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Discussione: Brava Lega!

  1. #1
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    Smile Brava Lega!

    COMUNICATO STAMPA

    Alitalia: Reguzzoni (LN), Lega soddisfatta solo con libero mercato

    “La Lega apprezza il provvedimento del Governo in tutti i suoi aspetti, però è importante che si vada verso il libero mercato, perché solo se si realizzerà una liberalizzazione completa degli slot e dei diritti di traffico potremmo essere pienamente soddisfatti, viceversa no.”

    Lo ha dichiarato il vice-presidente dei deputati della Lega Nord, Marco Reguzzoni, intervenendo durante l’audizione alla Camera del Ministro Tremonti sul dossier Alitalia.

    “Il libero mercato – spiega Reguzzoni - favorisce sia i passeggeri, cioè i cittadini, che non devono pagare cifre spropositate per un biglietto aereo, sia le imprese che non devono inviare merci all’estero tramite trasportatori stranieri.” Inoltre – prosegue il parlamentare leghista – “Milano non deve essere messa in condizione di ricatto; mi auguro di sbagliarmi ma è questa l’impressione che è stata data. Il diritto di trasporto – ribadisce Reguzzoni - deve essere garantito dal libero mercato, non da una piccola compagnia come quella che si verrà a creare.” Vi è poi anche una “questione di equità e giustizia: è assurdo estendere, nel caso dei lavoratori di Alitalia, a 7 anni gli ammortizzatori sociali, mentre per i lavoratori di Volare non è stato fatto così.”

    “Si tratta di una partita che non finisce oggi - precisa Reguzzoni – e che vedrà la Lega impegnata giorno per giorno per controllare la correttezza delle assegnazioni degli slot e dei diritti di traffico. In conclusione “tra la cloaca di ieri e la condizione di oggi scegliamo quest’ultima: ben venga quindi quello che sta facendo il Governo anche se sul tema il ministro Tremonti avrebbe dovuto rispondere con maggiore chiarezza. Ad ogni modo – conclude Reguzzoni - la Lega sta dalla parte di chi lavora, di chi si muove e di Milano, non da quella di monopolisti e privilegiati.”
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  2. #2
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    L'intervento in aula:

    MARCO GIOVANNI REGUZZONI.

    Talvolta, la possibilità di fare polemica può prendere il sopravvento, ma non risponderò polemicamente alle affermazioni di Pezzotta, perché non voglio alzare polveroni, che solitamente servono per coprire, mentre invece desideriamo capire meglio le intenzioni del Governo e i destini del trasporto aereo.
    Non rispondo quindi in merito alle responsabilità dei sindacati nel corso di questi anni, limitandomi a rilevare però come l’analisi che è stata fatta parta dal 2000, mentre il danno era probabilmente precedente. Lo storico partner di Alitalia, KLM, è infatti corso prima ai ripari fondendosi con un partner da cui nacque Air France, quando nel 1998 Alitalia decise di non concentrarsi su Malpensa e di non farla diventare hub. Domenico Cempella, che certo non era della Lega, si dimise affermando che in questo modo la compagnia sarebbe andata al fallimento e che non se ne sarebbe assunto la responsabilità. Sin da allora, quindi, il suo destino era già scritto.

    Oggi siamo qui a girare pagina per sempre. Questa è la parte che ci piace di più. Abbiamo una serie di complimenti da rivolgere al Presidente Berlusconi e al Governo per l’operato. Mantenere le promesse fatte in campagna elettorale non è semplice, ma anche se nessuno ci credeva la cordata esisteva ed esiste. Bisogna dare atto al Presidente Berlusconi, al Ministro Tremonti e agli altri componenti del Governo di aver impostato un lavoro assolutamente conforme a quanto affermato in campagna elettorale.
    Siamo d’accordo anche sulla procedura adottata, giacché non si ravvisano altre strade ed essa appare corretta. Considero ottima anche questa rottura con il passato, per cui non si torna più indietro. Probabilmente, se ci fosse stata una maggioranza parlamentare senza la Lega, questa ulteriore crisi dell’Alitalia sarebbe stata affrontata con un ennesimo rifinanziamento o con un altro tentativo, magari mascherato, di sostenere questa azienda che ormai non aveva motivo di andare avanti in questo modo. Consideriamo molto positivo tutto questo.
    Non intendiamo dilungarci sul giudizio abbastanza positivo sull’intenzione dei nuovi soci. Ovviamente, i soci di un’azienda privata operano come vogliono, però riportando equilibrio nell’ambito del Paese potrebbero garantire una lucidità mentale non dimostrata dal vecchio consiglio di amministrazione allorché ha concentrato su un solo aeroporto tutti i voli del Paese, con risultati economici catastrofici che hanno portato l’azienda al fallimento.
    Desidero utilizzare questa parola, perché Alitalia è tecnicamente fallita. Le responsabilità faranno parte della storia e ora non ci interessano.

    Vengo al ruolo del Ministro Tremonti, competente al riguardo. La parte che ci lascia più perplessi è quella relativa al mercato. Non mi permetterei mai di muovere critiche al professor Tremonti che si interroga su che cosa è il mercato, ma non posso tacere che in Francia Air France conquista il 65 per cento stando sul mercato. Alcune importanti aziende italiane di prodotti di largo consumo quali pasta o cioccolato hanno quote simili, ma non esiste un decreto del Governo che afferma che abbiamo diritto ad avere il 50 per cento del mercato.
    Questo Paese viene da una tradizione industriale di sovvenzioni a piccole industrie o di monopoli. Ebbene, questa volta non deve essere così.
    È su questo aspetto che vorrei che il ministro si esprimesse. Il discorso relativo alla libertà di mercato è importantissimo e può permetterci di dare una visione diversa al provvedimento in questione. Se vi è una libertà di mercato, nel rispetto di quanto deliberato dal Parlamento (c’era un ordine del giorno approvato dal Governo, accolto integralmente, ma ce n’erano anche altri – uno della Lega sugli accordi bilaterali – di forze politiche tutti in questo senso), se si è girata pagina e se oggi la politica che governa il trasporto aereo in questo Paese è basata sul libero mercato, anziché su una compagnia di bandiera, allora va bene tutto.
    Vi sono poi degli aspetti da chiarire, ma il provvedimento è assolutamente condiviso.
    Se, invece, si pretende che con una piccola compagnia di bandiera si possa garantire, come qualcuno ha detto, il diritto alla mobilità, occorre comprendere che questo non è possibile. Infatti, Alitalia non lo garantisce e non lo ha garantito fino ad oggi.
    È diritto alla mobilità avere un prezzo medio del passeggero sulla tratta Milano-Roma di 600 euro? No. È diritto alla mobilità che il 70 per cento delle merci lombarde sia costretto a viaggiare via aerea da Francoforte?

    Ebbene, noi siamo per i passeggeri, le aziende e il territorio.
    Mi permetto di porre delle domande sul territorio, perché questo tema non è stato affrontato. È importante che il Governo guardi attentamente ai problemi che si hanno con il territorio. Come sappiamo, infatti, c’è una causa importante in proposito che riguarda l’azienda che gestisce Malpensa, la quale ha chiesto i danni per il comportamento scorretto di Alitalia.
    Ovviamente, se c’è una continuità aziendale, e quindi sono garantiti i diritti degli slot e gli accordi bilaterali, allora dovrebbe esserci una continuità aziendale anche per quanto riguarda questo tipo di problema.

    D’altra parte – mi permetto di sottolineare un aspetto che non deve essere trascurato –, Milano non deve essere posta in posizione di difficoltà, soprattutto da questo Governo e in particolare su questi argomenti. Altrimenti, come scriveva qualche giorno fa un autorevole quotidiano, sembra quasi una posizione di ricatto. Non dobbiamo fare in modo che si configuri una situazione simile, perché non è nella nostra volontà e quindi non deve apparire.
    Se l’azienda del comune di Milano ha diritto a un risarcimento, deve essere pagata. Invece, le questioni che non hanno a che fare con questa vicenda devono essere gestite in altro modo.
    Pertanto, lo ripeto, la nostra posizione è di assoluto favore.
    Credo che il provvedimento debba essere preso in considerazione. Vi sono degli aspetti da approfondire.
    Il collega Bersani diceva di non voler porre obiezioni da destra; mentre noi invece facciamo una critica da sinistra. Perché ci devono essere dei lavoratori sempre privilegiati rispetto agli altri? Quando si è applicato il fallimento all’azienda Volare Web, che oggi è nel gruppo Alitalia con 400 dipendenti, ne aveva 1.800. Gli si è data una procedura di mobilità e di cassa integrazione complessivamente – fu un grande risultato – per 18 mesi.
    Perché noi oggi dobbiamo riconoscere di più? Questi, a mio avviso, sono punti importanti, sui quali abbiamo un atteggiamento di dialogo. L’importante è che finisca questa farsa dell’Alitalia che è durata 15 anni e che si vada verso un libero mercato.
    Non sarebbe meglio avere, ad esempio, dei voli low cost Milano-Roma? Altro che ridurre Linate! Lasciamo libertà e concorrenza.
    Perché non possiamo pensare di fare con 50 o 30 euro, in certe condizioni, in certi giorni della settimana, il viaggio tra le due città più importanti del Paese? Questa è una politica che va bene a tutti. Piace all’aeroporto di Venezia che avrebbe i suoi voli per New York, così come sarebbe gradita all’aeroporto di Palermo e a quelli pugliesi. Un grande Paese come il nostro non può essere coperto da una compagnia di bandiera, perché la storia ha dimostrato che non è in grado. Le dimensioni del soggetto che va ad essere costituito dimostrano questo.

    Pertanto, siamo sicuramente favorevoli a procedere in questa direzione e continueremo a esserlo.
    Ministro, a mio avviso, vi sono aspetti che devono essere approfonditi – ora parlo a titolo personale –, soprattutto per quanto riguarda l’area di Malpensa e lo sviluppo di Milano, che ci stanno a cuore.
    Questa è una partita che non finisce qui. È chiaro che la Lega e il territorio, posti di fronte ad una condizione definitiva, esprimeranno il loro parere favorevole anche se alcuni aspetti non saranno risolti. Credo, tuttavia, che vi siano i margini necessari per trovare una soluzione.
    Ritengo anche che la partita debba andare avanti, perché non voglio che vengano garantiti i monopoli. In questo caso, non si tratta di far diventare monopolio quello che non è un monopolio naturale. La Lega vigilerà su questo aspetto.
    Il percorso è lungo, perché gli slot devono essere rinnovati ogni mese. Pertanto, non credo che si possa far conto di reinstaurare un monopolio. Su questo facciamo affidamento, perché con il libero mercato si segna la fine di uno dei problemi dell’Italia.
    Voglio dare atto a questo Governo di averlo affrontato con dignità e coraggio nei primi giorni del mandato.


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  3. #3
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    Non so cosa abbia detto il ministro Tvemonti a proposito del mercato aereo; posso immaginarmi cose come "il mercato aereo è pienamente sviluppato con una compagnia di bandiera che detiene il 90% del mercato domestico, e il compito del governo è garantire questo risultato che va verso il mercato con un provvedimento governativo bla bla..."

    Comunque Reguzzoni ha detto esattamente tutto quello che i suoi elettori volevano che la Lega dicesse (e facesse) in relazione al trasporto aereo.
    Grande, bene così, la Lega vada avanti con l'appoggio della Moratti su questa faccenda, contro un Tvemonti sempre più inquietante e un Formigoni inetto

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da novis Visualizza Messaggio
    Brava Lega!

    Sì, a parlare.



    La notizia di oggi è che l'operazione Alitalia è un grandissimo successo per il governo. Chi l'ha detto? Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che si loda e si imbroda da solo, anche perché dagli esperti ha ricevuto soltanto pernacchie e critiche, per non parlare della stampa e di tutti operazioni internazionali che si misurano sul libero mercato e non sull'italietta autarchica che sta ritornando insieme ai rigurgiti di fascismo giustamente denunciati da Famiglia Cristiana. Non si capisce bene che cosa stia festeggiando questo signore visto che negli utlimi quindici anni è stato Presidente del Consiglio per circa sette, cioè la metà: in questi quindici anni, Alitalia ha perso quindi miliardi di euro di soldi nostri, quindi la metà dei soldi persi è colpa sua, dei suoi governi, e l'altra metà è colpa dei governi di centrosinistra perché la politica ha sempre tenuto le mani su Alitalia e, come vedremo, continuerà a tenercele anche dopo averla fatta fallire innumerevoli volte.
    Prodi e Padoa Schioppa, una delle poche cose buone fatte dal governo di centrosinistra, avevano trovato la quadra: erano riusciti a convincere AirFrance a rilevare tutto. Il che avrebbe comportato niente fallimento, niente ricorso alla legge Marzano sulle aziende decotte, nascita di un polo europeo molto grosso, avrebbe compreso AirFrance, KLM e Alitalia, che si sarebbe potuto misurare sui mercati internazionali dove ormai le compagnie aeree sono grandi, consorziate, fondate su alleanze tra più Paesi. Ce la saremmo cava con 2150 esuberi: questo era il piano che era stato presentato da Messieur Spinetta, e così sarebbe stato se si fosse chiusa la trattativa con i francesi subito, all'inizio della primavera, mentre adesso ne avremo 6-7000, di esuberi, cioè il triplo. L'AirFrance avrebbe pagato un miliardo e settecento milioni per comprarsi le azioni dell'Alitalia e avrebbe investito 750 milioni, in pratica avrebbe sborsato e ci sarebbero arrivati dalla Francia la bellezza di due miliardi e seicento milioni. Ora vedremo che, invece, quei soldi glieli diamo noi. Non solo non li incassiamo, ma li perdiamo. In più sarebbe stata salvata e ristrutturata Malpensa e sarebbe stato potenziato l'aeroporto di Fiumicino. Questo, in sintesi, era ciò che era stato concordato tra il governo Prodi e l'AirFrance e che è saltato perché sono arrivati Berlusconi e suoi lanzichenecchi e perché i sindacati, completamente accecati dal breve periodo, non hanno saputo scegliere tra un piccolo sacrificio oggi e un enorme dissanguamento domani, quello che invece avremo.
    Cosa non va in questo nuovo piano che è stato chiamato "Fenice", perché pare quasi l'araba Fenice che risorge dalle sue ceneri - è un truffa naturalmente: sono abilissimi a chiamare le cose con un nome diverso da quello reale per nascondere la realtà -? L'Alitalia viene divisa in due società. La Bad Company, la discarica, rimane a noi, allo Stato, con tutti i debiti. E' una società che contiene debiti. La Good Company, invece, è quella meravigliosa, profumata, balsamica. Quella va ai privati, sedici privati, scelti privatamente con trattativa privata da Berlusconi e dai suoi uomini, che hanno ottime armi per chiedere piccoli favori agli imprenditori in vista di restituirli in grande stile, come vedremo, con vari conflitti di interessi. Quindi noi ci teniamo i debiti e quel poco che vale di Alitalia lo regaliamo ai privati che fanno anche la figura dei salvatori della Patria, dei Cavalieri Bianchi.
    La Bad Company, affidata a uno che si chiama Fantozzi perchè si capisca bene qual è il problema, è dunque piena di buchi e li ripianeremo noi. I conti pubblici verranno ulteriormente sfasciati, saranno più in rosso che mai e noi pagheremo progressivamente una "tassa Alitalia" anche se non la chiameranno così, ce la nasconderanno sotto qualche voce strana. Anche perchè Alitalia viene incorporata ad AirOne che a sua volta è piena di buchi. Oltre a non incassare, spenderemo, probabilmente, intorno al miliardo di euro - un terzo dei tagli alla scuola decisi da questo governo - e in più avremo 6-7000 persone per la strada che verranno messe in cassa integrazione a zero ore, avranno vari scivoli, ovviamente pagati con la cassa integrazione sempre con soldi nostri, e alla fine qualcuno verrà licenziato e - questi sono liberisti - vogliono infilare del personale in esubero nelle Poste. Un mese fa ci avevano detto che le Poste sono sovradimensionate e devono ridurre il personale, adesso ci raccontano che il personale delle Poste aumenterà perché arriveranno gli steward, le hostess, forse qualche pilota. Verranno travestiti da postini così risolveremo il problema. Naturalmente pagheremo noi.
    La Good Company, quella buona che viene regalata ai privati nell'ambito della famosa usanza tutta italiana di privatizzare gli utili e statalizzare le perdite, è formata da sedici grandi e lungimiranti capitani coraggiosi che, tutti insieme, sono riusciti a mettere da parte la miseria di un miliardo di euro; che non basta, naturalmente, a rilanciare Alitalia. Basti pensare che il prestito ponte, fatto ad aprile dal governo Prodi morente su richiesta del nascente governo Berlusconi, era di 300 milioni e l'Alitalia in tre mesi se li è mangiati. Dove prenderanno questi soldi? Mica li tirano fuori dalle loro tasche: in gran parte arriveranno dalle banche che sono molto coinvolte, come vedremo, in questa cordata. Taglieranno tutto il tagliabile, ridurranno le rotte internazionali, squalificheranno ulteriormente Fiumicino, Malpensa resterà al palo con Bossi, la Moratti e Formigoni che ululeranno alla Luna: mentre prima se la prendevano col governo di centrosinistra adesso gli sarà un po' più difficile prendersela con il loro. In compenso abbiamo una caterva, un groviglio, una giungla di conflitti di interessi perché non c'è solo quello di Berlusconi. Il conflitto di interessi, non risolto da nessuno quando ce l'aveva soltanto lui, adesso è diventato un'epidemia e ce l'hanno in tanti.
    Primo conflitto di interessi: abbiamo Carlo Toto, proprietario dell'AirOne, che con 450 milioni di debiti riesce a piazzare il colpo della vita. L'AirOne viene incorporata all'Alitalia, intanto il nipote Daniele è stato candidato ed eletto nel Popolo della Libertà. E' li a vigilare, evidentemente. Abbiamo tre soggetti che sono impegnati in opere pubbliche e sono addirittura pubblici concessionari dello Stato. Lo Stato, in questo conflitto di interessi, li ha convocati facendogli sapere che era bene per loro se aderivano all'appello del Presidente del Consiglio. Sono Salvatore Ligresti, noto immobiliarista, assicuratore, palazzinaro, pregiudicato per Tangentopoli. Marcellino Gavio, un altro che ai tempi di Di Pietro entrava e usciva dalla galera. L'ottimo Marco Tronchetti Provera che dopo aver ridotto come ha ridotto la Telecom è anche lui nel settore immobiliare. In più abbiamo la famiglia Benetton, l'apoteosi del conflitto di interessi perchè è pubblico concessionario per le Autostrade, è gestore, dopo averlo costruito, dell'aeroporto di Fiumicino, e in futuro sarà uno dei proprietari di Alitalia. Come gestore di Fiumicino deciderà lui quali tariffe far pagare all'Alitalia per usare Fiumicino. Tutto in famiglia.
    Gli immobiliaristi di cui sopra, e di cui anche sotto come vedremo, sono tutti molto interessati a una colata di miliardi che sta arrivando su Milano e la Lombardia per l'Expo. L'Expo prevedere 16 miliardi freschi per pagare nuove infrastrutture, costruzioni, palazzi, due autostrade, due metropolitane, una tangenziale, una stazione, ferrovie, ecc... indovinate chi si accaparrerà questi lavori? Esattamente coloro che hanno fatto i bravi e hanno accolto l'appello del governo.
    Poi abbiamo Francesco Bellavista Caltagirone che con l'ATA ha delle mire su Linate. Abbiamo Emilio Riva, un acciaiere eccezionale supporter di Berlusconi. E abbiamo l'ottima famiglia Marcegaglia: non solo c'è la Emma, che è un'ottima valletta di Berlusconi, che cinge con il suo braccio nelle riunioni di Confindustria come se fosse una Carfagna o una Brambilla qualsiasi, ma abbiamo anche la sua famiglia, il gruppo imprenditoriale Marcegaglia, famoso per condanne e patteggiamenti assortiti da parte del padre e del fratello della signora. Che è presidente di Confindustria, tra l'altro, e quindi tratta per conto di tutti gli industriali con il governo e privatamente si è infilata in questa meravigliosa avventura.
    Abbiamo la banca Intesta dell'ottimo banchiere Passera, banchiere di centrosinistra che si è messo subito a vento, e che fungerà con il conflitto di interessi: prima ha fatto l'advisor per trovare la soluzione per Alitalia e poi è entrata nella compagine azionaria della nuova Alitalia, la Good Company.
    Abbiamo i fratelli Fratini che sono, anche loro, immobiliaristi toscani, magari interessati a mettere un piedino a Milano in occasione dell'Expo, per prendere la loro fettina di torta.
    Abbiamo un certo Davide Maccagnani che è molto interessante: Alberto Statera su Repubblica ha raccontato chi è, uno che produceva missili per testate nucleari e adesso si è riconvertito all'immobiliare. Si presume che avrà anche lui le sue contropartite sotto forma di terreni.
    In realtà gli interessi stanno a terra anche se Alitalia dovrebbe volare.
    Poi, dulcis in fundo, il presidente dei sedici campioni del Tricolore, che è Roberto Colaninno, che già ha dei meriti storici per avere riempito di debiti, comprandola a debito, la Telecom ai tempi della Merchant Bank D'Alema & C. a Palazzo Chigi, e adesso si propone anche lui per il suo bel conflitto di interessi familiare in quanto suo figlio, Matteo, è ministro ombra dell'industria del Partito Democratico. Così ombra che non ha praticamente proferito verbo di fronte a questo scandalo nazionale perché prima era contrario, naturalmente alla soluzione Berlusconi, poi è arrivato papà. Come si dice "i figli so' piezz 'e core", ma pure i padri! Ha detto "sono un po' in imbarazzo", poi il giorno dopo ha detto "no, non sono per niente in imbarazzo". Insomma, non ha detto niente e soprattutto continua a rimanere ministro molto ombra, diciamo ministro fantasma, dell'industria del Partito Democratico.
    Fatto interessante: qualche anno fa furono condannati in primo grado per bancarotta nel crack del Bagaglino Italcase, una brutta e sporca faccenda immobiliare, alcuni big dell'industria e della finanzia italiana come il banchiere Geronzi, Marcegaglia papà - il papà della valletta - e Colaninno Roberto - papà del ministro fantasma. Bene, tutti e tre a vario titolo sono impegnati, dopo la condanna in primo grado, in questa meravigliosa avventura, perché anche Mediobanca si sia mossa dietro le quinte poiché Geronzi sta per diventare il padrone unico della finanza italiana eliminando anche quei pochi controlli che venivano dalla gestione duale della banca che fu di Cuccia. Insomma, questo è il quadro. E' interessante perché probabilmente sono state violate una mezza dozzina di leggi, d'altra parte non ci sarebbe Berlusconi se fossimo tutti in regola con la legge.
    Intanto la legge del mercato: vengono addirittura sospese le regole dell'Antitrust e i poteri del garante dell'antitrust perché bisogna dare tempo di consumare tutti questi conflitti di interessi e queste occupazioni del libero mercato. Intanto, il matrimonio Alitalia-AirOne che sgomina qualsiasi concorrenza in Italia soprattutto sulla tratta Milano-Roma. Sarà gestita in monopolio da questa nuova Good Company dove c'è dentro Toto e l'Alitalia. Non ci sarà concorrenza, non si potrebbe e allora si sospendono le regole. Che sarà mai, una più una meno... un piccolo lodo Alfano per la nuova Alitalia non si nega a nessuno. La concorrenza va a farsi benedire: i prezzi quindi li fisserà il monopolista quindi non ci sarà possibilità di gare al ribasso. La condizione che ci era stata imposta dalla Commissione Europea, dal governo europeo, per autorizzare il famoso prestito ponte che ha consentito all'Alitalia di fumarsi quegli ultimi 300 milioni di euro, era che l'Alitalia per un anno non si espandesse, restasse esattamente così com'era. Con questo accordo viene violata quella condizione perché Alitalia si mangia AirOne e quindi si espande, altroché! Ben prima di quell'anno che era stato imposto dalla Commissione Europea che quindi, se le parole e gli accordi hanno ancora un senso, dovrebbe condannarci e vietarci questa operazione.
    In più viene cambiata un'altra legge italia, la legge Marzano sulle imprese decotte, che dovrà essere modificata perché questi capitani coraggiosi mica entrano in Alitalia rischiand qualcosa: non rischiano niente! Vogliono mettersi preventivamente al riparo dal rischio che qualche creditore o dipendente della vecchia Alitalia si rivalga sulla nuova, cioè chieda loro di sobbarcarsi qualche rischio. Verranno tutelati in tutto e per tutto, saranno inattaccabili, anche loro anche uno scudo spaziale, il loro piccolo Lodo Alfano per cui se qualcuno gli chiede qualcosa fanno finta di niente, dicono "io non so chi sei, mi trovo qua per caso". Nessun rischio di revocatoria o di rivalsa da parte dei creditori e dipendenti. E dove andranno a rivalersi? Naturalmente dalla Bad Company, quella decotta, quella nostra, dello Stato: pagheremo tutto noi. Per cambiare gli ammortizzatori sociali, altra deroga alla legge Marzano perché ci sarà bisogno di risorse per queste 6-7000 persone che finiranno per la strada o alle Poste, come ci è stato raccontato spiritosamente, in quanto non siamo attrezzati per far fronte a questa fiumana di lavoratori in uscita. In più, il governo promette di detassare le aziende che assumono ex dipendenti dell'Alitalia. E' un'altra cosa spettacolare: l'Italia è piena di aziende decotte, di gente che finisce per la strada: quei lavoratori lì si fottono, mentre gli ex-lavoratori Alitalia avranno il privilegio di poter andare da alcune aziende che se li assumeranno avranno riduzioni fiscali. Così: cittadini di serie A e cittadini di serie B.
    L'Europa ci tiene d'occhio anche perchè il prestito ponte aveva anche escluso che per un anno la società Alitalia venisse messa in liquidazione in regime concordatario. L'Alitalia aveva dunque garantito di pagare tutti i creditori. Adesso, se la nuova società non li paga, quelli si rivalgono ma non solo. La Good Company dovrà comprarsi tutti gli aerei e gli slot dalla Bad Company - l'attuale Alitalia moribonda - e rifare tutti i contratti dei dipendenti o almeno di quelli che terrà con sé. Quanto pagherà tutti questi beni la Good alla Bad? Se li pagassero per quello che valgono sulla carta, la vecchia Alitalia probabilmente avrebbe i soldi per onorare i suoi debiti, circa 2-2.5 miliardi di euro. Naturalmente, visto l'aria che tira, se i nuovi proprietari tirano fuori un miliardo di euro per comprare quella roba è già tanto. Quindi, la vecchia Alitalia rimarrà in profondo rosso, non avrà i soldi per pagare i creditori, e i creditori da chi andranno? Non potendo andare dalla Good che è immunizzata andranno dal governo che dovrà tirare fuori i soldi. A questo punto ci arriva addosso l'Europa perché se lo Stato paga i debiti di un'azienda si configura come aiuto di Stato. Questo è vietato perché, altrimenti, tutte le altre aziende d'Europa si incazzano e dicono "perchè noi dobbiamo andare avanti con le nostre gambe e se non ce la facciamo falliamo mentre in Italia lo Stato interviene a rabboccare quando i conti delle sue società sono in rosso?". Ci arriverà addosso una procedura di infrazione, con condanna, con multa che aggraverà ancora la spesa di questa operazione folle e faraonica. In più, la nuova Alitalia, dato che sarà l'unico soggetto solvibile dovrà sobbarcarsi, allora sì, tutti i debiti che lo Stato non poteva pagare. Dovrà pagare tutti i creditori e rimborsare quei trecento milioni di prestito ponte allo Stato, visto che la Bad Company è dello Stato. Lo Stato non può restituirsi i soldi da solo, sarebbe una partita di giro.
    Come avete visto Berlusconi ha risolto brillantemente anche l'emergenza Alitalia con lo stesso sistema con cui dice di aver risolto l'emergenza monnezza a Napoli: nascondendo il pattume sotto il tappeto. Che succederà in futuro? Questi 16 capitani coraggiosi devono rimanere fermi per cinque anni. Dopo cinque anni possono rivendere le loro quote della Good Company. Secondo voi che cosa fanno? Sono 16 soggetti nessuno dei quali ha il minimo interesse e il minimo background per occuparsi di voli. Non gliene frega niente dell'Alitalia, gliene importa in virtù delle contropartite. Prenderanno le loro quote e le venderanno a quello che sta per diventare il partner industriale, quello che sa come si fa a volare, che sarà AirFrance se vincerà Tremonti o Lufthansa se vincerà Gianni Letta che ha gestito questa operazione. Entro il 2013 questi possono rivendere. E che faranno? Svenderanno, come si sa, ai francesi o ai tedeschi, così i francesi dell'AirFrance si prenderanno la compagnia italiana, che diventerà compagnia francese - non ci sarà più nessuna bandierina da nessuna parte, è tutto finto che questa sia una cordata italiana - a condizioni migliori di quanto se l'avrebbero presa se si fosse dato retta a Prodi e Padoa Schioppa. Pagheranno quattro lire invece che due miliardi e seicento milioni che si erano impegnati a pagare. La prenderanno anche molto più snella perché non ci saranno più i dipendenti in esubero e i debiti da cui li avremo liberati a spese nostre. Questa sì è la svendita di Alitalia ai francesi e agli stranieri, mentre quella di Prodi non lo era. Avremo così una compagnia francese che si chiamerà Alitalia e che probabilmente raschierà via molto presto il simbolino dalle ali degli aerei.
    Ci resta comunque una consolazione in tutto questo: in questi cinque anni potranno continuare a fare il bello e il cattivo tempo in Alitalia: potranno continuare a metterci il naso, avendo portato loro questi imprenditori. Faranno fare a questi imprenditori più o meno quello che vorranno, sono tutti imprenditori assistiti o amici dei politici, nel solco di quella tradizione per la quale Alitalia è sempre rimasta in rosso: che la gestivano con criteri politici e non manageriali.
    Pensate soltanto che un mese fa il governo Berlusconi ha stanziato un milione di euro per ripristinare l'imprescindibile volo Roma-Albenga tanto caro al ministro Scajola che sta a 30 km da Albenga, cioè Imperia, e ci tiene ad atterrare con l'aereo nel cortile di casa.E' meglio che rimanga ancora un po' in mani italiane perchè la gestiscono così, un po' come il vecchio ministro Nicolazzi gestiva le Autostrade e si faceva fare lo svincolo a Gattico, proprio sotto casa sua, nella famosa autostrada Roma-Gattico.
    Ci resta un'altra consolazione, cioè il fatto che ritorna il comunismo: Berlusconi che convoca imprenditori, cambia leggi, organizza cordate, il governo che dirige gli affari dell'impresa privata, sistema debiti, sposta dipendenti, fa piani quinquennali, ecc. ricorda tanto la grande Unione Sovietica di Stalin, di Breznev, di Cernienko. Il modello Putin sta entrando in Italia e sta tornando il dirigismo, la pianificazione sovietica. Il Cavaliere, che non sa e non ha mai saputo cosa sia il libero mercato, ripristina, se Dio vuole, l'industria di Stato. L'ultimo vero comunista è lui. Passate parola."

    Marco Travaglio



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  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da novis Visualizza Messaggio

    Comunque Reguzzoni ha detto esattamente tutto quello che i suoi elettori volevano che la Lega dicesse (e facesse) in relazione al trasporto aereo.
    Grande, bene così, la Lega vada avanti con l'appoggio della Moratti su questa faccenda, contro un Tvemonti sempre più inquietante e un Formigoni inetto

    Solite lotte di potere fra partiti per conquistarsi la fetta più grossa possibile della vergognosa speculazione Alitalia, ben descritta da Travaglio.

    (vedi Rai, Enel e tutti gli altri carrozzoni pubblici)


  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Cato censor Visualizza Messaggio
    Solite lotte di potere fra partiti per conquistarsi la fetta più grossa possibile della vergognosa speculazione Alitalia, ben descritta da Travaglio.

    (vedi Rai, Enel e tutti gli altri carrozzoni pubblici)

    Si è stufi di sentir parlare di speculazione e furbetti del quartierino a vanvera...

    Ad ogni modo qualcosina di giusto Travaglio riesce anche a dirla, peccato che l'analisi promercato fatta da uno che fino a quattro mesi fa, quando governavano i suoi, tifava per la massima blindatura del mercato stesso, sia un pò grottesca

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da novis Visualizza Messaggio
    Si è stufi di sentir parlare di speculazione e furbetti del quartierino a vanvera...

    Ad ogni modo qualcosina di giusto Travaglio riesce anche a dirla, peccato che l'analisi promercato fatta da uno che fino a quattro mesi fa, quando governavano i suoi, tifava per la massima blindatura del mercato stesso, sia un pò grottesca

    A vanvera? Ma hai letto bene?

    Tanti auguri a chi ancora crede a certe frottole, peccato che il denaro che va nelle tasche dei soci dell'ulivista Colaninno e che andrà a ripianare i debiti gestiti dall'ex-ministro prodiano Fantozzi il governo li prenderà dalle nostre tasche.

    A proposito: inutile tirar fuori che Travaglio sosteneva certe cose (?) quando governavano "i suoi".

    E' proprio lui a farti notare che "i suoi", in realtà sono "i vostri". Altrimenti spiegami perchè Berlusconi, Bossi e Fini hanno piazzato gente dell'Ulivo a gestire (lucrandoci) la crisi Alitalia.




    La spartizione della torta è una tradizione dura a morire...


    .
    .
    Roberto Di Fede
    IL ROSSO & IL NERO
    Gli affari di Berlusconi con i “comunisti”.
    Una cooperativa rossa per la Fininvest.
    Le relazioni pericolose di Armando Cossutta.
    Pagg. 141 – € 11,88 – ISBN 88-7953-068-2


    Una cooperativa rossa per Berlusconi • Dietro le quinte di Movicoop: affari e politica • I tentacoli della “holding rossa” • Da Leonid Breznev a Armando Cossutta • I commercialisti Ceserani; il banchiere Nerio Nesi; lo spione Francesco Pazienza • Un cossuttiano molto speciale: Giuseppe Stante • Gli affari della Fininvest nella patria del “comunismo” • Editoria, comunisti e massoni in Sardegna: l'affarista-politico Nicola Grauso • Gli “errori tecnici” di Rifondazione comunista in Parlamento.



    Michele De Lucia
    IL BARATTO
    Pagg. 338 – € 17,00
    ISBN 978-88-7953-188-7

    Anni Settanta – Gli scritti giovanili del compagno Walter Veltroni, comunista togliattiano anti-capitalista e impegnato nella «costruzione del socialismo in Italia». Tra capitali “svizzeri”, edilizia e prestanome, i traffici affaristici del piduista Silvio Berlusconi con la partitocrazia, nelle agende di Mino Pecorelli.

    Anni Ottanta – Le televisioni locali del Pci comprate da Berlusconi, secondo la testimonianza di Primo Greganti. Autunno 1984: l’incontro “riservato” fra Occhetto-Veltroni e l’ex piduista 1816. Il baratto veltroniano con Dc e Psi del gennaio 1985: via libera al decreto-Berlusconi del governo Craxi, in cambio di Raitre al Pci. Soldi berlusconiani al giornale della destra comunista “Il Moderno” e ai Festival de “l’Unità”...
    Mosca, aprile 1988: megacontratto fra la televisione sovietica e la Fininvest. Berlusconi: «Noi non abbiamo cattivi rapporti col Partito comunista italiano, e cerchiamo di averne sempre di migliori». Veltroni: «Intendo rivolgere a Berlusconi due complimenti sinceri, di stima... Il primo per la sua capacità di imprenditore che è riuscito a “inventare” un settore. Il secondo complimento va alla sua capacità di aver imposto, attraverso un alto grado di egemonia, i tempi della decisione politica in un settore così delicato come quello nel quale opera...».

  8. #8
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