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Discussione: Alitalia (3ad uniti)

  1. #1
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    Predefinito Alitalia (3ad uniti)

    Mi spiace siano state chiuse le precedenti discussioni.
    Chi è interessato a proseguire, di qualunque provenienza politica sia, per favore rispetti le regole del forum e del buon senso.
    Ci tengo molto, grazie.

    a palazzo madama la presentazione del dl varato il 28 agosto

    Alitalia, sì dei sindacati al confronto
    «Nodo esuberi solo dopo ok al piano»

    Le nove sigle: «Prima la convergenza sui temi industriali, poi il confronto sui tagli». Angeletti: «Trattativa ardua»


    Luigi Angeletti (Imagoeconomica)ROMA - Il piano per il salvataggio di Alitalia resta in primo piano. Al Senato la presentazione dei provvedimenti sull'operazione che riguarda la compagnia (un disegno di legge e un decreto varati dall'esecutivo il 28 agosto scorso) è stata oggetto di una seduta lampo del Senato. D'altra parte, il piano per salvare Alitalia è stato il tema di una riunione dei rappresentanti delle nove sigle sindacali presenti nella compagnia in vista dell'incontro al Ministero del Lavoro, giovedì prossimo. Il confronto sugli esuberi in Alitalia sarà possibile solo dopo una «convergenza» sul piano industriale, scrivono le nove sigle. «Le organizzazioni sindacali e le associazioni professionali riunite oggi, ribadendo la completa disponibilità al confronto, confermano la ferma intenzione di negoziare i contenuti industriali della proposta che - si legge nel comunicato intersindacale - sarà illustrata giovedì pomeriggio al Ministero del Lavoro». Il giudizio delle nove sigle - Filt Cgil, Fit Cisl, Uil Trasporti, Ugl, Anpac, Unione Piloti, Anpav, Avia e Sdl - «verterà sull'orizzonte produttivo che il piano di impresa determinerà e non potrà prescindere da elementi quali il dimensionamento della flotta, il presidio del ciclo produttivo del trasporto aereo, qualità degli investimenti e un adeguato modello organizzativo».
    GUERRA DI CIFRE SUGLI ESUBERI- Sugli esuberi previsti dal piano Alitalia si consuma in queste ultime ore una vera e propria guerra di cifre. Da giorni infatti si rincorrono indiscrezioni sul numero di dipendenti che resteranno a casa: le ultime parlano di 4.500 lavoratori a rischio. Ma il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, invita a «non dare i numeri». È «doveroso ricordare a tutti - si legge in una nota - che fino all'acquisizione da parte del commissario della o delle offerte, si tratta solo di numeri che danno timori o di timori che danno i numeri».
    «TRATTATIVA ARDUA» - Dal canto suo Luigi Angeletti non sembra ottimista circa la trattativa. «Sarà difficile - annuncia il numero uno della Uil - perché la situazione è quella che è», e cioè quella di un'azienda «tecnicamente fallita» in cui le risorse «sono scarse». A margine del tavolo con Confindustria sul rinnovo del modello contrattuale, Angeletti ha spiegato che l'obiettivo dei sindacati è quello di «garantire alla nuova Alitalia un futuro più profittevole e ridurre il numero degli esuberi».
    I PALETTI DELL'ANPAC- Secondo i piloti dell'Anpac, il piano per salvare Alitalia vacambiato in due punti: il numero degli aeromobili e le rotte intercontinentali. «Dieci giorni - afferma il presidente Fabio Berti intervistato da Repubblica.it - sono un tempo utile per poter fare questo cambiamento». Sulla trattativa che prenderà il via giovedì prossimo, Berti assicura che «sarà un confronto vero anche se serrato sul piano industriale».
    AMMORTIZZATORI - Intanto emergono particolari dalla relazione tecnica al decreto legge del 28 agosto, presentato in Senato: l'accesso agli ammortizzatori sociali per gli esuberi di Alitalia costerà 30 milioni l'anno. La relazione indica che per il 2009 i 30 milioni verranno dal Fondo per l'occupazione, per il 2010 da un taglio lineare alle autorizzazioni di spesa della Finanziaria 2008 e per ciascuno degli anni dal 2010 al 2014 con la riduzione del fondo per gli interventi strutturali di politica economica.

    MARCEGAGLIA IN CAMPO - Tra i nuovi soci del progetto messo in piedi per salvare Alitalia c'è il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, la quale ci tiene a chiarire la "filosofia" dell'operazione Fenice e ribatte a quanti copme Epifani, hanno criticato la scelta motivandola con il «conflitto di interessi». «Ho deciso di partecipare a questa sfida come imprenditrice, con una quota del tutto marginale sia rispetto al volume di business del gruppo Marcegaglia, sia rispetto all'impegno finanziario della cordata». «Qualcuno - spiega la Marcegaglia - dice che come presidente di Confindustria non avrei dovuto far parte della cordata. Credo che ciò non sia vero. E proprio il mio ruolo in Confindustria - chiarisce - rafforza il carattere puramente simbolico della mia partecipazione al fianco di un gruppo di imprenditori che crede in un progetto difficile e importante per il futuro del nostro paese».

    02 settembre 2008


    http://www.corriere.it/economia/08_s...4f02aabc.shtml

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da Gigione Visualizza Messaggio
    Mi spiace siano state dscusse le precedenti discussioni.
    Chi è interessato a proseguire, di qualunque provenienza politica sia, per favore rispetti le regole del forum e del buon senso.
    Ci tengo molto, grazie.
    Il problema è che alcuni non vogliono discutere, anche aspramente se del caso, di Alitalia, ma semplicemente cogliere l'occasione per insultare. Cosa che non verrà tollerata in questo e in altri thread.

    Buona discussione a tutti

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Gigione Visualizza Messaggio
    Mi spiace siano state dscusse le precedenti discussioni.
    Chi è interessato a proseguire, di qualunque provenienza politica sia, per favore rispetti le regole del forum e del buon senso.
    Ci tengo molto, grazie.
    Il problema è che alcuni non vogliono discutere, anche aspramente se del caso, di Alitalia, ma semplicemente cogliere l'occasione per insultare. Cosa che non verrà tollerata in questo e in altri thread.

    Buona discussione a tutti

  4. #4
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    Ci risiamo, purtroppo. I soliti capitalisti senza capitali, acquistano a prezzo superscontato un monopolio di fatto, con l’aiuto delle solite banche, il tutto a spese del contribuente. Questa volta però c’è una differenza, tanto fondamentale, quanto deprimente; a farlo è un governo che si definisce liberale e che ha completamente delegato la gestione del dossier Alitalia, a chi faceva orgogliosamente la fila ai gazebo per votare Veltroni. Non so se questo sia il frutto dei troppi Richelieu di Palazzo Chigi o l’improvvisata cultura liberale di alcuni ambienti dell’attuale maggioranza, ma so per certo che sarà il solito papocchio costoso (per i contribuenti) e inefficiente (per i viaggiatori).

    La storia è questa. Lo Stato, cioè noi contribuenti, si tiene tutti i debiti di Alitalia e tutti gli esuberi (tra 6500 e 7000) che verranno riassorbiti dall’Agenzia delle Entrate, dalle Poste e dal Catasto, alla faccia della riduzione dei costi della Pubblica Amministrazione (qualcuno l’ha detto al Ministro Brunetta?!). Un manipolo di “capitani coraggiosi” con pochi spiccioli a testa e a prezzi di saldo compreranno velivoli, slot, potranno rinegoziare contratti in essere ed acquisiranno di fatto il monopolio delle maggiori tratte aeree italiane (Alitalia + Air One) con il benestare dell’Antitrust, piegata a non meglio definiti interessi nazionali. Così per andare da Milano a Roma sarà necessario accendere un mutuo e forse per farsi un week-end sull’Etna, bisognerà fare scalo a Palermo.

    Ultima puntata, diciamo, fra due o tre anni: i “capitani coraggiosi” venderanno quote sostanziose ad Air France o a Lufthansa e si porteranno a casa la solita cospicua plusvalenza. Nel frattempo, chi restituirà allo Stato (cioè a noi contribuenti) i 300 milioni del prestito ponte? E ai piccoli risparmiatori, detentori di obligazioni e/o azioni Alitalia, chi ci pensa?

    Ma torniamo ai “capitani coraggiosi”, cominciando da colui che di fatto sarà il padrone della nuova Alitalia-Monopolio, sborsando una cifra ridicola (200 milioni di euro), con la quale ormai non si comprano neanche più un paio di buoni giocatori di serie A. In ogni caso comunque, il Nostro probabilmente utilizzerà parte del regalo che il governo D’Alema gli fece ai tempi di Telecom, da lui acquistata (a regime di monopolio) a quattro soldi e poi venduta piena di debiti e con un deficit innovativo che ancora l’azienda sta pagando.

    Non meno peculiare è la storia di un altro grande azionista della nuova Alitalia-Monopolio, il gruppo Benetton che tenta con questa operazione la “nemesi perfetta”. Infatti il gruppo di Ponzano Veneto non parteciperà con la Holding di famiglia, ma tramite Atlantia Autostrade per l’Italia. Non il gruppo, ma la concessionaria! Lo Stato dopo aver regalato le concessioni autostradali e relativi pedaggi (monopolio), concede quindi alla famiglia Benetton di rinvestire le regalìe in un altro monopolio di fatto. Geniale!

    Per quanto riguarda i “capitani coraggiosi” minori, chi più chi meno, sperano, con i 30/40 milioni di euro investiti, di entrare a far parte del giro giusto oppure di avere qualche buon favore per il loro core business.

    Ed infine come potremmo dimenticarci di Corrado Passera e di Banca Intesa. Passera, banchiere democratico della prima ora, sfumata la possibilità di agguantare un ministero economico, è riuscito grazie all’ottimo rapporto con alcuni infausti tessitori di Palazzo Chigi ad ottenere l’incarico dal governo di centro-destra (anche una mente geniale come quella del Cav. può avere, qualche volta, i suoi black out!) di trattare il dossier Alitalia. L’ex McKinsey Boy, non si è lasciato sfuggire l’occasione e per partecipare al banchetto della nuova Alitalia-Monopolio, ha subito contattato i suoi soliti amici, quasi tutti di provata simpatia democratica (e poi si dice che uno si butta a sinistra…). Non da ultimo riuscirà a sistemare i conti di Air One, di cui Banca Intesa è creditrice (tutto limpido, tutto trasparente): Air One venderà i suoi velivoli e i suoi slot per 300 milioni di euro alla nuova Alitalia e ne rinvestirà solo 100 nella nuova avventura. E’ questa la propensione al sociale che gli istituti bancari devono avere come mission? Di ciò infatti blaterava pochi giorni fa proprio il presidente di Banca Intesa (sic!).

    Insomma, un vero e proprio pasticcio. Rispetto alla vecchia offerta Air France, ci sono qualche migliaio di esuberi in più. Inoltre lo Stato si deve accollare più ex-dipendenti Alitalia e tutti i debiti, senza neanche qualche spicciolo da incassare dalle azioni delle compagnia di bandiera, che pur l’offerta francese garantiva.

    A questo punto abbiamo solo una speranza: l’Unione Europea. Nella loro proverbiale inutilità i commissari di Bruxelles hanno un’opportunità storica di riqualificare la loro missione: dalle decisioni sulla circonferenza delle patate o la lunghezza delle zucchine ad un impeto nuovo di dignità per impedire che questa sconsolante soap opera di Alitalia si tramuti in un’indecente farsa dove i soliti “coraggiosi” fanno soldi ed i contribuenti pagano.

    Pensavo di poter finalmente morire liberale, ed invece....

    P.S. per il lettore: il motivo per il quale le cose lette sopra non è possibile ritrovarle sui grandi giornali italiani, è dovuto solo in parte all’incipiente isterismo liberista dell’estensore dell’articolo, il vero motivo resiede ovviamente nell’infausta esistenza dei patti di sindacato.

    Tratto da:
    http://www.loccidentale.it/articolo/...+noti!.0056731
    Giornaletto che a me solitamente non piace ma che ha il pregio di dire qualcosa di vero su questo articolo

  5. #5
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    UN DECOLLO CHE SFIDA LE LEGGI
    di Lorenzo Stanghellini 02.09.2008

    Il mercato ha le sue leggi, una delle quali dice che un'impresa che spende più di quello che incassa prima o poi ne esce per liquidazione volontaria o per fallimento. Il mercato aveva già decretato la morte di Alitalia, in perdita da anni, in marzo. I sindacati hanno confidato nell'aiuto della politica e hanno avuto ragione, perché governo e il Parlamento hanno dato alla compagnia altro denaro da bruciare. Si è trattato, però, di una vittoria di Pirro. Dopo soli quattro mesi, i soldi sono finiti e siamo giunti al capolinea. Ora quali scenari si aprono con il decreto Alitalia?

    Le mele non cadono dal basso verso l’alto, nemmeno se i sindacati lo chiedono e una legge dello Stato italiano lo dispone. Il mercato ha le sue leggi, una delle quali dice che un’impresa che spende più di quello che incassa prima o poi esce dal mercato, per liquidazione volontaria o per fallimento. In primavera, il mercato aveva già decretato la morte di Alitalia, che perdeva da anni. Le riserve di liquidità erano ormai esigue e un acquirente (Air France) era disposto a comprare le azioni, pagare tutti i creditori, proseguire l’attività, a condizione che i sindacati accettassero un accordo di pesante riduzione degli organici. I sindacati hanno detto no, confidando nell’aiuto della politica, e hanno avuto ragione, perché il governo e il Parlamento hanno dato ad Alitalia altro denaro da bruciare.
    Si è trattato, però, di una vittoria di Pirro. Dopo soli quattro mesi, il denaro è finito di nuovo e Alitalia è giunta al capolinea. Il governo ha adottato un decreto-legge che contiene una serie di norme speciali, dettate per Alitalia. (1)
    Ma cosa è esattamente il “decreto Alitalia”? Qual è lo scenario che si prospetta? Chi sono gli sconfitti? Ci sono, almeno, alcuni vincitori?

    PROCEDURA PARMALAT PER TUTTE LE GRANDI IMPRESE INSOLVENTI

    Quando le grandi imprese divengono insolventi “ falliscono”, scatta per loro la procedura di amministrazione straordinaria. Si tratta di una procedura analoga al fallimento (riservato alle piccole imprese), ma con un forte controllo politico, poiché il commissario straordinario è nominato dal ministro delle Attività produttive e a lui risponde. In occasione del crack Parmalat si è creata una variante più rapida della procedura di amministrazione straordinaria (cosiddetta “Marzano”), riservata alle imprese con grandi debiti, ma capaci di camminare con le proprie forze grazie ai ricavi dell’attività, una volta ridotti i debiti a un livello sostenibile. È per questo che Parmalat ha potuto essere ristrutturata e quotata nuovamente in borsa.
    Alitalia non ha assolutamente quelle caratteristiche: ogni giorno perde denaro. Per le imprese in questo stato, il problema non sono i debiti accumulati, che all’occorrenza possono essere “falciati”, con un processo doloroso e inevitabile, ma le perdite che continuano a prodursi. Nonostante ciò, con il decreto Alitalia si è ritenuto di aprire l'amministrazione straordinaria “modello Parmalat” anche alle imprese che non possono ristrutturarsi e che hanno come unica prospettiva quella di trovare un acquirente che compri quello che c’è rimasto di buono.
    Fin qui, nulla di veramente grave: si è scelto di incanalare Alitalia su una procedura più rapida, anche se proprio per questo meno garantista per i creditori.

    VENDITA IMMEDIATA, PASSANDO SOPRA TUTTI

    Questo, evidentemente, non era sufficiente. Il decreto Alitalia ha dunque previsto, per le imprese che erogano “servizi pubblici essenziali”, che il commissario venga dotato di poteri ancor più “straordinari”, e in particolare del potere di vendere l’azienda a trattativa privata, cioè senza una gara fra potenziali acquirenti, ma solo sulla base della stima di un “esperto indipendente”, e in deroga alla normativa antitrust sulle concentrazioni.
    Questo appare grave: la trattativa privata potrebbe non dare ai creditori il massimo realizzo possibile e il compratore potrebbe acquisire una posizione di monopolio che danneggia la concorrenza (cioè i consumatori e le imprese, che utilizzano il servizio a costi maggiori).
    L’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che normalmente dovrebbe autorizzare preventivamente la vendita, verrà chiamata solo a rimettere insieme i cocci della concorrenza, prescrivendo misure che prevengano uno sfruttamento di posizione dominante. Un pannicello caldo, di solito poco efficace e che fa svolgere all’Autorità un ruolo di regolatore che non le è proprio.

    LA “BAD COMPANY” E I SUOI ORFANI

    Alitalia è stata posta in procedura di amministrazione straordinaria sulla base della nuova legge. Salvo imprevisti (ad esempio un’offerta di un concorrente estero), il commissario continuerà ora a far volare gli aerei con i pochi soldi che restano in cassa, o con finanza-ponte e poi venderà una parte dell’azienda, a trattativa privata, a Compagnia aerea italiana. Ciò che resterà alla vecchia Alitalia, ormai bad company, saranno dunque, per lo più, i beni di scarso valore, i debiti, e soprattutto i lavoratori in eccesso. Visto che in primavera non si riusciva a licenziarli, in estate si è deciso di vendere l’azienda alleggerita dal loro peso. Il risultato non pare molto diverso.
    Con tutta probabilità, il prezzo di vendita di aerei e rotte “buone” non basterà a pagare tutti i creditori. Dalle notizie di stampa si legge che il commissario pagherebbe i creditori bancari e non gli obbligazionisti, ma ciò non sembra possibile: almeno fino a oggi, tutti i creditori di Alitalia hanno gli stessi diritti.
    In questa situazione di deficit patrimoniale, agli azionisti, che sono postergati ai creditori, il commissario di Alitalia non riuscirà a distribuire nemmeno un euro.

    NON CI SONO VINCITORI

    A marzo, con il piano Air France, i creditori sarebbero stati pagati per intero (la società sarebbe stata ricapitalizzata), e gli azionisti avrebbero potuto vendere le azioni (a prezzo basso, ma maggiore di zero). Cinque mesi dopo, lo Stato sta per perdere 300 milioni del suo prestito-ponte, i creditori (fra cui ancora lo Stato) parte dei loro crediti e gli azionisti hanno già perso tutto. I lavoratori che Air France non voleva, e che nemmeno Compagnia aerea italiana vuole, godranno di indennità per un periodo molto lungo, ma verranno comunque licenziati. Un bilancio triste.
    Proprio perché lo Stato ha fatto di tutto per interferire nella gestione di Alitalia, danneggiando azionisti e creditori (e contribuenti), il decreto Alitalia contiene due ultime “perle”:

    a) esonera gli amministratori, i sindaci e i manager di Alitalia da qualunque responsabilità per qualsiasi illecito eventualmente commesso nello sciagurato ultimo anno di vita della società;
    b) dispone che gli azionisti e gli obbligazionisti di Alitalia vengano trattati come risparmiatori vittime di frodi finanziarie, ammessi agli incerti benefici di un fondo pubblico su cui tanti vantano pretese. Ma, a parte il fatto che la misura si applica solo ai piccoli risparmiatori e non allo Stato né agli investitori istituzionali, che non avranno tutela, l’unico danno qui lo ha arrecato lo Stato italiano, che ha sottratto Alitalia alle regole che valgono per tutte le altre imprese.
    Dinanzi a una Corte costituzionale sensibile ai valori che fondano il nostro sistema economico, queste norme non reggerebbero. Se qualcuno avrà il coraggio di impugnarle, vedremo se è così. Nel frattempo, l’Unione europea potrebbe dichiarare che, con la serie di leggi speciali che l’hanno sospesa in volo, Alitalia ha goduto di un aiuto di stato, essendo stata assoggettata a un regime di favore con oneri per lo Stato, che qualcuno sarà allora chiamato a rimborsare. Quando sarà calata la polvere di queste settimane concitate, si potrebbe dunque aprire una nuova fase di conflitti, dall’esito alquanto incerto.

    (1) Dl 134/2008.

    http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000556.html

  6. #6
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    Ah che bello dover ingrassare le solite sanguisughe e dover anche far finta di essere contenti di cavarsi il sangue

  7. #7
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    Oh non avevo letto 'ultima dichiarazione della Marcegaglia e non so se ridere o piangere............una cosa è certa ma chi vuole prendere per il culo ??

  8. #8
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    Marcegaglia: nella compagnia una quota simbolica e nessun ruolo




    2 settembre 2008





    «Ho deciso di partecipare a questa sfida come imprenditrice, con una quota del tutto marginale sia rispetto al volume di business del gruppo Marcegaglia, sia rispetto all'impegno finanziario della cordata». Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, tra i soci del progetto messo in piedi per salvare l'Alitalia, ha chiarito in un'itervista all'agenzia Ansa la filosofia dell'operazione Fenice, replicando a quanti (il segretario della Cgil, Epifani, in primis) hanno criticato la scelta motivandola con il conflitto di interessi, anticipando che non avrà nessun tipo di ruolo nella nuova società.

    «Qualcuno - ha spiegato Marcegaglia - dice che come presidente di Confindustria non avrei dovuto far parte della cordata. Credo che ciò non sia vero. E proprio il mio ruolo in Confindustria rafforza il carattere puramente simbolico della mia partecipazione al fianco di un gruppo di imprenditori che crede in un progetto difficile e importante per il futuro del nostro paese».
    http://www.ilsole24ore.com/art/SoleO...lesView=Libero



    Non immaginavo fossero così in tanti a tifare contro 20000 lavoratori.
    In ogni caso, questa è l'unica soluzione possibile, lo sanno tutti.
    20000 disoccupati sarebbero un disastro.

    si spera che almeno in questo caso i sindacati se ne stiano al loro posto.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Dottor Zoidberg Visualizza Messaggio
    Il problema è che alcuni non vogliono discutere, anche aspramente se del caso, di Alitalia, ma semplicemente cogliere l'occasione per insultare. Cosa che non verrà tollerata in questo e in altri thread.

    Buona discussione a tutti

    Non entro nel merito della chiusura dell'altro tread su alitalia xkè non devo essere certo io, semplice utente, a giudicare. Voglio solo far notare che non tutti gli interventi contenevano "insulti" e/o "lezioncine" e quindi si poteva evitare di rimuovere tutto. Forse più che insulti e lezioncine c'erano verità scomode....
    Saluti

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Gigione Visualizza Messaggio
    Marcegaglia: nella compagnia una quota simbolica e nessun ruolo




    2 settembre 2008





    «Ho deciso di partecipare a questa sfida come imprenditrice, con una quota del tutto marginale sia rispetto al volume di business del gruppo Marcegaglia, sia rispetto all'impegno finanziario della cordata». Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, tra i soci del progetto messo in piedi per salvare l'Alitalia, ha chiarito in un'itervista all'agenzia Ansa la filosofia dell'operazione Fenice, replicando a quanti (il segretario della Cgil, Epifani, in primis) hanno criticato la scelta motivandola con il conflitto di interessi, anticipando che non avrà nessun tipo di ruolo nella nuova società.

    «Qualcuno - ha spiegato Marcegaglia - dice che come presidente di Confindustria non avrei dovuto far parte della cordata. Credo che ciò non sia vero. E proprio il mio ruolo in Confindustria rafforza il carattere puramente simbolico della mia partecipazione al fianco di un gruppo di imprenditori che crede in un progetto difficile e importante per il futuro del nostro paese».
    http://www.ilsole24ore.com/art/SoleO...lesView=Libero



    Non immaginavo fossero così in tanti a tifare contro 20000 lavoratori.
    In ogni caso, questa è l'unica soluzione possibile, lo sanno tutti.
    20000 disoccupati sarebbero un disastro.

    si spera che almeno in questo caso i sindacati se ne stiano al loro posto.

    Eh no questo è uno sviare dal discorso principale .......nessuno qua tifa contro i 20000 lavoratori...sta di fatto che con questo piano se ne licenzieranno di più che con quello Air France........lo stato....ci rimette un sacco di soldi e qualcuno guadagna .....

    Socializziamo le perdite privatizziamo gli utili
    evviva cosi dopo l'Itaglia avremo anche l'Alitaglia

 

 
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