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Discussione: Antimafia

  1. #41
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    Mafia, sequestro record
    La Dia confisca beni per oltre 200 milioni di euro a un imprenditore del Messinese, Mario Giuseppe Scinardo, accusato di far parte della cosca dei Rampulla di Mistretta: avrebbe dato rifugio ai latitanti e ospitato riunioni di Cosa nostra





    MESSINA - Beni per oltre 200 milioni di euro sono stati sequestrati a un imprenditore del Messinese, Mario Giuseppe Scinardo, 43 anni, dai giudici del tribunale di Catania, che hanno accolto la richiesta avanzata dalla Direzione investigativa antimafia di Messina. Si tratta di uno dei più grossi sequestri patrimoniali eseguiti nell'ambito di inchieste sulla mafia.

    Scinardo, originario di Capizzi, un paese in provincia di Messina, è accusato di associazione mafiosa. Secondo gli investigatori, l'imprenditore sarebbe molto vicino alla famiglia mafiosa dei Rampulla di Mistretta, tanto che in alcune attività commerciali sarebbero pure inseriti come soci occulti. Gli inquirenti ritengono che in alcune occasioni avrebbe messo a disposizione le sue proprietà per dare rifugio a boss latitanti o per ospitare riunioni di capimafia.

    Oltre 100 uomini dei centri Dia di Catania e Messina sono impegnati nell'operazione. Il patrimonio sequestrato risulta costituito da numerose società e ditte individuali con volumi d'affari plurimilionari, da oltre 250 immobili, tra cui appezzamenti di terreno, ville e locali commerciali, ma anche da aziende agrituristiche e vinicole, da impianti di calcestruzzi e da circa 90 mezzi tra camion, escavatori, mezzi agricoli ed automobili di grossa cilindrata. Il sequestro fa riferimento a beni non solo intestati a Scinardo, ma anche alla moglie Nellina Letizia Deni, e al fratello Salvatore Scinardo.

    Durante la conferenza stampa a Catania, è stato reso noto che nel corso di una perquisizione è stata trovata copia di una richiesta fatta dalla Dia alla Regione in cui si chiedeva di quali contributi avesse beneficiato l'imprenditore.

    "Questo purtroppo è un fatto certamente inquietante e preoccupante e può essere indicativo della capacità di infiltrazione nelle istituzioni, specie regionali, da parte della mafia", ha affermato il procuratore della Repubblica a Catania Vincenzo D'Agata parlando con i giornalisti che gli chiedevano del ritrovamento del documento.

    "Non vorrei che su questo punto si anticipassero conclusioni - ha aggiunto - perché certamente quello che emerge è un fatto assolutamente irregolare, in relazione al quale è necessario effettuare degli approfondimenti, che ovviamente saranno diretti ad individuare eventuali profili di rilevanza penale con la conseguente individuazione dei responsabili".

    17/10/2008
    http://www.lasicilia.it/index.php?id...e=lasiciliaweb

  2. #42
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    Mafia, mega blitz a Biancavilla
    L'operazione "The wall" è scaturita dalle indagini per l'omicidio di Alfio Milone, 25 arrestati con le accuse sono di spaccio di droga ed estorsione





    BIANCAVILLA (CATANIA) - Carabinieri e polizia hanno eseguito la notte scorsa un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 25 presunti appartenenti alla cosca Toscano-Mazzaglia di Biancavilla. I reati ipotizzati, a vario titolo, sono associazione mafiosa, spaccio di droga ed estorsione.
    L'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catania mette insieme due distinte indagini avviate sullo stesso clan dai carabinieri della compagnia di Paternò e da agenti del commissariato di polizia di Adrano.

    Il blitz è scaturito da indagini avviate per l'omicidio di Alfio Milone, avvenuto in contrada Fumata ad Adrano nel dicembre del 2003. L'operazione, denominata 'The Wall', ha portato più precisamente all'arresto di 20 persone, comprese due donne, e alla notifica in carcere del provvedimento a 5 indagati già detenuti per altri reati.

    L'operazione ha preso il nome dai muri a secco alla periferia di Biancavilla nei quali veniva nascosta la droga. In carcere il provvedimento è stato notificato, tra gli altri, a Vito Amoroso, di 41 anni, considerato il capo della cosca.

    Tra gli arrestati anche Carmelo Vercoco, di 34 anni, che era stato messo alla guida del gruppo dopo l'arresto di Amoroso, e sua moglie Grazia Lucia Muscia, di 34 anni. Secondo l'accusa il gruppo di finanziava con la vendita di droga e imponendo il pizzo a esercizi commerciali, concessionarie di auto e ristoranti della zona di Biancavilla.

    Il procuratore di Catania, Vincenzo D'Agata, ha sottolineato la mancata collaborazione delle vittime e che "lo stato di detenzione è idoneo a interrompere i rapporti tra i capi dell'associazione in carcere e gli affiliati liberi".

    Oltre ad Amoroso, Muscia e Vercoco sono stati arrestati Vincenzo Salamone, di 28 anni, Salvatore Venia, di 41, Alfredo Maglia, di 36, Sebastiano Lopes, di 34, Salvatore Longo, di 38, Vincenzo Cardillo, di 32, Vittorio Toscano, di 36, Vincenzo Stissi, di 34, Cristoforo Floresta, di 35, Antonino Longhitano, di 30, Antonino Caserta, di 31 e Valeria Spanò, di 30 anni, che sarebbe dovuta essere destinataria di un obbligo di dimora ma che è stata arrestata dopo che in casa gli è stata trovata una pistola.

    In manette sono finiti anche Sebastiano Finocchiaro, di 41, Giuseppe Monteleone, di 29, Vincenzo Pellegriti, di 28, Giuseppe Antonino Cantarella, di 29, Giuseppe Ascanio, di 33, Antonio Lavenia, di 24, Alfio Muscia, di 30, fratello di Grazia Lucia, ed Agatino Bivona, di 58.

    21/10/2008
    http://www.lasiciliaweb.it/index.php...e=lasiciliaweb

  3. #43
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    Palermo
    Mafia, confiscata maxi sala bingo Las Vegas





    PALERMO - I giudici della sezione misure di prevenzione del Tribunale hanno confiscato la sala Bingo Las Vegas di Palermo. Si tratta di una delle più grandi d'Europa.

    Secondo gli inquirenti, l'immobile, sede del centro scommesse, era di proprietà del capomafia palermitano Nino Rotolo.

    Sui guadagni dell'attività, però, che incassava più di 70mila euro al giorno, avrebbero avuto interesse anche le cosche vicine al boss Salvatore Lo Piccolo.

    Per gli investigatori la sala, sequestrata a novembre 2007, era intestata a dei prestanomi: Domenico e Francesco Casarubea.

    A chiedere il provvedimento erano stati i pm Nico Gozzo e Antonio Ingroia

    22/10/2008
    http://www.lasicilia.it/index.php?id...e=lasiciliaweb

  4. #44
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    2008-10-23 10:11PRESO LATITANTE DELLA COSCA LO PICCOLO PALERMO - Agenti della sezione Criminalità organizzata della Squadra mobile di Palermo hanno arrestato il latitante Fabio Chianchiano, di 43 anni, accusato di far parte della famiglia mafiosa dei boss Lo Piccolo. L'uomo era ricercato dallo scorso luglio, da quando era sfuggito all'arresto durante il blitz che portò in carcere altre nove persone accusate di estorsioni e mafia. Chianchiano è stato arrestato dalla polizia di Stato in un'abitazione del quartiere Zen a Palermo. In passato aveva rifornito di armi il boss Sandro Lo PIccolo durante la sua latitanza. Il ricercato, oltre ad essere uno degli armieri della famiglia Lo Piccolo, è anche accusato di avere imposto estorsioni a commercianti e gestito un traffico di cocaina e marijuana in una vasta zona della città.

    IN CELLA ANCHE FIDANZATA - Per mesi ha nascosto nel suo appartamento, in un palazzo anonimo del quartiere Zen di Palermo, il fidanzato, ricercato con l'accusa di far parte del clan mafioso dei Lo Piccolo. Finito in cella l'uomo, Fabio Chianchiano, oggi le manette sono scattate anche per lei: una palermitana di 26 anni, accusata di favoreggiamento. La polizia, che da giorni filmava i movimenti della donna e riprendeva l'esterno dell'immobile, è entrata in azione quando ha avuto la certezza che il latitante fosse nella casa. A nulla sono valse le precauzioni adottate dalla fidanzata che si premurava di tenere le tapparelle dell'appartamento semichiuse, durante il giorno, per impedire la vista all'interno e che continuamente si affacciava alla finestra per controllare che non ci fossero movimenti sospetti.
    http://www.ansa.it/opencms/export/si...791949835.html

  5. #45
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    2008-10-24 ESTORSIONI: A PALERMO MAXI PROCESSO A COSCHE PALERMO

    E' cominciata, davanti al Gup di Palermo Vittorio Anania, l'udienza preliminare a carico di 76 tra uomini d'onore, estortori e favoreggiatori delle cosche palermitane capeggiate dal boss Salvatore Lo Piccolo.

    L'udienza, che si celebra nell'aula bunker del carcere Ucciardone, che ospitò il primo maxi processo a Cosa Nostra, vede, per la prima volta, una massiccia presenza di commercianti vittime del racket costituiti parte civile. In aula anche il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano che ha sottolineato "l'importanza della presenza del Governo accanto ai tanti commercianti che hanno denunciato" e il commissario nazionale antiracket Giosué Marino che, per la prima volta, chiederà di costituirsi parte civile.

    Chiederanno di partecipare al processo anche le associazioni di categoria, Sos Impresa, la Federazione italiana antiracket e il Comitato Addiopizzo, e la provincia di Palermo. Alla sbarra, tra gli altri, ci sono i boss Salvatore, Sandro e Calogero Lo Piccolo, collegati in videoconferenza dal carcere e i capimafia dei clan Partanna Mondello e Tommaso Natale.

    Chiederà di costituirsi parte civile contro le cosche anche il comune di Palermo. Ieri i ragazzi del comitato Addio Pizzo avevano sollecitato la presenza del sindaco di Palermo, Diego Cammarata, in aula come "gesto simbolico a dimostrazione della vicinanza dell'amministrazione alle vittime delle estorsionì.
    http://www.ansa.it/opencms/export/si...792070702.html

  6. #46
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    » 2008-10-27 07:15Cosche mafiose in Trapanese, arrestiPer racket e collusioni con la politica (ANSA) - TRAPANI, 27 OTT - Eseguite stamani nel Trapanese 11 ordinanze di custodia cautelare nell'ambito di un'indagine sulle cosche mafiose del Trapanese. L'attivita', coordinata dalla Dda di Palermo, riguarda 21 persone (11 arresti e 10 avvisi di garanzia), ritenute affiliate alla cosca di Alcamo che avrebbero avuto collegamenti con la politica locale. Un provvedimento del gip e' stato notificato anche al consigliere provinciale dell'Udc, Pietro Pellerito, al quale e' stato imposto il divieto di dimora.
    http://www.ansa.it/site/notizie/awnp...127268688.html

  7. #47
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    Blitz nel trapanese: avvocato a disposizione di Cosa Nostra
    di Maria Loi – 27 ottobre 2008
    Trapani. Il legame mafia e politica è al centro dell’operazione condotta dalle forze dell’ordine questa mattina nel trapanese. Undici le persone raggiunte da provvedimento cautelare mentre altre dieci risultano indagate.

    Tra gli arrestati anche un consigliere provinciale dell’Udc, Pietro Pellerito, un avvocato penalista del foro di Palermo, Francesca Adamo e il padre del presidente della provincia di Trapani Vito Turano per anni sindaco democristiano di Alcamo.
    Anni fa Turano era finito sotto inchiesta in seguito alle dichiarazioni del pentito Armando Palmeri che aveva riferito durante il procedimento “Arca” di aver consegnato nel 2002 a Turano somme di denaro destinate al boss di Alcamo Vincenzo Milazzo, ucciso nel 1993. Turano è stato accusato anche di aver reso edificabili alcuni terreni agricoli per favorire alcune famiglie mafiose. La posizione a suo carico è stata poi archiviata. Con l’operazione di oggi Turano viene accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.
    Un ruolo importantissimo l’avrebbe avuto anche Francesca Adamo. E’ stata lei stessa, intercettata dalle microspie, a rivelare agli inquirenti di essersi incontrata più volte ad Altofonte, un paese vicino a Palermo, con il latitante Domenico Raccuglia. La donna avrebbe avuto contatti anche con Matteo Messina Denaro e Bernardo Provenzano. Relazioni di cui l’avvocato andava fiero.
    Al centro delle indagini anche la ditta “Medi cementi”, oggetto di sequestro preventivo su disposizione del gip di Palermo riconducibile al boss Diego Melodia arrestato insieme al nipote Ignazio nel blitz odierno.<<Emerge ancora una volta uno spaccato inquietante, ma non inedito, fatto di collusioni fra pezzi della politica, organizzazioni criminali e settori dell'economia". Lo ha detto il sen. Giuseppe Lumia (Pd), commentando l'operazione di carabinieri e la polizia che hanno eseguito stamani. <<Al di là delle dichiarazioni di rito degli esponenti di quasi tutti gli schieramenti politici - ha aggiunto - contro le mafie e per la legalità, soprattutto in occasione degli anniversari delle vittime della criminalità organizzata, poi nel vissuto quotidiano manca una chiara determinazione nel recidere all'interno dei partiti questo intreccio perverso. Alla politica oggi tutti i cittadini - ha concluso Lumia - chiedono un supplemento di rigore e di trasparenza attraverso atti concreti, seppur dolorosi
    http://www.antimafiaduemila.com/content/view/10294/78/

  8. #48
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    Grasso: Mafia è 'dentro' e 'con' lo Stato

    Roma. E' "un errore grossolano" considerare Cosa Nostra un "antistato" perché, talvolta, è dentro lo Stato e la sua connivenza con il sistema di potere è molto di più di una semplice ipotesi investigativa. Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, intervenendo alla cerimonia di inaugurazione dell'istituto superiore di tecniche investigative dell'Arma dei Carabinieri. "Cosa nostra, pur avendo sempre avuto interessi propri - ha detto Grasso - è stata contemporaneamente, in alcuni casi, portatrice di interessi altrui. Entità esterne in tantissime occasioni hanno armato la sua mano". Non bisogna infatti presupporre una diversità tra Cosa nostra e gli altri poteri: la connivenza tra Cosa nostra e il sistema di potere è molto di più che una semplice ipotesi investigativa". Ecco perché, secondo il procuratore nazionale antimafia, "considerare Cosa nostra come un antistato è sempre stato un errore grossolano, così come lo stereotipo del vuoto di Stato in cui ha avuto la possibilità di infiltrarsi e prendere posizione. Da un lato Cosa nostra è fuori, contro lo Stato, perché non ne accetta le leggi e cerca di imporre le proprie regole; ma dall'altro, talvolta, è 'dentro' e 'con' lo Stato attraverso le relazioni esterne con suoi rappresentanti nella società o nelle istituzioni. Infedeli e interessate".

    29 Ottobre 2008

    Ansa

    da www.antimafiaduemila.com
    http://www.antimafiaduemila.com/content/view/10330/48/

  9. #49
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    Sequestro beni per 100 milioni
    7 novembre 2008
    Palermo. I carabinieri del Gruppo di Monreale hanno sequestrato beni per un valore complessivo di 100 milioni di euro. Si tratta di immobili e appezzamenti di terreni riconducibili all'imprenditore Salvatore Buttitta, ritenuto un prestanome del boss Bernardo Provenzano.



    Il provvedimento è dei giudici del tribunale di Palermo, sezione misure di prevenzione, su richiesta dei pm della Direzione distrettuale antimafia, e riguarda beni intestati a cinque persone che sono i legittimi eredi di Buttitta. Il provvedimento di sequestro è stato eseguito applicando una nuova norma del pacchetto sicurezza in cui è previsto che le misure di prevenzione patrimoniale possano essere applicate anche in caso di morte del soggetto proposto. E' una delle prime volte che si applica. Salvatore Buttitta, da poco deceduto (agosto 2008), è stato un imprenditore accusato di essere vicino a Cosa nostra, da cui é stato assolto. Di lui avevano parlato i pentiti, indicandolo anche come prestanome di Provenzano. L'imprenditore di Bagheria era titolare di cave ed era il fornitore principale di materiale da costruzione per le imprese edili della sua zona. Per l'accusa le sue cave sono state utilizzate come punti d'incontro di esponenti di rilievo
    di Cosa nostra, anche latitanti. I beni sequestrati sono intestati alla moglie Giuseppa Avorio, ai figli Francesco, Gaetano, Giuseppe e Laura Buttitta, e si tratta di 214 appezzamenti di terreno; 33 unità immobiliari a Palermo, Bagheria, Altofonte, Altavilla Milicia, Polizzi Generosa, Santa Cristina Gela, Belmonte Mezzagno, Santa Flavia e Termini Imerese.

    ANSA
    http://www.antimafiaduemila.com/content/view/10614/48/

  10. #50
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    Gela
    Ennesima intimidazione a un prete-coraggio





    GELA (CALTANISSETTA) - Intimidazione al "prete coraggio" don Luigi Petralia, parroco della chiesa "S. Lucia" che sorge a "Scavone", un quartiere a rischio denominato il "Bronx" della città.

    Secondo quanto si è appreso, alcuni sconosciuti hanno tagliato le gomme della sua auto, una Nissan "Micra", in sosta nel piazzale dell'Istituto per geometri, dove il parroco insegna religione. È stato proprio il sacerdote ad escludere ogni collegamento alla sua attività scolastica e a privilegiare la pista della minaccia criminale che già in passato ha cercato di indurlo a desistere dalla sua richiesta di gestire, insieme con i giovani della parrocchia, beni confiscati alla mafia gelese.

    Nelle settimane passate, don Petralia ha denunciato di avere ricevuto lettere minatorie che gli intimavano di lasciar perdere alcuni progetti e di limitarsi "a fare il prete". Numerosi i messaggi di solidarietà.

    12/11/2008
    http://www.lasicilia.it/index.php?id...e=lasiciliaweb

    Solidarietà a Don Luigi

 

 
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