Pare siano in corso d'opera due rivoluzioni.
In chiave eurasiatica, da tenere d'occhio soprattutto quanto sta accadendo a Bishkek


Pare siano in corso d'opera due rivoluzioni.
In chiave eurasiatica, da tenere d'occhio soprattutto quanto sta accadendo a Bishkek
Passata la buriana facciamo i conti


Fonti? Notizie Ansa?


Kirghizistan, scontri a Bishkek
Il governo decreta lo stato di emergenza
Ucciso il ministro dell'Interno. Chieste le dimissioni del presidente Bakiyev. Assalita la sede di radio e tv di Stato
SPARATORIE INTORNO AL PALAZZO PRESIDENZIALE, molte le vittime
Kirghizistan, scontri a Bishkek
Il governo decreta lo stato di emergenza
Ucciso il ministro dell'Interno. Chieste le dimissioni del presidente Bakiyev. Assalita la sede di radio e tv di Stato
BISHKEK - Violenti scontri mercoledì mattina sono scoppiati nei dintorni del palazzo presidenziale di Bishkek, capitale del Kirghizistan. I dimostranti hanno occupato la sede della radio e della tv di Stato e il ministro dell'Interno è stato ucciso nella città di Talas. Il bilancio degli scontri tra polizia e dimostranti dell'opposizione a Bishkek è di 17 morti, secondo fonti del ministero dell'Interno, e di almeno 180 feriti. La gran parte delle vittime è stata uccisa da colpi d'arma da fuoco, ha riferito Larissa Katchibekova, del ministero della Sanità. Solo cinque giorni fa nella capitale kirghisa era giunto in visita il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon.
UCCISO A BOTTE IL MINISTRO DELL'INTERNO - Il ministro degli Interni Moldomusa Kaongatiev è stato ammazzato a botte nella città nordoccidentale di Talas. L’ha confermato all’Associated Press il militante dell’opposizione Shamil Murat, che dice di aver visto il cadavere dell’esponente del governo in un palazzo dell’amministrazione. Murat ha spiegato che i dimostranti hanno fatto irruzione nel quartier generale locale della polizia, nel secondo giorno di manifestazioni contro il governo, e vi hanno trovato il ministro. A botte, l’avrebbero costretto a emanare un ordine alla polizia a Bishkek di fermare la repressione. Poi sarebbe morto per le ferite riportate.
Scontri in Kirghizistan Scontri in Kirghizistan Scontri in Kirghizistan Scontri in Kirghizistan Scontri in Kirghizistan Scontri in Kirghizistan Scontri in Kirghizistan Scontri in Kirghizistan
DIMISSIONI - I manifestanti chiedono le dimissioni del presidente Kurmanbek Bakiyev (arrivato al potere cinque anni fa dopo la cosiddetta rivoluzione dei tulipani) e protestano anche contro l'aumento del prezzo del carburante, addebitato alla corruzione del governo. La polizia ha usato i lacrimogeni per disperdere i manifestanti. Le proteste sono iniziate nei giorni scorsi a Talas dove i manifestanti avevano fatto irruzione negli uffici governativi. In mattinata tutti i principali leader dell’opposizione sono stati arrestati. Manifestazioni e scontri sono segnalati anche in altre città del Paese centro-asiatico.
GOVERNO DECRETA STATO D'EMERGENZA - Il premier Daniyar Ussenov ha decretato lo stato d'emergenza. «I cittadini dovranno sottostare a misure di sicurezza», ha spiegato una fonte dell’amministrazione della capitale. Gli scontri sono iniziati davanti alla sede dell'opposizione: circa 200 dimostranti hanno bloccato il tentativo della polizia di disperdere l'assembramento, appiccando il fuoco alle auto degli agenti, e poi hanno marciato verso il centro della capitale. La folla, armata con spranghe di ferro, si è via via ingrossata e si è diretta verso la sede della presidenza.
OCCUPATA TV - La sede di radio e tv è stata assalita dai dimostranti. Prima le trasmissioni sono state interrotte, poi sono riprese ma ad andare in onda sono stati i militanti dell’opposizione, dice l’agenzia di stampa russa Interfax, con interventi di due-tre minuti ciascuno.
Redazione online
07 aprile 2010


Thailandia, ministri in fuga
Proclamato lo stato d'emergenza
Le camicie rosse, militanti fedeli al deposto premier Thaskin Shinawatra, irrompono in Parlamento
conferiti all'esercito ampi poteri per disperdere gli assembramenti
Thailandia, ministri in fuga
Proclamato lo stato d'emergenza
Le camicie rosse, militanti fedeli al deposto premier Thaskin Shinawatra, irrompono in Parlamento
BANGKOK - Il governo thailandese ha proclamato lo stato d'emergenza a Bangkok e in altre cinque province. La decisione è stata annunciata dal primo ministro Abhisit Vejjajiva, dopo che le camicie rosse, i militanti fedeli al deposto premier Thaskin Shinawatra, hanno fatto irruzione in Parlamento costringendo i ministri a fuggire in elicottero. Si tratta della giornata più drammatica dall'inizio delle proteste, il 12 marzo.
CIRCONDATI - Con lo stato d'emergenza sono proibite le adunate di più di 5 persone e si conferiscono all'esercito ampi poteri per disperdere gli assembramenti, anche se Abhisit ha ribadito che il governo non userà la forza. «L'obiettivo del governo è tornare alla normalità e garantire il rispetto della legge», ha dichiarato il premier in un messaggio tv. Il Parlamento era stato costretto a sospendere un dibattito quando si era avuta notizia che 5mila camicie rosse avevano circondato l'edificio. Un'ora e mezza dopo un gruppo di manifestanti è riuscito a sfondare il cordone di sicurezza e a penetrare nel cortile del Parlamento, sfruttando il fatto che i soldati di guardia hanno avuto ordine di evitare lo scontro. Ad alcuni di loro sono stati sequestrati gas lacrimogeni.
Thailandia, l'assalto delle camicie rosse Thailandia, l'assalto delle camicie rosse Thailandia, l'assalto delle camicie rosse Thailandia, l'assalto delle camicie rosse Thailandia, l'assalto delle camicie rosse Thailandia, l'assalto delle camicie rosse Thailandia, l'assalto delle camicie rosse Thailandia, l'assalto delle camicie rosse
L'EX CANTANTE - Nel palazzo si sono vissuti momenti di panico: i deputati sono fuggiti da uscite di sicurezza mentre i ministri presenti venivano portati via a bordo di elicotteri militari. Poco dopo i manifestanti si sono ritirati, facendo rientrare l'allarme per una possibile escalation golpista. Decine di migliaia di manifestanti continuano però a occupare il cuore turistico e commerciale di Bangkok e minacciano di restarvi fino a quando il governo non si dimetterà. L'irruzione in Parlamento sarebbe stata decisa da Arisman Pongruangrong, un ex cantante che guida l'ala dura delle camicie rosse e che ha risposto allo stato d'emergenza affermando che «ora sarà guerra, niente più negoziati». Gli altri leader della protesta avevano preso le distanze dall'assalto al Parlamento. Abhisit, che aveva già esteso fino al 20 aprile la Legge di sicurezza interna che conferisce poteri speciali ai militari, ha annullato la visita negli Usa in programma da sabato prossimo per un incontro con Barack Obama e la partecipazione al vertice sulla sicurezza nucleare. (Fonte: Agi)


povera rivoluzione dei tulipani...ostridicolo:


In Kirghizistan è sicuramente una "pagliacciata" degli Usa. Una nuova rivoluzione dei tulipani!
In Thailandia non so. Non conosco la situazione così bene.
Sicuramente le due pseudo-rivoluzioni sono da distinguere. Non credo ci siano legami. Almeno per ora.
SOlidarietà al legittimo governo Kirghiso di Bakyev e al Ministro degli Interni, malmenato e picchiato da una folla di criminali pagati dai soliti noti.
Ultima modifica di Stalinator; 07-04-10 alle 21:01




La Rivoluzione ha deposto Askar Akyev. Ma dopo di lui sono state indette nuove elezioni che hanno visto la vittoria di Bakyev, ex uomo d'apparato del predecessore.
Inizialmente gli Usa pensavano di poter contare su di lui (e forse in parte lo sperano ancora), ma la sua linea politica è stata piuttosto di continuità con ciò che fece Akyev.
Resta il fatto che questa destabilizzazione oggi sfavorisce la Cina e i gasdotti che dal Kazakistan vanno nel Sinkiang.
Sono poche migliaia di personaggi armati e con bandierine blu.. te che dici? :mmm:


La conferma di quanto vi dico è questa, ora che pare che Bakyev sia in fuga e che il governo sia ormai finito:
L'opposizione ha creato un nuovo esecutivo guidato da Roza Otunbayeva, ex ministro degli Esteri e protagonista della rivoluzione dei tulipani nel marzo 2005


APPELLO ALLA CALMA - Profonda preoccupazione per le violenze che hanno provocato decine di morti e un appello alla calma: Washington ha seguito da vicino la crisi in Kirghizistan, alleato chiave per la guerra in Afghanistan per la presenza di una importante base aerea americana alla periferia della capitale. «Siamo preoccupati per le notizie degli scontri e dei saccheggi e facciamo appello a tutte le parti perchè evitino le violenze e facciano ricorso alla moderazione», ha detto il portavoce del Consiglio per la Sicurezza Nazionale P.Crowley mentre da Bishkek, la capitale teatro dei disordini, arrivava l'annuncio, non confermato dal Dipartimento di Stato ma avvalorato dal New York Times, del rovesciamento del governo del presidente Kurmanbek Bakiev.