Crisi finanziaria: rivolta repubblicana, piano Paulson in affanno
NEW YORK – Colpo di scena nella crisi finanziaria americana: una rivolta nel partito repubblicano minaccia di far deragliare il grande piano da 700 miliardi di dollari orchestrato dall'amministrazione Bush per salvare Wall Street e l'economia. Nella tarda serata di ieri un gruppo di deputati e senatori conservatori ha voltato improvvisamente le spalle al piano e presentato una proposta alternativa.
L'insurrezione ha scosso il vertice straordinario alla Casa Bianca tra George W. Bush, I candidati presidenziali Barack Obama e John McCain, e i leader del Congresso, che si e' concluso con un nulla di fatto.
Sono subito ripresi frenetici colloqui al Congresso per cercare di salvare il salvataggio, alla presenza del Ministro del Tesoro Henry Paulson e il governatore della Federal Reserve Ben Bernanke. E nuove trattative sono in programma per questa mattina. Ma la tensione e' alta e domina l'incertezza, che potrebbe ripercuotersi oggi sui mercati se non ci saranno ricuciture e rapidi passi avanti. Anche perche' la bufera finanziaria resta violentissima: sempre ieri notte, in un crack bancario record, le autorita' hanno rilevato la grande cassa di riaparmio Washington Mutual e l'hanno ceduta a JP Morgan.
La rivolta nel Grand Old Party, guidata da deputati della Camera, si e' coalizzata attorno a una proposta che definiscono di "mercato" e alla protesta contro I salvataggi pubblici: invece di ricorrere a fondi federali, i ribelli vogliono consentire alle banche di assicurare gli asset in crisi e offrire riduzioni nelle tassa sui guadagni di capitale. I leader democratici hanno denunciato la decisione dei repubblicani alla stregua di un tradimento. E hanno affermato che nessun piano andra' al voto senza il supporto repubblicano. "Questo piano vuole rilanciare la fiducia dei mercati - ha detto nella notte, esausto, il deputato democratico Barney Frank, uno dei protagonisti delle trattative - Senza un voto unitario mancherebbe I suoi obiettivi". Il senatore Christopher Dodd, visibilmente furioso, ha denunciato un "teatro politico".
In precedenza leader congressuali democratici e repubblicani avevano raggiunto un accordo di massima per spianare la strada all'approvazione del piano. Prevede stanziamenti in tranche dei 700 miliardi, con iniziali 250 miliardi per rilevare gli asset malati legati ai mutui. Prescrive supervisione del piano e controlli sui compensi dei dirigenti, trasparenza e partecipazione azionaria del governo nelle societa' assistite. Ma al summit convocato dagli stessi repubblicani, da Bush dietro suggerimento di McCain, il consenso e' svanito.
Fonti repubblicane hanno inidcato che alla Camera il piano aveva il sostegno di soli 30 o 40 dei loro deputati su 199. Il senatore dell'Alabama Richard Shelby, uno dei rivoltosi, ha abbandonato il vertice prima ancora che fosse terminato e dichiarato che non c'era piu' alcun accordo. Barack Obama, all'uscita dell'incontro, ha ancora auspicato un accordo, e cosi' ha fatto la Casa Bianca. McCain e' invece rimasto lontano dai riflettori: incerto resta anche il dibattito tra il senatore repubblicano e Obama organizzato per questa sera in Mississippi.
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