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    Predefinito Federalismo e Statuto, convegno a Cagliari

    http://www.regione.sardegna.it/j/v/2...0&v=2&c=74&t=1

    Venerdì 12 settembre, all'Hotel Mediterraneo, l'incontro dal titolo
    "Il progetto federalista del Governo nazionale.
    Rischi e opportunità per la Sardegna".




    CAGLIARI, 11 SETTEMBRE 2008 - Domani mattina all'Hotel Mediterraneo, a Cagliari, si terrà un convegno dal titolo "Il progetto federalista del Governo nazionale. Rischi e opportunità per la Sardegna". I lavori avranno inizio alle 9,30 con l'introduzione dell'assessore regionale della Programmazione Eliseo Secci e proseguiranno con gli interventi di Giorgio Macciotta, consigliere Cnel, Astrid ("Regioni a Statuto speciale e federalismo fiscale"), Franco Osculati dell'Università di Pavia ("Sistema tributario nazionale e sistema tributario locale") e Francesco Pigliaru dell'Università di Cagliari ("La riforma dell'art. 8 dello Statuto della Sardegna"). L'incontro terminerà a fine mattinata con una serie di altri interventi e con il saluto conclusivo del Presidente della Regione Renato Soru.



  2. #2
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    «Il federalismo non deve farci paura»

    La Spisa (FI): con questa riforma più opportunità che rischi


    Due convegni sul federalismo: Forza Italia saluta con favore la riforma del Governo. La Regione: Sardegna e Sicilia, percorso comune.

    «Dal federalismo fiscale ci aspettiamo più opportunità che rischi». Forza Italia apprezza la bozza di riforma varata dal governo Berlusconi, ma allo stesso tempo critica l'atteggiamento della Regione. «Ieri il presidente Renato Soru, ha organizzato un convegno, pagato coi fondi regionali, senza coinvolgere l'opposizione», sbotta il capogruppo di Forza Italia, Giorgio La Spisa, nel corso di una conferenza stampa in Consiglio regionale, «una mancanza di rispetto che ancora una volta dimostra l'insensibilità del governatore su problemi così delicati per la vita dei cittadini e delle imprese sarde». Ma la critica va oltre un'impostazione di metodo. «La Regione», aggiunge La Spisa, «dovrebbe affrontare il federalismo con maggiore apertura, senza allarmismi: considerando cioè i tanti aspetti positivi che ne derivano».
    I VANTAGGI Secondo il capogruppo di Forza Italia, la bozza di disegno di legge - uscita due giorni fa dal Consiglio dei ministri - offre una serie di opportunità per il futuro economico dell'isola. «Maggiore autonomia finanziaria significa disporre di maggiori poteri impositivi», spiega Giorgio La Spisa. «In altre parole, la Regione potrà utilizzare non solo la leva degli incentivi ma anche quella fiscale, abbassando le tasse per attrarre nuovi investimenti dall'esterno». Nessun dubbio sulla riforma anche da parte di Mariano Contu, consigliere regionale di Forza Italia. «Da quello che emerge, il governo ha considerato tutte le peculiarità di una Regione a statuto speciale. In questo senso», aggiunge Contu, «per la Sardegna non viene messo in discussione l'attuale sistema di trasferimenti dallo Stato». I vertici di Forza Italia condividono, inoltre, i punti cardine del futuro disegno di legge: «Sottoscriviamo in pieno la necessità di aumentare la trasparenza nella Pubblica amministrazione», affermano La Spisa e Contu, «così come è importante dare maggiori responsabilità a chi è a capo di una Regione, sempre nel rispetto dei principi di equità e di sussidiarietà».
    LE CRITICHE Insomma, per Forza Italia la riforma del federalismo fiscale rappresenta «una sfida per lo sviluppo» della Sardegna. Una sfida che «la Giunta dovrà dimostrare di saper cogliere», commenta Mariano Contu. «Ma le premesse non sono buone: finora la gestione delle risorse pubbliche è stata disastrosa. Il presidente Soru ci deve ancora dire come rimedierà ai quei 3 miliardi di finanza creativa che hanno portato a una crescita vertiginosa dell'indebitamento regionale».
    IL CONVEGNO PD In vista della riforma federalista, ieri il presidente della Regione Soru ha auspicato una compartecipazione sulla tassazione di tutti i redditi prodotti in Sardegna, in particolare con la regionalizzazione del reddito di impresa, che è stato cancellato dalla bozza del ddl del Governo. «L'insularità può essere un grande vantaggio. L'importante è che ce la facciano gestire», ha detto Soru con riferimento particolare ai trasporti e alla questione Tirrenia, nel suo intervento che ha concluso il convegno di ieri a Cagliari sul federalismo. Sul federalismo, il governatore ha sottolineato opportunità e rischi che si aprono anche per la Sardegna. Secondo l'assessore al Bilancio Eliseo Secci, Sardegna e Sicilia potrebbero far fronte comune («con le altre autonomie speciali») sul progetto federalista del Governo Berlusconi per il quale è venuto due giorni fa il primo via libera dal Consiglio dei ministri.
    LANFRANCO OLIVIERI

    L'unione sarda 13/09/2008

  3. #3
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    Federalismo, passione e realismo
    Soru: «Difendere ciò che abbiamo:
    autosufficienza, possiamo farcela»
    “Piccola indipendenza” per i sardi


    di Marco Murgia
    Federalismo passionale, se esistesse: fatto di una idea di Sardegna ma basato su conquiste e risultati raggiunti sul campo. Le chiama «piccole indipendenze», Renato Soru. Sono quegli «spazi per il governo regionale» e quelle «opportunità future sulla possibilità di acquisire nuove competenze» che potrebbero arrivare con la tanto decantata riforma. Se ne parla da tempo: con l'accelerata di due giorni fa che ha portato all'approvazione della bozza Calderoli in «un Consiglio dei ministri durato appena 55 minuti, in cui sono stati approvati tutta una serie di altri provvedimenti», ricorda il deputato del Pd Francesco Sanna, «con un coinvolgimento del Parlamento pari a zero». Significa, sottolinea, che «il dibattito sui contenuti deve essere tenuto aperto». Infatti: «È il momento di acchiappare» quelle piccole indipendenze, dice il presidente della Regione. «Discutiamone, informiamoci, facciamoci trovare pronti: perché questo è un momento di responsabilità per tutti».
    L'occasione per un primo confronto è il convegno “Il progetto federalista del Governo nazionale. Rischi e opportunità per la Sardegna”, organizzato dalla Regione: un appuntamento buono per iniziare a «elaborare una posizione», dice l'assessore alla programmazione Eliseo Secci, «soprattutto in difesa dell'intesa raggiunta con lo Stato nel 2006». Se ne parla, è necessario parlarne coinvolgendo economisti, istituzioni, parti sociali: partecipano tutti perché, come sottolinea ancora Soru, «la questione non è importante, è fondamentale: al di là del mero campo della discussione politica». L'accordo del 2006 è la famosa vertenza sulle entrate: una battaglia vinta «che è tra le prime fra le conquiste storiche dell'isola», dice il presidente del Crel Gino Mereu, «e invece se ne parla come di una banalità».
    Non lo è, anzi. «La vertenza sulle entrate rappresenta uno straordinario successo, che nessuno dovrebbe criticare»: parole di Francesco Pigliaru, che di quella battaglia fu uno dei protagonisti, da assessore alla programmazione. Oggi parla da economista, ma «il giudizio dell'economista coincide con quello dell'assessore, nonostante altre volte non sia stato così: ed è molto positivo, perché consegna ai futuri governanti una regione non alla deriva, con un bilancio risanato». I rischi ci sono, senza dubbio, se non altro perché il terreno su cui ci si muoverà è estremamente scivoloso: arriveranno più risorse, di sicuro, «ma di quel surplus dovrà essere definito l'utilizzo con sempre maggiore precisione, in termini qualitativi più che quantitativi».
    Il docente universitario aveva già messo in guardia dall'esultare per la maggiore quantità di risorse destinate all'isola: solo per il fatto che arriveranno. Concetto ribadito: «Certamente è una conferma della nostra specialità», dice, ma serve andare avanti senza perdere di vista l'obiettivo di «consolidare le basi di quella vittoria importante ma sedendoci al tavolo con la disponibilità e la capacità di essere sempre più precisi: senza utilizzare il concetto di specialità con fare lamentoso».
    Altro rischio, evidenziato da Giorgio Macciotta. Parla in qualità di consigliere del Cnel, ma dall'alto della sua esperienza anche come ex sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica: «La strada è segnata: a fronte della richiesta di nuove competenze è prevedibile che lo Stato dirà “ok, ve le diamo: ma senza risorse”». Diventa allora inevitabile «la discussione che prende in esame il totale dei costi e le risorse: quando si entrerà nel merito, alle regioni a Statuto speciali del sud non converrà accodarsi a quelle del nord». Perché sono quelle sotto osservazione, da parte delle ordinarie, per le maggiori entrate dallo Stato.
    Allora, mentre Calderoli sottolinea che «il disegno di legge ci semplificherà la vita» ma solo «per forza, perché credo che complicarla sia impossibile, più complicata di così...», non è tempo di fare facile ironia. Lo sottolinea Soru: «Nella testa di chi governa a Roma ci sono le regioni a statuto ordinario: se parli di quelle a statuto speciale ti guardano male, con fastidio». Allora «certamente è un rischio che qualcuno», anche nell'isola, «voglia ridiscutere la riscrittura dell'articolo 8 del nostro Statuto».
    Perché ci sono i tecnicismi, a discutere di federalismo, difficili anche da comunicare: ma soprattutto ci sono i fatti. E l'azione della Regione, in questi anni e in questa direzione, è tutta indirizzata a quell'idea di Sardegna del futuro già tracciata nella campagna elettorale del 2004: in grado di confrontarsi con l'Europa senza rinunciare alla propria specialità. Non usandola per autocommiserarsi ma sfruttandola in pieno. Federalismo passionale, quindi, se la riforma si potesse definire al di là dei termini giuridici, politici ed economici.
    Passionale perché Soru sottolinea in primo luogo «la rabbia che viene se pensiamo a come si è vissuta l'autonomia nei decenni passati, alle possibilità che avremmo potuto avere oggi se la questione fosse stata affrontata in modo diverso. Ma ormai è andata, pensiamo al futuro». Che è già presente: «Ci piaccia o no, ne dobbiamo discutere oggi con questo governo e con questi ministri, dobbiamo fare i conti con l'expolit della Lega alle ultime elezioni».
    Dettano regole, da Pontida, e il governo è costretto a pagare dazio: «Certo che tutte le regioni devono comportarsi meglio: non è difendibile quel tipo di specialità che pretende e basta; certo che anche noi possiamo essere più disciplinati ma in questi anni abbiamo fatto tanto». Dal calo dei costi della pubblica amministrazione, con la razionalizzazione nel numero di dipendenti e dirigenti della Regione, sino alla spesa farmaceutica al di sotto della media nazionale e alla razionalizzazione del trasporto pubblico locale, con il risanamento dell'Arst.
    Mica niente, se si considera che sanità e trasporti passano in carico alla Regione in virtù delle maggiori entrate che arriveranno nell'isola dal 2010. Significa che «le politiche di rigore», quelle sbandierate da Roma per giustificare le critiche alle regioni autonome, «non ci spaventano: anzi possiamo insegnarle a qualcuno». Anche a chi, in Sardegna, ancora non ci crede. Oriana Putzolu, per la Cisl, aveva sottolineato nel suo intervento come l'accollarsi quelle spese possa risultare un rischio per l'economia isolana. Risposta netta: «Rinchiudiamoci in una stanza, con i vostri e i nostri tecnici: facciamo addizioni e sottrazioni e vediamo i risultati. Ma sui numeri reali».
    Messaggio duro ma funzionale al lavorare tutti insieme per «difendere quello che abbiamo conquistato». L'esempio lo regala la bozza Calderoli: «La regionalizzazione del reddito d'impresa, a esempio, era nel documento presentato dalle Regioni a statuto speciale. Nel testo del disegno di legge è stata eliminata: invece c'è una legge ad personam per la Sicilia». Non è invidia, ma la constatazione che «c'è un diverso peso politico: i parlamentari siciliani quando parlano della loro terra sono una cosa sola. Noi no, anzi: allora di questo dovremo parlare».
    Allora ecco la strada da affrontare: «Difendiamo tutto quello che abbiamo conquistato e manteniamo il rigore che abbiamo portato avanti. Non facciamoci portare via risorse ma chiediamo nuove competenze». Cioè: «Non costruiamo l'ennesimo dibattito sul nostro Statuto, facciamo lo Statuto lavorando. Non dobbiamo chiedere 10 milioni di euro per la continuità territoriale via mare : dobbiamo chiedere l'indipendenza, dicendo che siamo disposti a pagare di tasca nostra per evitare zecche e disservizi. Lo stesso deve valere per la cultura, per la difesa dei nostri siti archeologici». Con riferimento alle battaglie delle due T: Tirrenia e Tuvixeddu.
    «Affrontiamo il dibattito sul federalismo», continua, «forti dei risultati raggiunti con la vertenza entrate; con il rigore mantenuto in questi anni sul piano economico; con una pretesa chiara per l'istituzione di una fiscalità di vantaggio per attrarre imprese sul modello dell'Irlanda e con la possibilità di imporre tributi da parte della Regione». Parla dell'imposta di soggiorno, Soru, in parte bocciata da un pronunciamento della Corte costituzionale: «La sentenza della Consulta sulla materia non è da considerare una sconfitta per la Regione Sardegna perché la suprema Corte ha confermato comunque la possibilità per una Regione di imporre tributi propri: e il nostro caso è oggetto di studi in numerosi studi legali del paese».
    Solo che qui non se n'è accorto nessuno, anzi: in molti avevano esultato per quella decisione. Di viaggiare sulla stessa linea, ancora non se ne parla: per pure questioni politiche.

    http://www.altravoce.net/2008/09/13/federalismo.html

  4. #4
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    si stanno preparando ad un altro referendum per bocciare la prossima legge federalista auspicata dalla Lega. si sa bene come finiscono queste cose!!!

  5. #5
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    unione sarda di oggi:


 

 

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