008.
    3) «Major Armada prepares for Iran blockade», Europebusiness.blogspot, 7 agosto 2008. «The lead American ship in these war games, the USS Theodore Roosevelt (CVN71) and its Carrier Strike Group Two (CCSG-2) are now headed towards Iran along with the USS Ronald Reagon (CVN76) and its Carrier Strike Group Seven (CCSG-7) coming from Japan.
    They are joining two existing USN battle groups in the Gulf area: the USS Abraham Lincoln (CVN72) with its Carrier Strike Group Nine (CCSG-9); and the USS Peleliu (LHA-5) with its expeditionary strike group. Likely also under way towards the Persian Gulf is the USS Iwo Jima (LHD-7) and its expeditionary strike group, the UK Royal Navy HMS Ark Royal (R07) carrier battle group, assorted French naval assets including the nuclear hunter-killer submarine Amethyste and French Naval Rafale fighter jets on-board the USS Theodore Roosevelt. These ships took part in the just completed Operation Brimstone. The build up of naval forces in the Gulf will be one of the largest multi-national naval armadas since the First and Second Gulf Wars. The intent is to create a US/EU naval blockade (which is an Act of War under international law) around Iran (with supporting air and land elements) to prevent the shipment of benzene and certain other refined oil products headed to Iranian ports».
    4) «Ukraine threatens to bar Russian warships», Reuters, 10 agosto 2008.
    5) Deborah Haynes, «Georgia sends troops from Irak to South-Ossetia», Times, 10 agosto.
    6) «US arms cache found in Kyrgyzistan», Kommersant, 6 agosto 2008.

    di Maurizio Blondet
    tratto da www.effedieffe.com

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  2. #2
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    Ottime valutazioni.

  3. #3
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    Una falsa “pista israeliana” nei camuffamenti della crisi in Georgia

    9 settembre – Come parte della disinformazione mirante a tenere nascoste, nella crisi in Georgia, la regia britannica e i finanziamenti di George Soros, si è pensato bene di dare un peso eccessivo ai collegamenti di Israele nel paese caucasico, sebbene da parte del governo israeliano questi legami siano stati ufficialmente smentiti e da parte russa siano state accettate tali smentite.

    Si è insistito molto su due punti. Il primo riguarda le vendite di armi israeliane, con relativi addestramenti, alle forze armate georgiane. Sebbene queste vendite siano state documentate dalla stampa israeliana, si è parlato però di “miliardi di dollari”, cosa decisamente esagerata. Il secondo punto riguarda la firma da parte di Israele di un accordo per usare basi in Georgia per condurre attacchi contro gli impianti nucleari in Iran. Si tratta di un’accusa emersa ripetutamente sui mezzi d’informazione e negli ambienti dell’intelligence. Però, con uno sguardo alla cartina della regione, si vede che queste basi non risolverebbero il problema delle grandi distanze che gli aerei israeliani dovrebbero coprire per condurre tali attacchi. Inoltre, i velivoli dovrebbero entrare nello spazio aereo di Turchia, Armenia e Azerbaijan, nessuno dei quali si mostra molto disponibile.

    Il Jerusalem Post ha confermato che Israele ha venduto alla Georgia attrezzature per un valore tra i 300 ed i 500 milioni di dollari, ma ha anche riferito che tali vendite sono state drasticamente ridotte nei mesi che hanno preceduto l’attacco della Georgia all’Ossezia del Sud. Più precisamente, fonti del ministero della Difesa israeliano citate dal Jerusalem Post l’11 agosto, sostenevano che quando da Tbilisi sono arrivate nuove richieste, decisamente frettolose, di attrezzature militari, qualche mese prima dell’inizio delle ostilità, gli israeliani hanno concluso che Georgia e Russia erano entrate in rotta di collisione ed hanno deciso di ridimensionare le vendite.

    Inoltre, l’incaricato d’affari russo a Tel Aviv, Anatoly Yurkov, ha confermato al Jerusalem Post del 28 agosto che Israele aveva congelato tutte le vendite militari alla Georgia ed ha espresso apprezzamento per il “profilo basso” e per “l’approccio equilibrato” adottati da Israele nella vicenda. Ha aggiunto che Israele e Russia stavano discutendo la possibilità di aiuti israeliani da inviare ai profughi dell'Ossezia del Sud.

    La campagna di disinformazione mira anche a rovinare i rapporti tra Russia ed Israele. A pochi giorni dall’inizio della crisi georgiana, Ha’aretz ha pubblicato un articolo che spiegava come in conseguenza dell’opposizione espressa dal ministro della Difesa Robert Gates e dal segretario di Stato Condoleezza Rice all’attacco di Israele contro l’Iran, gli israeliani avessero deciso di migliorare i rapporti con la Russia per ottenerne la cooperazione nella ricerca di una soluzione diplomatica al problema del programma nucleare dell’Iran. Ha’aretz ha anche riferito che Israele è arrivata a proporre agli USA di rinunciare ad installare i sistemi anti missile nell’Europa orientale, ma che gli USA hanno respinto la proposta.

    http://www.movisol.org/08news197.htm


    carlomartello

 

 

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