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  1. #1
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    Cool Ecco arrivare il Lodo Consolo


    http://www.repubblica.it/2008/09/sez...-ministri.html



    Dopo il lodo Alfano, pronto il lodo Consolo per salvare Altero Matteoli
    Il parlamentare, che è anche legale del ministro, ha preparato un apposito ddl


    Giustizia, nuovo blitz del Pdl
    in arrivo l'immunità per i ministri


    Il responsabile delle Infrastrutture è sotto processo per favoreggiamento a Livorno
    di LIANA MILELLA






    Altero Matteoli


    ROMA - Un lodo Alfano per il premier Silvio Berlusconi. Per bloccare i suoi processi Mills e Medusa. Quello è già fatto. È alle spalle. Adesso serve un lodo Consolo per il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, di cui Consolo è pure avvocato. Aennino il ministro, aennino il proponente. Tutto in famiglia. Com'è stato per il lodo Alfano. Uno scudo protettivo per fermare i processi alle alte cariche dello Stato fresco di pochi mesi. Un disegno di legge, pensato e scritto dal deputato Giuseppe Consolo, affidato alle cure del capogruppo di Forza Italia Enrico Costa, nelle prossime "priorità" della commissione Giustizia della Camera.

    Una nuova porta aperta verso il definitivo ripristino dell'immunità parlamentare in stile 1948 per tutelare e mettere al riparo chi è già nei guai con la giustizia. In comune con il lodo Alfano la solita norma transitoria, quella che disciplina l'utilizzo di una legge, e che, anche in questo caso come per tutte le leggi ad personam, stabilisce che il lodo Consolo "si applica anche ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente legge".

    Giustizia di casa nostra per tutto il governo Berlusconi. Stavolta per i suoi ministri. Per Matteoli in particolare, visto che a Livorno c'è un suo processo per favoreggiamento. Ma vediamo prima la proposta e poi la persona e il processo a cui si applica. Che si va a inventare Consolo per il suo cliente? Una leggina, due articoli in tutto, che rivoluziona le regole costituzionali per i reati ministeriali, quelli commessi da soggetti che sono, o sono stati, ministri. Un giochetto facile facile.

    Rendere obbligatoria la richiesta di autorizzazione anche per i reati che, a parere del tribunale dei ministri, non meritano una copertura ministeriale e quindi, stando alle norme attuali, devono essere valutati e investigati dalla procura. Se, a parere dei pm e dei giudici, il delitto è stato commesso, il soggetto va a processo come un normale cittadino.
    Eh no, questo a Consolo non sta affatto bene.

    Anche perché c'è giusto il suo compagno di partito e legalmente assistito, il ministro Matteoli, ex capogruppo di An al Senato nella scorsa legislatura, e prima ancora ministro dell'Ambiente, che nel 2005 viene messo sotto inchiesta dalla procura di Livorno per aver informato l'allora prefetto della città Vincenzo Gallitto che c'erano delle indagini sul suo conto per l'inchiesta sul "mostro di Procchio", un complesso edilizio in costruzione a Marciana, nell'isola d'Elba.

    Il tribunale dei ministri del capoluogo toscano decise che quel reato non aveva niente a che fare con la funzione di ministro ricoperta da Matteoli e rispedì le carte alla procura. Matteoli non si dette per vinto. Divenuto nel frattempo senatore convinse la Camera a sollevare un conflitto di attribuzione contro Livorno per la "ministerialità" del reato. La Consulta lo considera ammissibile e dovrà pronunciarsi. Nel frattempo il processo è congelato. Adesso Consolo lo vuole ibernare definitivamente.

    Nel giorno in cui il Guardasigilli Angelino Alfano, alla Camera, strizza l'occhio all'opposizione, in particolare ad Antonio Di Pietro, e dice che si può "aprire un confronto su norme che vietino la candidabilità di persone che siano state condannate con sentenza passata in giudicato" e mentre il Senato, all'opposto, blocca la richiesta di arresti per il pidiellino Nicola Di Girolamo, ecco che si materializza il lodo Consolo, presentato per tempo l'8 maggio 2008, ma rimasto tra le proposte da valutare in commissione. All'improvviso esplode l'urgenza.

    Con una legge che mette sullo stesso piano chi è ministro e ha commesso un reato nell'ambito delle sue funzioni, e quindi, in base all'articolo 96 della Costituzione, gode di una parziale tutela in quanto spetta alla Camera o al Senato dare il via libera all'indagine, con chi invece è pur sempre ministro, ma ha commesso un delitto nelle vesti di normale cittadino. Consolo pretende che il tribunale dei ministri trasmetta il fascicolo "con relazione motivata al procuratore della Repubblica per l'immediata rimessione al presidente della Camera competente".

    Una surrettizia autorizzazione che verrebbe garantita a un comune cittadino giudicabile per un reato commesso in coincidenza con la funzione di ministro, ma al di fuori del suo lavoro di membro del governo. Un'indebita protezione ad personam, una sorta di invito a delinquere, perché tanto le Camere, come la storia cinquantennale dell'autorizzazione a procedere dimostra ampiamente, sono sempre pronte a negare ai giudici la possibilità di indagare.
    (25 settembre 2008)


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  2. #2
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Il Governo itagliano e Angelino Alfano presentano:



    con la straordinaria partecipazione di...



    in tutti i migliori cinema...


  3. #3
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    ECCO LA NUOVA PENSATA DEL PREMIER





    http://www.corriere.it/politica/08_s...4f02aabc.shtml


    palamara (anm): «tira aria da regolamento di conti»

    Berlusconi: «Basta intercettazioni dei pm su QUALSIVOGLIA reato. La privacy è diritto»

    La riforma della Giustizia «è pronta e la presenteremo in Parlamento». Alfano attacca l'Anm: «Attacchi preventivi»


    MILANO - Con la riforma del processo penale «i pm non potranno più intervenire con controlli sulle telefonate per qualsivoglia reato e davvero quindi rispettare la privacy, che è uno dei primi diritti di tutti noi». Silvio Berlusconi, intervenuto a sorpresa a un convegno dei Popolari-Liberali di Carlo Giovanardi a Todi, ha parlato della riforma della giustizia, annunciata come una delle priorità assolute dell'esecutivo per l'autunno.
    «RIFORMA PRONTA» - E infatti, ha spiegato il premier, la riforma «è pronta e la presenteremo tra poco in Parlamento». Prevederà la «separazione delle carriere» fra pm e magistrati giudicanti. «Con la riforma della giustizia penale e civile faremo fare un passo avanti nella modernizzazione del Paese» ha spiegato il premier, dato che «i tempi della giustizia civile si sono addirittura allungati in questi anni e veramente c'è bisogno di una riforma dal profondo e per questo la riforma della giustizia civile sarà legge della Repubblica entro quest'anno». E sulla penale: «Avevo detto che non avrei lasciato la politica prima di aver garantito che un cittadino italiano, che fosse accusato di un reato, avesse un giudice equanime». Per questo, «la riforma della giustizia penale, che noi abbiamo pronta, la presenteremo tra poco in Parlamento». Berlusconi ha quindi elogiato l'operato del ministro della Giustizia Alfano: «Il nostro bravissimo ministro lavora sia coi magistrati che con gli avvocati e sicuramente presenterà una riforma che andrà verso la difesa vera dei diritti del cittadino».
    ALFANO ATTACCA ANM - Lo stesso Alfano è intervenuto al congresso dell'Unione delle Camere penali, attaccando l'Associazione nazionale magistrati, colpevole di lanciare «veti e attacchi preventivi» e ha lamentato l'«aggressione» da parte dell'Anm sul dl sulle sedi disagiate. Un provvedimento fatto «in ossequio al Csm», che aveva sollecitato incentivi per i magistrati che vanno negli uffici giudiziari di frontiera e per dare «la massima efficienza». Ma che è stato bocciato dall'Anm come una «risposta sbagliata». «Non è questo il modo di collaborare con la politica - ha sottolineato Alfano -. Noi non accettiamo attacchi preventivi. Vogliamo il dialogo ma non il chiacchiericcio che non porta a niente. Vogliamo decidere e non intendiamo fermarci davanti ai veti dei magistrati».
    «ARIA DA REGOLAMENTO DI CONTI» - Scuote la testa, il presidente dell’Anm Luca Palamara, e dal palco del congresso dell’Ucpi, dopo l’intervento durissimo del Guardasigilli, afferma di sentire «un’aria di regolamento di conti» nei confronti delle toghe. Al presidente delll’Anm non sono affatto piaciute le dichiarazioni del Guardasigilli. E di fronte alla platea del congresso degli avvocati ma in assenza di Alfano che se ne è andato subito dopo il discorso, Palamara cerca di replicare punto per punto, precisando a più riprese che «la magistratura è davvero arroccata quando si tratta di difendere la propria autonomia» e rilancia tirando in mezzo gli avvocati con i tempi e le modalità processuali. «Non mi aspettavo l’attacco del ministro: così non lo avevo mai sentito. Al momento non mi pare ci siano le condizioni per il dialogo».




    26 settembre 2008




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