Mafia:Ordine e Assostampa, Sgarbi offende cronisti siciliani
22 settembre 2008
Palermo."Vittorio Sgarbi conosce molto poco, o non conosce affatto, la storia del giornalismo siciliano.


Altrimenti non avrebbe usato espressioni riprese dal codice mafioso per attaccare i cronisti che continuano, malgrado tutto, a tenere la schiena dritta". Lo dicono, in una dichiarazione congiunta, il presidente dell'Ordine dei giornalisti di Sicilia, Franco Nicastro, e i segretari dell'Assostampa siciliana Alberto Cicero e trapanese Mariza D'Anna. "L'idea di Sgarbi del giornalismo siciliano - continuano - non è solo faziosa ma offensiva per gli otto cronisti uccisi e per i tanti che continuano a essere intimiditi e minacciati perché invece di ricorrere all'antimafia retorica si ostinano a raccontare semplicemente i fatti. E per questo, solo per questo, meritano la gogna".

ANSA


Mafia: Sgarbi contro giornalista
22 settembre 2008
Trapani. A Trapani per presentare la costituenda Confederazione nazionale delle associazioni antiracket, Vittorio Sgarbi ha esordito dando del mafioso all'autore di un pezzo, Rino Giacalone, apparso oggi sul quotidiano online Articolo 21, dal titolo "Salemi, la città dei Salvo, Giammarinaro e del sindaco Sgarbi".
Ha, quindi, attaccato "l'antimafia retorica", perché "noi siamo per
l'antimafia dei fatti. Non mi faccio intimidire dal racket della cattiva
informazione". Per il sindaco di Salemi è "come se mi fossi contaminato perché
difendo Pino Giammarinaro", ex deputato regionale Dc inquisito per mafia, assolto e
sottoposto a 3 anni di sorveglianza speciale. Sgarbi ha respinto con forza le
accuse: "Se fossi prudente come Berlusconi, che ha scelto la Sardegna e non la
Sicilia per le sue vacanze, non mi sarei candidato a Salemi". Sgarbi ha più volte
bersagliato la stampa e si è chiesto per quale ragione si scrive sempre dei cugini
Nino e Ignazio Salvo e di Giammarinaro e "non si parla mai di un deputato di Salemi
del Pd, Baldo Gucciardi, figlioccio di Ignazio Salvo".

ANSA






Cronache dalla Sicilia - Salemi, la città dei Salvo, di Giammarinaro e del sindaco
Sgarbi

di Rino Giacalone


Una realtà che è destinata ad essere proiettata e descritta secondo precise regie.
Questo il destino di Salemi, città bellissima del Belice, carica di storia, cultura
ed arte, crocevia di tante cose, anche degli intrecci, tra mafia, politica, economia
ed impresa, che sono poi quelli usati per governarla. Ecco per decenni ai cittadini
di Salemi era stato fatto credere che i potenti onesti della Sicilia fossero i
cugini loro concittadini Ignazio e Nino Salvo.

In effetti quelli potenti erano davvero, padroni delle esattorie e di mezza isola, e
forse di più, in grado di far cadere i Governi, di Palermo quanto quelli di Roma
sopratutto quando si metteva in discussione la percetuale degli introiti per la
riscossione delle tasse. Salemi eppure restava imperturbabile quando si sentiva dire
delle cose che andavano combinando in giro per l'Italia i due cugini padroni delle
esattorie siciliane. C'era una regia precisa che funzionava, niente scuoteva
l'immagine di tranquilla cittadina di provincia.

C'erano i capi popolo che si preoccupavano dei destini della gente. E questa
applaudiva sotto ai balconi dove il potente si affacciava e si concedeva al paese. I
funerali dei Salvo nella chiesa matrice di Salemi, prima Nino morto di un grave male
e poi Ignazio ucciso dal piombo mafioso, esattamente 16 anni di questi tempi, furono
la palese dimostrazione del potere esercitato da quella famiglia, che ha lasciato
eredi che oggi non stanno certo a guardare. Oggi per la verità la regia che guida il
paese è altra, è quella che si presenta col volto dello show man per eccezione della
tv del reality italiano, Vittorio Sgarbi, che personaggio lo diventò grazie a
Maurizio Costanzo e al suo talk show del Parioli. Il critico d'arte sempre in grado
di aprire polemiche con chiunque, che dal suo esordio ha fatto tanta carriera
passando per le aule parlamentari e dei ministeri, che ha fatto l'assessore a Milano
con Letizia Moratti con la quale poi ha litigato, adesso è sindaco di Salemi, eletto
alle ultime amministrative senza che mai sia circolato un solo fac simile tra gli
elettori o sia spuntato un manifesto di pubblicità elettorale.

Lui si è fatto vedere durante la campagna elettorale qualche giorno, al resto ci ha
pensato Pino Giammarinaro l'ex deputato regionale della Dc capo degli andreottiani
trapanesi, eletto nel 91 con 50 mila voti e costretto poi a darsi latitante per una
indagine antimafia, assolto infine perchè nel frattempo entrò in vigore il giusto
processo e i pentiti che lo avevano accusato durante l'istruttoria dinanzi al
Tribunale decisero di fare scena muta. Giammarinaro è stato coinvolto in tante
indagini sulla sanità siciliana, per essere stato per decenni capo di una delle più
ricche Usl siciliane, quella di Mazara del Vallo, e sottoposto per 4 anni alla
sorveglianza speciale. Uscito quasi indenne dalla sfilza di processi che lo hanno
riguardato, il suo nome finisce sempre con il comparire nei rapporti antimafia del
trapanese, l'ultima volta fu nei verbali dell'ex deputato Udc di Alcamo Norino
Fratello che disse di essere stato convocato da Giammarinaro per rendere merito
(soldi alla mano) all'altro deputato Udc David Costa che grazie alla sua opzione gli
aveva aperto nel 2001 le porte del Parlamento Regionale.

Alle ultime regionali Giammarinaro ha deciso di uscire dall'ombra e si è posto al
fianco del presidente dell'Ordine dei Medici di Trapani, Pio Lo Giudice, risultato
unico eletto dell'Udc trapanese all'Ars. Durante la campagna elettorale Giammarinaro
non ha mai mollato Lo Giudice stando semrpe al suo fianco, finendo spesso gli
incontri elettorali raccontando una novella siciliana, quella dello "zio Calò" che
un giorno davanti a tante persone ebbe a presentare un deputato suo amico, dandogli
già dell'«ex» perchè durante il mandato non era stato al suo fianco. Lui lo aveva
fatto eleggere e lui decideva di togliergli la poltrona. Così che Lo Giudice sapesse
quale era la regola di fedeltà da rispettare. Dopo le regionali nel trapanese ci
sono state le amministrative, ed ecco che Giammarinaro ha preso le chiavi della
città e le ha consegnate a Vittorio Sgarbi, elezioni facili facili da vincere.

Da allora ad ogni iniziativa di Sgarbi che sta trasformando Salemi in un set da
reality, dietro le quinte nemmeno nascosto c'è Giammarinaro, pronto ad applaudire e
a ricordare che tutto è merito suo. E' tornato a far politica e la cosa non desta
scandalo da nessuna parte. L'ultima comparsa è di pochi giorni addietro: ad
assistere alla presentazione dell'ultimo libro del giudice Giuseppe Ayala,
Giammarinaro era in seconda fila, davanti a lui l'ex braccio destro di Paolo
Borsellino, ex maresciallo oggi tenente dei Carabinieri Carmelo Canale.

I rapporti tra Canale e Giammarinaro fanno parte dei faldoni di alcuni processi, uno
è quello proprio contro l'ex maresciallo, assolto anche in secondo grado per delle
sue presunte combutte con i mafiosi. Fatti non commessi. Si è parlato tanto quella
sera a Salemi di Borsellino, ma nessuno ha ricordato quella frase del procuratore
ammazzato da Cosa Nostra proprio sugli assolti: "L'equivoco su cui spesso si gioca è
questo: quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di
avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non
lo ha condannato quindi quel politico è un uomo onesto.

E no, questo discorso non va perché la magistratura può fare soltanto un
accertamento di carattere giudiziale, può dire, beh, ci sono sospetti, ci sono
sospetti anche gravi ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente
di dire quest'uomo è mafioso. Però siccome dalle indagini sono emersi altri fatti
del genere altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni
disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia
dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che
non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione
della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perchè ci si è nascosti
dietro lo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato quindi è
un uomo onesto. Il sospetto dovrebbe indurre soprattutto i partiti politici
quantomeno a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti
facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da
episodi o da fatti inquietanti anche se non costituenti reati."

Non se ne è parlato di queste cose perchè al solito ci sono fatti comodi dei quali
discutere e vicende scomode e per questo da rimuovere e cancellare. Come la mafia
per esempio. E questa è l'ultima delle trovate di Vittorio Sgarbi. La mafia a
sentirlo non esiste più, la mafia non spara e dunque è finita, tutti i suoi capi
sono stati arrestati e perciò senza capi Cosa Nostra non esiste. E allora cosa fare,
prendere un'ala del ristrutturato Castello Normanno di Salemi e metterla a
disposizione per creare un museo della mafia. Sgarbi spiega che ancora non si ha una
precisa idea di cosa fare, dimentica però che nel frattempo ci sono mafiosi che
invece di finire in un museo debbono intanto passare dai carceri. Uno di questi è
Matteo Messina Denaro che lui pare abbia rimosso dall'idea che questi sia un capo
indiscusso. La mafia dei nostri giorni è quella che fa impresa e gestisce appalti,
che entra nelle segreterie politiche e governa le città, muove l'economia. Ma per
Vittorio Sgarbi, ma non solo per lui, questa non è mafia. La mafia è quella dei
morti ammazzati e siccome non viene ucciso più nessuno l'equazione è bella e pronta.


Gli si potrebbe spiegare che la mafia è la stessa di sempre, quella che ieri sparava
oggi fa impresa. Ma è l'assunto che ad ogni piè sospinto nel trapanese si vuole
negare, arrivando a sostenere che la mafia esiste perchè ci sono i professionisti
dell'antimafia. Sgarbi rischia due volte in questa storia: da una parte sostenendo
la fine della mafia, dall'altra parte sponsorizzando la nascita di una associazione
antiracket e antiusura. L'associazione pare serve a Sgarbi per ottenere
l'assegnazione di alcuni beni confiscati alla mafia esistenti nel suo territorio e
rimasti pericolosamente inutilizzati, come gli appezzamenti terrieri appartenuti a
Salvatore Miceli un mafioso che oggi vive in Sud America, esperto di grandi traffici
di droga e di connessioni mafiose internazionali.

Miceli è vivo e vegeto, è un mafioso in libertà, in attesa di finire in carcere per
condenne definitive. Se ne sarà accorto Sgarbi che dice che la mafia non esiste? Si
pensa di si visto che per prendere quei terreni ha sponsorizzato la nascita a Salemi
di questa associazione antiracket e antiusura affidandone la responsabilità al suo
portavoce il giornalista Nino Ippolito. In una provincia, quella di Trapani, dove
per decenni l'associazionismo contro il racket e l'usura non è mai decollato ecco
che invece in pochi mesi c'è quasi una rivoluzione. Nonostante si dica, come fa
Sgarbi, che la mafia non esiste più. Delle due solo una può essere quella giusta, ma
al sindaco Sgarbi la cosa non preoccupa più di tanto. Va avanti e a Salemi non
trascorre fine settimana senza che non faccia accendere le luci dei riflettori,
quelli proprio di palcoscenici e teatri. E la gente applaudie ed è contesta, sta
sotto i balconi come faceva ai tempi in cui i sindaci erano quelli che volevano i
Salvo.
tratto da: articolo21.info



Gli insulti di Vittorio Sgarbi qualificano in pieno la caratura di un personaggio
che non merita alcuna attenzione.
A Rino Giacalone tutta la solidarietà della redazione di ANTIMAFIADuemila per il suo prezioso lavoro di informazione libera che svolge da sempre.
http://www.antimafiaduemila.com/content/view/9152/48/