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  1. #1
    naufrago
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    Alitaglia: quando certi lavoratori sono diversi da tutti gli altri

    http://quotidianonet.ilsole24ore.com...s_piloti.shtml
    L'ALITALIA DEI PRIVILEGI / DOSSIER ESPLOSIVO

    Tutti i segreti della Casta hostess e piloti

    Volano solo 98 minuti al giorno
    Costano 45 milioni l'anno di soli alberghi

    Grazie al libro di Livadiotti “L'altra casta" si entra in una impressionante giungla di benefit, difesi con le unghie e con i denti: nel loro contratto tutti i mesi durano quanto febbraio e il giorno di riposo comprende due notti

    Da “Il Riformista”

    Pubblichiamo un brano su Alitalia tratto dal libro di Stefano Livadiotti “L'altra casta”. L'inchiesta sul sindacato, in uscita per Bompiani mercoledì 9 aprile.

    Piloti e hostess lavorano molto meno dei loro colleghi di altre compagnie. Però costano tanto di più. Grazie a una giungla di benefit, difesi con le unghie e con i denti e puntigliosamente elencati in un contratto degno di Harry Potter, dove tutti i mesi durano quanto febbraio e il giorno di riposo comprende due notti.
    Un giorno è un giorno. Dal Circolo polare artico fino alle isole di Tonga, è uguale per tutti. Ma non per i piloti dell'Alitalia. È scritto nero su bianco a pagina 2 del Regolamento sui limiti dei tempi di volo e di servizio e requisiti di riposo per il personale navigante approvato, con la delibera n. 67 del 19 dicembre 2006, dal consiglio di amministrazione dell'Enac, l'Ente nazionale per l'aviazione civile. Il terzo comma dell'articolo 2 disciplina il «giorno singolo libero dal servizio».
    Che viene così descritto: «Periodo libero da qualunque impiego che comprende due notti locali consecutive o, in alternativa, un periodo libero da qualunque impiego di durata non inferiore a 33 ore che comprende almeno una notte locale». Un giorno di 33 ore o con due notti? Quando si tratta del personale di volo della ex compagnia di bandiera italiana, e dei relativi regolamenti di lavoro, bisogna abbandonare ogni convenzione, dal sistema metrico decimale all'ora di Greenwich: per loro non valgono.
    Vivono in un mondo a parte, dove tutto è dorato. Da sempre veri padroni dell'azienda, piloti e assistenti di volo si sono dati delle norme di lavoro consone al loro status (a proposito: i capintesta dei sindacati degli autisti dei cieli hanno una speciale indennità economica che percepiscono anche se se ne stanno incollati a terra tutto l'anno). Secondo il regolamento dell'Enac, dove è specificato che hanno diritto a riposare su poltrone con una reclinabilità superiore al 45% e munite di poggiapiedi regolabile in altezza, non devono volare più di cento ore nel corso del mese.
    Anzi nei 28 giorni consecutivi, come hanno preferito scrivere: e si vede che per loro è sempre febbraio. Nell'intero anno, cioè nei dodici mesi (se non hanno modificato a loro uso e consumo pure il calendario) il tetto non è, come da calcolatrice, mille e 200 ore (100 per 12) ma 900, e vai a sapere perché. Nel contratto, che l'azienda si rifiuta di fornire ai giornalisti, come del resto qualunque altro dato sulla produttività dei dipendenti, l'orario però si riduce. Nel medio raggio, la barriera scende a 85 ore al mese. Che nel trimestre non diventano 255, ma 240. E nell'anno non arrivano, come l'aritmetica sembrerebbe suggerire, a mille e 20, ma a 900.
    Ma non è neanche questo il punto: fosse vero che volano così tanto (tra gli assistenti di volo l'assenteismo è all'11%). I numeri tracciano un quadro un po' diverso e dicono che nel medio-corto raggio gli steward e le hostess (alla fine del 2007, 480 di queste ultime su 4300, cioè l'11%, erano praticamente fuori gioco perché in maternità o in permesso in base alla legge che consente di assistere familiari gravemente malati) restano tra le nuvole per non più di 595 ore l'anno. Vuol dire 98 minuti al giorno, il tempo che molti Cipputi impiegano per fare su e giù tra casa e fabbrica. A titolo di raffronto, un assistente di volo della Lufthansa vola 900 ore, uno della Iberia 850 e uno della portoghese Tap 810. Restando in Italia, una hostess di AirOne si fa le sue belle 680 ore.
    I piloti, poi, alla cloche sembrano quasi allergici: la loro performance non va oltre le 566 ore, che significano 93 minuti al giorno. I loro pari grado riescono a pilotare per 720 ore all'Iberia, per 700 alla Lufthansa e all'AirOne, per 680 alla Tap e per 650 all'Air France. I nostri, insomma, non sono esattamente degli stakanovisti: in media fanno, tra nazionale e internazionale, 1,8 tratte al giorno, contro le 2,4-2,75 dei colleghi di AirOne. In compenso, sono molto più cari di tutti gli altri. Un assistente di volo con una certa anzianità può arrivare a costare ad Alitalia 86 mila e 533 euro, contro i 33 mila che deve mettere nel conto la compagnia di Toto (AirOne, ndr ).
    Il comandante di un Md80 dell'azienda della Magliana ha un costo del lavoro annuo pari a 198 mila e 538 euro. Per la stessa figura professionale i concorrenti italiani non sborsano più di 145 mila euro. Sempre restando allo stesso tipo di aereo, per pagare il pilota Alitalia ha bisogno di 108 mila e 374 euro, tra i 28 e i 33 mila in più di AirOne o di un'altra azienda italiana. Il mix di orari da impiegati del catasto e stipendi da superprofessionisti crea un cocktail che risulterebbe micidiale per qualunque azienda: facendo due conti viene infatti fuori che alla fine dell'anno Alitalia spende per ogni ora volata da un suo comandante qualcosa come 350,8 euro. Contro i 207,1 di AirOne. Una differenza del 69,4% che manderebbe fuori mercato chiunque. Soprattutto se si considera anche che un aereo della ex compagnia di bandiera viaggia con un equipaggio superiore di un buon 30% rispetto alla media dei concorrenti.
    Il risultato finale è che in Alitalia il tasso di efficienza per dipendente è pari, secondo i calcoli dell'Association of European Airlines, a poco più della metà di quello che può vantare la Lufthansa. Che i passeggeri trasportati sono 1.090 per dipendente, contro i 10 mila e 350 di Ryanair. E che nel 2004 il ricavo medio per ogni lavoratore impiegato non andava oltre i 199 mila euro, poco più di un terzo rispetto a quanto registrava ad esempio Ryanair (513 mila euro).
    In Alitalia comandano i sindacati (che nel solo primo semestre del 2005 hanno proclamato scioperi per 496 ore: quasi 3 ore ogni 24). E si vede. Il contratto in vigore dal 1° gennaio 2004 dice che, nel medio raggio, una hostess o un pilota non possono essere utilizzati per più di 210 ore al mese (che, con il solito giochino, diventano 600 nel trimestre e 1.800 nell'anno). Ebbene, se uno di loro parte da Roma per andare a prendere servizio a Milano la metà della durata del viaggio che lo vedrà impegnato nelle parole crociate viene considerata servizio.
    La tabella dell'Enac che stabilisce, a seconda dell'orario di inizio del turno, su quante tratte continuative può essere impiegato il personale navigante prevede cinque diverse ipotesi. Che salgono a diciassette nell'accordo sottoscritto da azienda e sindacato. Dove è stabilito per il personale navigante il diritto a 33 giorni di riposo a trimestre (ad AirOne sono 30), che aumentano fino a 35 per chi è impegnato nel lungo raggio. In base al contratto, al termine di ogni volo deve essere garantito un riposo fisiologico di 13 ore, che sul lungo raggio deve risultare invece pari al numero dei fusi geografici attraversati moltiplicato per otto, con un minimo però di 24 ore. Boh.
    Semplicemente geniale è poi il nuovo sistema retributivo, in vigore dal 1° gennaio 2005. Sono rimasti, ovviamente, lo stipendio base (quattordici mensilità) e l'indennità di volo minimo garantito: quaranta ore, che uno le faccia o meno. Le dieci voci che componevano la parte variabile della retribuzione di un pilota (compreso il cosiddetto «premio Bin Laden» corrisposto, dopo l'attentato alle Torri gemelle di New York, a tutti quelli che viaggiano in Medio Oriente e dintorni) sono state tutte sostituite da un'unica indennità di volo giornaliera (per un comandante è pari a 177 euro se è impegnato sul lungo raggio e a 164 se vola sul medio, cifre alle quali va sommata la diaria, che sono altri 42 euro, per un totale che può quindi arrivare a 219 euro). Indennità che scatta tutta intera anche se il pilota sta alla cloche solo per mezz'ora o semplicemente si trasferisce all'aeroporto da dove prenderà servizio. E perfino se il suo volo viene cancellato dopo che lui ha già raggiunto quello che doveva essere lo scalo d'imbarco. Per di più, aumenta se c'è uno spostamento dei turni rispetto al calendario originale.
    Siccome poi lavorare stanca, il contratto prevede l'istituzione di una Banca dei riposi individuali dove confluiscono i crediti che si ottengono per esempio quando l'aereo viaggia con personale ridotto (un riposo ogni due giorni) e dalla quale hostess e piloti possono attingere pure degli anticipi. Non è invece dato sapere se le parti hanno raggiunto un accordo su una nuova indennità graziosamente prevista nell'ultima intesa: il premio di puntualità, che per i passeggeri assume davvero il sapore della beffa. Mentre è alla direttiva dell'Enac che bisogna tornare se si vuole conoscere la dettagliatissima disciplina della cosiddetta «riserva», i periodi di tempo nei quali il personale navigante deve essere pronto a rispondere a un'improvvisa chiamata.
    Premesso che si può essere messi in riserva solo dopo aver goduto di un riposo, si stabilisce che la metà del tempo trascorso a casa con le pantofole ai piedi va considerata come servizio. Bingo. Di più: che se l'attesa si consuma inutilmente perché il telefono non trilla, e dev'essere proprio per lo stress, scatta un successivo periodo di riposo di almeno otto ore, che in alcuni casi salgono a dodici. Ed è sempre il premuroso Enac a stabilire che a piloti e hostess, una volta a bordo, deve essere dato da mangiare una volta ogni sei ore, come ai pupi, e adeguatamente, «in modo da evitare decrementi nelle prestazioni».
    Di alcuni privilegi o istituti incomprensibili nessuno ricorda neanche l'esatta origine. Ci sono e basta. Così, le hostess continuano ad avere una franchigia di ventiquattr'ore al mese, che in pura teoria dovrebbe coincidere con l'inizio del ciclo mestruale, ma si racconta del caso di una di loro che ha chiesto la giornata del 31 come permesso per il mese di dicembre e quella del 1° per il mese di gennaio: misteri del corpo femminile. Sempre le assistenti di volo, quando vanno in maternità vengono retribuite per tutto il tempo con lo stesso stipendio guadagnato nell'ultimo mese di servizio, che, guarda un po', svolgono regolarmente sul lungo raggio, per far salire l'importo della busta paga. I piloti, invece, non possono atterrare due volte nello stesso scalo in un solo giorno. La logica della regola, che pare non sia neanche scritta ma frutto della consuetudine, è imperscrutabile.
    La conseguenza, però, è chiara: la crescita delle spese per le trasferte. A partire da quelle per gli alberghi, che in Alitalia vengono scelti da un'apposita commissione dopo attento esame dei loro requisiti: con il risultato che l'importo medio è superiore del 45% a quello sostenuto dagli altri vettori. Solo per le 300 stanze prenotate tutto l'anno per i dipendenti che, anziché essere trasferiti a Malpensa, vanno su e giù da Roma, la compagnia ha in bilancio 45 milioni. Nella babele dei benefit, per un certo periodo tutto il personale viaggiante ha poi goduto di una speciale indennità per l'assenza del lettino a bordo di alcuni 767-300: alcune centinaia di euro che venivano corrisposte anche a chi volava su aerei dotati delle cuccette in questione.
    I lavoratori più coccolati d'Italia quando viaggiano per piacere godono di una politica di sconti davvero generosa. Argomento sul quale l'azienda ha di nuovo una tale coda di paglia da rifiutarsi di fornire chiarimenti. Ma è il segreto di Pulcinella: i dipendenti (e con loro i pensionati) hanno diritto ad acquistare (anche per i loro cari: figli e coniugi o conviventi) i biglietti con una riduzione del 90% sulla tariffa piena, se rinunciano al diritto alla prenotazione. Il taglio scende invece al 50% se vogliono il posto garantito, magari perché vanno a festeggiare l'ultima promozione, che in Alitalia non si nega davvero a nessuno. Nel 2007 la direzione per la finanza dell'azienda della Magliana poteva contare su 152 persone: 20 dirigenti, 52 quadri e 80 impiegati. In quella per il personale i soldati semplici (61) prevalevano di una sola unità sui graduati (60: 25 dirigenti e 35 quadri).
    Dev'essere anche per questo che il consiglio di amministrazione dell'azienda ha sentito la necessità di garantirsi l'ombrello di una polizza assicurativa a copertura di possibili azioni di responsabilità nei confronti di chi ha guidato la baracca. E si è reso così complice dei sindacati. Ai quali invece nessuno potrà mai presentare il conto.

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  2. #2
    Forumista
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    Speriamo che fallisca.

  3. #3
    bah.. bastian contrario
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    Citazione Originariamente Scritto da umbro Visualizza Messaggio
    Speriamo che fallisca.
    Ma vuoi veramente che un ente statale iddagliano così efficiente nello sperperare i nostri soldi fallisca? Ma scherzi?
    Ricordati che siamo in Iddaglia e che va tutto al contrario perciò un buco nero come alìddaglia deve continuare a vivere e il suo salvataggio deve essere visto come un trionfo...

    Guai a chi pensa che il fallimento sarebbe cosa buona!

    W San Marco.

  4. #4
    Beffo la morte e ghigno
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    Il 90% dei piloti sono settentrionali...

  5. #5
    bah.. bastian contrario
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    Citazione Originariamente Scritto da Henry Ey Visualizza Messaggio
    Il 90% dei piloti sono settentrionali...
    Non lo so e personalmente me ne frego.
    La storia di Alìddaglia insegna quale sia la filosofia iddagliana dei simboli nazziunali: "Non fa profitto? Bene, non importa, si prosegue lo stesso"

    L'Aliddaglia è il paradigma dell'Iddaglia. La si vuole portare avanti nonostante sia EVIDENTE che è un carrozzone fatiscente.

    Tavolta si dovrebbe avere l'umiltà di ammettere il fallimento: in sè non è nulla di riprovevole, si concorda pacificamente che così non si può andare avanti, si finisce la collaborazione ed ogni "reparto" decide da sè come e se rifiorire.

    W San Marco

  6. #6
    Beffo la morte e ghigno
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    Citazione Originariamente Scritto da grigioverde Visualizza Messaggio
    Non lo so e personalmente me ne frego.
    La storia di Alìddaglia insegna quale sia la filosofia iddagliana dei simboli nazziunali: "Non fa profitto? Bene, non importa, si prosegue lo stesso"

    L'Aliddaglia è il paradigma dell'Iddaglia. La si vuole portare avanti nonostante sia EVIDENTE che è un carrozzone fatiscente.

    Tavolta si dovrebbe avere l'umiltà di ammettere il fallimento: in sè non è nulla di riprovevole, si concorda pacificamente che così non si può andare avanti, si finisce la collaborazione ed ogni "reparto" decide da sè come e se rifiorire.

    W San Marco
    è già fallita da un pezzo...

  7. #7
    piemonteis downunder
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    L'unica recente esperienza "diretta" di alitaglia l'ho avuta un paio di anni fa, mentre ero a Boston per lavoro. Stavo partendo per tornare a casa a Sydney, e trovo la hall dell'aeroporto di Boston tutta addobbata in modo piuttosto casareccio con palloncini tricolori attaccati con lo scotch, un paio di banchetti che offrivano qualche dolce o fette di torta gratis a tutti, e dietro al banchetto, in mezzo alla sala checkin, un quartetto di musicisti di aspetto rigorosamente terrone doc, vestiti da camerieri, che suonavano un medley di o-sole-mio, santa-lucia e varie altre canzoni napoletane o siciliane che non ho riconosciuto. L'aspetto era quello di una festa in piazza in qualche paesino del sud. Un cartello annunciava "festa per il 60 anniversario di alitalia, 1946-2006"

    La gente che arrivava in aeroporto commentava unanimemente "ohh...this is SO italian!", perche' si sa, l'itaglia consiste di musica, o sole mio e feste in piazza. A me ha fatto immediatamente pensare invece all'orchestra che suona mentre il titanic affonda (gia' due anni fa si sapeva che alitaglia stava affondando). Sono passato dal banchetto, ho raccolto la mia fettina di torta (eh, non sono mica pirla da rinunciarci se e' gratis!) e poi ho detto agli itagliani del banchetto che era una bellissima iniziativa, alitaglia faceva bene a festeggiare il 60 anniversario....perche' difficilmente sarebbe arrivata al 61esimo. Si sono incazzati un po'. Vabbe', mi sono sbagliato di un anno...

  8. #8
    naufrago
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    Citazione Originariamente Scritto da Henry Ey Visualizza Messaggio
    Il 90% dei piloti sono settentrionali...
    E quindi?

  9. #9
    Forumista junior
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    Citazione Originariamente Scritto da Henry Ey Visualizza Messaggio
    Il 90% dei piloti sono settentrionali...
    mamma mia....o sei uno che non sa proprio niente dell'ambiente ... o sei un gran bugiardo.
    Io ne so qualcosa da vicino e al contrario non sono settentrionali ma ROMANI...i quali godono di favoritismi allucinanti.
    Per prima cosa vengono pagati anche quando partono da Roma e vanno a lavorare a Malpensa....mia figlia (che lavora in un altra compagnia)per andare a New York deve partire da malpensa il giorno prima per andare a Roma o Napoli o Bologna o Palermo e l'unica cosa che le pagano è l'albergo ma tutto il giorno e mezzo che perde non è pagata ...la pagano solo da quando parte l'aereo per New York appunto.
    Anche nella sua compagnia i Romani sono privilegiati....chi abita vicino a Bologna deve per forza partire il giorno prima da malpensa....( es se abiti a parma devi andare a malpensa partire il giorno prima ....arrivi a bologna ...resti una notte e parti il giorno dopo per New York....tutto questo tempo non ti viene pagato).....i romani possono permettersi di partire direttamente da casa il giorno dopo e quindi non perdono giorni senza essere pagati....In alitalia questi favoritismi sono raddoppiati!
    leggi qui...e vedrai ...su 2700 che sarebbero stati licenziati. 1500 erano romani....guarda caso!

    http://archivio.rassegna.it/2003/ver.../alitalia7.htm
    qui c'è la preoccupazione di Veltroni....un grande colpo per ROMA
    http://archiviostorico.corriere.it/2...09277384.shtml

    Fiumicino trema...Colpirà il 70% dei lavoratori Romani
    http://roma.repubblica.it/dettaglio/...suberi/1495974

  10. #10
    vae victis
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    Citazione Originariamente Scritto da Henry Ey Visualizza Messaggio
    Il 90% dei piloti sono settentrionali...
    E anche fosse cosa cambierebbe?
    Non sarebbe certo una giustificazione per tutte le ruberie quotidiane del Sud al resto d'Italia.

 

 

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