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    Predefinito Promemoria per l'On. Fini


    LA STORIA NON SI CELEBRA, SI STUDIA
    di Gianfredo Ruggiero


    --------------------------------------------------------------------------

    Sul Fascismo Fini ha il diritto di cambiare opinione...noi di mantenerla.

    Per motivi anagrafici non ho conosciuto il Fascismo, ma ho letto molto e più leggevo e più si consolidava in me la convinzione che nella storia, quella ufficiale, quella scritta dai vincitori, non contano i fatti, ma la loro interpretazione e il giudizio che ne deriva dipende dal colore della lente con la quale la si guarda.

    Partiamo dal 1943, l'anno delle illusioni.

    Si illusero i congiurati del Gran Consiglio del Fascismo di salvare il Regime sacrificando Mussolini; si illusero il Re e Badoglio di tradire l’alleato senza pagare dazio; si illusero i ragazzi di Salò di difendere l’onore d’Italia e finirono col combattere i propri fratelli; infine i partigiani che si illusero di sostituire la dittatura fascista con quella del proletariato, pensando di fare dell’Italia una repubblica sovietica e si ritrovarono invece a sostenere l’occupante americano.

    Tutto ebbe inizio il 25 luglio. Caduta l’ultima illusione di vincere la guerra, arrestato Mussolini, dissolto il regime, allo sbando l’esercito, il timone tornò nelle mani del Re il quale, con l’assenso dei partiti in via di riorganizzazione e l’apporto dei vecchi notabili nel frattempo riesumati, affidò al Maresciallo Badoglio le sorti del nostro Paese.

    Il nuovo governo si affrettò a rassicurare l’alleato tedesco circa la fedeltà dell’Italia e, nel contempo, avviò segreti contatti con gli angloamericani per passare armi e bagagli dalla parte del nemico, nella patetica illusione di uscire indenni da una guerra che volgeva al peggio.

    L’8 settembre con i tedeschi in casa e senza preoccuparsi della sorte che sarebbe toccata alle nostre truppe, fino a quel momento impegnate a fianco dei tedeschi su tutti i fronti di guerra e su cui si sarebbe abbattuta l’ira di Hitler, arrivò l’annuncio di Badoglio che chiamò armistizio quello che in realtà fu tradimento: nel volgere di 24 ore i camerati divennero nemici e gli invasori alleati.

    Questo atto scellerato non mutò le sorti del conflitto, non servì a lenire le sofferenze della popolazione civile che, invece, continuò a lungo a morire sotto i bombardamenti terroristici dell’aviazione angloamericana. Servì solo a scatenare la furia vendicativa di Hitler, in quel momento padrone assoluto del nostro Paese, e a creare le premesse di quella guerra nella guerra le cui ferite ancora oggi stentano a rimarginarsi.

    Solo la nascita della Repubblica Sociale Italiana e la ricostituzione di un esercito lealista cui aderirono, secondo uno studio di Silvio Bertoldi (“Soldati a Salò” ed. Rizzoli, Milano 1995) in seicentomila, frenò i propositi di Hitler che aveva previsto il totale smantellamento e trasferimento in Germania del nostro apparato industriale, la deportazione nei campi di lavoro e nelle fabbriche tedesche di tutti gli uomini che si fossero rifiutati di arruolarsi nella Wehrmacht e chissà cos’altro.

    Le motivazione che spinsero tanti giovani ad entrare nel neo costituito esercito fascista repubblicano furono diverse e non sempre nobili (come spesso accade in questi casi): il rischio di fucilazione per i renitenti alla leva, l’intento di molti militari deportati nei campi di concentramento in Germania di tornare in Italia per poi disertare, la paga e la voglia di protagonismo. Vi aderirono anche fior di criminali, ma la stragrande maggioranza di essi lo fece per riscattare l’onore perduto e per sottrarre l’Italia alla vendetta hitleriana.

    Questi giovani, uomini e donne, potevano, al pari di molti loro coetanei, aspettare in qualche luogo sicuro che la bufera passasse, oppure andare con i partigiani le cui fila s’ingrossavano man mano che i tedeschi si ritiravano e la vittoria alleata si approssimava. Potevano, ma non lo fecero.

    Preferirono continuare a combattere, in divisa e a volto scoperto, per quel senso dell’onore che oggi, in epoca di consumismo e individualismo, si fatica a comprendere, consapevoli che le sorti del conflitto erano segnate e che difficilmente ne sarebbero usciti indenni (migliaia furono i soldati fascisti fucilati dopo la loro resa o condannati a morte dopo processi sommari, senza contare i massacri indiscriminati e le angherie e gli stupri subiti dalle giovani ausiliarie, come ampiamente documentato nei libri di Gianpaolo Pansa, di Giorgio Pisanò e di Lodovico Ellena, solo per citarne alcuni).

    Questi sono i fatti, che ognuno può giudicare, ma che dubito si possano contestare. Con buona pace di quel Gianfranco Fini che dopo aver fatto carriera con i saluti romani, aver inneggiato al Fascismo del duemila e dopo aver definito Mussolini il più grande statista del secolo ce lo ritroviamo oggi, da presidente della Camera e aspirante successore di Berlusconi, a darci lezioni di antifascismo e di democrazia.

    Di simili maestri non sappiamo che farcene.

    Gianfredo Ruggiero

    (presidente Circolo Excalibur - Varese)


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  2. #2
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    Mah, a me 'sto manifesto rsi con i simboli delle ss fa capire n'altra cosa.....


  3. #3
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    Predefinito

    Rsi è lammerda (cit)

    posso capire una certa nostalgia per il primo fascismo, ma quando si è rivelato quel mostro che era alleato e poi schiavo del nazismo dovrebbe essere chiaro quale sia il giudizio storico ed etico

 

 

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