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    Post Lente d'ingrandimento / 1°puntata: IL PRESTITO PONTE

    LENTE D'INGRANDIMENTO
    1°puntata

    Il prestito-ponte



    La vertenza Alitalia si è composta di tante cose. Oggi proveremo ad approfondire la vicenda del prestito-ponte elargito dallo Stato Italiano. Per iniziare occorre capire innanzitutto perché è stato fatto e quali erano le modalità.

    Il prestito-ponte e le sue finalità
    Prodi firmò il decreto che prevedeva il prestito ponte (da 300 milioni) ad Alitalia il 22 Aprile, quindi in veste di PdC dimissionario. Berlusconi stesso ci ha sempre tenuto a prendersi il "merito" dell’elargizione di questo prestito, che doveva dare al nuovo governo il tempo necessario per trovare un acquirente (stile Air France) e quindi una soluzione al problema. Doveva essere rimborsato entro il 31.12.2008, non di certo tramite gli utili (non presenti in un’azienda come Alitalia), ma perché entro quella data l’azienda avrebbe dovuto avere un altro proprietario.

    La conversione del prestito in capitale
    Il CDM del 22 Maggio 2008, presieduto dal nuovo PdC Silvio Berlusconi, cambiò poi le carte in tavola. In particolare, tramite apposito decreto, i 300 milioni di prestito ponte venivano "capitalizzati". Questa operazione fu fatta, diceva Tremonti, per evitare problemi con i sindaci e il CDA poiché le perdite erano talmente ingenti da "bruciare" tutto il patrimonio netto. In sostanza lo stato (cioè il cittadino) perse il diritto al rimborso di quei 300 milioni.

    Nozioni contabili
    A questo punto per capire bene l’operazione effettuata bisogna avere qualche nozione di Contabilità. Lo stato patrimoniale di un’azienda è formato dall’Attivo e dal Passivo. L’attivo non ci interessa, mentre analizzandolo vediamo che nel passivo ci sono tutte le fonti di finanziamento, cioè le risorse che l’azienda ha utilizzato per acquistare ciò che possiede nell’attivo e per far funzionare la propria attività. Il passivo è composto sostanzialmente da due grosse "fette": il Patrimonio Netto e i Debiti.
    Il Patrimonio Netto è composto da tutte le risorse "di proprietà" dell’azienda, cioè quella somma di denaro che l’imprenditore o i soci hanno investito nell’azienda con lo scopo di intascare l’Utile (che è, in sostanza, il reddito dell’azienda). Non rappresentano debiti perché l’azienda non ha alcun obbligo di restituire questa somma.
    I Debiti sono invece le risorse "di terzi". Ci sono i debiti verso l’erario (imposte), debiti verso i fornitori (beni o servizi acquistati), debiti verso i finanziatori (banche, mutui, prestiti), debiti verso i dipendenti (stipendi) eccetera. Questa parte del passivo invece è destinata ad essere rimborsata nel breve o lungo termine (dipende dal tipo di debito).

    Gli aiuti di stato sotto il profilo contabile
    Quando lo stato, negli anni passati, iniettava denaro dentro Alitalia andava ad aumentare quella parte di passivo che in precedenza abbiamo chiamato "Patrimonio netto". In pratica lo stato versava denaro andando ad aumentare la parte di passivo "di proprietà" dell’azienda, cosa che come abbiamo visto non implica la restituzione. In questo caso non aumentavano i debiti ma bensì la quantità di patrimonio di proprietà dell’azienda. Alitalia non aveva debiti nei confronti dello stato e viceversa lo Stato non aveva alcun credito verso Alitalia.

    Il prestito-ponte sotto il profilo contabile
    Ben diversa la situazione iniziale del prestito-ponte. Lo stato italiano, come socio, ha prestato ad Alitalia 300 milioni, che sono andati ad aumentare la parte di passivo denominata "Debiti", proprio perché il prestito di prassi implica la restituzione della somma alla scadenza prefissata (nel nostro caso 31.12.2008). Lo stato italiano in sostanza, come socio, ha prestato una somma di denaro all’azienda di sua proprietà per aiutarla, rivendicando però il diritto ad essere rimborsato di tale prestito. Quindi, a differenza di ciò che accadeva per i normali aiuti di stato, Alitalia aveva 300 milioni di debiti verso lo stato Italiano. E’ chiarissimo che le due cose sono ben diverse.

    La manovra di Berlusconi e la capitalizzazione del prestito
    Il decreto del 22 Maggio 2008 emesso dal governo Berlusconi non ha fatto altro che tramutare il prestito ponte in un normale aiuto di stato, spostando i 300 milioni di euro dai Debiti (cioè quella parte di passivo che deve essere rimborsata) al Patrimonio Netto (la parte che non deve essere invece rimborsata). Ed è qui che, purtroppo, come contribuenti abbiamo perso i nostri 300 milioni (oltre al fatto che l’UE l’ha presa parecchio male), perché a questo punto Alitalia non aveva più i 300 milioni di debiti verso lo stato Italiano. Dopo questa operazione, anche se Berlusconi avesse trovato un acquirente come Air France disposto ad accollarsi l’indebitamento della compagnia, quei 300 milioni sarebbero stati comunque persi proprio perché il debito verso lo stato, per Alitalia, non esisteva più e non sarebbe esistito nemmeno per i nuovi proprietari. E lo stato, di conseguenza, non aveva più diritto al rimborso di quei 300 milioni, che quindi erano persi.

    In caso di fallimento
    Se Alitalia dovesse fallire la questione non verrebbe comunque capovolta. Durante le procedure fallimentari i debiti aziendali vengono rimborsati prima rispetto al capitale dei soci (che, tra l’altro, si chiama "di rischio" proprio per questo motivo: se l’azienda fallisce tu perdi ciò che hai investito). Significa che, vendendo tutto quello che è in possesso dell’azienda, i soldi vengono prima utilizzati per estinguere i debiti, e poi se ne restano (cosa rara) essi vengono dati ai soci. Quindi anche in caso di fallimento lo Stato non incasserà nulla, o comunque incasserà poco, e sicuramente di meno rispetto a quello che avrebbe incassato mantenendo tra i debiti i 300 milioni.

    ------------------------------------------------------------

    In conclusione, l’operazione di capitalizzazione del prestito ponte, fatta da Berlusconi, è stata un enorme danno per lo Stato, sia sotto il profilo economico, persi 300 milioni in un solo colpo, sia sotto il profilo della credibilità e del prestigio internazionale, visto che questa operazione ha fatto inorridire l’Unione Europea che aveva detto "basta" agli aiuti di stato per Alitalia.

    •   Alt 

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  2. #2
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    hai perfettamente ragione, grande gualerz

  3. #3
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    C.V.D. proprio oggi l'UE ha bocciato, definendolo illegale, il prestito ponte trasformato in capitale.

    http://www.ansa.it/opencms/export/si...791891088.html

    leggiamo:
    Il prestito ponte, trasformato in capitale netto, sarebbe un aiuto di Stato illegale, incompatibile con le regole europee sulla concorrenza, visto che nessun privato avrebbe sborsato quella somma per Alitalia. Il rimborso sarebbe inevitabile ma se sarà a carico della società commissariata o della Cai dipenderà dall'effettiva discontinuità tra vecchia e nuova società.

    ----------------

    Ancora una volta il governo Berlusconi si dimostra un fiasco assoluto nel gestire le situazioni complicate, e per l'ennesima volta ha fatto andare su tutte le furie l'Unione Europea. A rimetterci, manco a dirlo, il prestigio internazionale d'Italia.

 

 

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