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    Nostalgico
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    Predefinito Our Mama Beats Your Obama

    It's Sarah!

    Sarah Palin
    Candidato alla Vice-Presidenza degli Stati Uniti
    per il Republican Party



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  2. #2
    Nostalgico
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  3. #3
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    Questa sono io - Il discorso di Sarah Palin alla Convention dei repubblicani


    Pubblichiamo il discorso che la candidata vicepresidente alla Casa Bianca ha pronunciato mercoledì alla convention repubblicana.


    Signor presidente, delegati, e concittadini: sono onorata di essere stata presa in considerazione per la nomination a vicepresidente degli Stati Uniti. Accetto la richiesta di aiutare il nostro candidato alla presidenza a servire e difendere l’America. Accetto la sfida di una dura lotta per queste elezioni contro avversari sicuri di sé in un momento cruciale per il nostro paese. E accetto il privilegio di lavorare con un uomo che ha superato missioni ben più dure e affrontato sfide molto più pesanti e che sa come si vincono le battaglie difficili – il prossimo presidente degli Stati Uniti, John S. McCain.

    E’ passato soltanto un anno da quando tutti gli esperti di Washington dichiararono sconfitto il nostro candidato perché rifiutò di essere evasivo sul suo impegno per la sicurezza del paese che ama. Con la loro solita sicumera, ci dissero che tutto era perduto – non c’era speranza per questo candidato che diceva che avrebbe preferito perdere un’elezione che vedere il suo paese perdere una guerra. Ma i sondaggisti e gli esperti hanno trascurato una cosa, quando lo hanno escluso. Hanno trascurato il calibro dell’uomo – la determinazione, la risolutezza e il fegato del senatore John McCain. Gli elettori ne sapevano di più. E forse è perché loro capiscono che c’è un tempo per la politica e un tempo per la leadership, un tempo per la campagna elettorale e un tempo per mettere al primo posto il nostro paese.

    Il nostro candidato alla presidenza è un ritratto del coraggio, e persone così si trovano difficilmente. E’ un uomo che ha indossato la divisa di questo paese per ventidue anni, e ha rifiutato di smettere di credere in quei soldati in Iraq che ora ci fanno intravedere la vittoria. Come madre di uno di questi soldati, questo è esattamente il tipo di uomo che voglio come comandante in capo. Sono soltanto una delle tante mamme che dirà una preghiera in più ogni notte per i nostri figli e le nostre figlie che vanno incontro al pericolo. Nostro figlio Track ha diciannove anni. E a una settimana da domani – l’11 settembre – sarà schierato in Iraq con la fanteria dell’esercito a servizio del suo paese. Anche mio nipote Kasey è arruolato, e presta servizio su una portaerei nel Golfo persico. La mia famiglia è orgogliosa di entrambi e di tutti i bravi uomini e le brave donne che servono il paese indossando un’uniforme. Track è il maggiore dei nostri cinque figli. Nella nostra famiglia ci sono due maschi e tre femmine – le mie figlie forti ma gentili di cuore, Bristol, Willow, e Piper. E ad aprile io e mio marito Todd abbiamo accolto il nostro ultimo nato, un bellissimo bambino che si chiama Trig. Dall’interno, nessuna famiglia sembra mai tipica. Ed è quello che succede da noi. La nostra famiglia ha gli stessi alti e bassi come qualsiasi altra, le stesse sfide e le stesse gioie. A volte persino le maggiori gioie portano con sé delle sfide. E i bambini con delle esigenze particolari ispirano un amore speciale. Ho un messaggio per le famiglie di questo paese che hanno dei figli con esigenze particolari: per anni avete cercato di rendere l’America un posto più accogliente per i vostri figli e le vostre figlie. Vi prometto che se saremo eletti, avrete un amico e un difensore alla Casa Bianca.

    Todd è una storia a parte. E’ un pescatore da tutta la vita, un addetto alla produzione negli impianti petroliferi del versante settentrionale dell’Alaska, un membro orgoglioso del Sindacato unificato dei siderurgici, un campione mondiale di corse di motoslitta. Metteteci anche che ha antenati eschimesi Yup’ik e tutto questo fa un bel pacchetto. Ci siamo incontrati al liceo, e due decenni e cinque figli dopo è ancora il mio ragazzo. Mio padre e mia madre lavoravano entrambi alla scuola elementare della nostra piccola cittadina. E tra le molte cose che devo loro c’è una semplice lezione: che questa è l’America, e ogni donna può passare per qualsiasi porta che le si apra su un’opportunità. I miei genitori sono qui stasera e io sono molto orgogliosa di essere la figlia di Chuck e Sally Heath. Molto tempo fa, un giovane fattore e venditore di abiti del Missouri ha seguito un’improbabile strada verso la vicepresidenza. Un autore ha osservato: “Facciamo crescere buone persone nei nostri paesini, con onestà, sincerità e dignità”. Io conosco soltanto il tipo di persone che quell’autore aveva in mente quando lodò Harry Truman. Sono cresciuta con queste persone. Sono quelli che fanno alcuni dei lavori più duri d’America, che coltivano il nostro cibo, mandano avanti le nostre fattorie e combattono le nostre guerre. Amano il loro paese, nei momenti buoni e in quelli cattivi, e sono sempre orgogliosi dell’America.

    Ho avuto il privilegio di vivere la maggior parte della mia vita in una piccola cittadina. Ero soltanto la vostra “hockey mom” media, e mi sono iscritta all’Associazione genitori-insegnanti perché volevo migliorare l’istruzione dei miei bambini. Quando mi sono candidata al municipio della mia città, non ho avuto bisogno di focus group e profili degli elettori perché io quegli elettori li conoscevo, e conoscevo anche le loro famiglie. Prima di diventare governatore del grande stato dell’Alaska, ero il sindaco della mia città. E poiché i nostri avversari in queste elezioni presidenziali sembrano guardare quell’esperienza dall’alto in basso, lasciate che spieghi loro cosa comprende quel lavoro. Immagino che il sindaco di una piccola città sia una specie di “responsabile di una comunità”, a parte il fatto di avere responsabilità reali. Potrei aggiungere che nelle città piccole non sappiamo bene che cosa farcene di un candidato che si prodiga in lodi alle persone che lavorano quando queste lo stanno ascoltando, e poi parla di come si aggrappano con amarezza alla loro religione e alle loro armi quando non lo stanno sentendo. Tendiamo a preferire i candidati che non parlano di noi in un modo a Scranton e in un altro a San Francisco.

    E’ lo stesso per il mio compagno nella competizione elettorale: potete stare certi che ovunque vada e chiunque lo stia ascoltando, John McCain è sempre lo stesso. Non sono un membro dell’establishment politico permanente. E ho imparato velocemente, nei giorni scorsi, che se non sei un membro in bella vista dell’élite di Washington, qualcuno nei media ti considererà un candidato non qualificato per quell’unica ragione. Ma ecco una piccola notizia per tutti quei giornalisti e quei commentatori: non vado a Washington per cercare una buona parola da parte loro, vado a Washington per servire la gente di questo paese. Gli americani si aspettano che andiamo a Washington per le ragioni giuste, e non soltanto per mescolarci alle persone giuste. La politica non è soltanto un gioco di partiti che si scontrano e di interessi in competizione. La ragione giusta è sfidare lo status quo, servire il bene comune e lasciare questa nazione meglio di come l’abbiamo trovata. Nessuno si aspetta che saremo d’accordo su tutto. Ma ci si aspetta da noi che governiamo con integrità, buona volontà, convinzioni chiare e un cuore da chi serve il paese. Prometto a tutti gli americani che andrò avanti con questo spirito come vicepresidente degli Stati Uniti. Questo era lo spirito che mi ha portata a diventare governatore, quando mi sono occupata della vecchia politica a Juneau, quando mi sono opposta agli interessi particolari, i lobbisti, le grandi compagnie petrolifere, e la rete “dei bravi vecchi ragazzi”. Il cambiamento improvviso e inflessibile non si adatta bene agli interessi di trincea e agli intermediari del potere. E’ per questo che il vero cambiamento è così difficile da raggiungere. Ma con il sostegno dei cittadini dell’Alaska, abbiamo dato uno scossone a tutto questo.

    E in breve tempo abbiamo riportato il governo del nostro stato dalla parte delle persone. Ho assunto la carica promettendo un’importante riforma dell’etica, per mettere fine alla cultura del “self dealing”. E oggi, quella riforma dell’etica è legge. Mentre me ne occupavo, mi sono sbarazzata di alcune cose nell’ufficio del governatore che, secondo me, i nostri cittadini non avrebbero dovuto pagare. Il jet di lusso era in cima alla lista. L’ho messo su eBay. Guido da sola per andare al lavoro. E ho ritenuto che potessimo cavarcela anche senza la cuoca personale del governatore – anche se devo ammettere che a volte ai miei figli manca di sicuro. Ho assunto la carica promettendo di controllare la spesa pubblica – su richiesta se possibile e tramite veto se necessario. Il senatore McCain promette inoltre di utilizzare il potere di veto a difesa dell’interesse pubblico – e in quanto direttore generale, posso garantirvi che funziona. Il nostro budget statale è sotto controllo. Disponiamo di un surplus. E ho tutelato i contribuenti ponendo il veto a spese inutili: circa mezzo miliardo di dollari di veti. Ho sospeso la tassa statale sul carburante e ho sostenuto la riforma per eliminare gli abusi di spese stanziate ad hoc dal Congresso. Ho detto al Congresso: “Grazie, ma no grazie”, per quel “bridge to nowhere”. Se il nostro stato volesse un ponte, ce lo costruiremmo da soli. Quando i prezzi di petrolio e gas sono schizzati alle stelle, riempiendo le casse del Tesoro, ho rimandato un’ampia quota di quei proventi al luogo d’origine: direttamente ai cittadini dell’Alaska. E nonostante l’accesa opposizione dei lobbisti delle compagnie petrolifere, che gradivano le cose così come stavano, abbiamo infranto il monopolio che detenevano su energia e risorse. Come governatore, ho insistito su competizione e correttezza per porre fine al controllo che esercitavano sul nostro stato e per restituire tale controllo alla popolazione. Ho lottato per creare il più ampio progetto di infrastrutture del settore privato mai realizzato nella storia del Nord America. E quando è stato raggiunto quell’accordo, abbiamo avviato la realizzazione di un gasdotto per il gas naturale da circa quaranta miliardi di dollari, così da aiutare l’America a raggiungere l’indipendenza energetica. Il gasdotto, una volta posata l’ultima sezione e aperte le valvole, porterà l’America a fare un passo avanti nell’allontanamento dalla dipendenza da pericolosi poteri esteri che non hanno a cuore i nostri interessi.

    La posta in gioco per la nostra nazione non potrebbe essere più alta. Quando un uragano colpisce nel Golfo del Messico, questo paese non dovrebbe dipendere dal petrolio importato al punto di essere obbligati ad attingere alla nostra riserva strategica. E le famiglie non possono spendere quote sempre maggiori del proprio stipendio per gas e combustibile per il riscaldamento. Con la Russia che mira a controllare un oleodotto cruciale nel Caucaso e a dividere e minacciare i nostri alleati europei usando l’energia come arma, non possiamo lasciare noi stessi alla mercé di fornitori stranieri. Per affrontare la minaccia dovuta al fatto che l’Iran possa cercare di sospendere l’erogazione di circa un quinto della fornitura energetica mondiale, o che i terroristi possano colpire di nuovo nell’impianto di Abqaiq in Arabia Saudita, o che il Venezuela possa interrompere la fornitura di petrolio, noi americani dobbiamo produrre maggiori quantità del nostro petrolio e del nostro gas. E fidatevi di una che conosce il North Slope dell’Alaska: abbiamo molto di entrambi. I nostri avversari dicono, in continuazione, che trivellare non risolverà tutti i problemi energetici dell’America – come se noi non lo sapessimo già. Ma il fatto che trivellare non risolverà tutti i problemi non è un buon motivo per non fare nulla. A partire da gennaio, con l’Amministrazione McCain-Palin, faremo più oleodotti, costruiremo più impianti nucleari, creeremo posti di lavoro grazie al carbone pulito e faremo progressi con l’energia solare, eolica, geotermica e con altre fonti alternative. Abbiamo bisogno di risorse energetiche americane, portate in casa vostra dall’ingegnosità americana e prodotte da lavoratori americani.

    Ho notato uno schema nel nostro avversario. Forse ci avete fatto caso anche voi. Tutti abbiamo ascoltato i suoi discorsi teatrali di fronte ai suoi fedeli sostenitori. E c’è molto per cui apprezzare e ammirare il nostro avversario. Tuttavia, ascoltandolo parlare, è facile dimenticare che si tratta di una persona artefice di due biografie ma di nessuna legge o riforma significativa – neppure all’interno del Senato. E’ un uomo in grado di pronunciare un intero discorso sulle guerre che l’America sta combattendo, senza mai usare la parola “vittoria” se non quando parla della propria campagna. Ma una volta passata la nube della retorica, quando il boato della folla si affievolisce, quando le luci dello stadio si spengono e le colonne greche di polistirolo vengono riportate su qualche set – qual è esattamente il piano del nostro avversario? Che obiettivo cerca di raggiungere in realtà, dopo aver fatto richiudere le acque e guarito il pianeta? La risposta è ampliare il governo, prendervi ancora più soldi, darvi più ordini da Washington e ridurre la forza dell’America in un mondo pericoloso. All’America serve più energia, il nostro avversario è contrario a produrla. In Iraq la vittoria è finalmente in vista, e lui vuole rinunciare. Gli stati terroristi si danno da fare alla ricerca di armi nucleari, e lui vuole andare a parlarci senza porre condizioni. I terroristi di al Qaida complottano ancora per infliggere all’America danni catastrofici, e lui si preoccupa perché qualcuno potrebbe non leggere loro i diritti di cui godono. Il governo è cresciuto a dismisura, e lui vuole farlo crescere ancora. Il Congresso spende troppo, e lui promette di più. Le tasse sono troppo alte, e lui vuole aumentarle. I suoi aumenti fiscali sono clausole scritte con caratteri minuscoli nel suo programma economico, ma vediamo di andare nel dettaglio.

    Il candidato democratico alla presidenza è a favore dei programmi che vogliono aumentare le imposte sul reddito, aumentare le imposte sui redditi da investimento, aumentare la tassa di successione, aumentare le tasse per le imprese e aumentare gli oneri fiscali sul popolo americano di centinaia di miliardi di dollari. Mia sorella Heather e suo marito hanno appena costruito una stazione di servizio, che adesso è aperta e funzionante, come milioni di altri americani che gestiscono piccole imprese. Come faranno mai a stare meglio se le tasse salgono? O magari qualcuno sta tentando di non perdere il lavoro in una fabbrica in Michigan o nell’Ohio o di creare dei posti di lavoro col carbone pulito della Pennsylvania o della West Virginia o di tenere in famiglia una piccola impresa, proprio qui in Minnesota. Com’è possibile stare meglio se il nostro rivale aggiunge un carico fiscale massiccio sull’economia americana?
    Ecco come vedo le scelte che gli americani devono fare in queste elezioni. In politica, ci sono candidati che usano i cambiamenti per promuovere la propria carriera. E poi ci sono quelli, come John McCain, che usano la propria carriera per promuovere i cambiamenti. Sono quelli i cui nomi appaiono sulle leggi e sulle riforme fondamentali, non solo su spille e striscioni, o sui sigilli presidenziali che li autoincoronano. Tra i politici, c’è l’idealismo dei discorsi più ambiziosi, che incitano con foga le folle a sostenere grandi idee. E poi c’è l’idealismo di quei leader, come John McCain, che fanno davvero grandi cose. Sono loro che sono capaci di andare oltre le parole, quelli su cui abbiamo sempre potuto contare per servire e difendere l’America. L’elenco di impegni rispettati e di riforme attuate dal senatore McCain contribuisce a spiegare perché tanti tra detentori di interessi particolari, tra le lobby e tra i comodissimi membri dei comitati del Congresso abbiano combattuto contro la prospettiva di una presidenza McCain, dalle primarie del 2000 fino a oggi. Il nostro candidato non corre con il gregge di Washington. E’ un uomo pronto a servire il suo paese, e non soltanto il suo partito. Un leader che non va in cerca della lotta, ma non ne ha nemmeno paura.

    Harry Reid, il capo della maggioranza dell’attuale Senato fannullone, non troppo tempo fa ha riassunto la sua opinione sul nostro candidato, dicendo, e cito: “Non reggo John McCain”. Signore e signori, forse questa settimana non potremo sentire lode migliore per dimostrare che abbiamo scelto l’uomo giusto. Chiaramente quello che voleva dire è che non regge il paragone con John McCain. Non è che una ragione di più per prendere l’indipendente del Senato e metterlo alla Casa Bianca. Cari concittadini, la presidenza americana non dovrebbe essere un viaggio di “scoperta personale”. Questo mondo di minacce e pericoli non è soltanto una comunità e non ha bisogno di un semplice organizzatore. E sebbene sia il senatore Obama sia il senatore Biden ultimamente abbiano insistito molto nel ripetere quanto, e cito, “hanno lottato per voi”, guardiamo le cose come stanno. C’è un solo uomo in queste elezioni che ha davvero lottato per voi, dove vincere significa sopravvivere e essere sconfitti significa morire, e quell’uomo è John McCain. Di questi tempi, i politici hanno affrontato senza indugio assai meno momenti di avversità rispetto al mondo da incubo in cui quest’uomo, e altri altrettanto coraggiosi, hanno reso un servizio e hanno sofferto per il loro paese. Dalla paura, dal dolore e dallo squallore di una cella uno per due a Hanoi allo studio ovale la strada è lunga. Ma se il senatore McCain sarà eletto presidente, sarà il viaggio che abbiamo fatto. E’ il viaggio di un uomo retto e onorevole, il tipo di persona il cui nome troviamo sui monumenti ai caduti disseminati nelle cittadine di questo paese, con l’unica differenza che lui è uno di quelli che sono tornati a casa. Alla carica più potente del mondo porterebbe l’umanità che viene dall’essere stati, un giorno, impotenti, la saggezza che giunge anche ai prigionieri, attraverso la grazia di Dio, la fiducia speciale di chi ha visto il male, e ha visto come è stato sconfitto. Un compagno di prigionia durante la guerra, un uomo di nome Tom Moe, di Lancaster, nell’Ohio, ricorda di aver guardato attraverso un forellino nella porta della cella mentre accompagnavano il luogotenente comandante John McCain lungo il corridoio, con le guardie al fianco, giorno dopo giorno. Come ci dice la storia, “quando McCain tornava dalle torture degli interrogatori, si girava verso la porta di Moe sfoggiando un sorriso e i pollici verso l’alto”, come a dire “ci tireremo fuori di qui”.
    Miei cari compatrioti, questo è il tipo di uomo di cui l’America ha bisogno perché ci guidi in questi quattro anni. Per una stagione, un oratore dotato può ispirarci con le parole. Da una vita, John McCain ci ispira con i fatti. Se il carattere è il metro di misura di queste elezioni e la speranza il tema principale e il cambiamento l’obiettivo che condividiamo, allora vi chiedo di unirvi alla nostra causa. Unitevi a noi, e aiutate l’America a eleggere un grande uomo quale prossimo presidente degli Stati Uniti. Grazie a tutti, e che Dio benedica l’America. (traduzione di Ilaria Bondani e di Valentina Fizzotti)

    http://www.ilfoglio.it/soloqui/947

  4. #4
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    E' una bella donna, ma mi deve spiegare cosa siginificano quelle dichiarazioni contro la Russia: addirittura si parlava di guerra....

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da MaxRed Visualizza Messaggio
    E' una bella donna, ma mi deve spiegare cosa siginificano quelle dichiarazioni contro la Russia: addirittura si parlava di guerra....

    SP non va alla guerra

    13 Settembre 2008

    Nell'intervista a Charles Gibson. Sarah Palin ha detto una cinquantina di volte che non vuole la guerra, che odia la guerra, che vuole che finisca eccetera, ma nel taglia e cuci della Abc è stato cancellato tutto, insieme ad altre cose. Qui la trascrizione integrale, con i brani tagliati in neretto. Nel frattempo il New York Times ha pubblicato il lunghissimo articolo definitivo sul passato di SP e ha scoperto che da sindaco e da governatore ha assunto amici e licenziato nemici. Fosse stato al contrario, avesse assunto nemici e licenziato amici, il pezzo del Times avrebbe meritato il Pulitzer e SP il ricovero.

    http://www.camilloblog.it/


    L'articolo originale NON TAGLIATO è disponibile (in inglese) qui:
    http://marklevinshow.com/gibson-interview/

  6. #6
    ...Vivi e lascia vivere...
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  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Hope Visualizza Messaggio
    Vuoi litigare?

  8. #8
    ...Vivi e lascia vivere...
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    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Vuoi litigare?
    Mmmm...no...perchè?

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da MaxRed Visualizza Messaggio
    E' una bella donna, ma mi deve spiegare cosa siginificano quelle dichiarazioni contro la Russia: addirittura si parlava di guerra....
    Si quando ho sentito quelle dichiarazioni che inneggiavano ad una guerra contro la Russia,che ha fatto esattamente quello che hanno fatto gli Usa e la NAto col Kosovo,ho pensato fosse addirittura peggiore della politica di Bush e Co.A mio avviso la Palin è solo una candidata d'immagine per rincorrere Obama sul terreno del cambiamento.Per carità è una donna che fa giuste battaglie pro-life e che riconosce il valore della famiglia,però l'attenzione mediatica che si sta creando intorno a lei mi pare eccessiva.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Forfy Visualizza Messaggio
    Si quando ho sentito quelle dichiarazioni che inneggiavano ad una guerra contro la Russia,che ha fatto esattamente quello che hanno fatto gli Usa e la NAto col Kosovo,ho pensato fosse addirittura peggiore della politica di Bush e Co.A mio avviso la Palin è solo una candidata d'immagine per rincorrere Obama sul terreno del cambiamento.Per carità è una donna che fa giuste battaglie pro-life e che riconosce il valore della famiglia,però l'attenzione mediatica che si sta creando intorno a lei mi pare eccessiva.
    Bisogna spezzare le reni a Barack Obama. Tutto il resto sono chiacchiere comuniste.

 

 
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