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    Predefinito Debuncia dei Padri Comboniani : Guerra alla bandiera della Pace

    I diktat della destra al potere
    24/09/2008
    Guerra alla bandiera della paceGianni Ballarini

    L’amministrazione dispotica di Verona concede gli spazi pubblici alla Carovana missionaria della pace solo se non ci saranno in piazza i simboli dell’arcobaleno. La rinuncia degli organizzatori, perché non si baratta la libertà.

    Il politico, si sa, è avvezzo a infilarsi in sentieri fuoripista. Ma quello imboccato dall’amministrazione dispotica di Verona rasenta la farsa. Colto da una repentina smania di igiene totale e di pensiero unico, l’esecutivo scaligero ha deciso di fare la guerra, oltre che ai poveri e agli ultimi, anche alla bandiera della pace. Per questa giunta, infatti, una manifestazione pacifista si può fare a Verona solo se non si sventolano i colori dell’arcobaleno.

    Vittime del nuovo fronte aperto dal sindaco Tosi&c sono gli organizzatori locali della Carovana missionaria della pace,
    l’iniziativa del mondo missionario italiano, la quinta dal 2000 ad oggi, che dal 25 settembre toccherà una ventina di città italiane, dal Nord al Sud, per chiudersi a Roma il 5 ottobre.
    Appuntamento centrale per il Nord Italia è, appunto, la tappa scaligera: per la tradizione di Verona, per gli areniani happening dei “Beati costruttori della pace”, per la presenza di molte realtà sensibili ai temi…

    Manifestanti per la pace in piazza Bra
    Oltre tre mesi fa, i missionari comboniani e i responsabili del Centro missionario diocesano (Cmd) inviarono agli uffici comunali la richiesta di poter utilizzare per la data del 28 settembre, piazza Bra, e per quella del 1° ottobre l’auditorium del palazzo della Gran Guardia. Per 96 giorni, il silenzio ufficiale. La pace, l’arcobaleno, i carovanieri sono temi sopportati come orpelli inutili da una giunta più attratta da prostitute, rom, mendicanti (tutti da punire) e da imprenditori immobiliari (da sostenere).

    Certo, qualche telefonata dagli amministratori è giunta agli organizzatori. Ma sempre dai toni negativi: non si può fare. Nessuno spazio pubblico alla Carovana.


    Il 17 settembre la giunta formalizza questo no. Poi – forse sollecitata da mondi esterni, forse per non fare brutta figura essendo l’unica città a non concedere spazi pubblici alla manifestazione – l’amministrazione cambia registro. Ma colta dalla fregola riparatoria, sconfina nel ridicolo. Il 19 settembre l’assessore all’Edilizia pubblica e al Turismo sociale, Vittorio di Dio, risponde con una lettera protocollata alle richieste degli organizzatori. «A rettifica della nota P.G. n. 210013 del 17 c.m. concernente la manifestazione denominata “Carovana Missionaria della Pace 2008”, sono lieto di comunicare che a seguito di un riesame di questo assessorato sulle possibilità di concedere quanto richiesto, la Giunta comunale, su mia proposta, ha espresso parere favorevole alla concessione gratuita degli spazi di Piazza Bra, zona Stella, per domenica 28 settembre dalle ore 9alle ore 19». «Inoltre – prosegue la lettera – è stato concesso l’uso gratuito della hall e dell’auditorium del Palazzo della Gran Guardia per il 1° ottobre per la realizzazione delle relative attività artistiche ed espositive».

    Tutto bene, dunque. Tranne per un “insignificante” particolare: «Quanto sopra, con il vincolo di omettere qualsivoglia riferimento partitico e di esporre unicamente bandiere istituzionali». E per Di Dio – come ha comunicato telefonicamente al direttore del Centro missionario diocesano, don Giuseppe Pizzoli – tra i riferimenti partitici c’è anche la bandiera della pace, perché «trasformata in questi anni nel simbolo dell’estrema sinistra».

    Don Tonino Bello

    Don Pizzoli, nella lettera di risposta, oltre a ricordare all’assessore che la Carovana «è un’iniziativa di natura ecclesiale e quindi libera da qualsiasi partecipazione partitica», ha precisato che la bandiera arcobaleno «è stata usata già negli anni ‘80 dal movimento “Beati i costruttori di pace”, considerandola come un richiamo all’arcobaleno biblico, ponte di pace fra Dio e l’umanità, ed è poi venuta ad avere un significato particolarmente forte all’inizio di questa decade con la campagna “Pace da tutti i balconi”, richiamando ancora una volta un ponte tra il Dio della Pace e tutti “gli uomini di buona volontà” (ricordando il canto degli angeli a Betlemme). Il fatto che questo simbolo sia anche stato abusivamente assunto da una parte politica con quella che potrebbe essere considerata una appropriazione indebita, ci rammarica, ma non ci toglie il diritto di continuare a considerare e ad usare la bandiera “della pace” come il simbolo e l’espressione propria del nostro movimento ecclesiale in favore della pace, dono di Dio per gli uomini e per tutti i popoli». E dopo aver ribadito di trovare inaccettabile il vincolo posto, il direttore del Cmd ha chiuso la lettera annunciando a Di Dio di rinunciare alle richieste fatte: «Preferiamo mantenere la nostra libertà e autonomia a svolgere le nostre manifestazioni in ambienti ecclesiali».

    Come dire: la dignità non è merce di scambio.
    http://www.nigrizia.it/doc.asp?id=11268&IDCategoria=127


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    L’arcobaleno negato
    26/09/2008
    Zanotelli: Tosi concedici l’ArenaRaffaello Zordan

    Provocazione di padre Alex, che torna sul divieto dell’amministrazione di sventolare le bandiere della pace a Verona. «Non si ha minimamente il senso né della storia recente della città né della storia della bandiera arcobaleno». Don Bizzotto: «Oggi non siamo più chiamati a lavorare per la pace degli altri, ora il conflitto lo abbiamo in casa».

    «Caro Tosi perché non concedi l’Arena a coloro che si danno da fare per la pace, ricollegando la città alle memorabili iniziative dei Beati i costruttori di pace?». È l’appello di Alex Zanotelli al sindaco di Verona, Flavio Tosi, per chiudere la vicenda del divieto all’uso delle bandiere arcobaleno, imposto alla Carovana missionaria della pace, che sarà in città il 28 settembre e il 1 ottobre.

    Secondo il missionario, che sta animando il segmento Sud della Carovana, che oggi fa tappa a Cisternino (Lecce), cittadina tappezzata per l’occasione di bandiere della pace, la scelta-divieto dell’amministrazione comunale di Verona indica che «non si ha minimamente il senso né della storia recente della città né della storia della bandiera arcobaleno. La bandiera ha sventolato all’Arena di Verona negli anni ’80 e ’90; la città ha una tradizione ed è davvero abituata a questo simbolo che chiede di smetterla con le logiche di guerra e di morte e che si vada verso un mondo dove i conflitti sono risolti senza ricorrere alle armi».

    «Mi sono quindi molto meravigliato che il sindaco Tosi – che non ho mai incontrato e che mi auguro di poter incontrare per parlare serenamente – sia arrivato ad una scelta del genere. Comunque, può sempre tornare sui suoi passi concedendo l’Arena al movimento per la pace. Così che l’anfiteatro torni ad essere simbolo di un mondo altro da quello che abbiamo».

    Un protagonista di primo piano delle “Arene” è don Albino Bizzotto, che ha fondato negli anni ’80 l’associazione Beati i costruttori di pace. Ci ricorda che le “Arene” si snodarono così: 1986 ottobre, 1987 giugno, 1989 ottobre (con don Tonino Bello), 1991, 1993. E rimarca: «Questo darci appuntamento all’Arena era il momento ecumenico più condiviso, più gioioso e più straordinario che si potesse immaginare in quegli anni. Verona aveva, e ancora ha, una grande tradizione missionaria e l’Arena è questo luogo straordinario che nell’accogliere rimane aperto al mondo».

    Don Albino è poco incline alle nostalgie: «Certo sarebbe bello poter ripartire dall’Arena. Però non dobbiamo dimenticare che nel frattempo il movimento è cambiato: allora nella chiesa c’era diffidenza verso il movimento per la pace, ma nel contempo c’era attesa; oggi il movimento si è articolato in molti rivoli, sia nella chiesa sia nella società, si è diffuso ma si è anche frammentato. Viviamo un momento che non definirei peggiore: è un momento diverso».

    Un momento che don Albino vede così: «Oggi il nostro mondo sta vivendo conflitti e contraddizioni che non sono più quelle dell’inizio degli anni ’80. Oggi non siamo più chiamati a lavorare per la pace degli altri, oggi il conflitto lo abbiamo in casa e siamo chiamati a cambiare il nostro atteggiamento, tenendo sempre al centro la persona umana».
    http://www.nigrizia.it/doc.asp?id=11296&IDCategoria=127

 

 

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