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Risultati da 31 a 40 di 44
  1. #31
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Ottimo documentario, illuminante e senza peli sulla lingua. Sapere è un conto, vedere è tutta un'altra cosa. In un oceano di dieci anni di manipolazioni e menzogne sulla guerra umanitaria, una piccola goccia di verità e di giornalismo serio. Rai Tre bisogna dire che è ancora l'ultima che ogni tanto sa fare ancora inchieste degne di questo nome, da Report a Blu Notte, passando per Un giorno in pretura e i lavori dello stesso Iacona.

    Domani sera la seconda e ultima parte.

    Per chi se l'è persa o la vuole rivedere, a questo link il video della prima puntata di "Kosovo nove anni dopo":

    http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,Rai...130528,00.html

  2. #32
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    Predefinito Parte seconda del documentario

    Molto interessante anche il seguito della prima parte di venerdì scorso che mostra come i mafiosi al governo del Kosovo siano ormai in perfetta simbiosi con i "fratelli maggiori" della 'ndrangheta italiana nel commercio illegale di droga. La loro guerriglia inoltre (appoggiata dai terroristi islamici) si è intanto intensificata in Macedonia, nella parte popolata da Albanesi: ormai è chiaro che i terroristi dell'UCK mirano alla grande Albania abolendo ogni confine tra Kosovo, Macedonia e Albania stessa per avere il monopolio totale delle rotte dell'eroina (che proviene dall'Afghanistan per essere venduta all'Europa). Singolare il fatto che la NATO in un anno abbia sequestrato 36 chili di eroina ai terroristi del Kosovo, quando da quelle parti ne passano a tonnellate: sarà la miopia...

  3. #33
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    Citazione Originariamente Scritto da Svarog08 Visualizza Messaggio
    Non posso essere "terroristi" se rappresentano l'esercito del proprio Stato.Se loro Stato e loro esercito (UCK) sono riconosciuti , non possono essere "terroristi".
    Lo sono sempre stati nei territori dell'ex Jugoslavia e lo sono tutt'ora in Macedonia: e a classificarli in questo modo non sono io, ma le Nazioni Unite prime della guerra del '99.
    E poi se un mafioso qua in Italia diventa sindaco o governatore con i voti democratici, non è che perchè governa non lo è più: mafioso è e mafioso rimane. Giusto o no?

  4. #34
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    Citazione Originariamente Scritto da Svarog08 Visualizza Messaggio
    Vabbene.Hai tua opinione personale e non voglio cambiarla , come io ho la mia opinione personale sull'UCK.Secondo te sono "terroristi" , secondo me non lo sono.Ma il fatto che non possiamo tralasciarlo ne' tu ne' io e' , che l'UCK rappresenta oggi un esercito legale di uno Stato riconosciuto.E come tali non possono essere "terroristi".



    assolutamente giusto , ma di questo non abbiamo parlato.Mafioso e' sempre mafioso , ma non e' terrorista se governa legalmente.
    Mafioso e terrorista non hanno lo stesso significato.
    Hai ragione anche tu a dire che ufficialmente, essendo regolari, non sono etichettabili come terroristi (in Macedonia lo sono ancora, essendo considerati fuorilegge). Ma il mio paragone con la mafia voleva dire appunto che se un personaggio o un organizzazione sono negativi lo saranno anche dopo la presa del potere.

  5. #35
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    li' dove fa piu' schifo
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    Citazione Originariamente Scritto da arbereshi Visualizza Messaggio
    Il fatto che ti senti convinta di quello che dici, non sempre vuol dire che stai dicendo la verità.
    Tu puoi dire tutto il giorno che sei o sei stata cattolica ( nella tua discendenza ), lo sai che stai dicendo una frottola a te stesso.
    Non solo per fare un dispetto ai serbi, voi del Kosovo cercate di camuffare la storia nostra…
    Mi puoi illuminare per favore, quando gli albanesi in genere o i kosovari ( dardani ) erano di fede cattolica, forse nel 600’ ? quando i nostri vicini arrivarono nei Balcani? O forse nel anno 1000 ? sotto l’impero Bulgaro? O forse 1300 ? sotto quello Serbo ? o forse nel 1400 ? sotto qullo del Bisanzio ? e tieni conto che con quest’ultimi noi abbiamo un bel po’ di storia da condividere.
    Forse nel tempo di Kastrioti eravamo cattolici? Ricorda che quando il nostro principe andava a Roma a chiedere aiuto contro i turchi infedeli, il primate romano ( vescovo di Roma ) , mette come prima condizione; 1- Prima che combattiamo gli turchi ( con una crociata ) , tu devi combattere gli ortodossi…! E lui ( Gj. Kastrioti ) rispose, No! E proprio in quei tempi che dalle parti nostre preferirono il turbante del ottomano, che più tosto quello del “ Difensore della Fede”, “ Vicario di Cristo”, “ Pontefice”, “Sua santità” , etc, etc, quello insomma che comunemente viene chiamato il papa. Cattolici diventarono tardi, soprattutto nelle zone sotto dominio veneziano, o semplicemente per controrisposta agli turchi che imponevano la loro fede. Ti ricordo solo gli arbereshe d’Italia…!
    Sono le pagine viventi della nostra storia, sono le nostre radici, loro sono ancora ortodossi.
    E poi quando si parla del nostro Skanderbeg, bisogna pensarci un po’. Ce una serie di cose da tener presente. Lui era ortodosso, di famiglia, di nascita, di fama, di provenienza.
    1- i suoi eredi, venero in Italia e fondarono oltre che paesi ( katundi ) anche chiese ortodosse, qualche d’una sopravive ancor’oggi.
    2- la sua capitale ( Kruja ) e in centro dell’Albania, e tutto in torno e pieno di chiese ortodosse, e per questo parlano anche i studi archeologici…
    3- il fatto del condizione che mise il papa per aiutarlo contro i turchi, spiega tutto.
    4- tutti i nomi dei suoi famigliari, a partire dalla madre, lui stesso si sposò in un monastero ortodosso che esiste tutt’oggi , suo fratello che si chiuse in un monastero di Monte Athos, atti di regalo e di compravendita con monasteri ortodossi serbi, sorelle sposate con principi serbo-montenegrini, figli e nipoti che nelle prime decade organizzarono la sopravivenza della gente che segui loro in Italia, con il rito bizantino che portarono dietro. Basta consultare i siti arbereshe….
    Solo dopo il sec. XVIII si vedono i primi arbereshe ( comunità dei albanesi ) che cambiano il rito religioso, per abbracciare quello latino impostasi con forza!
    E per non continuare con infiniti argomenti, ti ricordo solo che siamo un paese balcanico dei più vecchi, dove tutto d’intorno parla dell’Ortodossia, dove nei secoli passati tanto abbiamo contribuito della difesa della nostra Fede, ricorda i martiri, i patriarchi dell’Costantinopoli, ricorda che non ci sono reperti archeologici diversi dalle nostre chiese e o dal nostro rito, ricorda che quando si ammette un altro tipo di radici… si tenta di far gioco di chi non ci vuole e che nei secoli c’ha provato a farci attribuire provenienze differenti da quelli che in realtà abbiamo.
    Oggi va di moda fra gli albanesi di religione diversa da quello dei loro avi, diffondere idee nuove come ad esempio; “ non siamo religiosi, non abbiamo mai fatto le guerre di religione, siamo una società modello, la nostra unica religione è l’albanesità “, e tante altre balle del genere.
    Proprio noi che abbiamo quasi rischiato l’orlo dell’estinzione, proprio noi che di una buona e rappresentativa percentuale di popolazione siamo rimasti ancora ortodossi…, come del resto tutti i nostri vicini.
    Quanto ai fanatici religiosi…, he he , ci sono e come! Fai un giro in Macedonia, poi ne parliamo.
    Non si può diventare cattolici semplicemente perché i serbi sono ortodossi, come non si può diventare musulmani albanesi solo per essere differenti dai vicini.
    Pasi nje fjale e urte thote; “ per inat te vjerres, vajta fjeta me nallbanin…”.
    Amo Kosova perché albanese, non perche e musulmana o cattolica, però le radici rimangono anche se l’albero viene abbattuto.
    Salve
    No guarda tu forse non hai capito che il cattolici nascono prima degli ortodossi, forse non hai compreso che noi da pagani siamo diventati cattolici e che dopo alcuni sono diventati ortodossi e mussulmani (ma a te brucia perche' sei ortodosso, io ad esempio non rifiuto le p***anate che la Chiesa cattolica ha fatte tanto tempo fa, quando rompeva le pa**e alla gente costringendola a convertirsi). Kastrioti ortodosso?? ma stai a scherzà spero!!. Lui è nato a Kruj, la sua famiglia è di quelle parti e quelli di li' sono CATTOLICI ma comunque non ha importanza perche' ripeto a Gjergj fregava niente della religione, E' STATO UN GRANDE MANIPOLATORE DI QUEST'ULTIMA (alla faccia di tutti i fanatici religiosi). Che gli albanesi non abbiano mai fatto guerra di religione è verissimo, che gente mussulmana cattolica e ortodossa abbia sempre messo la patria al primo posto invece che la religione anche questo è vero (Ismail Qemaili, Fan Noli, Gjergj Fishta ecc. ecc. si battevano per la Shqiptaria oppure per la religione e??). Per quanto riguarda la mia religione mi stai forse dicendo che io sono ortodossa ma non voglio ammetterlo e dico di essere cattolica?!Ma dove hai visto un dardano ortodosso te scusa??NON ESISTONO quindi(mo l'ho chiesto ancora una volta ai miei genitori per essere sicura) credo che siano proprio cattolici spiacente, IO PERSONALMENTE SONO MISCREDENTE caro mio(la religione è la medicina dei deboli). Per quanto riguarda l'Ilirida (alias Macedonia) io li' ci vado spesso e non ho fatto nessun incontro con i fanatici (forse sono stata solo fortunata non lo so pero' con tutti gli albanesi macedoni nota che il giornalista si è fermato solo in un paesino attaccandosi agli specchi). Quindi in conclusione sarebbe bello che tu non diventassi come alcune persone li' dalle tue parti che hanno venduto la patria per la religione.


    ps: Dimmi perche' mai noi dardani cerchiamo di camuffare la storia albanese??(è la prima volta che sento una cosa del genere e sono sinceramente curiosa, voglio il motivo preciso). Mi pare proprio che noi studiamo (almeno fino ad alcuni anni fa) da libri che provengono da voi quindi.

    e se vogliamo parlare di radici e origini allora ripristiniamo l'illirico e il paganesimo, quelle sono le nostre radici.

  6. #36
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    Citazione Originariamente Scritto da Svarog08 Visualizza Messaggio
    l'UCK rappresenta oggi un esercito legale di uno Stato riconosciuto.
    Fino all'ennesima volta non mi stanchero' di ripeterlo: "non in sede Onu"

  7. #37
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    01.10.2008,10:12 - Il Kosovo nove anni dopo: intervista a Riccardo Iacona
    Con il suo documentario "La guerra infinita" , Riccardo Iacona, giornalista e reporter della RAI, porta sul grande schermo italiano i retroscena del dopoguerra balcanico, segnato dai crimini compiuti nei confronti dei serbi del Kosovo. Un conflitto senza fine, che non è mai cessato e che non è mai stata raccontata nella sua complessità e nella sua violenza. In un'intervista rilasciata per Rinascita Balcanica, Riccardo Iacona traccia un quadro del Kosovo di ieri e di oggi, visto con gli occhi di chi cerca la verità.


    Dopo il conflitto del 1999 sul territorio della ex Jugoslavia, l’intervento militare della Nato è stato seguito da un protettorato ONU in Kosovo, durante il quale sono stati cacciati circa 250.000 serbi sotto gli occhi dell’intera Comunità Internazionale. Secondo lei, il ruolo delle Nazioni Unite è stato in qualche modo screditato dalla Nato?
    Credo che anche l’Onu ha avuto delle difficoltà oggettive ad amministrare il territorio del Kosovo con i suoi tribunali e i suoi organismi burocratici, come la stessa Nato che si è occupata più un controllo militare e dell’ordine pubblico all'interno del territorio. Entrambe non hanno saputo far fronte alla situazione kosovara, né dal punto di vista amministrativo né militare. Anche perché si tratta di missioni umanitarie internazionali che, nonostante si prefiggano come obiettivo quello di risolvere ogni tipo di problema, e poi, per non avere difficoltà, trovano un accordo con i poteri forti del luogo, ed in generale con chi controlla il territorio. Per loro è più importante garantire la sicurezza dei loro soldati, e dunque mantenere l’ambiente formalmente tranquillo, piuttosto che entrate in conflitto con le organizzazioni criminali locali, le quali, in effetti, hanno compiuto una pulizia etnica tra la popolazione serba.
    Quindi lei conferma che vi è stata una pulizia etnica dei serbi del Kosovo?
    Certo, e lo abbiamo anche documentato, soprattutto nei primi 40 minuti, in cui vi è una concentrazione della documentazione abbastanza minuziosa, persino insistita. Molti mi hanno scritto dicendo che "questa parte del documentario è insopportabile da punto di vista emotivo". Ovviamente, se in pochi minuti si riassumono le violenze compiute per più di nove anni, al fine di riempire un "buco" dell’informazione, il risultato dà una certa impressione. Tutto questo però è accaduto in nove anni di amministrazione ONU e Nato, il che è ancora più grave. Mentre nei primi tempi, dopo il 1999, era immaginabile la fuga dei serbi che avevano ricoperto dei ruoli all’interno delle amministrazioni e magari si erano anche "sporcati le mani di sangue" - come spesso affermano - e per paura di ritorsioni e vendette hanno lasciato la provincia, non è tollerabile che questi crimini siano stati fatto quando la Nato ha assicurato una certa sicurezza nella regione ed era già cominciata la ricostruzione. Lei sa che i serbi hanno bruciato le case degli albanesi durante la guerra, e quelle stesse abitazioni sono state ricostruite con i fondi internazionali, ma ciò non è avvenuto nei confronti dei serbi.

    Come lei diceva, vi è un "buco" di informazione sulla Guerra nei Balcani. Lei crede che i media abbiano manipolato le informazioni stravolgendo così la cronaca degli eventi?
    La guerra porta sempre con sé questo tipo di distorsioni, quale essa sia e ovunque si scateni: è sempre una guerra contro l’informazione. Non esistono guerre che non mettano sotto controllo l’informazione, rendendo quasi impossibile l’esercizio di quella informazione indipendente. Quando c’è una guerra bisogna schierarsi da qualche parte, se non altro per garantire la sicurezza dei giornalisti in pieno conflitto, e poi si cerca in una seconda fase di raccontare "in filigrana" la complessità degli eventi. Ma se c’è una cosa che gli apparati militari pianificano, sia nella fase di preparazione che di esecuzione delle guerre, è proprio l’informazione. Successivamente, una volta che la guerra è vinta, si tratta solo di controllare il territorio e di limitare la libertà dei giornalisti. Quando vi è una guerra è davvero complicato fare una buona informazione.

    Il suo servizio analizza in maniera particolare anche il processo di Ramush Haradinaj, durante il quale molti testimoni sono stati uccisi oppure si sono ritirati. Secondo lei, la giustizia del Tribunale dell’Aja è stata ancora una volta cieca?
    Può darsi che non vi erano abbastanza prove per condannare Haradinaj, come dimostrato dal fatto che è stata presentata una richiesta di appello; oppure le attività investigative portate avanti dal pubblico ministero non siano state abbastanza precise, o eventualmente facevano troppo affidamento a quelle testimonianze che poi sono venute meno, considerando che alcuni testimoni hanno avuto paura mentre altri sono morti. E’ una questione molto complessa e difficile da ricostruire, anche in considerazione del fatto che molte prove sono andate perse. Da una parte l’Aja si comporta come tutti i tribunali delle società moderne, che hanno bisogno di forti prove per arrivare ad una condanna definitiva. Dall’altra non si può nascondere che una condanna di Haradinaj avrebbe messo in serie difficoltà la Nato. Vi sono molte ipotesi a questo riguardo, ma preferisco non cadere nel "complottismo" e guardare gli eventi nella sua oggettività, e, in questo caso, il dato oggettivo è che l’assoluzione di Haradinaj è del tutto provvisoria, visto che è in corso un processo di appello.

    Grazie al suo approfondito reportage, è stato possibile far luce sul conflitto irrisolto tra l’Armata per la liberazione del Kosovo (UCK) e le Forze armate nazionali del Kosovo (FARK). L’opinione pubblica internazionale non sapeva, infatti, che vi era una sorta di guerra tra gli stessi albanesi. Secondo lei, la guerra UCK-Fark è stata combattuta per la droga o per l’indipendenza?
    Credo che sia stata una guerra per il controllo politico, il quale poi dà anche controllo del territorio. Sicuramente è stata una guerra rapida, senza esclusione di colpi, ma soprattutto combattuta nell’impunità, la cosa più grave. Sappiamo bene come le organizzazioni criminali controllano il territorio, visto che in certe fasi della nostra storia, la "mafia" è riuscita a mettere sotto scacco persino lo Stato italiano, e dunque non una semplice provincia che è diventata indipendente da poco. Quindi conosciamo cosa significa "controllo mafioso" del territorio, e sappiamo anche che, l’unico modo per combatterlo, è avere una giustizia che colpisce e una politica che non accetta la commistione con la mafia. Condizioni che sono ben lontane dall’attuale situazione in Kosovo. La giustizia delle Nazioni Unite è fragile, è fatta da magistrati che operano sul territorio per poco tempo, che provengono da decine di Paesi diversi (vi sono per esempio magistrati del Marocco), mentre le inchieste di mafia richiedono un coordinamento efficace e delle prolungate indagini. Come si può sperare di combattere la mafia sul suolo albanese con strumenti così limitati? E’ una battaglia persa in partenza.

    Ad ogni modo, a distanza di anni, è stato possibile dimostrare - anche attraverso il suo servizio - che l’Uck ha compiuto dei crimini contro gli stessi kosovari, che invece erano stati addebitati all’esercito serbo.
    Certo, ma oltre a questo reportage, è importante notare che vi è stata una sentenza dell’Aja contro Daut Haradinaj. Anche se è stato condannato a soli 5 anni di detenzione, questa sentenza rappresenta sempre un dato importante, considerando che è un verdetto di primo e di secondo grado. Daut Haradinaj, e così anche l’UCK, è stato dichiarato colpevole di aver sequestrato quattro persone, i cui corpi senza vita sono stati ritrovati in un pozzo all’indomani della fine della guerra, dopo essere stati torturati e uccisi a colpi di kalashnikov. Dopodichè, per tutto ciò che è accaduto dopo, come la sparizione dei testimoni o l’omicidio di molti poliziotti, non vi è alcuna verità giudiziaria, tranne la sentenza di primo grado per l’assassinio di Sebahate Tolaj, che ha indicato come colpevole la guardia del corpo di Ramush Haradinaj. Questo, tuttavia, non basta a condannare lo stesso Ramush Haradinaj, che è al momento un uomo libero che fa politica e, oltre al probabile processo di appello, non ha altre pendenze con la giustizia.

    Come giornalista, che è stato in queste terre e ha visto da vicino la realtà dei fatti, che effetto farà vedere un politico italiano stringere la mano ad Haradinaj?
    Ramush Haradinaj è semplicemente il capo di un partito, l’AK, che non appartiene neanche alla coalizione di Governo costituita dal partito di Thaci (PDK) e il vecchio partito di Rugova (LDK). Ad ogni modo l’Italia si sta muovendo in maniera molto cauta, considerando che sta portando avanti una politica diplomatica in Europa a sostegno della richiesta serba di avere un parere della legittimità dell’indipendenza del Kosovo presso la Corte di Giustizia delle Nazioni Unite. Inoltre, si stanno firmando dei contratti a Belgrado, e l'Italia promuove l’ingresso della Serbia nell’Unione Europea. In generale, sono tutti molto più cauti, anche chi ha appoggiato l’indipendenza del Kosovo e l'ha subito ratificato. Si presta, dunque, molta attenzione a ciò che sta accadendo, anche perché il caso kosovaro è stato subito utilizzato dalla Russia per chiedere l’indipendenza di Ossezia del Sud e Abkhazia, con un meccanismo molto pericoloso, in quanto potrebbe azionare una forza centrifuga che andrebbe a provocare chissà quante altre separazioni nel mondo. E si sa, quando le separazioni non sono consensuali, producono conflitti anche duraturi e persistenti, perché hanno a che fare con "la roba", con le terre, per cui vi è sempre qualcuno che viene cacciato e perde tutto, e chi ha la meglio.
    Dunque l’Italia sta giocando un ruolo diplomatico più attento, non solo nel breve termine ma anche in un futuro più lontano, cercando di non prendere una posizione di parte. Si parla ora anche di "partizione" di Mitrovica Nord, come accennato dal Presidente Tadic, in maniera da porre la restante comunità serba sotto la giurisdizione di Belgrado, distinta dal Kosovo indipendente. Ciò significa che la partita non è assolutamente chiusa, come si riteneva a febbraio, ma che anzi è tutta da giocare.

    La partita dunque è ancora aperta...
    Assolutamente. La questione è ancora aperta, per fortuna - direi - in quanto nessuno vuole che si venga a creare un nuovo conflitto nella regione della ex Jugoslavia. Ci si augura che tali questioni trovino una soluzione sul tavolo delle trattative, e la stessa integrazione europea dei Balcani Occidentali è una fase importante per la pacificazione. Anche perché, come abbiamo potuto riscontrare sul territorio, quando un’operazione militare non è accompagnata da una giusta politica diplomatica, rischia di riprodurre le ingiustizie per la quale era cominciata. La Nato, infatti, si era prefissata di impedire che i serbi facessero "carne da macello" dei kosovari, e ora ci ritroviamo un Kosovo che è quasi "pulito etnicamente". Vi è stata così un’assoluta mancanza di "Politica", e non sono questioni irrisolvibili che non possono essere discusse ad un tavolo diplomatico.

    Con una provincia kosovara più indipendente rispetto alla Serbia, vi è stata una progressiva diffusione del fondamentalismo islamico, ciò in relazione al fatto che sono giunti in Kosovo molti fondi e finanziamenti dall’Arabia Saudita. Lei crede che il Kosovo possa trasformarsi in una minaccia per l’Europa?
    Non necessariamente, fermo restando che la diffusione del fondamentalismo arretra l’evoluzione sociale dello Stato del Kosovo. D’altronde è un fatto storico: questi anni saranno ricordati per la lenta cancellazione della presenza cristiana nei Balcani. Tuttavia, è davvero molto grave che tutto questo è accaduto sotto i nostri occhi, e non doveva accadere. I soldati della Nato non sono mercenari, in quanto rappresentano i diversi Paesi della comunità Internazionale, sono "il volto militare" della nostra civiltà e della nostra cultura, di un’idea di democrazia in cui la giustizia e i diritti umani sono importanti. Così, sotto i nostri occhi è stata cancellata la presenza cristiana in queste terre, per far posto a centinaia di moschee soprattutto wahabite, che - tengo a precisare - di per sé non sono un pericolo. Lo diventano se intorno a tali moschee vengono creati dei veri e propri campi di addestramento di fondamentalisti, come quello che abbiamo visitato di Novi Pazar.
    Abbiamo costruito, dunque, una cintura di sicurezza che dovrebbe garantire i nostri Stati, ma la via dei Balcani resta ancora aperta a tutti gli effetti. D’altronde, anche la Bosnia è un Paese con un tale passato; tutti per esempio conoscono Zenica, ciò che ha rappresentato e ciò che magari ancora rappresenta. Portare all’attenzione del grande pubblico tali eventi è anche un dovere di cronaca, perché il mondo cambia anche così. È bene sapere che quando vi erano i serbi in Kosovo, non vi era il fondamentalismo islamico, è qualcosa che è sopraggiunto in un secondo momento e, sebbene possa essere considerato un semplice aspetto religioso, non bisogna sottovalutare il radicale cambiamento che è avvenuto. Oggi in Kosovo ci sono decine di migliaia di persone che credono vi sia una corrispondenza tra "pratica religiosa" e "pratica politica": il fondamentalismo è tutto lì, è l’idea che la religione possa comandare, che politica e religione si decidano nello stesso luogo.

    È infatti una contraddizione che la Serbia è stata bombardata per aver risposto con le armi verso dei fondamentalisti. Lo stesso sta accadendo in Macedonia, a Brodec, dove persistono delle bande armate che il Governo macedone ha definito "terroristi", mentre per molti albanesi rappresentano la "resistenza". Ancora una volta, siamo davanti a delle forze che hanno abbracciato il fondamentalismo, fomentando l’odio tra i popoli. Visti i risultati, secondo lei la Nato poteva fare di più?
    Credo che sia impossibile controllare del tutto questa regione, a meno che non viene istituito un protettorato che è una dittatura. Insediarsi in un Paese con la pretesa di controllare ogni aspetto sociale e politico - come la religione o la libertà di culto - è anacronistico, è impossibile prevedere tutto. Quando si arriva in un Paese che non si conosce bene e ci si appoggia alle forze locali, accade proprio questo. Del resto anche Bin Laden è stata una creatura dei servizi segreti americani e dell’Occidente: lo hanno fortemente finanziato quando l’obiettivo comune più importante era l’Unione Sovietica. Se l’obiettivo della Nato era quello di mantenere una certa stabilità politica, non poteva certo discettare sui wahabiti. Dato che non riesce a difendere in maniera dignitosa la comunità serba, così come era stato stabilito nel mandato iniziale, e costruire un "Kosovo multietnico", non può fare molto contro queste forze fondamentaliste. Anche perché il fondamentalismo si manifesta con un volto molto "sociale" - com’è accaduto per le forze di occupazione di Hamas - andando a sfruttare le contraddizioni e i problemi di un Paese che non ha nulla. Così intervengono i finanziamenti umanitari, la solidarietà, la costituzione di un sistema scolastico parallelo: aspetti che non si possono controllare così facilmente.

    Lei crede che ci sarà una partizione del Kosovo?
    Penso che le ragioni della "multietnicità" sono molto difficili da applicare. La presenza dei serbi nel Kosovo era molto capillare e vasta, e il loro venir meno ha provocato dei vuoti sul territorio. Anche la politica dei rientri dei serbi, tra l’altro molto costosa, si è rivelata inefficace perché molte case ricostruite sono state distrutte di nuovo, mentre chi fa ritorno in Kosovo conduce una vita di stenti, ha paura di muoversi e al massimo costruisce altre isole serbe intorno a sé. Dunque, la multietnicità è un’ipotesi poco reale, mentre la partizione del territorio è qualcosa che si è già venuta a creare sul territorio, con la creazione del Parlamento serbo del Kosovo. Il nuovo confine potrebbe essere sul fiume Ibar, che divide Mitrovica Nord da Mitrovica Sud.

    Secondo lei, se vi sarà una partizione del Kosovo, avremo una contro-risposta nella Republika Srpska?
    Sicuramente avrà una conseguenza sul Trattato di Dayton, anche se bisogna prestare attenzione che non sia rimesso in discussione. Nessuno vuole un nuovo conflitto in Bosnia tra serbi e bosniaci.

    Crede che la stessa Belgrado abbia manipolato la questione del Kosovo?
    Tutti hanno giocato sulla questione del Kosovo, che comunque è figlia degli errori della vecchia dirigenza serba, del nazionalismo serbo. Tanto è vero che è stata la Serbia a ridurre l’autonomia del Kosovo, chiudendo scuole ed università, vietando la lingua albanese. Ancora prima della guerra del 1999, vi è stato un conflitto strisciante che è durato più di 15 anni, durante il quale gli albanesi avevano costruito un sistema scolastico parallelo. Quindi vi è una forte responsabilità anche da parte della Serbia, che comunque non va usata come alibi per portare avanti una guerra interminabile. Se c’è un processo di pace, è bene lasciare alle spalle la guerra; commettere gli stessi errori dei serbi è sbagliato e non porta a nulla.

    Secondo lei, i politici kosovari hanno mentito agli stessi albanesi del Kosovo? Questa può essere considerata una vera indipendenza?
    Forse non hanno mentito, ma sicuramente hanno creato un’aspettativa che non verrà esaudita, soprattutto tra i giovani kosovari, che rappresentano al momento la risorsa più importante del Paese. Come i giovani di Belgrado, i ragazzi di Pristina desiderano viaggiare, studiare nelle Università occidentali, ma questo non è ancora possibile. All’indipendenza della provincia non è seguita un’apertura del Paese, è ancora una piccola prigione, che si può evadere solo facendo eterne e irrisolvibili file dinanzi ai consolati. Si è creata un’aspettativa enorme, anche di benessere economico, considerando che i dati economici sono ancora preoccupanti, con una disoccupazione giovanile del 40-50% che aspetta una soluzione. Chiudendo la popolazione in un recinto piccolo come il Kosovo, si crea una "bomba ad orologeria". Si è scatenato dunque un processo di aspettative, e se queste non saranno realizzate, vi saranno dei problemi tra l’opinione pubblica kosovara.


    Michele Altamura
    Fonte: www.rinascitabalcanica.com

  8. #38
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    Citazione Originariamente Scritto da hot_qiki Visualizza Messaggio
    ...Ma dove hai visto un dardano ortodosso te scusa??NON ESISTONO !
    GUARDA!!!

    Questa e la chiesa ortodossa di Peja ...
    Noti qualcosa??? Plisat - Qeleshet , carateristica tradizionale albanese!



    Qui sotto ce San Sava..., si notino i cappellini tradizionali albanesi..., seconda fila.




  9. #39
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    Cara amica ( anche se tanto giovane ), come saprai benissimo proprio dalle tue parti sono state bruciate chiese di questo tipo…, che non sono certo di proprietà dei serbi, sono di tutta l’umanità!
    Come ti dicevo sono patrimonio mondiale…, e questo non lo dico io come ortodosso, ma sono anche nostre, perché se tu negassi questo, negheresti le tue proprie radici!!!
    Guarda e ammira!!! E poi deduci …
    Ciao


    Questa e la chiesa ortodossa di Deçan, e una foto del sec. XIX …, potete dirmi dove sono i serbi???




    La stessa chiesa ortodossa oggi.




  10. #40
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    Citazione Originariamente Scritto da hot_qiki Visualizza Messaggio
    ... voglio ammetterlo e dico di essere cattolica!




    ps: Dimmi perche' mai noi dardani cerchiamo di camuffare la storia albanese??

    Come conclusione aggiungerei solo che, io come ortodosso mi vergogno per i atti vandalici che compirono i mie compatrioti, ma non tutti gli albanesi sono uguali e cosi non tutti i dardani o kosovari, la stessa cosa vale per i serbi, non tutti sono cattivi o buoni.
    Cosi in generale siamo tutti uguali, per fortuna con qualche piccola differenza…
    Ma, di fede eravamo uguali una volta, chi venne assimilato e chi cambiò in musulmano o cattolico!
    Ma la storia e storia e certamente non possiamo impararla stando in casa o guardando la tv, o magari chiedendolo ai propri genitori…
    Se no ce il rischio, che finiremo a guardare appena la punta dell’nostro naso, e cosi saremo contenti!
    Comunque mettiti l’anima in pace, tu sei cattolica, però non e mica colpa mia…!
    Le radici non si possono tagliare, ecco perché i Balcani sono diventati come la Babilonia…!
    ciao.

 

 
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