Corriere Della Sera - 20 settembre 2008
Fascismo male assoluto? Interrogativo a mio giudizio pretestuoso o malposto. A logica si può definire male assoluto tutto ciò che esclude qualsiasi forma di bene. Le leggi razziali furono certamente un' istituzione del tutto malvagia. Il fascismo fu dunque un male assoluto? No, non lo fu. Il fascismo produsse anche buone istituzioni sociali, Inam, Inps, colonie montane e marine per ragazzi, opere pubbliche, ecc. di cui godiamo ancora oggi. Per questo la recente polemica mi sembra strumentale. Il fascismo fu un regime pieno di pecche, anche mortali come le suddette leggi, ma agli occhi di chi l' ha vissuto, seppure da ragazzo come l' ho vissuto io, non fu il male assoluto, per nostra fortuna.
Luigi Nale nale@tiscali.it
L' 8 settembre, il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha dichiarato che «bisogna onorare i soldati di Salò», e il giorno prima il sindaco di Roma Alemanno ha sostenuto che «il fascismo non è stato il male assoluto». Il fatto è che entrambi sono esponenti della nuova destra italiana che avrebbe rotto con il passato fascista diventando un normale schieramento conservatore di tipo anglosassone, e in questa luce ha infatti ottenuto un largo consenso in occasione delle ultime elezioni politiche. Non si rende conto il ministro della Difesa che i membri della Repubblica di Salò erano i più duri continuatori dell' ideologia fascista (che ha tra l' altro portato alle leggi razziali), per combattere la quale gli italiani hanno intrapreso una lotta fratricida? Tutto questo mi sembra intollerabile, foriero di fosche nubi all' orizzonte e meriterebbe un chiaro e approfondito dibattito parlamentare.
Ester Picciotto deshmi@hotmail.com
Cari lettori, L' espressione «male assoluto» fu usata da Gianfranco Fini nel corso di un viaggio a Gerusalemme. La frase mi sembrò priva di qualsiasi rilevanza storica e un po' troppo enfatica. Se il regime fosse stato davvero «male assoluto», la Repubblica democratica avrebbe dovuto dissolvere tutte le istituzioni create nel corso del Ventennio, abolire il codice civile, sopprimere l' Iri, restituire la Banca d' Italia alla legislazione prefascista, eliminare la legislazione previdenziale e assistenziale. La Repubblica, invece, conservò molte di quelle cose perché erano state fatte da uomini competenti, non necessariamente fascisti, a cui il regime aveva permesso di realizzare i loro progetti e le loro ambizioni. Sul concetto di «male assoluto» esistono del resto considerazioni molto interessanti che mi sono state segnalate dal lettore Vittorio Sodaini. Sono contenute in una lettera di Norberto Bobbio al filosofo Augusto Del Noce del 18 gennaio 1980 e sono state pubblicate in un numero della rivista Micromega dell' anno seguente. Eccole: «Detto questo, non puoi pensare che io ti proponga la democrazia come bene assoluto. Ma per la stessa ragione non credo di poter essere accusato, come tu fai, di considerare il fascismo come male assoluto. Il male assoluto è se mai, lo dico un po' per paradosso, la Storia che sinora non ha trovato la propria redenzione. La democrazia è tutt' al più un bene relativo, o addirittura un male minore. Né il fascismo è per me il male assoluto (anche se credo che nel comunismo ci sia stato un afflato etico che nel nazismo non c' era, ma non voglio affrontare il problema) né, e sono pienamente d' accordo con te, è un male imminente». Fini, quindi, avrebbe fatto bene a descrivere il fascismo con altre parole. Ma il leader di Alleanza Nazionale perseguiva in quel momento un obiettivo politico utile a se stesso e al Paese: voleva rompere definitivamente con l' eredità del Msi ed accreditare An come una forza politica nazionale, stabilmente inserita nella società italiana. Non mi piacque che un leader politico andasse a cercare la propria legittimità all' estero, ma dovetti riconoscere che il gioco, in questo caso, valeva la candela. Anche le dichiarazioni di Alemanno sono state pronunciate nel corso di un viaggio in Israele, ma non rispondono a obiettivi d' importanza nazionale e contraddicono una regola generale, troppo spesso dimenticata dalla classe politica: ogni uomo di governo nazionale o locale dovrebbe parlare soprattutto di ciò che rientra nelle sue competenze e nel suo mandato. Le dichiarazioni superflue, soprattutto all' estero, sono spesso controproducenti.




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