Tentativi costituenti a Sinistra
Marzia Bonacci, 18 settembre 2008, 14:10
Politica Sabato un seminario a porte chiuse riunirà gli esponenti dei partiti dell'ex Arcobaleno ancora convinti della necessità di una costituente della sinistra. Con loro anche società civile, movimenti e intellettuali. Sullo sfondo pesa la prossima sfida delle elezioni europee che rischia di essere un nuovo tsunami
Un seminario a porte chiuse per discutere il futuro della sinistra, anche ma non solo in vista delle elezioni europee del 2009, che oscillano come una minacciosa spada di Damocle sui partiti dell'ex Arcobaleno perché se verrà introdotta, come annunciato da Berlusconi, una soglia di sbarramento elettorale al 5%, il rischio è che Prc, PdCi, Sd e Verdi si ritrovino fuori dalla porta perfino a Strasburgo. Nodo di fondo: se e come far ripartire un processo costituente dopo il tracollo elettorale di aprile e i nuovi scenari apertisi con il congresso di Chianciano dentro Rifondazione.
L'appuntamento di sabato è stato promosso dalla Sinistra democratica di Claudio Fava. A partecipare saranno esponenti dei quattro partiti più sensibili al respiro unitario, quindi oltre Sd ci saranno: Belillo per quel pezzo di PdCi smarcatosi da Diliberto e Rizzo, mentre Vendola e Giordano rappresenteranno la propria area interna a Rifondazione, quella che contesta alla nuova maggioranza di Ferrero la chiusura verso ogni ipotesi di riprendere il cammino comune. Partiti, dunque, ma non solo. Invitati dirigenti e personalità del sindacato (da Piccinini a Rinaldini), società civile (Marcon), soggetti della sinistra e dei movimenti, protagonisti anche a livello locale (da Tortorella e Di Siena alla realtà di Firenze), intellettuali (da Ovadia a Comencini a Tronti).
Tutti chiamati, come spiega Nuccio Iovene di Sd, a "discutere la prospettiva di una costituente della sinistra". Una discussione che si lega al tema delle elezioni europee. "Se il progetto costituente trova un consenso -sostiene l'ex senatore- dovrà misurarsi anche con la nuova legge elettorale". In verità la questione resta per il momento ancora avvolta dalla nebbia, visto che "per valutare il da farsi bisogna aspettare di conoscere le proporzioni dello sbarramento: a seconda della soglia introdotta, se sarà del 5% o del 3%, si determineranno infatti scenari diversi", dice Iovene. Il quale ci tiene a precisare come la costituente e le elezioni europee siano "percorsi intrecciati ma di fondo indipendenti", con la prima che, se approvata, non potrà esaurire il proprio obiettivo nel garantire solo una presenza parlamentare della sinistra a Bruxelles, ma dovrà avere l'ambizione di andare oltre, nei tempi e nelle finalità. Tradotto: "non può essere un marchingegno per superare le elezioni del 2009 in Europa, un semplice cartello elettorale come è stato l'Arcobaleno. Il punto è non ripetere l'errore del passato, cioè quello di aver fatto una cosa e averla spacciata per un'altra". Perché, spiega con chiarezza sempre Iovene, "l'Arcobaleno era un cartello elettorale che abbiamo cercato di vendere come un progetto politico per il futuro, a cui in realtà in troppi, tra gli stessi protagonisti, non credevano". Dunque bisogna procedere con sincerità: "se si fa un accordo elettorale deve essere dichiarato come tale, se invece (come spero) si da vita ad un progetto politico, allora si deve lavorare a che sappia guardare oltre le europee, garantendo al Paese per i prossimi anni la presenza di una soggettività di sinistra". Altra cosa è il capitolo delle amministrative, per le quali "l'orientamento è quello di dar vita su base locale ad aggregazioni che già nell'immediato diano un primo segnale concreto di questo processo costituente".
Secondo Alfonso Gianni di Rifondazione per la Sinistra i semi per far germogliare la pianta della costituente ci sarebbero. "Noi siamo convinti che il percorso unitario non sia morto, anche se le condizioni attuali lo rendono più difficile da realizzare, perché pesa la sconfitta di aprile e il segnale arrivato dal congresso del Prc non è confortante". Mala tempora currunt, ma l'ex sottosegretario del governo Prodi manifesta comunque la volontà dell'area "di portare avanti il progetto, pur essendo minoranza interna", una minoranza, aggiunge, "che è quasi la metà del partito". Per quanto riguarda l'appuntamento del 2009, Gianni ricorda che bisogna aspettare di conoscere le regole con le quali si voterà in Europa. Se però dovesse essere confermato un sbarramento alto, allora "si dovrà pensare a un processo unificatorio della sinistra". Ma quando gli si ricorda che su questo punto il segretario è tutt'altro che permeabile, risponde serafico: "la realtà è più robusta di Ferrero". Dunque sarà battaglia interna, con la complicazione che se la costituente della sinistra decollasse, allora ai giordano-vendoliani potrebbe porsi l'ipotesi di uscire dal partito, la stessa ipotesi che però secondo Gianni "non è assolutamente all'ordine del giorno". E spiega anche perché. "Rifondazione è un pezzo importante del discorso unitario e quindi bisognerà lavorare a mantenerla all'interno del tentativo costituente, coinvolgerla nella sua interezza". E' proprio questo è l'obiettivo dell'area, anche se per realizzarlo, ammette l'ex sottosegretario, "c'è bisogno di una certa agibilità politica dentro lo stesso Prc". Anche questa sarà la sfida di Rifondazione per la sinistra: guadagnarsi all'interno delle proprie pareti "domestiche" gli spazi per centrare il target unitario al di fuori di esse. E se per questo partito la costituente di sinistra potrebbe detonare contraddizioni interne dagli esiti dirompenti, non meglio per PdCi e Verdi, dove sul cammino comune non si registra una totale omogeneità di vedute.
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