ALITALIA E IL FUTURO DEL MARCO POLO
Marchi: «I tagli ci sono
Ma convinceremo Cai a investire su Venezia» (espresso)
VENEZIA. Rocco Sabelli, amministratore delegato della Cai-Alitalia, gli ha scritto una lettera garantendo che la nuova compagnia vuole essere e sarà un punto di riferimento per il territorio e il suo sviluppo. Ed Enrico Marchi, presidente della Save, che, con gli scali di Venezia e Treviso, gestisce il terzo network aeroportuale italiano, per ora si accontenta anche se deve ingoiare qualche boccone amaro: «Certo, posso non essere contento. Ma piuttosto che protestare e gridare alla vista del bicchiere mezzo vuoto, preferisco guardare il bicchiere mezzo pieno».
Sarebbe?
«È positivo che siamo tornati a una logica di mercato e che stiamo uscendo, almeno lo spero, dalla maledizione della politica che incombe su Alitalia. Le premesse per sviluppare Venezia ci sono».
Qual è il bilancio per i voli sul Marco Polo?
«È come se conservassimo quelli di Alitalia, ma perdessimo i voli di Air One. Su Roma ne avevamo 120, adesso ne restano 64. Ma molti erano aerei regionali, cioè piccoli, e altri avevano un basso coefficiente di riempimento. Dal mio punto di vista è una riduzione, ma anche una razionalizzione. Quelli che mancano sono le rotte per le isole, Cagliari, Palermo, Catania, che sono bacini importanti».
Beh non è un bilancio tanto positivo.
Forse non si può saltare di gioia, ma è un inizio accettabile che parte da un zoccolo duro che si può sviluppare se saremo in grado, come io credo, di convincere Cai che ne vale la pena perché Venezia è uno scalo importante, anche per i voli intercontinentali».
E su quali basi? «Anzitutto Venezia diventa importante per il network Sky Team avendo qui oltre ad Alitalia, anche Delta, Air France, la Czeck airlines, la Klm, l’Aeroflot. Ovvero molti dei soci dell’alleanza. E poi perché credo che Air France abbia tutto l’interesse a decongestionare Parigi e Amsterdam che sono i suoi hub europei».
Air France è meglio di Lufthansa?
«Certo che lo è. Lufthansa ha quattro hub europei, Francoforte, Monaco, Zurigo e Vienna cui forse si aggiungerà Bruxelles. Air France ne ha due, con Parigi che è congestionato, con tutto l’interesse a spostare su Fiumicino e altrove le rotte sull’Asia e sull’Africa».
Appunto. La Lega dice che così si penalizza il Nord e Malpensa...
«Una cosa è il Nord, una cosa è Malpensa. Per il Veneto Malpensa è oggi un aeroporto residuale. Non ci sono voli per raggiungere lo scalo varesino. Qualcuno mi deve spiegare perché un imprenditore veneto dovrebbe andare a Malpensa per prendere un volo: per far piacere a qualcuno o alla politica?».
Ma i milanesi sostengono che un bacino importante verrà sacrificato. Non ci vuole un po’ di solidarietà?
«Il Veneto si è già svenato in questi anni. Prima per Roma e per sostenere l’Alitalia e la sua amministrazione clientelare. Poi per Malpensa e le scelte non fatte dagli aeroporti milanesi: dal 2000 è vietato per legge a tutte le compagnie di avere voli da Venezia su Linate e le richieste sono bloccate. Direi che abbiamo pagato abbastanza e che è l’ora di sollevare un po’ di orgoglio veneto».
La liberalizzazione delle rotte su Malpensa potrebbe essere una soluzione?
«La liberalizzazione potrebbe essere giusta perché, come ha dimostrato l’esperienza pluriennale di Amsterdam, favorisce lo sviluppo del traffico. Mi pare che l’Enac dica di dare soddisfazione a tutte le richieste che gli vengono presentate, almeno in via provvisoria».
Appunto, dicono che ci vogliono quelle definitive.
«Ma anche noi, ad esempio con Dubai, abbiamo cominciato così mostrando di volere scommettere su una rotta e abbiamo, alla fine, vinto le resistenze. Le situazioni si evolvono rapidamente, basta essere convinti e gestire un investimento, non servono leggi. Alla fine il problema di Malpensa rimane».
In che senso?
«Perché c’è la concorrenza di Linate. Oggi tra i due aeroporti milanesi ci sono ben 16 rotte che si fanno concorrenza e se si devono fare due voli, uno su Linate e uno su Malpensa, ad esempio da Catania, per soddisfare tutti, è logico che ci siano diseconomie insormontabili».
Letizia Moratti dice che non si può permettere che i privati disegnino le strategie di un Paese.
«Credo sarebbe follia tornare indietro ai tempi delle scelte politiche per Alitalia. Adesso siamo in condizioni di accettare una logica di mercato se i politici fanno i politici e gli imprenditori gli imprenditori non c’è che un guadagno per tutti. Ricordo che quando lo Stato è uscito dall’Air France la compagnia era in condizioni assai peggiori della Cai di oggi e adesso è un grande operatore mondiale».
Lei dice che la proposta di Sabelli per Venezia è una base di partenza. E se non si svilupperà?
«Ah se per qualche motivo non funziona noi andremo avanti come abbiamo fatto finora a cercare compagnie e a sviluppare il traffico».