Confesso di aprire questo thread partendo da posizioni, come credo che sia noto, molto critiche rispetto al concetto di unità di classe sovra(o ultra)nazionale.
Nel Marxismo "classico", quello che si studia anche sui libri di scuola (sinora mia unica fonte) si afferma che la nazione non è nè un fatto di "sangue" nè di lingue ma soprattutto se non esclusivamente di rapporti di produzione e che il mondo capitalista, presentando rapporti di produzione estremamente simili andrebbe considerato ormai un blocco unico e indivisibile.
Di più, il famoso appello per l'unione dei proletari di tutto il mondo lascia pochi dubbi sulla priorità da dare ad una (inesistente? sicuramente secondaria) nazione di appartenenza rispetto alla coscienza di classe.
Da qui, un partito che si definisce "Comunista" dovrebbe (sempre se non ho preso un granchio, naturalmente) schifare come assurda ogni menzione al patriottismo, all'italianità per orientarsi verso l'internazionalismo di classe.
E però, se si esclude la vicenda di Trieste, il Partito Comunista Italiano è stato, oltre che "avanguardia" del proletariato, anche molto conscio di essere Italiano e se magari la definizione di "nazionalista" può essere eccessiva, sicuramente non lo è quella di "patriota".
E anche in questo forum di PRC molti utenti permangono nel tracciare una linea di diversità etnica tra i proletari nati in Italia e quelli immigrati.
Come si concilia, se si concilia e se non mi sono perso passaggi importanti, questa coscienza nazionale con la coscienza di classe?
Marco





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