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    Predefinito 17 settembre - S. Ildegarda di Bingen, vergine

    Dal sito SANTI E BEATI:

    Sant' Ildegarda di Bingen, vergine

    17 settembre

    Kreuznach, castello di Böckenheim (Germania), 1098 - Bingen (Germania), 17 settembre 1179

    Nasce a Bermesheim nel 1098, ultima di dieci figli. Il suo nome di battesimo, tradotto letteralmente, significa «colei che è audace in battaglia». Tra il 1147 e il 1150, sul monte di San Ruperto vicino a Bingen, sul Reno, Ildegarda fonda il primo monastero e, nel 1165, il secondo, sulla sponda opposta del fiume. È una persona delicata e soggetta alle malattie, tuttavia, raggiunge l'età di 81 anni affrontando una vita piena di lavoro, lotte e contrasti spirituali, temprata da incarichi divini. Figura, intellettualmente lungimirante e spiritualmente forte, le sue visioni, trascritte in appunti e poi in libri organici, la rendono celebre. È interpellata per consigli e aiuto da personalità del tempo. Sono documentati i suoi contatti con Federico Barbarossa, Filippo d'Alsazia, san Bernardo, Eugenio III. Negli anni della maturità intraprende numerosi viaggi per visitare monasteri, che avevano chiesto il suo intervento e per predicare nelle piazze, come a Treviri, Metz e Colonia. Muore il 17 settembre 1179. (Avvenire)

    Etimologia: Ildegarda = coraggiosa in battaglia, dal tedesco

    Martirologio Romano: Nel monastero di Rupertsberg vicino a Bingen nell’Assia, in Germania, santa Ildegarda, vergine, che, esperta di scienze naturali, medicina e di musica, espose e descrisse piamente in alcuni libri le mistiche contemplazioni, di cui aveva avuto esperienza.

    Martirologio tradizionale (17 settembre): Presso Bingen, nella diocesi di Magonza, santa Ildegarda Vergine.

    Certi vescovi tedeschi non la sopportano. Ildegarda, decima figlia dei nobili Vermessheim, con la voce e con gli scritti s’immischia in problemi come la riforma della Chiesa e la moralità del clero. E poi ne discute pure con maestri di teologia. Ma sono cose da monaca? La sua risposta è sì. Sono cose da donna e da monaca. Nel monastero di Disinbodenberg i suoi l’hanno portata all’età di 8 anni, come scolara. Poi è rimasta lì, prendendo i voti con la guida della grande badessa Jutta di Spanheim; e nel 1136 l’hanno chiamata a succederle. Dal suo primo monastero ha poi diretto la fondazione di altri due nell’Assia-Palatinato; quello di Bingen (dove lei si trasferisce nel 1147) e quello vicino di Eibingen, fondato nel 1165.
    Questa è l’Ildegarda organizzatrice. Poi viene l’Ildegarda ispirata, la mistica, quella di tutte le sorprese. Ha visioni, riceve messaggi e li diffonde con gli scritti. Dopo le prime esperienze mistiche, ne ha scritto a Bernardo di Chiaravalle, e non poteva trovare miglior consigliere. Bernardo non s’inalbera, come quei vescovi tedeschi, di fronte a una donna che discorre del cielo e della terra. Anzi, la capisce e le fa coraggio, aiutandola pure a non perdere la testa: le vicende soprannaturali non dispensano dal realismo e dall’umiltà.
    ldegarda diffonde racconti delle sue visioni; e, in forma di visione, tratta argomenti di teologia, di dogmatica e di morale, aiutata da una piccola “redazione”. Esaltando le “opere di Dio”, include tra esse le piante, i frutti, le erbe: e la sua lode si traduce in un piccolo trattato di botanica.
    Ma soprattutto Ildegarda insegna a esprimere l’amore a Dio attraverso il canto. Con ogni probabilità è la prima donna musicista della storia cristiana. Suoi i versi, sua la melodia, prime esecutrici le monache di Bingen; poi quelle di Eibingen, e di tanti altri monasteri benedettini. Ma non stiamo raccontando qui una storia antica: la musica di Ildegarda, dopo novecento anni, si fa nuovamente sentire ai tempi nostri, ripresa e divulgata dall’industria discografica. Ildegarda vive e lavora fino alla sua età più tarda, sognando una Chiesa formata tutta di "corpi brillanti di purezza e anime di fuoco", come le sono apparsi in una visione; e liberata dall’inquinamento di altri cristiani che le sono pure apparsi: "corpi ripugnanti e anime infette".
    Tra i grandi artefici di purificazione nel mondo cristiano, bisogna mettere in primo piano anche questa donna appassionata. Dopo la morte si era avviato un processo di canonizzazione, che però è stato interrotto. Ma il culto è continuato. Ancora nel 1921 è nata in Germania la congregazione delle Suore di Santa Ildegarda.

    Autore: Domenico Agasso

    •   Alt 

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  2. #2
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    Da dom Prosper Guéranger, L’Année Liturgique - Le Temps après la Pentecôte, Paris-Poitiers, 1901, IV ediz., t. V, p. 269-271

    LE XVII SEPTEMBRE.

    SAINTE HILDEGARDE, VIERGE.


    A Bingen, au diocèse de Mayence, sainte Hildegarde, Vierge (1). Saluons «la grande prophétesse du Nouveau Testament» (2). L'influence d'Hildegarde sur ses contemporains ne peut être comparée qu'à celle de saint Bernard dans la première moitié de ce XIIe siècle, dont la seconde partie se renvoie les échos des oracles transmis par l'humble vierge aux papes, aux empereurs, aux princes et prélats de tout ordre. Des plus lointaines régions, les foules accourent à Mont-Saint-Rupert, où se résolvent les doutes de la vie comme les difficultés des maîtres de la doctrine. Elle-même bientôt, sous l'impulsion divine, Hildegarde doit aller au-devant des peuples et porter à tous, aux moines, aux séculiers clercs ou laïques, la parole d'amendement et de salut.

    L'Esprit souffle donc bien véritablement où il veut (3)! «Aux colonnes puissantes soutenant son royal palais, Dieu préférait la pauvre plume que soulève le vent et qu'il mène et ramène à son gré dans la lumière» (4). La vie de la sainte Abbesse, à laquelle ne manquèrent ni travaux, comme on le voit, ni maladies, ni épreuves, se prolongea quatre-vingt-deux ans dans l'ombre de la lumière vivante (5). Eibingen possède aujourd'hui ses reliques précieuses. Les livres qui nous restent de cette illettrée (6) conduisent l'homme de la création du monde à la consommation de toutes choses; ils embrassent, dans l'encadrement de sublimes visions, tout l'ensemble de la science théologique ou physique de son temps. Daigne Hildegarde nous donner de ses œuvres et de sa vie l'interprète et l'historien qu'elles méritent.

    ORAISON.

    Dieu qui avez orné de célestes dons votre Vierge la bienheureuse Hildegarde, donnez à nous qui vous en prions de marcher sur ses traces et de vivre conformément à ses instructions, pour mériter de passer de la nuit de ce présent monde à votre délectable lumière. Par Jésus-Christ.

    -----------------------------------------------------------------------
    NOTE

    1. Martyrologe, à ce jour.

    2. Vita S. Gerlaci coaeva.

    3. Johan. III, 8.

    4. Hildegard Epist. I, Ad Eugenium Pontificem.

    5. Guibert, Vita Hildegardis, IV.

    6. Scivias; Lib. Vitae meritorum; Lib. Divinorum operum; etc.

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    St. Hildegard

    Born at Böckelheim on the Nahe, 1098; died on the Rupertsberg near Bingen, 1179; feast 17 September. The family name is unknown of this great seeress and prophetess, called the Sibyl of the Rhine. The early biographers give the first names of her parents as Hildebert and Mechtildis (or Mathilda), speak of their nobility and riches, but give no particulars of their lives. Later writers call the saint Hildegard of Böckelheim, of Rupertsberg, or of Bingen. Legends would make her a Countess of Spanheim. J. May (Katholik. XXXVII, 143) shows from letters and other documents that she probably belonged to the illustrious family of Stein, whose descendants are the present Princes of Salm. Her father was a soldier in the service of Meginhard, Count of Spanheim. Hildegard was a weak and sickly child, and in consequence received but little education at home. Her parents, though much engaged in worldly pursuits, had a religious disposition and had promised the child to the service of God. At the age of eight she was placed under the care of Jutta, sister of Count Meginhard, who lived as a recluse on the Disenberg (or Disibodenberg, Mount of St. Disibod) in the Diocese of Speyer. Here also Hildegard was given but little instruction since she was much afflicted with sickness, being frequently scarcely able to walk and often deprived even of the use of her eyes. She was taught to read and sing the Latin psalms, sufficient for the chanting of the Divine Office, but never learned to write. Eventually she was invested with the habit of St. Benedict and made her religious profession. Jutta died in 1136, and Hildegard was appointed superior. Numbers of aspirants flocked to the community and she decided to go to another locality, impelled also, as she says, by a Divine command. She chose Rupertsberg near Bingen on the left bank of the Rhine, about fifteen miles from Disenberg. After overcoming many difficulties and obtaining the permission of the lord of the place, Count Bernard of Hildesheim, she settled in her new home with eighteen sisters in 1147 or 1148 (1149 or 1150 according to Delehaye). Probably in 1165 she founded another convent at Eibingen on the right side of the Rhine, where a community had already been established in 1148, which, however, had no success.

    The life of Hildegard as child, religious, and superioress was an extraordinary one. Left much to herself on account of her ill health, she led an interior life, trying to make use of everything for her own sanctification. From her earliest years she was favoured with visions. She says of herself:
    Up to my fifteenth year I saw much, and related some of the things seen to others, who would inquire with astonishment, whence such things might come. I also wondered and during my sickness I asked one of my nurses whether she also saw similar things. When she answered no, a great fear befell me. Frequently, in my conversation, I would relate future things, which I saw as if present, but, noting the amazement of my listeners, I became more reticent.
    This condition continued to the end of her life. Jutta had noticed her gifts and made them known to a monk of the neighbouring abbey, but, it seems, nothing was done at the time. When about forty years of age Hildegard received a command to publish to the world what she saw and heard. She hesitated, dreading what people might think or say, though she herself was fully convinced of the Divine character of the revelations. But, continually urged, rebuked, and threatened by the inner voice, she manifested all to her spiritual director, and through him to the abbot under whose jurisdiction her community was placed. Then a monk was ordered to put in writing whatever she related; some of her nuns also frequently assisted her. The writings were submitted to the bishop (Henry, 1145-53) and clergy of Mainz, who pronounced them as coming from God. The matter was also brought to the notice of Eugene III (1145-53) who was at Trier in 1147. Albero of Chiny, Bishop of Verdun, was commissioned to investigate and made a favourable report. Hildegard continued her writings. Crowds of people flocked to her from the neighbourhood and from all parts of Germany and Gaul, to hear words of wisdom from her lips, and to receive advice and help in corporal and spiritual ailments. These were not only from the common people, but men and women of note in Church and State were drawn by the report of her wisdom and sanctity. Thus we read that Archbishop Heinrich of Mainz, Archbishop Eberhard of Salzburg and Abbot Ludwig of St. Eucharius at Trier, paid her visits. St. Elizabeth of Schönau was an intimate friend and frequent visitor. Trithemius in his "Chronicle" speaks of a visit of St. Bernard of Clairvaux, but this probably was not correct. Not only at home did she give counsel, but also abroad. Many persons of all stations of life wrote to her and received answers, so that her correspondence is quite extensive. Her great love for the Church and its interests caused her to make many journeys; she visited at intervals the houses of Disenberg and Eibingen; on invitation she came to Ingelheim to see Emperor Frederick; she travelled to Würzburg, Bamberg, and the vicinity of Ulm, Cologne, Werden, Trier, and Metz. It is not true, however, that she saw Paris or the grave of St. Martin at Tours.

    In the last year of her life Hildegard had to undergo a very severe trial. In the cemetery adjoining her convent a young man was buried who had once been under excommunication. The ecclesiastical authorities of Mainz demanded that she have the body removed. She did not consider herself bound to obey since the young man had received the last sacraments and was therefore supposed to have been reconciled to the Church. Sentence of interdict was placed on her convent by the chapter of Mainz, and the sentence was confirmed by the bishop, Christian (V) Buch, then in Italy. After much worry and correspondence she succeeded in having the interdict removed. She died a holy death and was buried in the church of Rupertsberg.

    Hildegard was greatly venerated in life and after death. Her biographer, Theodoric, calls her saint, and many miracles are said to have been wrought through her intercession. Gregory IX (1227-41) and Innocent IV (1243-54) ordered a process of information which was repeated by Clement V (1305-14) and John XXII (1316-34). No formal canonization has ever taken place, but her name is in the Roman Martyrology and her feast is celebrated in the Dioceses of Speyer, Mainz, Trier, and Limburg, also in the Abbey of Solesmes, where a proper office is said (Brev. Monast. Tornac., 18 Sept.). When the convent on the Rupertsberg was destroyed in 1632 the relics of the saint were brought to Cologne and then to Eibingen. At the secularization of this convent they were placed in the parish church of the place. In 1857 an official recognition was made by the Bishop of Limburg and the relics were placed on an altar specially built. At this occasion the town of Eibingen chose her as patron. On 2 July, 1900, the cornerstone was here laid for a new convent of St. Hildegard. The work was begun and completed through the munificence of Prince Karl of Löwenstein and Benedictine nuns from St. Gabriel's at Prague entered the new home (17 Sept., 1904).

    All the manuscripts found in the convent at Eibingen were in 1814 transferred to the state library at Wiesbaden. Of this collection the first and greatest work of St. Hildegard is called "Scivias" (Scire or vias Domini, or vias lucis), parts of which had been shown to the Archbishop of Mainz. She began it in 1141 and worked at it for ten years. It is an extraordinary production and hard to understand, prophetic throughout and admonitory after the manner of Ezechiel and the Apocalypse. In the introduction she speaks of herself and describes the nature of her visions. Then follow three books, the first containing six visions, the second giving seven visions, and about double the size of the first; the third, equal in size to both the others, has thirteen visions. The "Scivias" represents God on His Holy Mountain with mankind at its base; tells of the original condition of man, his fall and redemption, the human soul and its struggles, the Holy Sacrifice of the Mass, the times to come, the son of perdition and the end of the world. The visions are interspersed with salutary admonitions to live in the fear of the Lord. Manuscripts of the "Scivias" are also at Cues and Oxford. It was printed for the first time at Paris (1513) in a book which contains also the writings of several other persons. It was again printed at Cologne in 1628, and reproduced in Migne, PL 197. The "Liber vitae meritorum" written between 1158 and 1163, is a picturesque description of a Christian's life of virtue and its opposite. It was printed for the first time in Pitra, "Analecta Sacra", VIII (Monte Cassino, 1882). The "Liber divinorum operum" (1163-70) is a contemplation of all nature in the light of faith. Sun, moon, and stars, the planets, the winds, animals, and man, are in her visions expressive of something supernatural and spiritual, and as they come from God should lead back to Him (Migne, loc. cit.). Mansi, in "Baluzii Missell." (Lucca, 1761), II, 337, gives it from a manuscript lost since then. Her "Letter to the Prelates of Mainz" in regard to the interdict placed upon her convent is placed here among her works by the Wiesbaden manuscript; in others it is bound among her letters. To it the Wiesbaden manuscript annexes nine small essays: on the Creation and fall of man; God's treatment of the renegade; on the priesthood and the Holy Eucharist; on the covenant between Christ and the Church; on the Creation and Redemption; on the duties of secular judges; on the praises of God with intermingled prayers. "Liber Epistolarum et Orationum"; the Wiesbaden manuscript contains letters to and from Eugene III, Anastasius IV, Adrian IV, and Alexander III, King Conrad III, Emperor Frederick, St. Bernard, ten archbishops, nine bishops, forty-nine abbots and provosts of monasteries or chapters, twenty-three abbesses, many priests, teachers, monks, nuns, and religious communities (P. L., loc. cit.). Pitra has many additions; L. Clarus edited them in a German translation (Ratisbon, 1854). "Vita S. Disibodi" and "Vita S. Ruperti"; these "Vitae", which Hildegard claims also to be revelations, were probably made up from local traditions and, especially for St. Rupert, the sources being very meagre, have only legendary value. "Expositio Evangeliorum" fifty homilies in allegory (Pitra, loc. cit.). "Lingua Ignota"; the manuscript, in eleven folios ves a list of nine hundred words of an unknown language, mostly nouns and only a few adjectives, a Latin, and in a few cases a German, explanation, together with an unknown alphabet of twenty-three letters printed in Pitra. A collection of seventy hymns and their melodies. A manuscript of this is also at Afflighem, printed in Roth (Wiesbaden, 1880) and in Pitra. Not only in this work, but elsewhere Hildegard exhibits high poetical gifts, transfigured by her intimate persuasion of a Divine mission. "Liber Simplicis Medicinae" and "Liber Compositae Medicinae"; the first was edited in 1533 by Schott at Strasburg as "Physica S Hildegardis", Dr. Jessen (1858) found a manuscript of it in the library of Wolfenbuttel. It consists of nine books treating of plants, elements, trees, stones, fishes, birds, quadrupeds, reptiles, metals, printed in Migne as "Subtilitatum Diversarum Naturarum Libri Novem". In I859, Jessen succeeded in obtaining from Copenhagen a manuscript entitled "Hildegardis Curae et Causae", and on examination felt satisfied that it was the second medical work of the saint. It is in five books and treats of the general divisions of created things, of the human body and its ailments, of the causes, symptoms, and treatment of diseases. "38 Solutiones Quaestionum" are answers to questions proposed by the monks of Villars through Gilbert of Gembloux on several texts of Scripture (P. L., loc. cit.). "Explanatio Regulae S. Benedicti", also called a revelation, exhibits the rule as understood and applied in those days by an intelligent and mild superior. "Explanatio Symboli S. Athanasii", an exhortation addressed to her sisters in religion. The "Revelatio Hildegardis de Fratribus Quatuor Ordinum Mendicantium", and the other prophecies against the Mendicants, etc., are forgeries. The "Speculum futurorum temporum" is a free adaptation of texts culled from her writings by Gebeno, prior of Eberbach (Pentachronicon, 1220). Some would impugn the genuineness of her writings, among others Preger in his "Gesch. der deutchen Mystik", 1874, but without sufficient reason. (See Hauck in "Kirchengesch. Deutschl.", IV,398 sqq.). Her correspondence is to be read with caution; three letters from popes have been proved spurious by Von Winterfeld in "Neue Archiv", XXVII, 297.

    The first biography of St. Hildegard was written by the contemporary monks Gottfried and Theodoric. Guibert of Gembloux commenced another.

    Fonte: The Catholic Encyclopedia, vol. VII, New York, 1910

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    Santa Hildegardis
    17 de septiembre

    Martirologio de la Iglesia Católica

    En el monasterio de monte San Ruperto (hoy Rupertsberg), cerca de Bingen, en Hesse, santa Hildegardis, virgen, que expuso y describió piadosamente en libros sus conocimientos experimentales, tanto sobre ciencias naturales, médicas y musicales, como de contemplación mística (1179).
    +++

    Hildegard de Bingen nació en Bermersheim (Alemania) en el valle del Rin, el año 1098, en el seno de una familia noble alemana.
    Fue la menor de los diez hijos de Hildebert de Bermersheim y Mechtild.
    Por ser la décima fue considerada como el diezmo para Dios, según la mentalidad medieval, siendo entregada a los catorce años al monasterio de Disibodenberg.

    Este monasterio era masculino, pero acogió un pequeño grupo de reclusas en una celda anexa bajo la dirección de Jutta de Sponheim.
    La ceremonia de clausura solemne fue celebrada el 1 de noviembre de 1112, participando también Hildegard junto a Jutta y otra reclusa.
    En 1115 la celda se transforma en un pequeño monasterio para poder albergar el creciente número de vocaciones.
    En ese mismo año emitió la profesión religiosa Hildegard en manos del obispo Otto de Bamberg. Hildegard recibió durante estos primeros años una educación monástica rudimentaria dirigida por Jutta.[1][]
    Consistió en los rudimentos de la lengua latina, para poder seguir la liturgia; lectura de la Sagrada Escritura, memorizando los Salmos, que se recitaban diariamente; y el canto gregoriano.
    Desde muy niña, Hildegard tuvo visiones, que más tarde la propia Iglesia confirmaría como inspiradas por Dios.
    Estos episodios los vivía conscientemente,[2] es decir, sin perder los sentidos ni sufrir éxtasis.
    Ella los describió como una gran luz en la que se presentaban imágenes, formas y colores; además iban acompañados de una voz que le explicaba lo que veía y, en algunos casos, de música[3] .

    Escritora y fundadora

    En 1136, Jutta murió y Hildegard, a pesar de ser joven, fue elegida por las monjas como abadesa.
    En 1141, a la edad de cuarenta y dos años, le sobrevino un episodio de visiones más fuerte, durante el cual recibió la orden de escribir las visiones que en adelante tuviese.
    A partir de ahí Hildegard escribe sus experiencias, que darán como resultado el primer libro llamado Scivias (Conoce los caminos), que quedará concluido en 1151. Para tal fin tomó como secretario y amanuense al monje Volmar,[4] y como colaboradora a Ricardis de Stade.
    En 1148, un comité de teólogos a petición del Papa Eugenio III estudia y aprueba parte de Scivias.
    El mismo Papa leería públicamente algunos textos durante el sínodo de Trier. Tras la aprobación envió una carta[5] a Hildegard pidiéndole que continuase escribiendo sus visiones.
    Con ello da comienzo no solo la actividad literaria aprobada canónicamente, sino la relación epistolar con múltiples personalidades[6] de la época (tanto políticas como eclesiásticas) que pedían sus consejos y orientaciones.
    Tal fue su reconocimiento, que llegó a ser conocida como la Sibila del Rin.
    La gente la buscaba para escuchar sus palabras de sabiduría, para curarse o para que los guiara.

    En ese mismo año, una visión le hace concebir a Hildegard la fundación de un nuevo monasterio en Rupertsberg, al que trasladarse la crecida comunidad emancipándose de los monjes de Disibodenberg.
    Tras las oposiciones de estos, logra el permiso del arzobispo de Mainz, y comienzan las obras.
    La comunidad se trasladó en 1150.

    Concluído el Scivias, Hildegard se dedica en su nuevo monasterio a la elaboración de los libros de contenidos físicos y médicos hasta 1158 y a ultimar la colección de cantos que tituló Symphonia armonie celestium revelationum.
    En 1165 funda un segundo monasterio en Eibingen, que visitaba regularmente dos veces a la semana.

    Obras literarias

    De las obras religiosas que escribió Hildegard, destacan tres de caracter teológico:
    Además escribió obras de caracter científico:
    • Liber Simplicis Medicinae o Physica, sobre las propiedades curativas de plantas y animales desde una perspectiva holística;
    • Liber Compositae Medicinae o Causae et curae, sobre el origen de las enfermedades y su tratamiento desde el punto de vista teórico.
    Otra de sus obras destacable es Lingua ignota, primera lengua artificial de la historia, por la que fue nombrada patrona de los esperantistas.

    Mujer predicadora

    La labor de escritora de Hildegard se vió interrumpida muchas veces por los viajes de predicación.
    Si bien la clausura en sus tiempos no era tan rígida como lo sería a partir de Bonifacio VIII,[7] no dejó de sorprender y admirar a sus contemporáneos que una abadesa abandonara su monasterio para predicar.

    Lo hacía en iglesias y catedrales, ante clero y fieles.
    l contenido de su predicación gira en torno a la redención; la conversión, criticando duramente la corrupción eclesiástica; y la oposición firme contra los cátaros, por quienes rogó a los gobernantes para que fueran castigados pero no ajusticiados.[8]
    En total fueron cuatro viajes, el primero entre 1158-1159.
    En 1160 realizó el segundo.
    Entre 1161-1163 el tercero.
    Y un cuarto viaje entre 1170-1171.

    Además de los viajes de predicación, Hildegard también usó las cartas para hacer sentir su opinión ante personajes notables, como por ejemplo, las amenazadoras cartas dirigidas al emperador Federico I Barbarroja oponiéndose al cisma y los antipapas nombrados por él.

    Última batalla

    La última situación crítica a la que tuvo que enfrentarse Hildegard aconteció en 1178 cuando dieron sepultura en el cementerio conventual a un noble excomulgado.
    Por haber sido excomulgado, el derecho canónico prohibía su entierro en suelo sagrado, por lo que se le pidió a Hildegard que exhumara el cadáver.
    Ella se negó e incluso hizo desaparecer cualquier rastro del enterramiento, para que nadie pudiera buscarlo.
    Sostuvo que había sido reconciliado con la Iglesia antes de morir.
    Los prelados de Mainz, en ausencia del arzobispo Christian que estaba en Roma, pusieron un interdicto al monasterio.
    Por él se prohibía el uso de las campanas, los instrumentos y los cantos en la vida y liturgia de Rupertsberg.
    Hildegard se defendió enviando una importante carta[9] donde recoge el significado teológico de la música.
    Al regresar el arzobispo en marzo de 1179, se presentaron testigos que apoyaban la versión de Hildegard y fue levantado el interdicto.

    Muerte

    A los pocos meses de ser levantado el interdicto murió Hildegard el 17 de septiembre de 1179 a los 81 años de edad.
    Cuentan las crónicas que a la hora de la muerte aparecieron dos arcos muy brillantes y de diferentes colores que formaban una cruz en el cielo.[10]

    Entre 1180-1190 el monje Theoderich de Echternach escribe la Vita de Hildegard recogiendo pasajes autobiográficos.

    Gregorio IX abrió el proceso de canonización en 1227, aunque no se concluyó.

    Fue reabierto por Inocencio IV en 1244 sin que llegase a concluirse tampoco.

    Sin embargo, hubo una canonización práctica al inscribirla en el Martirologio romano.[11]

    Se celebró su fiesta litúrgica, y se la representó como santa en pinturas y esculturas.
    En 1940 se aprobó oficialmente su celebración.

    Con motivo del 800 aniversario de su muerte, Juan Pablo II se refirió a ella como profetisa y santa.[[12]

    Hay propuestas para nombrarla Doctora de la Iglesia.

    Obras musicales

    Hildegard compuso setenta y ocho obras musicales agrupadas en Symphonia armonie celestium revelationum:
    • 43 antífonas,
    • 18 responsorios,
    • 4 himnos,
    • 7 secuencias,
    • 2 sinfonías (con el significado propio del siglo XII),
    • 1 aleluya,
    • 1 kyrie,
    • 1 pieza libre y
    • 1 oratorio (fascinante, pues el oratorio se inventó en el siglo XVII).

    Además compuso un auto sacramental musicalizado llamado Ordo Virtutum, sobre las virtudes.
    +++

    Modesto ensayo de un florilegio hildegardiano

    Nada mejor para dar término a estas «aproximaciones» a Hildegarda que reproducir algunos de sus pensamientos:

    «Yo soy –dice Dios– la ígnea y más alta fuerza que engendra. Toda centella de vida ha sido encendida por mí.


    Yo, que soy el fuego de la vida, prendo fuego por sobre la hermosura de los campos, yo alumbro encima de las aguas, yo ardo en el sol y resplandezco en la luz de la luna y de las estrellas y suscito con el soplo de los aires todo ser que tenga vida.


    Mi aliento es vivificancia en todo lo verde y floreciente.


    Las aguas fluyen como si tuvieran vida por sí mismas, el sol vive como si su luz fuera propia de él y la luna se enciende cada vez de nuevo en la brasa del sol, los astros parecen vivir al contagiar al mundo con su vivo resplandor.


    Yo engendro, escondido en todo ser, todo lo que existe arde por mí.


    Soy por doquier la fuerza llameante y escondida por la cual todo el universo arde y da luz.


    Todo vive en su ser interior, ninguna muerte se halla en él, porque yo soy la vida.
    Pero la obra de todas las obras de Dios es el hombre.


    ¡Qué magnífica es la sabiduría en el corazón de Dios, que desde la eternidad ha visto cada una de sus criaturas!


    Dios, al fijar su mirada en el rostro del hombre a quien había creado, re*conoció toda su creación en esta figura de hombre. ¡Qué maravilloso es tu aliento con que despertaste al hombre a la vida!


    Los cielos, por cierto, reflejan a Dios; pero el hombre es el espejo de todos los milagros divinos.


    Cuando Dios fijó su mirada en el rostro del hombre encontró en él toda su complacencia. Con mi boca –dijo Dios– quiero besar mi obra más propia y acariciar aquella figura que del barro formé. Con amor jamás pronunciado te rodearon mis brazos y mi espíritu ardiente hizo de ti un cuerpo.


    ¡Vean todos y contemplen a ese hombre! El cielo y la tierra y el todo del mondo creado están contenidos en él. Y así el universo reposa contenido en él.


    El hombre creado por Dios es como un llamado, como un grito, como una voz: Oh que plañidera y al mismo tiempo magnífica resuena esa voz, porque Dios elevó aquellas vasijas de barro con todos sus milagros hasta las estrellas.


    Todo lo terrenal se ha tornado lenguaje de amor cuando la Palabra se hizo car*ne por amor. La Encarnación de Dios en su Palabra es la gran comunicación de su amor. En este amor también el hombre posee la túnica de su amor.


    Así el amor está en medio y dentro de ti. Se encuentra tanto en el ser del hombre como en el obrar de Dios. El amor es siempre el centro y se propaga como una llama. El amor es el centro.

    El que ha comprendido bien el amor no podrá errar ni hacia arriba, ni hacia abajo, ni hacia los lados, porque el amor está en el centro.


    El centro del mundo es el corazón.


    Alégrate, porque el Señor te tiene de tal modo en sus manos que no requieres apoyarte en tu propia seguridad.


    Sé valiente y fuerte en este mundo náufrago y en los duros combates contra la injusticia y así lucirás como estrecha en la bienaventuranza eterna.


    No reconozco en mí seguridad alguna ni poder de nada. Pero extiendo mis manos hacia Dios y sé que él me tiene como una pluma que sin el peso de ninguna fuerza, es llevada por el viento.


    Mira la luz que has entrevisto un poco y álzate pronto para la obra santa, pues no sabes cuándo ha sido determinado tu fin.»


    [1] En el Libro II de la Vita de Theoderich de Echternach se recoge un relato autobiográfico donde Hildegard así lo afirma, al tiempo que se refiere a Jutta como mujer iletrada.

    [2] En el prólogo del Liber Divinorum Operum explica: "despierta de cuerpo y mente en los misterios celestes, lo vi con los ojos interiores de mi espíritu y oí con los oídos interiores, y no en sueños ni en éxtasis".

    [3] Para una descripción más amplia puede leerse la carta de Hildegard Epist. CIII, conocida también como De modo visionis suae, donde describe su experiencia visionaria al monje Guibert de Gembloux.

    [4] Vita II, I: "Este ponía los casos, tiempos y géneros correctos según el arte gramatical que ella desconocía, pero no añadía ni quitaba nada del sentido o para la comprensión."

    [5]Epist. IV

    [6] Entre otros, San Bernardo, Federico I Barbarroja, Enrique II de Inglaterra, Leonor de Aquitania.

    [7] En 1298, Bonifacio VIII con la Bula Periculoso prohíbe que las monjas salgan del monasterio sin permiso del obispo. Además dispuso que las que tuviesen cargos de responsabilidad (abadesas, prioras) usaran de procuradores que las representasen. De este modo, dejaron de poder actuar por sí mismas

    [8] Se conserva algún sermón entre las cartas de Hildegard, pues algunos eclesiásticos pidieron que se los enviara escritos. Así por ejemplo, la Epist. XLIX recoge un sermón pronunciado en Trier y la Epist. XLVII uno pronunciado en Maguncia.

    [9]Epist. XXIII

    [10]Vita III, XXVII

    [11] El texto, en la actual edición española, dice así: "En el monasterio de Rupertsberg, cerca de Bingen, en Hesse, actual Alemania, santa Hildegardis, virgen, que expuso y describió piadosamente en libros los conocimientos conseguidos experimentalmente, tanto sobre ciencias naturales, médicas y musicales, como de contemplación mística."

    [12] Carta de Juan Pablo II al cardenal Hermann Volk, obispo de Mainz, con ocasión del 800 aniversario de la muerte de Santa Hildegarda

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    Fra Paulus Krebs OSB, S. Ildegarda fonda il monastero a Eibingen e guarisce un bambino cieco a Rüdesheim, 1907-13, Chiesa abbaziale di S. Ildegarda, Eibingen

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    IOANNES PAULUS PP. II

    EPISTULA AD HERMANNUM CARD. VOLK, EPISCOPUM MOGUNTINUM,

    VIII EXACTO SAECULO AB OBITU S. HILDEGARDIS


    LUMEN GENTIS
    atque aetatis suae, sancta Hildegardis, quae Bingensis cognominatur, clarius in praesenti refulget, siquidem octingentesimus annus expletus celebratur ex quo illa ex hoc mundo, a cuius nequitia et maculis erat remota, sed cui, caritate Christi urgente, innumera beneficia contulit, pia morte decessit, in aevum sempiternum apud Deum victura. Quam quidem anniversariam memoriam laeta animo participamus cum omnibus, qui hanc rari exempli mulierem admirantur et venerantur, teque, Venerabilis Frater Noster, cuius intra dioecesis fines illa diu vixit rebusque terrenis est erepta, rogamus, ut sensuum Nostrorum sis interpres et nuntius.

    Non est qui ignoret primariam laudem, qua hic Germaniae flos ornetur, esse vitae sanctitatem: puella cum esset octo annorum, sanctimonialibus tradita est, a quibus institueretur, ac mature ipsa vitae religiosae iniit viam, quam studiose fideliterque percurrit; socias, idem suscipientes propositum, congregavit, nova monasteria condidit, unde “ Christi bonus odor ”.

    Peculiaribus donis supernis a tenera aetate locupletata, sancta Hildegardis arcana, ad theologiam, medicinam, musicam aliasque artes pertinentia, sagaciter perspexit de iisque ubertim scripsit atque coniunctionem inter redemptionem et creaturam in lumine posuit.

    Ecclesiam unice amavit: hac ardens caritate e monasterii claustris exire non dubitavit, ut tamquam intrepida veritatis pacisque propugnatrix sacrorum antistites, publicae rei auctoritates, et ipsum imperatorem conveniret atque etiam hominum multitudines alloqueretur.

    Ea quae, licet corpore semper infirma, sed spiritualibus viribus praevalida atque vere “ mulier fortis ”, olim “ Germaniae prophetissa ” vocabatur, in hac anniversaria memoria Christifideles e gente sua aliosque instanter affari videtur. Ipsa vita et actio praeclarae huius Caelitis docent coniunctionem cum Deo et impletionem voluntatis divinae esse bona summopere appetenda, maxime iis, qui arctiorem viam in statu religioso elegerint: ad hos ipsos iuvat verba sanctae Hildegardis dirigere: “ Videte et ambulate in recto itinere ”. Christianae fidei cultores impelli se sentient, ut nuntium evangelicum hac ipsa aetate in vivendi usum traducant. Haec praetera magistra, Deo plena, ostendit mundum solummodo recte intellegi et administrari posse, si habeatur creatura amantis et providentis Patris, qui est in caelis. Demum cura, quam ea aequalium animis et corporibus quasi indefatigata Salvatoris administra adhibuit, homines bonae voluntatis, qui nunc sunt, adducet, ut fratres et sorores, in necessitate versantes, pro viribus adiuvent.

    Deum enixe deprecantes, ut ex sollemni sanctae Hildegardis commemoratione ampla spiritualium fructuum copia colligatur, Tibi, Venerabilis Frater Noster, ceteris Praesulibus, sacerdotibus, Christifidelibus, qui ad hanc Caelitem excolendam confluent, Benedictionem Apostolicam, dilectionis Nostrae testem, libentissime impertimus.

    Ex Aedibus Vaticanis, die VIII mensis Septembris, anno MCMLXXIX, Pontificatus Nostri primo.

    IOANNES PAULUS PP. II

  9. #9
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    Predefinito Traduzione

    GIOVANNI PAOLO II

    LETTERA AL CARDINALE HERMANN VOLK, VESCOVO DI MAINZ,
    IN OCCASIONE DELL'800° ANNIVERSARIO
    DELLA MORTE DI SANTA ILDEGARDA


    Luce del suo popolo
    e del suo tempo, santa Ildegarda di Bingen, splende più luminosa in questi giorni in cui si celebra l’ottocentesimo anniversario della sua dipartita da questo mondo, dalla cui malizia e dai cui peccati era lontana, ma che, spinta dall’amore di Cristo, beneficò con innumerevoli doni, per vivere nell’eternità presso Dio. Con animo lieto partecipiamo alla memoria di questo anniversario con tutti coloro che ammirano e venerano questa donna esemplare, e incarichiamo te, Venerabile Nostro Fratello, nella cui diocesi questa santa visse a lungo e morì, di essere interprete e nunzio dei Nostri sentimenti.

    Non v’è chi ignora che la prima gloria della quale si orna questo fiore della Germania è la santità della vita: bambina di otto anni fu affidata alle monache per ricevere un’istruzione e presto ella stessa seguì la via della consacrazione a Dio, via che percorse con passione e fedeltà; riunì delle consorelle che avevano lo stesso intento e fondò nuovi monasteri fragranti del “buon odore di Cristo” (cf. 2 Cor 2, 15).

    Dotata fin dalla tenera età di particolari doni superiori, santa Ildegarda si addentrò nei misteri che riguardavano la teologia, la medicina, la musica e le altre arti e lasciò numerosi scritti su tali arti e mise in luce il rapporto tra la redenzione e la creatura.

    Amò la Chiesa in modo singolare: ardente di questo amore non esitò ad uscire dal monastero per incontrare come intrepida propugnatrice di verità e di pace i vescovi, le autorità civili, e lo stesso imperatore e non esitò a dialogare con moltitudini di uomini.

    Lei che, sempre malferma nella salute fisica ma assai vigorosa nella forza spirituale e veramente “donna forte”, un tempo veniva chiamata “profetessa della Germania”, in questo anniversario sembra rivolgersi con passione ai Cristiani e non-Cristiani del suo popolo. La stessa vita e l’azione di questa insigne santa insegnano che l’unione con Dio e il compimento della volontà divina sono beni da desiderare grandemente, soprattutto per coloro che hanno scelto la strada della vocazione religiosa: proprio a questi ultimi voglio indirizzare le parole di santa Ildegarda: “Guardate e camminate sulla retta via” (S. Ildegarda, Epist. CXL: PL 197, 371).

    I Cristiani si sentiranno incoraggiati a tradurre nella pratica della vita l’annuncio evangelico in questa nostra epoca. Inoltre questa maestra, ripiena di Dio, indica chiaramente che il mondo può essere retto e amministrato con giustizia solo se lo si considera creatura del Padre amoroso e provvido che è nei cieli. Infine con la sollecitudine che ha caratterizzato la sua opera di infaticabile ministra del Salvatore nei confronti delle necessità spirituali e materiali dei suoi contemporanei, indurrà gli uomini di buona volontà del nostro tempo ad aiutare i fratelli e le sorelle che si trovano in difficoltà.

    Pregando con fervore Dio, perché da questa solenne commemorazione di santa Ildegarda si raccolgano abbondanti frutti spirituali, a te, Venerabile Nostro Fratello, agli altri Presuli, ai sacerdoti, ai fedeli, che affluiranno per venerare questa santa, impartiamo la Benedizione Apostolica, testimonianza del nostro affetto.

    Dato presso il Palazzo Apostolico vaticano, 8 settembre 1979, anno I di Pontificato

    IOANNES PAULUS PP. II

 

 

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