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  1. #1
    ghost dog
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    Predefinito Sergio Romano: "dove devono arrivare i confini della nato?"

    Dove devono arrivare i confini della Nato?
    Sergio Romano Venerdì 12 Settembre 2008, Panorama

    << Il «ritorno alla guerra fredda», di cui si parla ormai da qualche mese, è soltanto un cliché. Un tic verbale, la molla che scatta automaticamente in molti occidentali quando la Russia appare sulla scena internazionale come una grande potenza. Negli anni della vera guerra fredda i due blocchi avevano rapporti economici limitati e controllati. Oggi l’economia dell’Occidente capitalista è legata a quella russa da una molteplicità di intrecci industriali e finanziari. Mentre Washington e Londra denunciavano l’arroganza imperiale della Russia in Georgia, la British Petroleum, il colosso britannico dell’energia, concludeva felicemente il suo lungo contenzioso con i soci russi di una società in cui detiene il 50 per cento delle azioni.
    Ma anche l’economia, se i toni del contrasto non verranno smorzati, rischia di cedere il passo alla cattiva politica. Il discorso che il vicepresidente degli Stati Uniti ha pronunciato a Cernobbio nei giorni scorsi è un feroce atto d’accusa contro la Russia. Dick Cheney ignora la politica avventata del presidente georgiano Mikhail Saakashvili e attribuisce al Cremlino tutte le responsabilità del conflitto. Denuncia il riconoscimento russo dell’indipendenza abkhaza e osseta, ma non ricorda che gli Stati Uniti hanno sostenuto e favorito l’indipendenza del Kosovo. Descrive come inammissibile la reazione russa all’installazione di basi antimissilistiche in Polonia e nella Repubblica Ceca e dimentica che i missili americani non saranno molto più lontani dal territorio russo di quanto fossero i missili sovietici di Cuba dal territorio degli Stati Uniti. Sostiene che la Russia fa un uso arrogante delle sue risorse petrolifere e dimentica quale parte il petrolio abbia avuto in alcune delle più discutibili iniziative della politica estera americana. Sventola di fronte alla Russia lo stendardo della democrazia e non ricorda ai suoi ascoltatori che una delle tappe del suo recente viaggio caucasico è stato l’Azerbaigian, una repubblica dinastica dove l’attuale presidente regna per grazia del padre, membro del politburo dell’Urss ed esponente di spicco del Kgb nella regione. Ciò che maggiormente colpisce nelle parole di Cheney è la mancanza di qualsiasi cenno alla possibilità di convergenze e di intese.
    Con il tono arcigno del predicatore, il vicepresidente chiede semplicemente alla Russia di convertirsi e riformarsi. Particolarmente interessante in questa prospettiva è il ruolo assegnato alla Nato nel suo discorso. Secondo il vicepresidente, la Nato deve continuare ad allargarsi sino a includere verosimilmente, insieme a Georgia e Ucraina, altri paesi. È presente con la sua flotta nel Mediterraneo, con le sue truppe in Afghanistan e in Kosovo, con i contingenti di alcuni suoi membri in Iraq. Sarà chiamata ad assumere molte missioni. Difenderà e promuoverà nel mondo i diritti umani e civili. Sarà quindi, nella concezione di Cheney, il braccio armato, su scala mondiale, di una grande «Lega delle democrazie». La prospettiva potrebbe essere interessante se questa Lega non fosse diretta da una grande potenza che considera democratici soltanto i suoi amici, che è stata capace in questi anni di avventate iniziative unilateraliste e che sembra decisa, in questo momento, a farne un uso prevalentemente antirusso.
    È questa la Nato di cui i paesi fondatori della Comunità europea e la Spagna desiderano essere membri? Beninteso, il discorso di Cheney è il testamento di un vicepresidente uscente. Speriamo che gli eredi abbiano una diversa visione del mondo. >>


    http://blog.panorama.it/opinioni/200...ni-della-nato/
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  2. #2
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    ineccepibile, come il solito

  3. #3
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    Temo che Romano sia troppo fiducioso sui successori del (vice)presidente uscente Cheney...

  4. #4
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    Una ponderata analisi. Sarebbe interessante analizzare le ripartizioni di tutte le aziende che si occupano di petrolio e gas nella regione del Caspio.


    בראשית

  5. #5
    AhAhAh
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    Talking Richard "Dickhead" Cheney





  6. #6
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    ROMANO E' da tempo stranamente legato a certe scelte fatte dall'EniNon è attendibile.

  7. #7
    ghost dog
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    Citazione Originariamente Scritto da SHERLOCKHOLMES Visualizza Messaggio
    ROMANO E' da tempo stranamente legato a certe scelte fatte dall'EniNon è attendibile.
    Prego? Sii chiaro per favore, cita dati precisi e circostanziati.
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  8. #8
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    Speranze mal riposte. Nesuna amministrazione USA, dopo Reagan, ha mai rispettato gli accordi stipulati con Gorbachov. Con che faccia si puo' fare ora la morale alla Russia? Gli interessi economici tra le due parti sono tutt'ora molto intrecciati. E non solo quelli europei. Nonostante la nazionalizzazione di Putin la partecipazione straniera (anche USA) alle piu' importanti risorse russe e' ancora molto importante. Agitare venti di guerra serve proprio a questo: fare fuggire gli investitori e isolare la Russia. Ma sembra che il giochetto fatto a suo tempo con la Germania, ora non riesca piu' cosi' bene. D'altronde, la Russia patira' anch'essa le conseguenze della crisi scatenata in USA, in ragione degli stretti rapporti con i partners internazionali. In conclusione la Russia non ci guadagna niente e rischia di perdere tutto. Ma se Atene piange, Sparta non ride... Se gli USA non si liberano della classe dirigente piu' dannosa di tutta la loro storia rischiano anche all'interno, non solo sul tavolo internazionale.

  9. #9
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    L'analisi di Sergio Romano è assolutamente condivisibile, e fa il paio con quella del Generale Fabio Mini (anche se con espressioni più colorite) sull'ultimo speciale di Limes.
    Il guaio è che in Italia quasi tutta l'informazione è prona alle tesi USA.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da bereshit Visualizza Messaggio


    בראשית
    OT
    Salve.

    Una cortesia le chiederei.

    il nome che qui ha scelto (significativo direi) come si scrive esattamente in ebraico? Grazie

 

 
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