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    Predefinito Legge 40 - sentenza della corte costituzionale

    La sentenza sugli embrioni
    «Si possono congelare»

    La Corte costituzionale cambia la legge 40, insorgono i cattolici


    ROMA - Sarà più libero il medico. Libero di scegliere le cure migliori e meno rischiose per le coppie. Valutando anche la possibilità di mettere da par*te gli embrioni «prodotti ma non impiantati». È la deroga al divieto di congelamento la ve*ra sorpresa della sentenza con cui la Corte Costituzionale ha parzialmente bocciato la legge 40 sulla procreazione medical*mente assistita. Nelle motiva*zioni scritte dal giudice Alfio Finocchiaro e pubblicate ieri dopo oltre un mese di attesa si riconosce al ginecologo «auto*nomia e responsabilità» nello stabilire di volta in volta quan*ti ovociti fecondare (attual*mente c’era un limite di tre). Non solo. Potrà decidere quan*ti «frutti» della provetta trasfe*rire nell’utero. Alcuni dei divieti fondamen*tali della legge secondo il giudi*ce violano l’articolo 3 della Co*stituzione «sotto il duplice pro*filo del principio di ragionevo*lezza e di quello di eguaglianza in quanto il legislatore riserva il medesimo trattamento a si*tuazioni dissimili. Violano inol*tre l’articolo 32 «per il pregiudi*zio alla salute della donna ed eventualmente del feto».

    La sentenza in teoria rivolu*ziona già da oggi l’attività dei centri. Il medico potrà valutare ad esempio se sia il caso di fe*condare quattro ovociti e, una volta ottenuti un certo numero di embrioni, stabilire di non impiantarli tutti in un’unica so*luzione, come invece era previ*sto. La Corte però chiarisce che «resta salvo il principio se*condo cui le tecniche non de*vono creare un numero di em*brioni superiore a quello stret*tamente necessario». La preoc*cupazione di base resta quella di evitare che si riempiano di nuovo i bidoni di azoto liqui*do, la sostanza usata per la crio*conservazione. Nel complesso però la Consulta smonta lo steccato che ha delimitato l’at*tività dei centri di fecondazio*ne artificiale negli ultimi 5 an*ni. La considerazione di fondo è che «la tutela dell’embrione non è assoluta» ma che occor*re trovare «un bilanciamento con l’esigenza di procreazio*ne ». Resta in piedi l’ultimo pi*lastro, il divieto di diagnosi preimpianto (se i genitori so*no portatori di malattie geneti*che si possono selezionare gli embrioni sani), barriera che era però stata in parte abbassa*ta con la modifica delle linee guida allegate alla legge da par*te dell’ex ministro della Salute, Livia Turco. E proprio le linee guida do*vranno essere cambiate, alla lu*ce della sentenza.

    Il sottosegre*tario al Welfare Eugenia Roccel*la intende muoversi presto: «La legge resta al suo posto pur con le modifiche forzate. Emerge un’incoerenza interna alla Corte. La sentenza rispetta*va l’impianto del testo, le moti*vazioni vanno oltre. Non cono*scono i dati. Ci sono passaggi ambigui». Carlo Casini, del Mo*vimento per la Vita, si dice indi*gnato per una «decisione che offende la ragione e l’egua*glianza tra gli esseri umani». Il sottosegretario all’Interno, Al*fredo Mantovano, parla di «ide*ologica non condivisione» da parte dei giudici. Per la sinistra è una rivincita. «È stata piena*mente confermata la ragione dei ricorrenti e di tutti quelli che avevano denunciato iniqui*tà », affermano i Radicali. «Non si possono fare le leggi igno*rando la scienza», commenta il senatore Pd Ignazio Marino. Barbara Pollastrini, deputata del Pd, chiede al Parlamento di rivedere la legge.




    http://www.corriere.it/cronache/09_m...4f02aabc.shtml

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    Thumbs up Legge 40. La Corte Costituzionale smonta il limite dei tre embrioni.

    Avere previsto la produzione di non piu' di tre embrioni per volta, da impiantare contemporaneamente, viola l'art. 3 della Costituzione 'sotto il duplice profilo del principio di ragionevolezza e di quello di uguaglianza, in quanto il legislatore riserva il medesimo trattamento a situazioni dissimili', e viola anche l'art. 32 per 'il pregiudizio alla salute della donna - ed eventualmente (...) del feto - ad esso connesso'. Sono questi i motivi per cui la Corte Costituzionale ha parzialmente bocciato la legge 40 sulla procreazione assistita.
    La sentenza, scritta dal giudice Alfio Finocchiaro, e' stata depositata stamani e fissa due importanti principi: l' 'autonomia e responsabilita' del medico' nello stabilire di volta in volta il numero necessario di embrioni da impiantare, 'riducendo al minimo ipotizzabile il rischio per la salute della donna, ed eventualmente del feto'; il ricorso al congelamento di quegli embrioni 'prodotti ma non impiantati per scelta medica' (sino ad oggi, invece, la legge consentiva la crioconservazione solo in caso di non prevedibile malattia acuta della donna).
    Secondo la Corte Costituzionale resta 'salvo il principio secondo cui le tecniche di produzione non devono creare un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario', tuttavia a stabilire tale numero saranno 'accertamenti demandati, nella fattispecie concreta, al medico', con l'esclusione della previsione dell' 'obbligo di un unico e contemporaneo impianto e del numero massimo di embrioni da impiantare'. In questo modo - sottolinea la Corte nella sentenza n. 151 - si elimina 'sia la irragionevolezza di un trattamento identico di fattispecie diverse, sia la necessita', per la donna, di sottoporsi eventualmente ad altra stimolazione ovarica, con possibile lesione del suo diritto alla salute'.
    La 'logica conseguenza' della bocciatura del limite di tre embrioni (art.14 comma 2) e' - aggiunge la Consulta - una 'deroga al principio generale di divieto di crioconservazione'; deroga che 'determina la necessita' del ricorso alla tecnica di congelamento con riguardo agli embrioni prodotti ma non impiantati per scelta medica'. Per questo motivo, dunque, la Consulta ha dichiarato illegittimo anche l'art.14 comma 3 della legge 40 'nella parte in cui non prevede che il trasferimento degli embrioni, da realizzare non appena possibile, come stabilisce tale norma, debba essere effettuata senza pregiudizio per la salute della donna'.
    Nel motivare la sua decisione la Consulta parte dalla considerazione che la 'tutela dell'embrione non e' comunque assoluta, ma limitata dalla necessita' di individuare un giusto bilanciamento con la tutela della esigenza di procreazione'. Il fatto che la legge 40 abbia fissato un limite di tre embrioni da impiantare contemporaneamente puo' determinare 'la necessita' della moltiplicazione dei cicli di fecondazione': 'le possibilita' di successo - sottolinea la Corte - variano infatti sia alle caratteristiche degli embrioni, sia alle condizioni soggettive delle donne (....), sia all' eta' delle stesse, il cui progressivo avanzare riduce gradualmente la probabilita' di una gravidanza'. Il limite di tre embrioni, dunque, finisce per favorire, per un verso, 'l'aumento dei rischi di insorgenza di patologie' da iperstimolazione ovarica nel caso in cui siano necessari reiterati cicli; e per altro verso 'determina, in quelle ipotesi in cui maggiori siano le possibilita' di attecchimento, un pregiudizio di diverso tipo alla salute della donna e del feto, in presenza di gravidanze plurime'. Tutti questi rischi si verificano perche' - spiega la Corte - la legge 40 'non riconosce al medico la possibilita' di una valutazione, sulla base delle piu' aggiornate e accreditate conoscenze tecnico-scientifiche, del singolo caso sottoposto al trattamento, con conseguente individuazione, di volta in volta, del limite numerico di embrioni da impiantare, ritenuto idoneo ad assicurare un serio tentativo di procreazione assistita, riducendo al minimo ipotizzabile il rischio per la salute della donna e del feto'. A tale proposito i giudici costituzionali tornano a ribadire che 'in materia di pratica terapeutica la regola di fondo deve essere la autonomia e la responsabilita' del medico, che, con il consenso del paziente, opera le necessarie scelte professionali'.

    http://www.aduc.it/dyn/eutanasia/noti.php?id=259122
    I vincenti hanno sempre una soluzione ad ogni problema, i no(n)euro hanno sempre una scusa.

 

 

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