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    Μάρκος Βαφειάδης
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    Predefinito La guerra del Caucaso: nuova frontiera della guerra infinita

    La guerra del Caucaso: nuova frontiera della guerra infinita
    di Massimo De Santi *

    su redazione del 09/09/2008


    La guerra scatenata nell’area Caucasica dalla Georgia contro l’Ossezia è una pericolosa avventura militare appoggiata dagli Stati Uniti e da Israele. Siamo di fronte all’ulteriore conferma che la guerra infinita lanciata dagli USA dopo l’11 Settembre, se non viene fermata, ci porta dritti verso il baratro, verso la terza guerra mondiale.
    Dopo il crollo del muro di Berlino e la fine della guerra fredda era scattata nell’immaginario collettivo la certezza che si sarebbe vissuta un’era di pace e di stabilità mondiale, ma la realtà non avrebbe tardato a far svanire i sogni.
    Le guerre nascono sempre e solo da motivi economico-strategici e, oggi, gli Usa e l’intero Occidente, vivendo una delle più acute crisi strutturali dell’economia mondiale, non fanno altro che rispondere ai propri problemi interni (costo delle materie prime, crisi ambientale, giustizia sociale, disoccupazione,ecc), attraverso le avventure imperialiste del capitalismo transnazionale.
    Non c’è G7 o G8 che tenga, non c’è FMI, non c’è Banco Mondiale o WTO che possa contrastare il declino del capitalismo occidentale sia sul piano economico, che su quello sociale e culturale. Quando la ragione fallisce nella risoluzione dei problemi subentra l’illusoria soluzione dell’uso della forza: e, siccome l’Occidente la cosa che meglio sa fare è la guerra (ricordiamo il vecchio colonialismo europeo e il nuovo imperialismo capeggiato dagli Usa), è proprio alla guerra che si ricorre costantemente, addirittura come strategia preventiva e quindi infinita. Lo si fa per rompere l’accerchiamento economico delle emergenti economie asiatiche più competitive e aggressive (Cina, India, ecc.) e come utile strumento di accaparramento delle materie prime.
    Se analizziamo i processi storici recenti, ci rendiamo conto che le guerre di questo ultimo ventennio fanno tutte parte della stessa strategia: conquistare le vie principali delle risorse energetiche a basso costo, vitali per mantenere in piedi il modello di sviluppo occidentale in crisi, anche perché sprecone e inquinante. Ripercorriamole queste guerre, come esercizio di memoria storica e collettiva per prendere coscienza della dimensione planetaria della criminale strategia di morte in cui siamo immersi, ma a cui dobbiamo comunque reagire con la forza morale dell’indignazione e il coraggio civile dell’azione. Iraq 1, Jugoslavia, Afganistan, Iraq 2, sullo sfondo di una escalation del conflitto Israelo-Palestinese ultimamente allargatosi anche al Libano e oltre. E non dimentichiamo poi le cosiddette operazioni umanitarie in Somalia 1992 o quella tragicamente collegata al genocidio in Ruanda e poi gli altri drammatici scenari africani. E ora la crisi Causasica con l’attacco del 7 agosto della Georgia all’Ossezia del Sud, la risposta militare della Russia, la minacciosa presenza Nato nel Mar Nero, il riconoscimento dell’indipendenza dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia da parte della Russia il 26 agosto e la successiva rottura diplomatica della Georgia con la Russia.
    Le vie del petrolio e del gas sono così importanti per l’Occidente che esso non è disposto a rinunciarvi, anche a costo di scatenare una guerra mondiale. Ma alcune domande all’intelligenza del lettore sono d’obbligo.
    Perché, dopo il 1989 e l’avvio dell’epoca postsovietica con lo scioglimento del Patto di Varsavia e la fine della Guerra Fredda, la Nato è diventata sempre più aggressiva e, anziché sciogliersi o mutare finalità, si è rafforzata, addirittura sostituendosi all’Onu in quella operazione nell’ex Jugoslavia che fu la sua grande apoteosi, per poi estendersi verso Est (inglobando progressivamente i paesi satelliti dell’ex Unione Sovietica) ?
    E poi perché lo scudo spaziale Usa proprio nel cuore dell’Europa, giustificato in funzione anti Iran, accusato ingiustamente di sviluppare un progetto nucleare militare?
    Abbiamo già avuto eclatanti esempi delle criminali-bugie Usa: quelle sull’arsenale chimico iracheno come giustificazione per l’attacco militare all’Iraq. Quelle relative all’11 settembre - come documentato scientificamente dal libro e dal film “Zero” di Giulietto Chiesa e Claudio Fracassi – a cui fece seguito la forzatura dell’art. 5 dello statuto della Nato, per coinvolgere tutti gli Stati membri nella solidarietà militare agli Usa, “minacciati dal terrorismo internazionale”. Ma il terrorismo, quando esiste, non è uno Stato a cui si può dichiarare guerra, è una strategia che va affrontata, certamente, ma non con i bombardamenti a tappeto di popolazioni civili inermi.
    Ancora una volta il miglior alleato di questa strategia è il sistema dell’informazione che occulta, deforma, disperde la reale dinamica dei fatti, con modalità sempre più sconvolgenti. Ebbene ancora una volta, non dimentichiamocelo, per strappare il nostro consenso all’ennesima guerra, ci stanno occultando fatti importanti. L’aggressore è la Georgia (appoggiata da Usa e Israele come ammesso da quest’ultimo). Dunque, perché, invece di mostrarci a ripetizione i carri armati Russi, non ci mostrano il film fin dai primi fotogrammi: attacco della Georgia all’Ossezia del Sud? E ancor prima, perché non si fa mai riferimento al Documento del 1999 dell’Osce (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) firmato da Russia, Georgia e Ossezia del Nord (Repubblica autonoma facente parte della Federazione Russa) e dall’Ossezia del Sud (entità senza definizione giuridica, dichiaratasi indipendente)? In base a tale accordo la Russia ha la facoltà di controllare con forze di interposizione un corridoio di sicurezza, successivamente definito nel 1992 con la linea di Dagomys che taglia in due l’Ossezia (un tempo distretto autonomo all’interno della Georgia).
    La Russia, prima dell’attacco della Georgia, non aveva mai usufruito di tale autorizzazione. Perché dunque non ritenere legittima la sua risposta militare-difensiva? Questo anche alla luce dell’accerchiamento militare di cui è oggetto da parte della Nato che mira ad allargarsi anche all’Ucraina e alla Georgia. E poi c’è il progetto di Scudo Spaziale in Polonia e nella Repubblica Ceca, giustificato dagli Usa in funzione anti-Iran, ma che la Russia ha sempre considerato una grave provocazione militare contro il suo territorio.
    L’americanizzazione del Caucaso era iniziata a metà degli anni ’90 quando, per la risoluzione dei numerosi problemi etnici, le varie realtà si sono rivolte all’Occidente (Usa, Europa e Turchia). Ricordiamo che sul territorio caucasico sono presenti ben 5 conflitti interetnici: armeno-azero; georgiano-osseto; georgiano-abkhazo (Ossezia e Abkazia chiedono il distacco dalla Georgia); osseto-inguscio; russo –ceceno.
    Ma il Caucaso è una regione troppo strategica per la Russia, a livello di politica sia interna che estera, ed è quindi impensabile immaginare che la Russia accetti supinamente le provocazioni occidentali. E’ dunque legittimo il suo stato di allerta per la difesa della propria sovranità territoriale.
    Perché l’Europa si è affrettata a condannare la Russia, quando l’aggressore del popolo inerme dell’Ossezia è stata la Georgia? E perché l’Europa non prende le distanze dalla politica guerrafondaia degli USA? E’ di oggi la notizia delle non sanzioni europee alla Russia, sbandierata come grande vittoria di Berlusconi per l’amico Putin: ma forse non dovrebbe essere la Georgia a essere oggetto di sanzioni?
    Che ne è del recente Vertice di Bucarest cui partecipò anche Ban Ki-Moon (Segretario dell’Onu) e soprattutto dell’Incontro di Soci tra Bush, Putin e il neoeletto Presidente russo Medvedev? In quella sede veniva riconosciuta alla Russia il ruolo di interlocutore privilegiato degli Usa in materia di disarmo e si individuava un grande schema di cooperazione Usa –Russia in materia di Sicurezza.
    Che cosa è cambiato in pochi mesi per accelerare così pesantemente e soffiare sul fuoco della guerra? La crisi economica mondiale e la sete di energia (gas e petrolio a basso costo) non risparmia il sangue umano da versare dei civili e, tra loro, dei tanti innocenti bambini.
    Il mondo unipolare, sorto dopo la caduta del muro di Berlino, si sta oggi arricchendo di nuovi poli d’influenza: tra questi la Cina, ora alleata della Russia nella Cooperazione di Shangai (alleanza volta a contrastare ciò che crea instabilità nell’area asiatica attraverso la cooperazione tra Stati che vogliono coesistere pacificamente in una partnership costruttiva). Nuove realtà con cui l’Europa dovrebbe interloquire.
    Ma anche la stessa Europa deve divenire un polo più autonomo dagli Usa. In questa prospettiva il ruolo che devono giocare le sinistre a partire dai comunisti è decisivo e strategico. A partire dal rimettere al centro della politica il pathos e l’ethos, concentrando l’attenzione sul Diritto Internazionale e l’Onu e operando per una loro riforma democratica. Va liquidata la “nuova era” dei due pesi e delle mille misure ufficialmente dichiarata con sicumera arroganza dagli Usa dopo l’11 settembre: “E’ finita l’epoca dello stato di diritto internazionale che presuppone regole condivise. Vi è uno Stato sovrano globale che ha il compito di guidare la comunità internazionale contro il male, rappresentato dal terrorismo internazionale, che per definizione non rispetta alcuna regola. E’ dunque lo Stato egemone, senza più vincoli, che detterà le nuove regole di questa lotta all’ultimo sangue. E’ minacciato il tenore di vita degli Usa e dell’Occidente.”(Robert Kagan, intellettuale neocon americano).
    Occorre quindi che tutte le forze comuniste, socialiste e autenticamente democratiche si mobilitino contro la logica della guerra planetaria che vuole coinvolgere progressivamente l’intera umanità.
    Non dobbiamo cadere nella provocazione, nella trappola caucasica e nel vortice dell’escalation militare. Dobbiamo solidarizzare con i popoli che sono sotto attacco, con la loro legittima difesa; dobbiamo lottare contro ogni minaccia agli altri popoli del mondo e ricostruire quella solidarietà internazionale che si è andata perdendo nelle logiche bipartisan, di equidistanza e di neutralità, mentre il mondo va sempre più verso una deriva guerrafondaia, di destra e razzista.
    Dobbiamo lottare come comunisti perché in Europa si ricostruisca un fronte di sinistra che sappia incidere nelle politiche di disarmo e di pace, a partire dalla eliminazione delle basi militari Usa e Nato. Nel nostro paese, in particolare, dobbiamo appoggiare incondizionatamente la lotta dei vicentini contro la Base Usa dal Molin, dei livornesi e dei pisani per la riconversione a usi civili della Base Usa di Camp Darby, così come tutte le altre lotte contro le basi italiane, a cominciare da quelle dove sono depositate bombe nucleari (Ghedi, Aviano). Dobbiamo rilanciare il movimento contro la guerra e per la pace, organizzando a livello Europeo una grande mobilitazione di tutti i Comitati che lottano contro le basi militari e la guerra.

    * fisico nucleare, Comitato Politico Prc Livorno
    http://www.esserecomunisti.it/index....Articolo=25482

  2. #2
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    Partito Comunista della Federazione russa - www.kprf.ru in Solidnet - www.solidnet.org/cgi-bin/agent?news/039kkro26aug08.doc
    Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

    Conflitto in Ossezia del Sud

    26/08/2008

    Ai partiti amici e fratelli,

    Cari compagni,

    Come pratica abituale nelle relazioni di costruttivo e reciproco scambio dei partiti comunisti sulle varie complesse questioni del mondo, desideriamo relazionarvi sullo sviluppo del conflitto armato in Ossezia del Sud. Lo riteniamo indispensabile in considerazione della visione unilaterale, quando non distorta, offerta sull'argomento dalle TV americane ed europee.

    In primo luogo, qualche parola sul contesto storico del conflitto. L'Ossezia divenne parte della Russia zarista nel 1774 come provincia integrale, senza alcuna divisione tra nord e sud. Dopo l'annientamento dell'impero russo, nel 1917, la Georgia ha rivendicato i territori dell'Ossezia del Sud. Nel 1918-1920 il popolo dell'Ossezia del Sud è stato sottoposto a un primo genocidio da parte dell'"indipendente e democratica" Georgia. In migliaia perirono o furono sospinti al Nord dell'Ossezia dalle truppe georgiane che, avevano distrutto quasi tutti i villaggi nell'Ossezia del Sud.

    Nel 1921 si costituì il potere dei Soviet in Ossezia del Sud e nel 1922 quest'ultima venne annessa alla Georgia come regione autonoma. Il nuovo status degli osseti del Sud non aveva modificato l'atteggiamento di Tbilisi, che, aldilà delle proteste di amicizia, li costrinse a modificare il nome in georgiano. La politica perseguita dalle autorità georgiane impose anche l'adozione dell'alfabeto georgiano e la popolazione dell'Ossezia del Sud decrebbe, mentre sul resto del territorio dell'URSS si assisteva a un incremento demografico.

    Alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, l'estremismo nazionalista georgiano lanciò una campagna per la distruzione dell'autonomia dell'Ossezia del Sud: vennero annullate le leggi repubblicane che costituivano la base per la sua autonomia. Nel 1990 il Soviet Supremo della Repubblica socialista sovietica georgiana abolì tutti gli atti legislativi adottati dopo il 1921 compreso il documento riguardante l'annessione dell'Ossezia del Sud da parte della Georgia, cosicché l'Ossezia meridionale si trovò al di fuori del quadro costituzionale e giuridico della Georgia.

    Le discriminazioni e le minacce verso gli osseti si trasformarono in aggressione armata e persecuzioni: tra il novembre 1989 e il luglio 1992 (quando si dispiegarono forze russe di interposizione nella zona del conflitto) più di 3.000 osseti morirono, 300 furono i dispersi, più di 100 villaggi vennero incendiati e oltre in 40.000 trovarono rifugio in Russia.

    Al momento del dissolvimento dell'Unione Sovietica il referendum delle autonomie abkhaze e ossete della Repubblica socialista sovietica georgiana, previsto dalla Costituzione dell'URSS ancora in vigore, non si tenne. In tale situazione il 29 maggio 1992, il Soviet supremo della Repubblica di Ossezia del Sud proclamò l'indipendenza "prendendo in considerazione la volontà popolare espressa in occasione del referendum tenutosi il 19 gennaio 1992".

    Il 24 giugno 1992 a Sochi, Eltsin e Shevardnadze firmarono un accordo di principi per la risoluzione del conflitto georgiano-osseto, che iniziava un'operazione di pacificazione in Ossezia del Sud a partire dal 14 luglio 1992. Vennero dispiegate unità militari congiunte russe, georgiane e ossete per il mantenimento della pace, stazionanti nel teatro di guerra. L'accordo di Sochi prevedeva anche la creazione di una Commissione congiunta di controllo per risoluzione del conflitto. Nel corso degli anni successivi, le forze di peacekeeping risolvevano il compito principale: prevenire la ripresa delle attività militari.

    Arriviamo ora all'attuale fase del conflitto. Come dovrebbe essere noto il 4 marzo 2008, la Georgia ha sostenuto che non avrebbe più considerato la Commissione congiunta di controllo come meccanismo efficace e ne ha chiesto la sostituzione con un nuovo formato di "2 +2 +2" (le autorità georgiane e filogeorgiane del cosiddetto governo di D. Sanakoev + la parte russa e il governo di E. Kokoity + l'OSCE e Unione Europea). La proposta è stata respinta dall'Ossezia meridionale, che l'ha valutata inattuabile, indipendentemente dal giudizio della Russia e degli altri Stati europei.

    Nel corso dei cinque mesi successivi la tensione lungo la linea di demarcazione tra territorio georgiano e osseto meridionale è cresciuta progressivamente, soprattutto per via della costante concentrazione lungo il confine di unità militari da parte georgiana, compresi armamenti pesanti vietati dall'accordo di Sochi. Frequenti provocazioni reciproche sono state un ulteriore peso per l'Unità congiunta di peacekeeping. I ripetuti appelli della Russia alla leadership georgiana e il nostro richiamo alla comunità internazionale per sostenere l'idea di un accordo giuridicamente vincolante tra le parti perché rinunciassero all'uso della forza, sono rimaste inascoltate.

    Ora è chiaro perché per molti mesi e con determinazione Saakashvili ha rifiutato la nostra richiesta. Non molto tempo fa, prima che i militari si scagliassero contro l'Ossezia del Sud, Saakashvili aveva detto che un accordo non aveva motivo di essere in quanto la Georgia non avrebbe usato la forza contro il suo popolo. Adesso assistiamo al contrario.

    Nella notte tra il 7 e l'8 agosto le forze militari georgiane hanno lanciato l'attacco, appena qualche ora dopo le promesse di armistizio fatte dal Presidente della Georgia. Poiché si è trattato di un'aggressione pianificata su vasta scala, Saakashvili ha deliberatamente mistificato e ingannato. Con le sue azioni ha anche gravemente ignorato l'appello dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite alla "tregua olimpica" per i Giochi di Pechino.

    Pacifici villaggi dell'Ossezia del Sud sono stati sottoposti a un massiccio attacco e a bombardamenti, la capitale Tskhinvali è stata completamente distrutta. Saakashvili autorizzando "l'operazione di pulizia" contro il suo popolo, si è spinto oltre ogni limite. Questo non è altro che un genocidio mirato e ignobile che trova l'approvazione dell'autorità georgiana. Secondo le prime stime le vittime dell'aggressione georgiana arrivavano fino a duemila civili innocenti, perlopiù vecchi e bambini, principalmente russi. I cecchini georgiani non hanno consentito ai servizi medici di operare. I civili di Tskhinvali sopravvissuti sono stati costretti a nascondersi negli scantinati degli edifici demoliti nel tentativo di salvarsi dal fuoco pesante delle forze militari georgiane. Saakashvili è responsabile di una catastrofe umanitaria. Dall'inizio dell'operazione militare oltre 30.000 sono sfollati dalla Repubblica.

    Anche il Quartier Generale dell'Unità congiunta di peacekeeping in Tskhinvali è stato attaccato. Secondo le informazioni disponibili, 18 soldati russi sono stati uccisi e più di 100 sono stati i feriti. Molti di loro sono stati colpiti alle spalle dai proiettili sparati dai fratelli-soldati-traditori della Georgia.

    Come è noto, il 90% della popolazione dell'Ossezia del Sud è costituita da cittadini russi. La Costituzione della Federazione russa garantisce la sicurezza dei suoi cittadini: in queste condizioni abbiamo iniziato un'operazione di costrizione alla pace. I soldati di pace russi stazionavano in Tskhinvali nel pieno rispetto del diritto internazionale e degli accordi esistenti. Il rafforzamento dell'Unità aveva l'obiettivo di proteggere i nostri soldati di pace in Tskhinvali, per non lasciarli soli dopo le azioni assunte dalla Georgia, aveva il compito di proteggere la popolazione civile e di arrestare l'aggressione georgiana. Le truppe russe non avevano il compito di prendere regioni appartenenti all'Ossezia meridionale o regioni che non gli appartengono.

    La situazione attuale è il risultato di una decisione personale presa da Saakashvili che compromette la stabilità della regione, e di cui ha tutta la responsabilità,. Il Presidente della Francia, Nicolas Sarkozy, ha partecipato in nome dell'Unione Europea nella ricomposizione del conflitto e ha contribuito ampiamente per un piano di pace articolato in 6 punti, che ha trovato l'approvazione sia del Presidente russo Dmitry Medevedev che di Mikhail Saakashvili. La Russia incondizionatamente adempie agli impegni del piano? Ciò che conta adesso è come si comporteranno i georgiani.

    Speriamo che queste informazioni vi siano utili e che possiate contribuire nell'obiettivo fondamentale: garantire la sicurezza delle popolazioni, eliminare qualsiasi prospettiva di ripresa delle attività militari da parte georgiana contro l'Ossezia del Sud, ristabilire un quadro giuridico di diritto.

    Un'ultima questione. La copertura mediatica della tragedia in Ossezia del Sud da parte dei media occidentali è estremamente unilaterale, parziale e piena di preconcetti. Nemmeno una parola sull'Ossezia del Sud, tutto ruota attorno Gori e altre città georgiane dove il numero delle vittime, qualora vi siano state, è decisamente incomparabile rispetto Thshinvali.

    [...]
    Così viene presentata la Russia ora e ciò è ingiusto.

    Con i migliori saluti

    Il Dipartimento internazionale del CC del PCFR

    Mosca, 14 agosto 2008
    http://www.resistenze.org/sito/te/pe...i08-003637.htm

  3. #3
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    Dichiarazione del Partito Comunista Unito della Georgia
    da: www.solidnet.org/cgi-bin/agent?news/041georgia26aug08.doc
    Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

    Dichiarazione del Comitato Centrale del Partito Comunista Unito della Georgia riguardo l'ultima guerra

    26/08/2008

    La Georgia è nuovamente nel caos e nel sangue: una guerra fratricida è esplosa con rinnovata forza sul suolo georgiano.

    A nulla sono valsi gli avvertimenti del Partito Comunista Unito della Georgia (UCPG), del Comitato per la Pace della Georgia (PCG) e delle nostre personalità riguardo il carattere pernicioso della militarizzazione del paese e sul pericolo di una politica filo-fascista e nazionalista.

    Le autorità della Georgia, ancora una volta, hanno organizzato una guerra sanguinosa, con il sostegno di alcuni paesi occidentali e organizzazioni locali ed internazionali. Ci vorranno decenni per lavare la vergogna versata dagli attuali governanti sul popolo georgiano.

    L'esercito georgiano, equipaggiato armato e addestrato dagli Stati Uniti, ha sottoposto la città di Tskhinvali a una distruzione barbarica. I bombardamenti hanno ucciso in Ossezia i civili, nostri fratelli e sorelle, bambini, donne e anziani. Sono deceduti oltre 2.000 abitanti tra Tskhinvali e dintorni.

    Altre centinaia di civili georgiani sono morti nella zona del conflitto, e sul resto del territorio della Georgia. L'UCPG e il PCG esprimono il più profondo cordoglio per i parenti e gli amici di coloro che sono morti.

    L'intera colpa di questa guerra fratricida, per la morte di migliaia di bambini, donne e uomini, per gli abitanti dell'Ossezia del Sud e della Georgia ricade esclusivamente sugli attuali organismi dirigenti: il Presidente, il Parlamento e il governo georgiano. L'irresponsabilità e l'avventurismo del regime di Saakachvili non hanno limiti. Il Presidente della Georgia e la sua squadra sono, senza dubbio, dei criminali e devono essere ritenuti responsabili.

    Il Comitato Centrale dell'UCPG e la PCG, con tutti i partiti riformisti e i movimenti sociali della Georgia, lotteranno perché gli organizzatori di questo mostruoso massacro abbiano la giusta e severa punizione.

    Il Comitato Centrale dell'UCPG e la PCG chiedono all'opinione pubblica internazionale di non identificare l'attuale leadership georgiana con il popolo della Georgia, con lo stato georgiano, e lanciano un appello per sostenere il popolo georgiano nella lotta contro il regime criminale di Saakashvili.

    Facciamo un appello all'unità di tutte le forze politiche, ai movimenti sociali e alla popolazione della Georgia per liberare il paese dal regime anti-popolare, russiafobico e filo-fascista di Saakashvili!

    Il Comitato Centrale del Partito Comunista Unito della Georgia, e il Comitato per la Pace della Georgia

    Tbilisi, 11 agosto 2008

    http://www.resistenze.org/sito/te/pe...i08-003638.htm

 

 

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