Che fare nei secondi cento giorni del governo? L’ultraliberista Istituto Bruno Leoni ha presentato ieri a Roma le sue proposte, contenute nel pamphlet “Liberare l’Italia”. Il volume considera le principali sfide che la politica economica deve affrontare. “Dei suggerimenti dell’Ibl – ha detto Alberto Mingardi, direttore generale del think tank, aprendo i lavori – uno almeno è già stato accolto dai fatti: l’abolizione della finanziaria. Per il resto, però, le idee di mercato faticano a imporsi, anche a causa della crisi finanziaria che aumenta la richiesta di protezioni”. Tra le provocazioni dell’Istituto alcune sono state, in vari momenti, parte dell’agenda politica, sebbene con scarsa fortuna: è il caso del taglio delle aliquote (l’Ibl propone un sistema a tre scaglioni: un quinto, un quarto, un terzo del reddito per le fasce a basso, medio e alto reddito) o della liberalizzazione dei servizi pubblici locali. Altre sono invece più innovative: gli autori del rapporto, per esempio, propongono di abolire i sussidi per lo sviluppo del Mezzogiorno, aiutando le aree depresse facendone una sorta di “no tax region”, sulla scorta dell’esperienza irlandese. Per ridurre le morti bianche, si cerca un cambiamento di paradigma: passare dall’assicurazione pubblica (garantita attraverso l’Inail) a un sistema di assicurazioni in concorrenza. Per la legislazione sul lavoro, si parla di una razionalizzazione del settore (con la creazione di un apposito testo unico) e dell’estensione della legge Biagi alla pubblica amministrazione. La concorrenza è, comunque, il tema trasversale del volume attraverso il quale si possono interpretare le proposte di riforma della scuola (abolizione del valore legale del titolo di studio e finanziamento dell’istruzione attraverso quote capitarie), così come della sanità (con meccanismi di compartecipazione alla spesa e un maggior coinvolgimento del settore privato), fino ai servizi pubblici locali. Ed è su questo tema che è intervenuta Linda Lanzillotta, già ministro degli Affari regionali e autore di una proposta di legge (fallita) sul tema ai tempi del governo Prodi. “La nostra proposta – ha detto Lanzillotta – era frutto di un compromesso con Rifondazione comunista. La nuova maggioranza, che aveva promesso grandi rivoluzioni, ha in realtà prodotto un testo ancora più lacunoso”. La parlamentare del Pd ha poi rivendicato “il tentativo di costruire una cultura della concorrenza: nell’estate del 2006, c’è stata una breve congiuntura in cui era passata l’idea che le liberalizzazioni servono l’interesse dei consumatori”. Se la concorrenza è il mastice delle proposte Ibl, la certezza del diritto e la creazione di un ambiente favorevole alla libera impresa ne costituiscono le fondamenta. Per questo l’Istituto torinese chiede una nuova stagione di privatizzazioni, che consenta la creazione di condizioni di equità. Ha osservato, a questo proposito, il direttore generale di Confindustria, Maurizio Beretta: “Nessuna impresa vuole o può avere come concorrente un ente locale. Mi auguro che i cittadini si rendano conto che un pezzo importante delle loro tasse e dei costi indiretti che sopportano va a mantenere le distorsioni indotte dallo statalismo municipale”. Beretta ha anche rilanciato il tema della riduzione delle imposte e del federalismo fiscale: “Il decentramento può servire a responsabilizzare gli amministratori, ma occorre un impegno ferreo a non farne uno strumento di aumento della pressione fiscale. Del resto, l’esperienza prevale sulla speranza: non siamo riusciti ad abbassare le tasse tagliando la spesa, proviamo a fare il contrario”. Si chiama affamare la bestia, così Ronald Reagan restituì agli Stati Uniti il sogno americano.
Da Il Foglio, 18 settembre 2008
http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=7079
Il pamphlet Liberare l'Italia è scaricabile qui.




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