Questo thread è mirato a far luce definitivamente sulla questione autonomia Sarda, che ogni tanto ritorna ad affiorare in diverse discussioni. Desidero postare, in merito, alcune riflessioni del Carta Raspi (Storia della Sardegna ed.1974 pp 924-925) che magari rendono maggiormente chiaro a qualcuno il motivo per cui non è mai esistita in Sardegna una reale autonomia finalizzata ad una rinascita Sarda promotrice dell'indipendenza. Mi riferisco soprattutto ad iRS che anzichè porsi come forza promotrice d questa rinascita cercando di affilare le armi già in dotazione, le fa a pezzi precludendo ai Sardi quella seppur minima briciola di potere per iniziare un cammino comune.
"Per una reale e non meramente onirica rinascita dell'isola sarebbe occorsa (e occorrerebbe tutt'oggi) una sintesi politica ed una armonizzazione dei vari interessi che la storia di Sardegna ha espresso e che a loro volta hanno nella storia dell'isola espresso valori economici. In altre parole un bilanciamento di forze storiche ed economiche nel vertice politico sardo che dal 1948 avrebbe dovuto prendere in pungo il potere dell'isola e condurla verso il proprio risorgimento. Avvenne invece fatalmente, di fatto, che il potere connesso alla autonomia regionale, destinato istituzionalmente a dare e profondere nell'isola tutto quanto le era stato negato dalle varie potenze coloniali che in precedenza l'avevano governata, venne a depositarsi nelle mani di quella stessa borghesia delle coste che nei secoli aveva esercitato, per procura il potere colonialistico ( la borghesia, per intenderci, dei <<podatari>>, che in epoca spagnola curava gli interessi nell'isola dei lontani feudatari spagnoli;dei funzionari amministrativi che prestarono servizio alle dipendenze dei vicerè sabaudi; dei parlamentaristi, che si sviluppò sulla scia dell'unità con lo stato italiano, intendendo tale unità come occasione di intrecci clientelari e di salto sul <<band wagon>> ). La missione della riforma, dunque, venne ad essere affidata di fatto ad una classe che lungi dall'averne la vocazione si era compromessa nel corso della storia di Sardegna con una tradizione di controriforme. Una classe, più precisamente, che non aveva avuto dalla storia il privilegio di sviluppare un peculiare spirito di indipendenza e la cui specializzazione tradizionale era quella <<procuratoria>>, della amministrazione delegata, cioè, di politiche e iniziative imprenditoriali altrui e non quella delle scelte politiche e delle iniziative imprenditoriali autonome."




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