» 2008-09-16 184
VATICANO: LA SCIENZA NON E' NEMICA MA NIENTE SCUSE A DARWIN
CITTA' DEL VATICANO - Il Vaticano tende la mano alla scienza proponendo un dialogo in passato non sempre riuscito, ma senza avvertire la necessità di 'scuse' a quelli che sono stati considerati per secoli portatori di teorie in contrasto con la fede, da Galileo a Darwin.
L'anno prossimo ricorrerà l'anno galileiano e l'"Origine delle Specie" compirà 150 anni. La Santa sede si appresta a celebrare entrambi gli eventi con convegni ed appuntamenti, aperti anche a scienziati non credenti o di altre confessioni e, presentando una di queste iniziative, il presidente del pontificio consiglio per la Cultura Gianfranco Ravasi anticipa la risposta ad un appello del teologo Vito Mancuso volto, in sostanza, a far "assolvere" l'evoluzionismo. Due giorni fa la chiesa d'Inghilterra aveva chiesto pubbliche scuse a Charles Darwin per l' "incomprensione" degli avi.
La chiesa cattolica non ci pensa per nulla: "l' iniziativa degli anglicani non è priva di interesse - commenta Ravasi - ma è nel loro stile, che è diverso dal nostro. E' vero - ammette - ci sono state polemiche aspre, ma non voglio parlare di 'perdoni', e dovremmo smetterla di considerare la storia come un tribunale in continuo allestimento".
Il Vaticano, insomma, vuole guardare avanti, convinto di interpretare anche l'esigenza di un mondo scientifico che, "a parte alcune frange fortemente ideologizzate, che sbeffeggiano chi si ostina nella fede come fosse un relitto del paleolitico, sembra essere pronto ad accettare che non basta l'approccio empirico per dare conto della realtà". E lo fa dedicando crescenti risorse allo studio dei rapporti tra scienza e teologia, ad esempio con il progetto 'Stoq' (Science, theology and the ontological quest" messo in piedi nell'ambito del pontificio consiglio presieduto da mons.Ravasi, che patrocina anche il convegno sull'evoluzionismo presentato questa mattina in Vaticano e in programma dal 3 al 7 marzo 2009 a Roma, organizzato dall'Università gregoriana e da quella statunitense di Notre Dame, nell'Indiana.
"Le teorie evoluzioniste delle origini non sono incompatibili a priori con il messaggio della Bibbia e della teologia, né con il magistero della Chiesa - ha esordito Ravasi - tanto che Darwin non è mai stato né condannato né messo all'indice". Pio XII consentì la discussione delle sue teorie, Giovanni Paolo II ne ammise i riscontri con le successive scoperte scientifiche, Benedetto XVI ne parla in un suo testo scritto da cardinale, citando quel gesuita francese, Pierre Teilhard de Chardin, che aveva tentato di conciliare evoluzionismo e creazionismo ricavandone un monito dal Sant'Uffizio.
"Non è l'evoluzionismo in sé ad essere incompatibile con la fede", spiegava allora Ratzinger, "ma la sua erezione a chiave d'interpretazione dell'intera realtà". Anche da papa, assicurano gli organizzatori del convegno, Joseph Ratzinger incoraggia il dibattito su un tema che, secondo Ravasi "è diventato ormai una sorta di vessillo, un emblema" del rapporto tra fede e scienza. Dall'incontro, nessuno ha detto di attendersi un pieno accordo, ma il riconoscimento delle diverse specificità, "fotografie della realtà da diversi punti di vistà, ha detto Ravasi, che vorrebbe chiudere per sempre "l'era degli anatemi e del sopracciglio alzato", da entrambe le parti, per far posto a un sereno confronto finalizzato a capire l'uomo e il mondo.
Una linea questa, peraltro, che il ministro vaticano della Cultura dice non nuova: "lo stesso Galileo - afferma - non fu mai condannato davvero, il pontefice non firmò mai il decreto perché il dibattito sulle sue teorie era vivo anche dentro la Chiesa. Tra Galileo e Bellarmino ci fu sempre un confronto di altissimo livello, ed è questo che vorremmo ricreare: un dialogo tra cattedre che dia strumenti di giudizio anche alla pubblica opinione, con grande rispetto reciproco e senza strumentalizzazioni".
http://www.ansa.it/opencms/export/si...762492090.html




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