A 500 anni dalla nascita Vicenza celebra con una grande mostra il genio che ha diffuso attraverso secoli e continenti i segni delle sue invenzioni ispirate all'antico. Un sistema universale di "montaggio" delle costruzioni. Con la scoperta di una architettura a colori, di rosso intenso come nelle chiese di Venezia. Inventore del "low cost" con mattoni ricoperti di "marmorino" invece delle colonne di pietra. In mostra un tesoro di 78 disegni autografi arrivato per la prima volta da Londra e una "città" di oltre 40 modelli. Il pazzesco progetto del ponte di Rialto. A Palazzo Barbaran ci sarà il suo museo
VICENZA - Andrea Palladio, il primo architetto globale senza essersi mai mosso dal Veneto. Globale non solo per quello che progettava, palazzi privati e pubblici, ville urbane e suburbane, chiese, piccole abitazioni, ponti, ma per aver trapassato i secoli e i continenti, spargendo elementi "palladiani" dal Cinquecento in cui è nato (1508) al Seicento, Settecento, Ottocento fino alle copie del giorno d'oggi. Dall'Italia all'Europa, Inghilterra soprattutto, dall'impero ottomano alla Russia, agli Stati Uniti, all'America del Sud, al Medio Oriente, all'Australia. D'altra parte sua è la "Gioconda" degli edifici, "La Rotonda", la villa per l'intrattenimento colto, con quattro enigmatici ingressi identici, un "unicum nell'architettura di ogni tempo", resa ancora più sublime dalla posizione su di un piccolo rilievo che le dà il senso di un ideale da raggiungere. A 1.500 metri da Vicenza città.
Palladio è probabilmente l'architetto più famoso, la figura centrale di cinque secoli. Ha avuto il coraggio di maneggiare gli elementi più pericolosi della classicità, colonne, pronai, timpani, statue, scalinate, portici, ordini giganti, senza cadere nell'artefatto, nell'estraneo al tempo e all'ambiente in cui la costruzione doveva nascere e che studiava attentamente come parte del progetto. Creando organismi autonomi, armoniosi, equilibrati e distinguibilissimi, valorizzati dalle dimensioni contenute, splendide in Vicenza, la città "palladiana" per eccellenza, celebre in Europa per seta e tessuti.
Dagli anni Sessanta le costruzioni diventano anche colorate: un paradosso, quasi uno schizzo di fango sul blasone del Palladio "tutto bianco", neolassico. Come invece dimostra l'interno della chiesa veneziana di San Giorgio Maggiore (e la Malcontenta dei Foscari e il convento della Carità a Venezia ora Gallerie dell'Accademia), con colonne di colore rosso intenso, basi e capitelli in pietra bianca, paraste del tamburo, finestre e arconi sotto un "sottilissimo stucco pigmentato di rosso". Armonie di composizione "su basi rigidamente geometriche ed essenziali", sintesi "fra effetti architettonici e pittorici". Ecco perché c'è chi parla di "fantasiosa interpretazione su basi di puro razionalismo", di "carattere razionale e astratto" che ha facilitato la diffusione dell'architettura palladiana nel Nord Europa. Un "tipo" di architettura che ha alla base una lingua o grammatica i cui componenti (dimensioni di stanze, scale, eccetera) possono essere assemblati secondo le esigenze.
Questo straordinaria nuova architettura non avrebbe avuto la popolarità e diffusione universale che ha avuto se Palladio non avesse portato a termine un'altra costruzione monumentale, ma fatta di disegni, spiegazioni, descrizioni, "I Quattro Libri dell'Architettura". Nel "Primo" espone le sue formule per gli ordini, le stanze, le scale, il disegno dei dettagli. Nel "Secondo e Terzo" offre quello che "nessun architetto aveva fatto prima", una retrospettiva dei propri disegni per palazzi, ville, edifici pubblici, ponti. Ai "Libri" comincia a lavorare nel 1540 e li stampa 30 anni dopo a Venezia, capitale mondiale dell'editoria. L'ambizione di Palladio è fornire il terzo trattato di architettura, dopo Vitruvio, l'unico testo antico sopravvissuto di architettura, e l'Alberti.
Ora di questo gigante ricorre il quinto centenario della nascita, il 30 novembre. E "Palladio 500 anni" viene celebrato a Vicenza con quella che si presenta come "La grande mostra" (dal 20 settembre al 6 gennaio 2009). A Vicenza perché Andrea padovano (ma i vicentini non hanno mai digerito questa origine), dai sedici anni aveva vissuto e lavorato in questa città e perché Vicenza è appunto segnata dal Palladio. La mostra è al piano nobile di Palazzo Barbaran da Porto, il solo grande palazzo di città che il Palladio riuscì a realizzare integralmente, fra 1569 e 1575 (le quattro colonne dell'atrio sono quelle che sostengono il grande salone). Promotori, nell'ambito del comitato nazionale per i 500 anni, il Centro internazionale di studi di architettura Andrea Palladio (Cisa), la Royal Academy of Arts di Londra, il Royal Institute of British Architects (Riba), e la Regione Veneto. Curatori Guido Beltramini, direttore del Cisa, e Howard Burns, professore alla "Normale" di Pisa (collaborazione di Clarles Hind e MaryAnne Stevens). Catalogo Marsilio. Costo un milione e 200 mila euro (di cui 300 mila per la "promozione"). Fino a questo momento 25 mila le prenotazioni.
A riprova che il personaggio è di statura e interesse mondiali, la mostra sarà a Londra dove mancava dal 1975, alla Royal Academy, dal 31 gennaio 2009 al 13 aprile. Ed è in programma in estate alla National Gallery di Washington (dove nel 1981 si è tenuta l'ultima grande esposizione sul Palladio): le difficoltà economiche americane danno la mostra possibile al cinquanta per cento.
A poca distanza da Palazzo Barbaran sono le logge del Palazzo della Ragione, simbolo della città, il più imponente palazzo pubblico dell'Italia settentrionale, prima commissione di prestigio del Palladio nel 1546 (sembra con un concorso fittizio) contro personaggi come Jacopo Sansovino e Giulio Romano. In mostra è documentato come Andrea avesse in mente di circondare il corpo gotico con un muro che non avrebbe fatto arrivare la luce all'interno poi adottò la "serliana", la triplice finestra inventata da Sebastiano Serlio, uno dei battuti, che permette una completa immersione nella luce. Andrea definisce il palazzo "Basilica" come nella Roma antica perché vi era amministrata anche la giustizia. Fu un cantiere tribolato, con un primo ordine di arcate nel 1561, il secondo nel 1597 e l'ultimo nel 1614. Una tribolazione che si è ripetuta nei restauri che hanno sottratto il palazzo alla celebrazione dei 500 anni. A parziale recupero il cantiere è visitabile. I lavori (partiti otto mesi fa) dovrebbero concludersi in due anni. Prima arriverà il nuovo museo, la "Casa del Palladio" a Palazzo Barbaran, annunciato per fine mostra dal presidente del Cisa, Amalia Sartori.
In mostra sono 200 opere fra dipinti (con ritratti di Tiziano, Paolo Veronese, Tintoretto, El Greco; vedute e "capricci" palladiani di Canaletto) e un disegno-ritratto di Van Dyck. Modelli e modelloni architettonici, capolavori di alto artigianato, delle ville, palazzi, chiese più importanti: sezionati, apribili, che fanno penetrare organismi complessi; modellini tridimensionali per rendere leggibili i disegni. La ricostruzione di una macchina per il sollevamento di materiali mossa da un uomo che camminava all'interno di una ruota. Materiali originali come i mattoni sagomati a settore circolare con i quali costruire le colonne di palazzi e ville perché Palladio è anche l'inventore - osserva Guido Beltramini - di una architettura "low cost": mattoni intonacati invece di colonne di pietra che per i privati sarebbero state di costo esorbitante per scavo, trasporto e lavorazione. Un intonaco particolare misto a polvere di marmo, il "marmorino", e tirato talmente a lucido da avvicinarsi al marmo. Straordinario esempio in Vicenza di bellezza progettuale e costruttiva a poco prezzo è Palazzo Chiericati insieme villa suburbana dalle molte colonne. Viene considerato la "laurea" di architetto di Palladio. Qualcosa che prima non esisteva, un palazzo integrato nel tessuto urbano con il portico di passaggio pubblico (in cambio della striscia di terreno necessaria alla costruzione).
Il cuore della mostra sono 78 disegni autografi di Palladio molti dei quali tornano per la prima volta in Italia dopo la vendita da parte di Vincenzo Scamozzi all'architetto inglese Inigo Jones nel 1614. Scamozzi subentrò ad Andrea alla morte nel 1580 per completare "La Rotonda" (con inserimenti giudicati molto limitati), e, per la stessa ragione, sul "Teatro Olimpico", il primo apparato teatrale stabile costruito nel Rinascimento, concepito come le costruzioni romane e che fu l'ultima opera di Palladio. Andrea non riesce a vedere completata una delle sue vette, perché muore nell'anno di inizio dei lavori. Con l'"Olimpico" Palladio "raggiunge una consonanza assoluta con la grande architettura classica", "le leggi della segreta armonia" obiettivo di una vita.
Attraverso Jones (1573-1652) si era sviluppata in Gran Bretagna una tradizione classicista con influssi di Palladio e Scamozzi. L'acquisto di disegni di Andrea fu incrementato nel 1719-1721 da Lord Burlington il cui "stile palladiano aveva rappresentato un deciso contraltare alle forme barocche e rococò".
Fra palazzi e ville di Palladio scopriamo i disegni di quattro piccole abitazioni "di tipo seriale" a Venezia, a due piani, con cortiletto e pozzo. Non sappiamo se è una iniziativa estemporanea di Andrea (un "prodotto" come lo offriva il maggiore avversario-concorrente a Venezia, il Sansovino) o la richiesta di un committente.
Caso unico nelle mostre in Italia, le didascalie non sono scheletriche, ma discorsi completi, di approfondimento. I visitatori hanno però l'alternativa dell'audioguida (gratuita con il biglietto) in cui Beltramini (e Burns per l'inglese) "narrano" la carriera di un genio, la nascita dei capolavori e il trasferimento sulla carta, l'eredità senza tempo di Palladio, "eterno contemporaneo".
Come per Michelangelo Merisi, ad Andrea, figlio del mugnaio padovano Pietro della Gondola, venne dato il nome del santo del giorno di nascita. La mostra sfata la prima "leggenda metropolitana" sul Palladio, di un padre poveraccio che andava in cerca di lavoro per i canali padovani: si tratta invece di un proto che affittava e subaffittava mulini, sapeva fare di conto e trattava con i nobili. D'altra parte padrino di Andrea e il primo che influenzò le sue scelte, fu Vincenzo Grandi, famoso scultore e architetto (in mostra con due bronzetti, sull'invenzione del capitello corinzio). Il nome Palladio venne dopo il tirocinio (che fu di tagliapietre), scelto dal personaggio determinante della sua carriera, il nobile vicentino GianGiorgio Trissino, umanista, specialista di ortografia e grammatica, che propose a Clemente VII Medici una moneta europea unica, un "euro" cinque secoli prima dell'euro. Dilettante "molto dotato" di architettura, che voleva trasformare Vicenza con l'architettura, "talent scout" con il genio dei nomi perché Palladio (il nome dell'eroe di un suo poema oltre che ispirato a Pallade, dea della conoscenza) è qualcosa che rimane nella testa della gente, e che portò Andrea in tre-quattro viaggi a Roma, fonte e metro indispensabile dell'antico e del moderno per un futuro architetto.
Andrea scalpellino che sbozza un blocco di pietra in un cantiere veneto è raffigurato in un
dipinto di Leandro Bassano (da Londra, National Gallery), ed è il primo della mostra. Ci ricorda che un capitello angolare di Palazzo Thiene, i due fratelli più ricchi di Vicenza, in cui Andrea si era messo in vista come aiuto di Giulio Romano, è stato scolpito personalmente dal futuro architetto.
I disegni di Andrea fanno seguire la nascita, l'abbozzo, i ripensamenti, la chiusura o il rifiuto dei progetti. Esempio i quattro fogli di Palazzo Chiericati avviato nel 1551, fermato nel 1557 per la morte del committente e concluso alla fine del Seicento seguendo la tavola dei "Quattro Libri". Ecco un progetto del Palladio che si impone nonostante tempi immemorabili, bilanciato dall'opposta vicenda della facciata di San Giorgio Maggiore che fa da quinta acquea a San Marco e a Palazzo Ducale. Il progetto del Palladio era ben diverso da quello realizzato fra 1597 e 1610, a capanna con quattro colonnoni addossati. Palladio aveva progettato un portico sporgente con sei enormi colonne degne di un vero tempio antico, "una soluzione inedita per Venezia". Ma al momento di concludere i disegni di Palladio risultarono perduti e allora fu chiamato un "geometra".
Il Palladio rosso intenso è una delle sorprese più importanti della mostra documentata da un modello di San Giorgio Maggiore che riproduce i particolari colorati originali, anche se la scoperta è degli anni Novanta del Novecento grazie a saggi stratigrafici, documentata dal "bianchizar" ordinato nel 1625 a Baldassarre Longhena. Peccato che tutto ciò non abbia fatto iniziare un dibattito sul recupero o no delle parti colorate. O il Palladio deve essere solo tutto bianco?
Un altro aspetto sorprendente è l'approccio originale ai problemi militari. Poiché nessuna fortezza è in grado di resistere all'infinito a un esercito, è più produttivo che l'architetto si concentri sull'organizzazione degli eserciti pensata come una architettura smontabile.
"Susanna e i vecchioni", il grande dipinto di Paolo Veronese, dai depositi del Kunsthistorisches di Vienna e mai esposto al pubblico, ha suscitato una particolare interpretazione. Centro dell'interesse non sono le grazie di Susanna, quasi caste, e le voglie dei due vecchi, ma la facciata centrale con le tre statue della villa di Maser orgoglio dei potenti fratelli veneziano Daniele e Marcantonio Barbaro.
Susanna sarebbe l'Architettura, l'Umanesimo.
C'è anche il possibile ritratto del Palladio opera firmata di El Greco. Le speranze si basano sulla sconfinata ammirazione del maestro spagnolo per Andrea ("mayor arquitecto de nuestro tempo"), l'abito tutto nero (tipico di architetti e preti), il personaggio che si poggia su di un libro con sotto una matita, immagine di un intellettuale, e il confronto con un ritratto certo del Palladio. Di Andrea abbiamo la mano sinistra che l'architetto disegnò meccanicamente in un foglio usato per tutt'altro.
In realtà di Palladio sappiamo poco. Una sola lettera ci rivela il dramma per la morte del figlio primogenito Leonida, "pecora nera" della famiglia, che uccide il marito che lo ha sorpreso con la moglie. Palladio morì all'improvviso, non sappiamo quando, dove e perché. Si suppone, con alta probabilità, il 19 agosto 1580, forse nella villa di Maser. Dobbiamo pensare a un infarto o a un "colpo" come si usava dire. Andrea aveva infatti buona costituzione e salute essendo arrivato a 72 anni, età eccezionale per quei tempi. Non sappiamo neppure dove fu sepolto. Il preteso "teschio di Palladio", il più grosso fra 16 trovati in una tomba, giunse a proposito perché a Vicenza faceva molto comodo trovare in città qualcosa del Palladio.
In più di quant'anni di progetti è naturale che ci siano quelli che hanno spaventato gli eventuali committenti e non sono stati realizzati. Per Rialto Andrea pensa ad un ponte a cinque arcate (sotto il quale le barche non passerebbero e con le maree diventerebbe una diga disastrosa) e con due grandi piazze alle estremità come a Roma (che significava radere al suolo metà della Venezia gotica).
Naturalmente c'è la curiosità di sapere se Palladio ha fatto i soldi. A parte le voci sulla prodigalità, Andrea architetto vendeva idee e questa nel Cinquecento era merce non particolarmente apprezzata: a dominare era il controllo delle idee, in altre mani. Per tutta la vita, dal maggio 1549, ebbe un solo stipendio fisso, sicuro, ma sempre uguale, quello di architetto incaricato della costruzione delle logge del Palazzo della Regione. Cinque scudi d'oro al mese "di poco superiore a quello di un mastro muratore". Anche il doppio fallimento al concorso per sostituire il Sansovino come Proto di San Marco che lo avrebbe sistemato (con alloggio di servizio in piazza San Marco), fu dato da posizioni di potere. Come osserva Beltramini "nella seconda metà del Cinquecento progressivamente sono i soldati di professione a rivendicare il controllo del campo, relegando i tecnici, meglio se ingegneri, a un ruolo di supporto". In realtà è poi al Palladio che verranno riservate le progettazioni più importanti a Venezia: il refettorio del monastero di San Giorgio ("frammento delle antiche terme") e del convento dei canonici lateranesi della Carità, la facciata di San Francesco della Vigna, San Giorgio Maggiore, e infine la nuova chiesa del Redentore.
La mostra si conclude con il modellone di villa Trissino a Meledo (4,72 per 4,44 per 1,10) con particolari in biscotto di porcellana. Un edificio immenso che riunisce la "Rotonda" a quattro allungamenti laterali con funzioni anche agricole e conclusi da due torri. Di tutto questo è stata costruita un'unica torre con annessa barchessa. Di fronte è il "Capriccio" di Canaletto: il Canal Grande con il ponte di Rialto progettato da Andrea e sulle sponde la "Basilica" di Vicenza e uno spicchio di Palazzo Chiericati. Intorno la vita e le attività quotidiane come tutto fosse vero. A fare la vendetta di Palladio.
Notizie utili - "Palladio 500 anni. La grande mostra". Dal 20 settembre al 6 gennaio 2009. Vicenza. Palazzo Barbaran da Porto, Contrà Ponti 11. Promossa dal Centro internazionale di studi di architettura Andrea Palladio, Royal Academy of Arts, Royal Institute of British Architects (Riba), nel programma del Comitato nazionale per il V centenario della nascita di Palladio, e dalla Regione Veneto. A cura di Guido Beltramini e Howard Burns con la collaborazione di Clarles Hind e MaryAnne Stevens. Allestimento architetto Aldo Cibic. Catalogo Marsilio.
Orario: dalla domenica al giovedì 9,30-19; venerdì, sabato e festività 9,30-21; chiuso lunedì.
Biglietti: intero 10 euro, ridotto 8. Prenotazioni (obbligatoria per gruppi e scuole) 199 199 11.
tratto da: www.repubblica.it





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