Solitamente nei divorzi tra partiti cui la politica ci ha da qualche tempo abituati la contesa sta nella proprietà del simbolo. Ma quella si è appena aperta a Belluno tra Alleanza Nazionale e la Destra è una disputa di genere diverso e dai risvolti passionali. È di ieri la notizia della richiesta avanzata da Titti Monteleone (nella foto), presidente provinciale della Destra, al vertice locale del parito di Fini, di poter avere in dono certi cimeli. Si tratta di fotografie di Almirante, di libri e foto risalenti al passato littorio di Belluno e del gagliardetto di quella che, prima della svolta di Fiuggi, di chiamava federazione provinciale del Msi. Una cosa importante quel vessillo per i vecchi missini. In tempi di prima repubblica, di piazze negate, continue mobilitazioni antifasciste, comizi coperti da maree di fischi e insulti all'indirizzo della "canaglia nera", qel drappo era la bandiera orgogliosamente ostentata in faccia ai "compagni" prima che la faccenda degenerasse immancabilmente nello scontro. E anche a Belluno c'è chi ricorda bene le botte da orbi con cui, a suo tempo, si concluse il tentativo di Giorgio Almirante di "conquistare" la città partigiana. Cose remote. Ora definitivamente seppellite dall'apertura da 360 gradi di Fini alla cultura dell'antifascismo. «Proprio per questo - afferma la Monteleone - non giustifica più avere all'interno delle sedi di An una memoria storica che oggi viene rinnegata e infangata. Quando si nega una memoria storica non si ha il diritto di utilizzarne i simboli». Quindi donino a chi a quel rimosso passato è rimasto fedele i vecchi, cari, ricordi di famiglia. A caldo, Michele Carbogno, responsabile provinciale di An è perentorio: «Non se ne parla nemmeno». Poi spiega: «Da tempo quella roba in sede non c'è più. Eccezion fatta per una certa vecchia foto con un pochi di gerarchi». Passioni da collezionsiti più che da nostalgici. Immagini così a tenerle appese in corridoio non attirano alcun sospetto. Questo Carbogno tiene a sottolinearlo, a scanso di equivoci: «Certi documenti sono lì a parlare di un percorso, anche se non è più attuale. Del resto siamo nel 2008 e non nel 1928. Qualcuno forse se lo dimentica».
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