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Risultati da 1 a 10 di 10
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    Predefinito Lega e risveglio identitario (aprile 2008)

    La vittoria della Lega Nord e la sua importanza decisiva all'interno della maggioranza parlamentare del PDL deve far pensare. E deve far ben sperare. Perchè coloro che hanno votato il Carroccio hanno fatto una scelta netta per le proprie radici, per la propria terra e la propria gente, contro l'immigrazione e la globalizzazione che la pilota.
    Insistere, come fanno certe personalità dello schieramento sconfitto, su una presunta inaffidabilità della Lega dimostrano di non conoscere il partito di Umberto Bossi e dimostrano di non sapere nulla di come la Lega Nord operi nel territorio e il modo in cui abbia potuto radicarsi. La sinistra (ma anche la destra in generale) ha molto da imparare dal metodo leghista, dalla sua capacità di ascoltare la gente e dare voce alle sue necessità. Per troppo tempo la politica è rimasta chiusa nel palazzo, e in quel periodo il popolo ha fatto una scelta, si è affidato di chi era ed è sempre stato al suo fianco nelle piazze. Ora, naturalmente, le aspettative non dovranno essere tradite. Per questo Bossi e i suoi hanno fretta di agire, perchè è inutile fare riunioni e discussioni, ora il governo deve darsi da fare e ha davanti a sè tre mesi in cui imprimere i primi cambiamenti alle cose.
    La vittoria del centro destra ha alcuni aspetti positivi di un certo interesse, e l'importanza che la Lega ha all'interno della coalizione fa ben sperare.
    Il primo incontro di Berlusconi subito dopo l'elezione è stato con Putin, l'Italia riprende dunque una vocazione europeista con un interesse preferenziale rivolto alla questione energetica. Eni e Gazprom riprenderanno il percorso interrotto? C'è da augurarselo.
    Ma molto c'è da fare, e sopratutto bisognerà agire sotto l'aspetto identitario. Il federalismo è un tassello, in questo senso, di un mosaico più vasto che comprende inevitabilmente una notevole importanza accordata alla cultura, all'educazione scolastica, alla demografia, all'economia in senso meno liberista e più sovranista ecc.
    L'azione di questo governo dovrà sopratutto essere quella di forza frenante: non bisogna infatti crearsi eccessive aspettative e bisogna tenere a freno l'entusiasmo per la vittoria affinchè si possa sempre essere freddi e vigili nell'osservare la situazione.
    Forza frenante perchè il governo entrante avrà il compito di frenare i flussi migratori, riparare al disastro demografico della nostra nazione e mettere le basi per una cultura alternativa a quella sino ad oggi egemone. All'interno poi di questo discorso contenitivo nei confronti di quegli elementi disgregatori del nostro corpo sociale, sarebbe opportuna un'azione intelligente da parte degli elementi non conformi - che pure potranno operare agevolmente - così che si possa preparare, con grande pazienza, il terreno per delle affermazioni future forti e nette.
    Oggi non è il tempo delle contrapposizioni e delle rivoluzioni, i cambiamenti che si potranno ottenere saranno soltanto di tipo riformatore, quindi modesti e moderati, ciononostante in alcuni punti nevralgici è importante che l'azione del governo sia attenta e puntuale.

    http://gazurmah.blogspot.com

    La lingua dei padri (articolo apparso sul Secolo d'Italia)

    Che le cose stessero cambiando era chiaro a chiunque non vivesse chiuso in una torre d’avorio. La vita di tutti i giorni e i contatti con giovani e meno giovani ti fanno capire quali siano i reali problemi della gente, e cosa ritenga si debba fare per migliorare la propria condizione e quella degli altri. Poi leggi di una sinistra postcomunista che si gingilla con le vecchie parole d’ordine di uguaglianza, solidarietà alle minoranze e antifascismo e pensi che o hai inteso male tu quello che ti è stato detto da più persone, o a qualche politico manca il contatto con la realtà.
    Ecco allora che la travolgente vittoria della Lega Nord in Veneto, Lombardia e Piemonte, e la sua affermazione in Liguria ed Emilia Romagna non deve stupire, ma deve indurre a riflettere. Effettivamente sembra che nel nostro paese si esprima un risveglio identitario che ha polverizzato la sinistra di Bertinotti e compagni.
    La Lega ha raccolto consensi sia a destra che a sinistra per la sua natura specifica, perché si concepisce come un partito di popolo e non come un movimento ideologico. Chi conosce la realtà veneta o lombarda lo sa, i leghisti sono militanti affiatati che spendono tempo e risorse nel diffondere in modo instancabile le proprie idee e le proprie proposte: davvero, ridurre il voto alla Lega a un segnale di protesta, invece che di proposta, vorrebbe dire non aver capito nulla.
    «Se uno si sente padano, lombardo, lo è prima che di destra o di sinistra. I partiti territoriali sono il futuro», così ha dichiarato a il Giornale Roberto Maroni, subito dopo il risultato elettorale, e le sue parole sono confermate dai fatti. Nelle fabbriche e nelle aziende moltissimi hanno votato il partito di Bossi, e moltissimi giovani, si legge su Panorama, vedono nel senatùr un punto di riferimento, un capo in cui riconoscersi e che effettivamente sa dare voce alle loro idee.
    Un risultato significativo anche per il sindacato padano (SinPa), guidato dalla brindisina Rosi Mauro, che da tempo lotta nelle fabbriche contro il monopolio della triplice: «i sindacati confederali non hanno voluto mai accettare il confronto sul mondo del lavoro che stava cambiando e questo i lavoratori lo hanno capito. E hanno scelto noi. Cgil, Cisl e Uil, invece di correre in piazza a manifestare dovrebbero ricordarsi che il loro compito non è quello di contrastare il governo per partito preso, ma quello di fare gli interessi dei loro lavoratori.» Le cifre parlano chiare, e sarebbe superfluo riportare numeri che sono pubblicati in molti giornali e siti in questi giorni.
    La sinistra, quella che accetta il risultato delle elezioni solo quando vince, e in caso contrario è sempre pronta ad accusare il “popolino bue” di “non aver capito”, prepara già la risposta all’affermazione leghista. Il manifesto del 17 aprile titola chiaramente: 25 aprile, la resistenza alla Lega parte da Verona. Curioso il fatto che un movimento extraparlamentare che si rivolge alle minoranze e agli “esclusi”, tenda a presentarsi come espressione di una grande maggioranza e pensi – ma forse non ci credono davvero neanche loro – di poter ancora essere il portavoce del popolo. D’altronde, gli stessi operai della Fiat e di altre fabbriche, sono stati sinceri come un ceffone: a loro non interessa degli omosessuali o delle discussioni nei salotti buoni, ai lavoratori basta avere un lavoro sicuro, uno stipendio dignitoso e sicurezza per le proprie famiglie. Basta.
    Se però si osserva la vita quotidiana senza paraocchi allora ci si accorge di come la presunta superiorità culturale della sinistra, millantata con insistenza fino ad oggi, sia inesistente, e ci sia invece un diffuso bisogno di aria nuova e, soprattutto, di misure forti contro fenomeni ritenuti da molti non più tollerabili. Giancarlo Gentilini, il controverso e amatissimo sindaco di Treviso, è una di quelle figure capaci di risultare simpatiche sia agli ultras che ai baristi del centro, ai piccoli imprenditori come agli studenti delle superiori. Ed è con giustificato orgoglio che ha manifestato tutta la sua soddisfazione per la prossima riconferma della Lega Nord alla guida del capoluogo scaligero: «questa amministrazione va verso il ventennio leghista, e voi capite che il ventennio è una cosa che mi ricorda il passato, la maschia gioventù che lavorava, faceva il suo dovere e obbediva alle leggi.» E se si leggono i posts sui blog di destra, ci si accorge di come la sua sia una di quelle figure forti, che travalica le ristrette barriere di partito.
    L’autorevole rivista on line Foreign Affairs (www.foreignaffairs.org) ha recentemente pubblicato un interessante e significativo articolo a firma Jerry Z. Muller che già dal titolo di copertina spiega tutto il contenuto: The clash of Peoples, why ethnic nationalism will drive global politics for generations. – The enduring power of Ethnic Nationalism. Di un certo interesse la tesi secondo cui la sicurezza sociale sia inversamente proporzionale alla composizione etnica interna. In sostanza, più etnie su uno stesso territorio significano necessità di maggiori controlli, maggiori controlli significano minore libertà. Conclusioni a cui un certo mondo culturale era giunto da tempo, ponendo il problema dell’immigrazione e dell’identità in modo costruttivo e differenzialista. Ecco allora che, se la questione delle etnie è destinata a occupare per lungo tempo la politica del futuro, il successo della Lega Nord, sembra da un lato confermare la tesi dell’autore, dall’altro appare come la risposta ai problemi che la globalizzazione pone anche a livello sociale e demografico. E la redazione di le Monde dovrà farsene una ragione e smettere di tacciare i leghisti di xenofobia e razzismo ignorante.
    È precisamente nel radicamento territoriale che il Carroccio ha vinto la sua partita, affrontando i problemi nel caso specifico con una sicurezza che si acquista soltanto vivendo giorno per giorno la propria città e la propria piazza, stando a contatto con la gente, ascoltando i suoi problemi e adoperandosi con costanza e coerenza alla loro soluzione. Un caso su tutti: il ligure neoeletto Bruno Ravera, un “vecio” della Lega, un militante. L’attenzione alle specificità regionali ha evidentemente pagato, e non è certo un caso se nel 2007 l’on. Borghezio venne invitato al convegno europeo di Jeunesse Les Identitaires (http://blog-identitaire.com), movimento di lingua francofona che con la Lega Nord condivide molte battaglie identitarie e regionali.
    Tra le rovine dell’arcobaleno scolorito, il bertinottiano Niky Vendola, interpellato nel merito su La7 a L’infedele, ha riconosciuto una cosa fondamentale: la sinistra non parla più al popolo. E quindi bisognerà fare autocritica e ripensare a come fare politica in mezzo alla gente, ripensare il partito. E pensino pure – considerino allora che hanno iniziato a perdere quando tra le prime file dei loro cortei si è smesso di parlare italiano – ma tengano presente che c’è chi vive e mette in pratica le spengleriane “idee senza parole”, mentre loro continuano a discutere a vuoto di parole senza idee. E senza concretezza.

    Francesco Boco
    Lo spirito di un'epoca non si può restaurare.

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  2. #2
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    Ancora le analisi sul voto...

  3. #3
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    Secolo d'itaGlia , Lega Nord itaGlia, Alleanza nazzziunale itaGliana, col Nazionalismo etnico mi pare che non c'entrino una mazza che sia mezza.

  4. #4
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    al di là delle etichette di partito, la questione identitaria è diffusa e condivisa al di fuori della Lega
    Lo spirito di un'epoca non si può restaurare.

  5. #5
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    Noi Emiliani non avremo pace fino a chè gli Insubri non ci avranno restituito l'oltrepo mantovano.

    O Poggio Rusco o morte!

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Kranzler Visualizza Messaggio
    Noi Emiliani non avremo pace fino a chè gli Insubri non ci avranno restituito l'oltrepo mantovano.

    O Poggio Rusco o morte!


    la Lombardia Orientale non è Insubria

  7. #7
    independent
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    Il risveglio della LN

  8. #8
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    Identitarismo in bocca alla LN equivale a una bestemmia da lapidazione.

    Vedere i senatori veneti e friulani che porgono al guru le ampolle contenenti le acque di Piave e Taglaimento per sugellare la padanità dei loro popoli mi fa venir voglia di mettere mano alla pistola

  9. #9
    naufrago
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    Citazione Originariamente Scritto da Furlan Visualizza Messaggio
    Identitarismo in bocca alla LN equivale a una bestemmia da lapidazione.
    Ovviamente concorde al 101%.

  10. #10
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    Parma - " 'me ela, sior Frarén, che so' fiö al va in gir in machina e lù inveci in biciclèta?!" - "Parché me fiö l'e fiö d'un sior e mi a son fiö d'un povret".
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    Citazione Originariamente Scritto da Kranzler Visualizza Messaggio
    Noi Emiliani non avremo pace fino a chè gli Insubri non ci avranno restituito l'oltrepo mantovano.

    O Poggio Rusco o morte!
    Aldilà degli scherzi, io sono convinto che esista una grande somiglianza tra le province padane (intese proprio nel senso letterale, cioè confinanti col Po)appartenenti a regioni diverse, e che questa somiglianza sia spesso maggiore che non tra le province di una stessa regione (basti vedere Piacenza con Pavia e Cremona, Mantova con Parma, e la bassa reggiana, Ferrara con Rovigo...ecc): sono i territori di quella che è la "vera padania", che magari farà inorridire un po' gli Alpini ma che, almeno a livello di riferimenti geografici e culturali, è abbastanza sentita nella gente di qua.

    Tu sei reggiano? Se vi prendete Poggio Rusco, allora noi ci prendiamo Viadana, Sabbioneta e Casalmaggiore!

 

 

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