Il Mart di Rovereto presenta per la prima volta in Italia la collezione dell'Israel Museum di Gerusalemme, che vanta capolavori impressionisti e post-impressionisti
ROVERETO - Sam Spiegel Estate era famoso come uno dei produttori più arguti e fortunati di Hollywood. Prima di morire nel 1986 aveva regalato al cinema pellicole di successo come La regina d'Africa, Fronte del porto, Il ponte sul fiume Kwai e Lawrence d'Arabia. Ma l'arte aveva saputo conquistare un posticino di rilievo nel suo cuore di celluloide, tale da fargli costruire negli anni di carriera una raffinata e sontuosa collezione di capolavori impressionisti che, alla fine, donò all'Israel Museum di Gerusalemme. Poco più che ventenne, infatti, aveva compiuto un viaggio pionieristico in Palestina, una terra con la quale restò sempre in contatto attraverso amici e parenti, e in particolare con il sindaco di Gerusalemme Teddy Kollek, testimone della straordinaria donazione, che ha fatto entrare negli archivi dell'istituzione museale opere come "Stagno con le ninfee di Monet", "Sala da pranzo" di Pierre Bonnard, "Vista dell'Estaque al mattino" di Cézanne e l'opera giovanile di Gauguin "Case a Vaugirard", oltre ad alcuni quadri di Rousseau il Doganiere e una scultura di Degas.
Ma Spiegel non è l'unica figura eclettica di illuminato donatore dell'Israel Museum. Nella storia dell'istituzione spicca anche la brillante filantropa di New York Loula Lasker, che tra la promozione di numerose borse di studio universitarie e fondi per le acquisizioni in diversi musei, ha avuto anche il tempo e lo scrupolo di elargire, tra gli altri, "Le giovani donne a Giverny, effetto di sole" di Claude Monet, "Rose in un vaso" di Pierre-Auguste Renoir e "Berck, scena sulla spiaggia" di Eugène Boudin.
Per non parlare dell'impresario di Broadway Billy Rose, uno stravagante personaggio che aveva iniziato la carriera negli anni Venti come paroliere, diventando in seguito proprietario di locali notturni e teatri, produttore e impresario di spettacoli di varietà. A lui è intitolato il giardino di oltre due ettari del museo che ospita en plein air le oltre cinquanta sculture di maestri impressionisti e postimpressionisti dai lui donati. Un polmone verde attraversato da terrazze ondulate simili a dune concepito dall'artista e paesaggista nippo-americano Isamu Noguchi come una vera opera d'arte con l'effetto mutevole delle diverse superfici della pietra, del cemento levigato, della ghiaia, dove sfilano l'"Adamo" di Auguste Rodin, "Pierre de Wiessant" di Émile-Antoine Bourdelle, oltre alla "Penelope" e "Azione in catene" Aristide Maillol.
Ebbene, quei capolavori impressionisti e post-impressionisti dell'Israel Museum di Gerusalemme, frutto di quarant'anni di generosità di illustri e singolari appassionati d'arte (il museo è stato inaugurato nel 1965) sono in mostra, per la prima volta in assoluto oltre confine, al Mart di Rovereto fino al 6 gennaio, per poi fare tappa all'Arken Museum of Modern Art di Copenaghen dal 31 gennaio al 7 giugno. Un percorso mozzafiato di grandi protagonisti della stagione bohémien di Parigi all'insegna di un naturalismo antiaccademico e per questo rivoluzionario.
C'è tutto il senso della ricerca di una nuova essenza pittorica fin de siecle, in questa rassegna, che accosta pezzi di Camille Pissarro a Edgar Degas, Pierre-Auguste Renoir, Claude Monet, per rievocare le tecniche radicali di una pittura dal vero, la frenesia inedita di riprodurre gli effetti di luce sull'acqua sulle rive della Senna, la cupidigia di immortalare le impercettibili variazioni delle condizioni atmosferiche e climatiche di uno stesso scenario, l'intuizione di legare il colore all'emozione individuale del pittore, la propensione ai temi prediletti del paesaggio, al ritratto delicato, alle scene di vita della piccola borghesia, al tourbillon dei boulevard affollati così come agli interni eleganti ed eccentrici, o alla mondanità dei teatri, dei cabaret, degli ippodromi e dei caffè, fino al dietro le quinte di un mondo socialmente ai margini, tra prostituzione, bordelli, amori saffici, toilette del mattino, can can e ballerine discinte.
Per poi approdare alle evoluzioni estreme del post-impressionismo, più soggettive e poetiche, meno istintive e più ragionate, più sofisticate e liriche, come nella solidità quasi architettonica tradotta in raffinata geometria di Paul Cézanne, o nella pittura visionaria e tormentata di Vincent van Gogh, animata di inquietudine emozionale che si traduce in una colorazione materica e schizofrenica, impetuosa nei suoi solchi di colore a rilievo, o ancora nel sintetismo virtuoso e plateale di Paul Gauguin, nella colorazione vibrante di Edouard Vuillard, insieme a splendidi esempi di scultura di Auguste Rodin, Edgar Degas e Aristide Maillol, come la sua grande "Armonia" sontuosa e seducente, vera icona della collezione che diventa il prologo dell'esposizione.
La mostra si presenta, dunque, come un piacevole viaggio attraverso il sentimento della natura e della modernità epocale, non più meramente imitata a distanza, ma vissuta in presa diretta dagli artisti sulla tela. Parte con Pissarro, l'"umile e colossale Pissarro", come lo chiamava Cézanne, il più anziano della "nouvelle peinture", e figura di riferimento del gruppo che si autocelebrò con la ormai leggendaria mostra dell'aprile 1874 presso lo studio del fotografo parigino Nadar. Ci sono i suoi paesaggi e le vedute urbane, luminosi, arditamente inquadrati, testimoni di una vita moderna e febbricitante. L'intenso "Boulevard Montmartre: Primavera" del 1897 offre quella quieta delicatezza della luce e un equilibrio compositivo che tanto suggestionerà Cézanne.
C'è il solitario Alfred Sisley, il pittore dell'acqua, Renoir con la sua ricerca formale influenzata da Ingres e Raffaello, soprattutto dopo il viaggio in Italia, come testimonia il "Ritratto di Gabrielle" del 1906. E l'omaggio a Monet, documentato nella sua parabola pittorica, dalle scogliere di Etretat, colte nel soggiorno in Normandia, dove le pennellate furiose e i colori luminescenti registrano una natura increspata dal vento, si passa ad alcuni esempi di serie famose, le Cattedrali, i Covoni, fino al suo buen retiro a Giverny, dove resta fino alla morte nel 1926, e dove sono nate le spettacolari ninfee. Effetti dell'acqua che arrivano alla soglia della materializzazione. E si arriva a Cézanne, il maestro di Aix-en-Provence con i suoi paesaggi "ricostituiti" intellettualmente, con l'obiettivo di voler "trattare la natura attraverso il cilindro, la sfera, il cono".
Si attraversa il "pointillisme" con le ricerche francesi sulla divisione del colore espressa da "Il rimorchiatore, Canale presso Samoi's" dello stesso Signac e "Il Mediterraneo presso Le Lavandou" di Theo van Rysselberghe. E il genio solitario di Vincent van Gogh, e il simbolismo mistico di Paul Gauguin, tra le stesure piatte in versione "Nabis", ai colori accesi e forme chiuse del "paradiso perduto" tacitiano. Quasi un diario del nuovo modo di guardare alla pittura, che aprirà la strada alle grandi avanguardie storiche del Novecento.
Notizie utili - "Impressionisti e post-impressionisti. Capolavori dall'Israel Museum di Gerusalemme", dal 13 settembre al 6 gennaio. Mart, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, Corso Bettini 43, Rovereto. La mostra è curata da Adina Kamien-Kazhdan.
Orari: martedi - domenica 10:00 - 18:00, venerdì 10:00 - 21:00, chiuso il lunedì.
Ingresso: Intero €10, ridotto €7, gratuito fino a 18 anni e over 65, scuole €1.
Informazioni: n Numero verde 800.397760, www.mart.trento.it.
Catalogo: Skira.
www.repubblica.it





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