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Risultati da 1 a 4 di 4
  1. #1
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    Predefinito culto privato senza culto pubblico

    volevo segnalare questa discussione sul forum di DR http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=460447
    principalmente per una serie di interventi a proposito della "legittimità" della pratica del culto privato da parte dei gentili.

    Principalmente questi interventi:
    Citazione Originariamente Scritto da Imperium Visualizza Messaggio
    Citazione Originariamente Scritto da [B
    Fiorillus Magno[/B]]
    Compio riti agli Dei immortali nei tre giorni cardini del mese e in ogni festività che ne richieda. Celebro i Numi e la Maestà di Roma Madre, così come facevano i nostri Antenati, quando ancora il Dio straniero non fu imposto al nostro popolo.
    Ma non è possibile ristabilire antichi culti (rispettabilissimi) andati perduti da millenni. Non si può basare il proprio Credo da ricerche meramente storiografiche e archeologiche, la linea trascendente di questi antichi culti si è spezzata secoli or sono anche perchè non esistono sacerdoti per il culto.

    Evitate di fare l'errore che hanno fatto in molti.
    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Citazione Originariamente Scritto da [B
    Fiorillus Magno[/B]]
    Le antiche religione come i loro Dei non sono mai morte, sono sopravvissute nell'ombra dei secoli.
    La Restaurazione di detti culti è l'imperativo massimo per riscoprire noi stessi. Il cammino sarà duro ma è nostro dovere andare avanti con ogni mezzo che abbiamo. L'assenza di una casta sacerdotale non è rilevante, poiché nelle culture antiche (quella Romana in testa) ogni uomo e donna è sacerdote di se stesso, ogni paterfamilias è pontefice della sua casa.
    Fortuna nostra la Civiltà a cui apparteniamo ci ha lasciato tracce incancellabili che possiamo ritrovare dettagliate dei testi a noi pervenuti o celate nella liturgia delle religioni che giunsero dopo.
    Basta solo mettere in sieme i pezzi.
    Perdonami, ma la tua mi sembra un'interpretazione "protestante" del paganesimo!
    L'antica religione romana aveva i suoi sacerdoti, a cui spettava il compito di celebrare la stragrande maggioranza dei riti.
    Ci doveva essere quindi un'iniziazione.
    Non è un dettaglio indifferente l'assenza di una casta sacerdotale.
    Che poi mi chiedo chi sarebbe stato questo "qualcuno" che ha continuato a praticare il culto degli antichi dei dopo la fine dell'Impero Romano d'Occidente, in cui già all'epoca il paganesimo era se non assente, comunque molto limitato.
    Citazione Originariamente Scritto da Imperium Visualizza Messaggio
    Ecco un pezzo di un articolo comparso su Avangurdia a proposito dell'interruzione di una tradizione religiosa:

    Gli odierni neo-pagani ignorano le leggi dello Spirito: quando si segue il mos maiorum, si accetta coscientemente di prendere parte attiva nell'ambito della propria Tradizione, non praticando riti al di fuori di essa. Non si "sceglie" in base a criteri sentimentali o intellettuali la Tradizione cui appartenere! Le proprie scelte di vita devono avvenire nel solco del mos maiorum. Se lo si accetta, lo si segue per un dovere di fedeltà verso i popri padri e nei confronti della propria Tradizione, nella comunione di Terra, Sangue e Spirito, altrimenti si segue una via fallace, una via "altra", non tradizionale. Dobbiamo soffermarci ancora una volta sul concetto di "Tradizione" per comprenderne la portata, contro le visioni neospiritualiste. II tradere implica il conservare una visione del mondo e la sua dottrina, il patrimonio mitologico, ritualistico e simbolico; ma richiede anche la propagazione del modo con cui la persona possa partecipare alla vita dello spirito, alla comunione col sacro. Gli unici riti e sacramenti validi sono quelli eseguiti dagli operatori, dai sacerdotes e non altri. Il dato di fatto è che la Tradizione sacerdotale è stata interrotta. Le forme liturgiche sono state dimenticate, e, spesso, sono scomparse. I riti sono stati smessi da secoli e le norme che presiedono alla loro esecuzione sono state dimenticate. Le divinità oggetto di culto hanno cessato di essere adorate e sono state private dei culti loro tributi. Insomma, si è chiuso un Ciclo Tradizionale e ne è subentrato un altro. Ora, credo che nessuno dubiti su questo assunto: nessun Uomo può aprire il Cammino interrotto, no? Chi riesce a dare nuova vita a forme morte? Nessuno. Questo per quanto riguarda i culti definiti dai più "pagani". Non si può dare vita ad un nuovo collegium dei Salii romani [o, se volete, dei Fratres Arvales] studiando puntigliosamente i pochi frammenti superstiti di quei culti presenti nelle opere degli scrittori greci o latini.
    Certamente non basterebbe per poter ottenere un collegamento reale e operativo con la Tradizione propria a quel collegium. Appropriarsi della funzione sacerdotale senza esserne legittimati, o inventare riti è espressione di una "volontà di potenza" malata e deviante che sfocia nella hybris titanica, la stessa che Zeus, nel mito greco, punì con la folgore. Non vi avventurate su queste false strade.
    Non basta volere, occorre essere ciò che si pretende di essere, occorre ricercare l'Essere e ricongiungersi all'Essere. L'origine dell'errore e dell'inganno deriva proprio da questo. L'intellettuale non ha accesso alla vita dello spirito, alla Sostanza della Tradizione, mediante le sole qualità del proprio intelletto! Gli intellettuali non possono (non devono) assumersi il compito di guidare altri sul cammino della Conoscenza. Ciò è contrario a qualsiasi insegnamento tradizionale, ne viola l'Ordine. La ragione non può offrire, da sola, la garanzia di un ricongiungimento reale con la Sostanza della Religione, che è il Lògos di tutti i lògoi, la Sostanza eterna di tutte le forme, la Norma di ogni norma e legge universale, l'Etimo ultimo di ogni umano dialogo. Ogni Tradizione presuppone una Rivelazione, il contenuto della quale gode degli attributi di nongenerato, eterno, auto-manifestantesi.

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito

    Aggiungo la mia posizione, espressa in quella discussione, con alcune aggiunte:

    Su quest'argomaento sono tendenzialmente d'accordo con te, effettivamente lo ritengo un problema non da poco per i gentili e personalmente non ho ancora un'idea del tutto chiara... comunque essenzialmente le civiltà gentili europee come quelle non monoteiste attualmente sistenti si basano su una visione comunitaria "olistica": non vi è differenza tra sfera pubblica e privata, ovvero si tratta di due ambiti che si integrano a vicenda, per questo il culto privato è riflesso e integrazione del culto pubblico.
    Nella tradizione romana il culto era sì privato, ma esso era officiato in primis dal pater familias che per ciò riceveva regolare iniziazione ed era detentore di uno status giuridico e quindi religioso del tutto particolare che aveva un senso solo in una precisa situazione statale e religiosa, stesso valeva per sua moglie: essi erano in corrispondenza con i sacerdoti del culto pubblico.
    Ora, senza culto pubblico ha senso il culto privato?
    Ovviamente molti gentili direbbero di sì avallando però un dicotomia tra ambito pubblico e privato che è prorpia della modernità e del tutto estranea alla mentalità antica. Inoltre oggi si è rotta la catena di corrispondenza tra familia e stato che era essenziale per tutta l'impalcatura giuridico-religiosa dell'antichità, nonchè ogni catena iniziatica anche in ambito privato.
    Se non erro ad esempio Pio Filippani Ronconi aderì al cristianesimo ortodosso pur non essendo cristiano, ma proprio per l'esigenza di una forma rituale

  3. #3
    SolIndiges
    Ospite

    Predefinito

    Beh la nostra classe sacerdotale e stata annienta dai cristianucci ora come ora ci rimane il culto privato...

  4. #4
    email non funzionante
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    Predefinito

    La questione è certo di grande importanza!
    Niente da dire sulle conclusioni tratte fin qui; a mio avviso sussistono numerosi altri problemi fondamentali (a parte quelli già emersi nelle discussioni ricordate) fra cui è il caso di citarne alcuni:

    - le Fonti, ovvero, per fare un esempio, in Omero vi sono dettagliate descrizioni di molti generi di rituali, ma non per questo qualcuno si potrebbe sognare di apprendere la scienza sacerdotale da questa fonte unicamente; sebbene nell'antichità questo e altri testi fossero usati per l'educazione dei giovani (cosa che ha evidentemente una connotazione prettamente religiosa), certo costoro non passavano dall'efebia alla maturità, divenendo così adulti a tutti gli effetti (politici e religiosi ad un tempo), solo leggendo Omero! Fosse così semplice...apprendere dalla poesia il Rito e il suo senso più profondo...

    -la Trasmissione: sono rimasti anche testi che specificano le formule, le forme e i tempi, questa è un'obiezione che ho sentito spesso...ebbene, è risaputo però che una trasmissione scritta, tramandata solo per questa via, è inefficace (nel migliore dei casi naturalmente...); ora, se le linee sacerdotali e le famiglie depositarie di queste conoscenze si sono estinte e non esiste linea di tradizione strettamente orale, è impossibile, a parer mio, mettersi a leggere formule e riprodurre riti senza che vi sia a priori un Maestro (sia esso mortale o immortale) che abbia impartito la competenza necessaria e l'autorizzazione a procedere. Per portare un parallelo, in India esistono innumerevoli testi sacri, in molti di essi vengono citati rituali devozionali, mantra e formule di vario genere, ma sempre si ricorda che se questi non sono stati donati da un Maestro (regole per ottenere un Maestro degno, su come apprendere la scienza religiosa etc..sono abbondantemente presenti, perchè?...), sono privi di qualsiasi efficacia e potere.
    In più si dice anche che qualsiasi rito è inutile se prima non si ottiene una purificazione interiore ed esteriore, e la piena conoscenza della sfera del Divino. Non sarebbe forse meglio ri-cominciare da questo? Poichè la conoscenza in questo senso (non certo quello degli intellettuali o presunti tali) può ricondurre all'antico sentire e sapere.

    -ancora sulle Fonti: da dove viene tutto quello che si sa?
    poichè bisogna anche indagare il grado di veridicità di colui che si fa strumento della trasmissione stessa; mettiamo gli epiteti cultuali: si usa discriminare, ad esempio, fra documenti provenienti da epigrafi trovate nei templi, citazioni da scolii, testi poetici classici e tardi etc.
    Ora, dei Veda è impossibile sospettare che non siano 'originali', ma ho trovato simili sospetti nutriti nei confronti degli Inni Orfici...

    -le Famiglie: un tempo non si autoeleggevano come tali, bensì venivano scelte dalla divinità affinchè la competenza del sacerdozio fosse esclusiva della tal casa aristocratica e ne mantesse così l'onere e il privilegio.

    Date le precedenti premesse, già il culto privato appare come un azzardo; quello pubblico poi non richiederebbe a priori una trasformazione della Res Publica? Come può in effetti un culto privato sussistere, senza che quello pubblico gli abbia dato, di base, la sua forma peculiare?
    Viceversa, come può un culto pubblico e comune esistere se alla sua base non vi sono delle autentiche Famiglie?

    Saluti!

 

 

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