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  1. #1
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    Predefinito Sull'"omega" della cosiddetta "destra radicale": quale strategia?

    E’ giunta l’ora di voltare pagina. Inutile perdere altro tempo attorno alla cosiddetta “destra radicale” o “area neofascista”. Anzi, già il definirsi di “destra” contraddice l’Idea cui quest’area si rivolge; infatti, né il Fascismo né l’Europa tradizionale si poterono in alcun modo definire secondo questo criterio (tant’è che le denominazioni “destra” e “sinistra” nascono in Francia, poco prima della Révolution française ). La totale incapacità di agire si accompagna in quest’area all’ossessione e al bisogno di etichettarsi, proprio perché in realtà mancano un nome e un’identità, quando già non si faccia gruppo attorno allo stupido anticomunismo e al filo-borghese “Ordine – Legalità – Giustizia”. Nemmeno i partitini (come Forza Nuova, Movimento Fiamma Tricolore, Fronte Nazionale, Movimento Idea Sociale, e via dicendo) propongono nulla di serio, di programmatico, di antagonista e basta uno “zero virgola…” conquistato alle elezioni perché l’ambiente si esalti: ciò è ben poca cosa; al massimo, quel che si ottiene è l’esser strumentalizzati dal sistema, che se ne serve per mantenere il liberalcapitalismo dei berluscones (questi si cattolici, reazionari, new global, filoamericani, sionisti e mondialisti) al potere. Dallo scenario politico così configuratosi, l’unico risultato evidente appare la frammentazione di quest’area che, ben lungi dal rappresentare l’avanguardia di popolo contro globalizzazione e mondialismo, è solo testimone della propria confusione e paralisi dottrinaria.
    Le diversità di orientamenti, visioni e soluzioni spesso confluisce nei soliti luoghi comuni, che sono, ad esempio: il definirsi di “destra” (come si è detto prima); l’equivoco di identificare Patria e Stato (che dovrebbero avere per noi valenza puramente ideale, nulla di reale che merita di essere conservato); nazionalismo secolarizzato (buono solo per far raccattare al partitino qualche voto in più); il dovere di salvaguardare l’ordine pubblico (questo è un mito borghese, non vi è proprio nulla da salvaguardare), la presunta futura islamizzazione dell’Europa (tipica roccaforte ideologica dell’ambiente cattolico più reazionario); sentimentalismi e sguardi perennemente rivolti alle grandi imprese passate (il Fascismo è finito nel 1945 con la morte di Benito Mussolini).
    Insomma, o si sta con il Sistema o contro il Sistema: basta con questo finto antagonismo da palcoscenico! Antagonismo significa che non vi è spazio per i compromessi: nessuna delle vecchie istituzioni deve essere mantenuta.

    Per alcuni aspetti relativi la pars costruens della lotta antimondialista, occorre tener ben fermo la necessità di superare conflitti e pregiudizi contro chi combatte il nostro stesso nemico, anche se questo comportasse la nascita di alleanze inedite, del tutto inaspettate: questo nel nome di una più efficace unificazione delle forze; una convergenza strategica, non certo ideologica, con i compagni, porterebbe una seria minaccia al Potere!
    In tema di trasversalismo, il percorso auspicabile - e da seguire - è dunque quello di un uscita dell’”area” dal suo fallimentare isolamento; l’ambiente della “destra radicale” dovrebbe quindi assumere prospettive strategiche ad ampio raggio, anche dettate dall’opportunità, abbandonando logiche mentali e politiche secolarizzate: si deve comprendere che non si sta facendo un’inutile sfida esistenziale al mondo moderno, che non si rappresenta solamente un'eredità ideale, ma si deve svolgere una concreta attività politica, realmente antagonista, pertanto: nessun compromesso con il vecchio mondo; nessun compromesso con il sistema del “produci-consuma-crepa”; nessuna fisima umanitaria; fine dell’assurda e quanto mai sterile antitesi tra fascisti, antifascisti e (addirittura!) anti-antifasciti; fine delle “provocazioni da squadrismo mediatico con taglio futurista”; abbandono delle battaglie (anche se giuste) di secondo piano come omosessualità, moschee, anticomunismo, droga, nazionalismo ottocentesco basato su confini e stati nazionali invece che su popoli, tradizioni e concetti di autodeterminazione, e così via; fare trincea contro il comune nemico liberalcapitalista: attacco congiunto tra antiglobalizzatori e antimondialisti (siano essi rossi, neri, verdi, ecc…), uniti sul piano della radicalità e dell’antagonismo al sistema.

    In questo multiforme schieramento non dovrebbero mai venire a galla “comportamenti di banda”, né gruppi d’interesse a sé stanti, ma una comune valutazione negativa della politica liberal-democratica e la tensione continua per la costruzione di un’autentica forma di alternativa. Alternativa, da intendersi nella concezione ideologica di “Terza via”; una Via che però sappia essere alternativa anche all’area neofascista; una “Terza via” veramente d’Avanguardia, che non guarda nostalgicamente al passato, ma che sappia anzi ergersi e camminare da sola senza aspettare nessuno, questo perché l’urgenza antimondialista e antiglobalizzatrice odierna, spinge verso la necessità di considerare innanzitutto le priorità strategiche, ancor prima di ogni discorso concettuale e valoriale.


    Sono certo che questo rimarrà un discorso buono solo per pochissimi, mentre, i più, anche vi scorgessero qualcosa di legittimo, insisteranno nell’indugiare. C’è sempre qualche scusa, ci son sempre i conti da fare con gerarchie poco disposte a mettersi in campo, per non parlare della resistenza al cambiamento, dovuta ad elementi culturali e ideali che hanno attecchito col tempo nella mentalità comune. Si continuerà ad auto-identificarsi per contrapposizione, perché è comodo e perché fornisce un alibi “identitario” quando si venga accusati di sterile agitazione; si continuerà ad essere preda di passioni sragionate, ma indifferenti di fronte alle vere ingiustizie, impassibili dinanzi ai torti subiti, rincretiniti e con la pancia piena. Perché è senz’altro così che le cose devono andare.

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  2. #2
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    Hai perfettamente ragione.L'area si è impantanata in una logica parlamentarista ridicola date le percentuali.
    Bisogna tornare nelle piazze,nelle strade,dove si può davvero far sentire la propria voce.
    Ma osservando l'area polliana-che reputo tra l'altro un luogo di possibili esperimenti ideologici e soprattutto di dibattito fra tutte le anime dell'area-lo scenario è piuttosto desolante,non perchè non ci siano discussioni costruttive,anzi!
    Ma
    -gente che gode nel figurare proprio come li dipingono gli antifa
    -gente che si perde in sofismi razzialisti(quando va bene) e razzisti
    -gente che non ho mai visto parlare di politica
    -gente che aspira ad alleanze filoberlusconiane
    diciamo che si può migliorare.E parlo da esterno all'area.

    D'altra parte,un' "alleanza antisistemica" alla maniera frediana rimarrà sempre utopica,ma qui la colpa è sicuramente della sinistra inguardabile di questo paese(anzi,guardabilissima,basta vedere l'isola dei famosi! )
    Valorizzare la presenza nelle piazze,non perdersi in sofismi ideologici quando non è opportuno(Noi,e qui mi ci metto anch'io,siamo i cultori dell'azione irrazionale,della forza del mito mobilitante,dell'irrazionalismo e dell'antiintellettualismo!),valorizzare la nostra carica rivoluzionaria e non nostalgica,ma vitale,eversiva,positiva(chi più,chi meno)

  3. #3
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    -gente che gode nel figurare proprio come li dipingono gli antifa
    Dato che penso tu ti riferisca a "noi" ti rispondo: non è che godiamo nel figurare come ci dipingono gli antifa.
    E' che siamo (non sto parlando del neofascismo in generale, anzi) la cosa più lontana dai comunisti che si possa concepire.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Ildige Visualizza Messaggio
    -gente che gode nel figurare proprio come li dipingono gli antifa
    Figurati che esiste perfino chi dice le stesse cose degli antifa.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da ServoDellaGleba Visualizza Messaggio
    Figurati che esiste perfino chi dice le stesse cose degli antifa.
    se t riperisci a me nn è vero, io diko kose molto + profonde degli antifa

    anzi sto x aprire un sondaggio (serio) sui popoli levantini, siete pregati d intervenire.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da ServoDellaGleba Visualizza Messaggio
    Figurati che esiste perfino chi dice le stesse cose degli antifa.
    che sono notoriamente anarchici spiritualisti,irrazionalisti,nazionalisti e anticomunisti.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da dasein Visualizza Messaggio
    Dato che penso tu ti riferisca a "noi" ti rispondo: non è che godiamo nel figurare come ci dipingono gli antifa.
    E' che siamo (non sto parlando del neofascismo in generale, anzi) la cosa più lontana dai comunisti che si possa concepire.
    Io non ho niente contro gli eurosiberiani-si mi riferivo a voi-.
    Chiaramente,non sono d'accordo con loro,ma rispetto le loro idee.
    Se non fosse ceh sono condite con una retorica spesso scadente da poeti maledetti o da spettatori (troppo) appassionati di arancia meccanica,che si dichiarano guelfi,reazionari,strapaesani per poi parlare di rivoluzione conservatrice(che NON è reazione,ma lo sapete benissimo) e di megaimperi eurosiberiani appunto.
    Non c'è bisogno di figurare come maledetti o cattivi o recitare come in un teatro per diffondere un ideologia.

  8. #8
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    Instillare la xenofobia nelle menti del popolo.Difendere l'italianità come status e come privilegio derivante unicamente dal sangue.Conseguentemente lotta forsennata al fenome migratorio allogeno.Valorizzare ed appoggiare tutte le realtà identitarie ed etno-nazionaliste,in funzione anti-europa dei banchieri alla Trichet e dei massoni alla Giscard D'estaing.Appoggiare il cattolicesimo più oscurantista e reazionario,in ottica antimodernista a livello di valori e di morale.Abbandonare richiami estetici evidenti a nazionalsocialismo e fascismo,imparando a scivolare sulle questioni delicate agli occhi del'opinione pubblica con abilità retorica,ma senza mai rinnegare nulla del nostro passato e della nostra storia.Basta col revisionismo e con le critiche e Israele.Il nemico è Soros non certo gli odierni epigoni di Moshe Dayan.Quando saremo abbastanza forti potremo occuparci della questione giudaica,non certo adesso.Di seguito basta con il terzomondismo d'accatto e con il filo -islamismo ovviamente.Propagandare poi l'ordine e la sicurezza sociali più assoluti.Stare sempre dalla parte di forze dell'ordine e di militari,perchè non si può pensare come ci insegna qualcuno,che le rivoluzioni si possano fare senza il loro appoggio.Appoggiare le rivendicazioni di tipo sociale,unicamente quando queste sono funzionali alla preservazione del fenotipo razziale italico.Tutto ciò che esula da questo significa inseguire i comunisti ed è male.Smetterla con gli atteggiamenti coloriti e le carnevalate,mettersi delle belle giacche e delle cravatte in modo da avere credibilità anche presso la casalinga di Voghera.Propagandare una visione del mondo in totale contrasto con il materialismo vigente.Le sezioni devono diventare fucine di uomini nuovi,disinteressati e fanatici,quanto capaci di essere rassicuranti e benevoli agli occhi della gente comune.Essere,pragmatici,elastici quanto caparbi,duri e spietati nel perseguire l'unico grande obbiettivo che deve porsi la dr.Ovvero la difesa delle nostre tradizioni migliori e millenarie e al contempo la preservazione della razzia bianca dalla furia meticciatrice alogena.Basterebbero questi punti ,anche se,purtroppo o per fortuna,in gran parte li ha già fatti suoi la Lega nord.
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  9. #9
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    A parte la xenofobia, gli etno-nazionalismi da piccole patrie con visione ristretta ed altre cose qua e là, in altre parole la razza come fine ultimo, a livello di strategia e di metodo le posizioni elencate da legioner mi sembrano più pragmatiche, realistiche e abbordabili di quelle proposte da darko, al quale magari posso esser più vicino come visione del mondo se si parla di tradizione e affini. Quello che non ho capito, darko, è come penseresti di ottenere ciò che ti prefiggi se non con mezzi partitici o magari non partitici ma comunque pragmatici e lobbistici. Speri nella rivoluzione? è che anche "compagni e camerati" messi insieme nell'aggiunfismo estremista fanno sempre un totale di quattro gatti. Totale che, se può essere utilizzato per un'opera lobbistica qualora si organizzi su tattiche pragmatiche ed intelligenti (cosa ahimé un po' incompatibile con l'estremismo antropologico tipico di certe frange e "aree") non può certo dar luogo ad alcuna rivoluzione o insurrezione organizzata, cosa alla quale anzi non potrebbe dar luogo neanche una forza ben più enorme e umanamente matura, dato l'odierno gap di tecnologia, armamenti ed intelligence tra cittadino disarmato e forze dell'ordine.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da darko Visualizza Messaggio
    E’ giunta l’ora di voltare pagina. Inutile perdere altro tempo attorno alla cosiddetta “destra radicale” o “area neofascista”. Anzi, già il definirsi di “destra” contraddice l’Idea cui quest’area si rivolge; infatti, né il Fascismo né l’Europa tradizionale si poterono in alcun modo definire secondo questo criterio (tant’è che le denominazioni “destra” e “sinistra” nascono in Francia, poco prima della Révolution française ). La totale incapacità di agire si accompagna in quest’area all’ossessione e al bisogno di etichettarsi, proprio perché in realtà mancano un nome e un’identità, quando già non si faccia gruppo attorno allo stupido anticomunismo e al filo-borghese “Ordine – Legalità – Giustizia”. Nemmeno i partitini (come Forza Nuova, Movimento Fiamma Tricolore, Fronte Nazionale, Movimento Idea Sociale, e via dicendo) propongono nulla di serio, di programmatico, di antagonista e basta uno “zero virgola…” conquistato alle elezioni perché l’ambiente si esalti: ciò è ben poca cosa; al massimo, quel che si ottiene è l’esser strumentalizzati dal sistema, che se ne serve per mantenere il liberalcapitalismo dei berluscones (questi si cattolici, reazionari, new global, filoamericani, sionisti e mondialisti) al potere. Dallo scenario politico così configuratosi, l’unico risultato evidente appare la frammentazione di quest’area che, ben lungi dal rappresentare l’avanguardia di popolo contro globalizzazione e mondialismo, è solo testimone della propria confusione e paralisi dottrinaria.
    Le diversità di orientamenti, visioni e soluzioni spesso confluisce nei soliti luoghi comuni, che sono, ad esempio: il definirsi di “destra” (come si è detto prima); l’equivoco di identificare Patria e Stato (che dovrebbero avere per noi valenza puramente ideale, nulla di reale che merita di essere conservato); nazionalismo secolarizzato (buono solo per far raccattare al partitino qualche voto in più); il dovere di salvaguardare l’ordine pubblico (questo è un mito borghese, non vi è proprio nulla da salvaguardare), la presunta futura islamizzazione dell’Europa (tipica roccaforte ideologica dell’ambiente cattolico più reazionario); sentimentalismi e sguardi perennemente rivolti alle grandi imprese passate (il Fascismo è finito nel 1945 con la morte di Benito Mussolini).
    Insomma, o si sta con il Sistema o contro il Sistema: basta con questo finto antagonismo da palcoscenico! Antagonismo significa che non vi è spazio per i compromessi: nessuna delle vecchie istituzioni deve essere mantenuta.

    Per alcuni aspetti relativi la pars costruens della lotta antimondialista, occorre tener ben fermo la necessità di superare conflitti e pregiudizi contro chi combatte il nostro stesso nemico, anche se questo comportasse la nascita di alleanze inedite, del tutto inaspettate: questo nel nome di una più efficace unificazione delle forze; una convergenza strategica, non certo ideologica, con i compagni, porterebbe una seria minaccia al Potere!
    In tema di trasversalismo, il percorso auspicabile - e da seguire - è dunque quello di un uscita dell’”area” dal suo fallimentare isolamento; l’ambiente della “destra radicale” dovrebbe quindi assumere prospettive strategiche ad ampio raggio, anche dettate dall’opportunità, abbandonando logiche mentali e politiche secolarizzate: si deve comprendere che non si sta facendo un’inutile sfida esistenziale al mondo moderno, che non si rappresenta solamente un'eredità ideale, ma si deve svolgere una concreta attività politica, realmente antagonista, pertanto: nessun compromesso con il vecchio mondo; nessun compromesso con il sistema del “produci-consuma-crepa”; nessuna fisima umanitaria; fine dell’assurda e quanto mai sterile antitesi tra fascisti, antifascisti e (addirittura!) anti-antifasciti; fine delle “provocazioni da squadrismo mediatico con taglio futurista”; abbandono delle battaglie (anche se giuste) di secondo piano come omosessualità, moschee, anticomunismo, droga, nazionalismo ottocentesco basato su confini e stati nazionali invece che su popoli, tradizioni e concetti di autodeterminazione, e così via; fare trincea contro il comune nemico liberalcapitalista: attacco congiunto tra antiglobalizzatori e antimondialisti (siano essi rossi, neri, verdi, ecc…), uniti sul piano della radicalità e dell’antagonismo al sistema.

    In questo multiforme schieramento non dovrebbero mai venire a galla “comportamenti di banda”, né gruppi d’interesse a sé stanti, ma una comune valutazione negativa della politica liberal-democratica e la tensione continua per la costruzione di un’autentica forma di alternativa. Alternativa, da intendersi nella concezione ideologica di “Terza via”; una Via che però sappia essere alternativa anche all’area neofascista; una “Terza via” veramente d’Avanguardia, che non guarda nostalgicamente al passato, ma che sappia anzi ergersi e camminare da sola senza aspettare nessuno, questo perché l’urgenza antimondialista e antiglobalizzatrice odierna, spinge verso la necessità di considerare innanzitutto le priorità strategiche, ancor prima di ogni discorso concettuale e valoriale.


    Sono certo che questo rimarrà un discorso buono solo per pochissimi, mentre, i più, anche vi scorgessero qualcosa di legittimo, insisteranno nell’indugiare. C’è sempre qualche scusa, ci son sempre i conti da fare con gerarchie poco disposte a mettersi in campo, per non parlare della resistenza al cambiamento, dovuta ad elementi culturali e ideali che hanno attecchito col tempo nella mentalità comune. Si continuerà ad auto-identificarsi per contrapposizione, perché è comodo e perché fornisce un alibi “identitario” quando si venga accusati di sterile agitazione; si continuerà ad essere preda di passioni sragionate, ma indifferenti di fronte alle vere ingiustizie, impassibili dinanzi ai torti subiti, rincretiniti e con la pancia piena. Perché è senz’altro così che le cose devono andare.
    io,da SINISTRA,lo trovo un ragionamento interessante,da approfondire ,ma non sulla tastiera,oramai infetta di banalità e di individui infimi,da entrambi i lati.per andare "oltre questa sinistra" è possibile ,capendo prima le tue basi anticapitaliste,formare un nuovo movimento rivoluzionario.non capisco perchè pero tu lo posti su questo forum pieno di razzismo e razzistelli da 4 soldi.attendo chiarimenti sulla via che intendi....anticapitalista,o nemici a oltranza.

 

 
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